Le opinioni

Il papa all’ONU chiede il rispetto della dignità umana

“Quest’anno sarà fondamentale nella vita della nostra organizzazione… Dobbiamo continuare a rispondere all’impatto immediato della pandemia di coronavirus rafforzando i sistemi sanitari e sostenendo lo sviluppo e la distribuzione equa di cure e vaccini, ma dobbiamo anche prepararci a costruire una forte ripresa, basata sull’Agenda 2030 e sull’accordo di Parigi”: lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, alla riunione di apertura della 75^ sessione dell’Assemblea generale dell’Onu al Palazzo di Vetro di New York.

Papa Francesco al Banco Farmaceutico: un vaccino per tutti

Nel 2019 il Banco Farmaceutico ha raccolto 1.785.781 confezioni di farmaci (pari a 19.769.143 €); mentre questo anno fino al 30 giugno 1.200.306 confezioni (pari a 15.648.506 €); dati importanti come ha scritto nell’introduzione al bilancio sostenibile il presidente Sergio Daniotti:

La scuola luogo educativo

Nel giorno della riapertura scolastica in Italia, la Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università ha pubblicato un documento che si pone al termine del decennio che la Chiesa italiana ha dedicato al tema dell’educazione (gli Orientamenti pastorali 2010/2020 sull’Educare alla vita buona del Vangelo), ma che al tempo stesso intende rivolgere il proprio sguardo al futuro, come ha sottolineato nella presentazione mons. Mariano Crociata, presidente della stessa Commissione Cei:

La Chiesa invita la scuola a mettere al centro la relazione

Per la riapertura delle scuole in Italia, e a scuole in attività da poco in altri Paesi europei, una Lettera circolare della Congregazione per l’educazione cattolica rivolta alle scuole, alle università e alle istituzioni educative esorta a ‘rimettere al centro la relazione con la persona concreta e reale’, perché nei mesi di lockdown i sistemi scolastici e universitari di tutto il mondo si sono impegnati per assicurare la continuità dell’insegnamento attraverso le piattaforme digitali però l’efficacia della didattica a distanza ‘è stata condizionata da una marcata disparità delle opportunità educative e tecnologiche’, aumentando il divario educativo già esistente nel mondo:

“Eppure, le istituzioni educative cattoliche (scuole e università) hanno saputo, anche in questo caso, farsi frontiera avanzata della preoccupazione educativa ponendosi a servizio della comunità ecclesiale e civile, assicurando un servizio formativo e culturale di carattere pubblico, a beneficio dell’intera comunità”.

Per la Congregazione per l’educazione cattolica la scuola deve affrontare alcune sfide: “Nelle classi, nelle aule e nei laboratori si cresce insieme e si costruisce un’identità di relazione. In tutte le età della vita, ma tanto più nell’infanzia, nell’adolescenza e nella prima età adulta il processo di crescita psico-pedagogico non può realizzarsi senza l’incontro con gli altri e la presenza dell’altro fa nascere le condizioni necessarie per il fiorire della creatività e dell’inclusione.

Nel campo della ricerca scientifica, dell’investigazione accademica e, in generale, dell’attività didattica, le relazioni interpersonali costituiscono il ‘luogo’ in cui transdisciplinarità e interdisciplinarità emergono come criteri culturali fondamentali per arginare i rischi di frammentazione e disintegrazione dei saperi, nonché per l’apertura di questi stessi saperi alla luce della Rivelazione”.

Negli anni, e per ultimo a causa del Covid-19, si legge ancora nel testo, sono cambiate profondamente le modalità di lavoro e il ruolo di docenti e educatori: “L’ampia diffusione e la persistenza nel tempo della pandemia hanno suscitato un diffuso senso di incertezza anche nei docenti e negli educatori.

Il loro preziosissimo apporto (profondamente cambiato durante gli anni, tanto dal punto di vista sociale quanto dal punto di vista tecnico) ha bisogno di essere sostenuto attraverso una solida formazione continua che sappia andare incontro alle esigenze dei tempi, senza perdere quella sintesi tra fede, cultura e vita, che costituisce la peculiare chiave di volta della missione educativa attuata nella scuola e nell’università cattolica.

Sui docenti gravano tante responsabilità e il loro impegno deve sempre di più trasformarsi in un’azione reale, creativa e inclusiva. Grazie a loro si alimenta uno spirito di fraternità e condivisione non solo con i discenti, ma anche tra le generazioni, le religioni e le culture, nonché tra l’uomo e l’ambiente”.

Quindi la relazione è l’anima del processo educativo: “Affinché ciò avvenga, occorre sempre rimettere al centro dell’azione educativa la relazione con la persona concreta e tra le persone reali che costituiscono la comunità educativa; relazione che non può trovare casa sufficiente nell’interazione mediata da uno schermo o nelle impersonali connessioni della rete digitale.

La persona concreta e reale è l’anima stessa dei processi educativi formali e informali, nonché fonte inesauribile di vita per la sua natura essenzialmente relazionale e comunitaria, che sempre implica la duplice dimensione verticale (aperta alla comunione con Dio) e orizzontale (comunione tra gli uomini). L’educazione cattolica (ispirandosi alla visione cristiana della realtà in tutte le sue espressioni) mira alla formazione integrale della persona chiamata a vivere in maniera responsabile una specifica vocazione in solidarietà con gli altri uomini”.

La Congregazione avverte quindi che è necessario un patto educativo che rimette “al centro dell’azione educativa la relazione con la persona concreta e tra le persone reali che costituiscono la comunità educativa… La situazione attuale ha fatto emergere con forza l’esigenza di un patto educativo sempre più comunitario e condiviso, che (traendo forza dal Vangelo e dagli insegnamenti della Chiesa) concorra in generosa e aperta sinergia alla diffusione di un’autentica cultura dell’incontro. Per questo, le scuole e le università cattoliche sono chiamate a formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità”.

Quindi ecco la necessità del lavoro in rete: “L’evidenza che ‘la pandemia ha messo in risalto quanto siamo tutti vulnerabili e interconnessi’ chiede alle istituzioni educative (cattoliche e non) di contribuire alla realizzazione di un’ alleanza educativa che, come in un movimento di squadra, abbia l’obiettivo di ‘ritrovare il passo comune per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione’.

Ciò può essere favorito da una rete più integrata di cooperazione, la quale si configura come un punto di partenza per fissare e condividere alcuni obiettivi irrinunciabili verso cui far convergere (in modo creativo e concreto) modelli di convivenza alternativi rispetto a quelli di una società massificata e individualista. Si tratta di una responsabilità ampia e aperta a tutti quelli che hanno a cuore la costruzione di un rinnovato progetto educativo di lungo periodo, sulla base di istanze etiche e normative condivise. Un prezioso contributo può essere dato dalla pastorale scolastica e universitaria nonché dai singoli cristiani presenti in tutte le istituzioni educative”.

Ed infine un invito a guardare ‘oltre’: “Nella prospettiva della futura programmazione scolastica e accademica, pur fra incertezze e preoccupazioni, i responsabili della società sono chiamati a dare maggiore rilevanza all’educazione in tutte le sue dimensioni formali e informali, coordinando gli sforzi per sostenere e assicurare, in questo tempo difficile, l’impegno educativo di tutti.

E’ tempo di guardare avanti con coraggio e speranza. Le istituzioni educative cattoliche hanno in Cristo (via, verità e vita) il loro fondamento e una fonte perenne di ‘acqua viva’ che rivela il senso nuovo dell’esistenza e la trasforma. Pertanto, ci sostenga la convinzione che nell’educazione abita il seme della speranza: una speranza di pace e di giustizia”.

Cei: la sfida di ripartire insieme

Il punto di partenza, complesso quanto necessario, è mettersi in ascolto della realtà. Restando il più possibile aderenti a un oggi nuovo, disorientante, del tutto inaspettato. Una sfida che non ha visto defezioni, né poteva essere altrimenti se è vero che la catechesi ha proprio nel dialogo con l’attualità, nella Parola calata nel presente, il suo slancio iniziale, il suo avvio. Ma subito dopo, quella fotografia, quell’istantanea di una stagione inconsueta, con negli occhi la tragica geografia del disagio e della sofferenza disegnata dalla pandemia, deve tradursi in proposta, in stimolo, in progetto.

Per una nuova economia c’è bisogno di Europa

Il Forum Ambrosetti si è concluso con un confronto tra i sindaci di Milano e Berlino  sull’Europa e la resilienza delle città nell’era del Covid ed in un’intervista il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, ha spiegato il piano di rilancio europeo:

Papa Francesco racconta la sua conversione ‘ecologica’

Ad inizio del mese di settembre papa Francesco, ricevendo in udienza un gruppo di esperti, che collaborano con la Conferenza episcopale francese sul tema ecologico dell’enciclica ‘Laudato sì’, ha raccontato come si è evoluta la sua esperienza ambientale, trasformatasi in conversione ecologica:

“Vorrei incominciare con un pezzo di storia. Nel 2007 c’è stata la Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano in Brasile, ad Aparecida. Io ero nel gruppo dei redattori del documento finale, e arrivavano proposte sull’Amazzonia. Io dicevo: ‘Ma questi brasiliani, come stufano con questa Amazzonia! Cosa c’entra l’Amazzonia con l’evangelizzazione?’. Questo ero io nel 2007. Poi, nel 2015 è uscita la Laudato si’. Io ho avuto un percorso di conversione, di comprensione del problema ecologico. Prima non capivo nulla!… Da Aparecida a Laudato si’ per me stato un cammino interiore”.

In confidenza e parlando liberamente ha raccontato la genesi dell’enciclica: “Quando ho incominciato a pensare a questa Enciclica, chiamai gli scienziati (un bel gruppo) e ho detto loro: ‘Ditemi le cose che sono chiare e che sono provate e non ipotesi, le realtà’… E loro hanno fatto il primo lavoro, poi sono intervenuto io. E, alla fine, la redazione finale l’ho fatta io. Questa è l’origine.

Ma voglio sottolineare questo: dal non capire nulla, ad Aparecida, nel 2007, all’Enciclica. Di questo mi piace dare testimonianza. Dobbiamo lavorare perché tutti abbiano questo cammino di conversione ecologica”.

Un altro spunto ricevuto per l’enciclica è stato il viaggio in Amazzonia: “E qui ho visto che era necessario eliminare l’immagine degli indigeni che noi vediamo soltanto con le frecce. Ho scoperto, fianco a fianco, la saggezza dei popoli indigeni, anche la saggezza del ‘buon vivere’, come lo chiamano loro. Il ‘buon vivere’ non è la dolce vita, no, nel dolce far niente, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato.

E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa. I popoli originari ci portano questa porta aperta. E alcuni vecchi dei popoli originari dell’Ovest del Canada, si lamentano che i loro nipoti vanno in città e prendono le cose moderne e dimenticano le radici. E questo dimenticare le radici è un dramma non solo degli aborigeni, ma della cultura contemporanea”.

Inoltre ha invitato a vivere l’armonia dei linguaggi: “E abbiamo perso l’armonia dei tre linguaggi. Il linguaggio della testa: pensare; il linguaggio del cuore: sentire; il linguaggio delle mani: fare. E portare questa armonia, che ognuno pensi quello che sente e fa; che ognuno senta quello che pensa e fa; che ognuno faccia quello che sente e pensa. Questa è l’armonia della saggezza. Non è un po’ la disarmonia (ma questo non lo dico in senso peggiorativo) delle specializzazioni. Ci vogliono gli specialisti, ci vogliono, a patto che siano radicati nella saggezza umana. Gli specialisti, sradicati da questa saggezza, sono dei robot”.

Ha spiegato anche in cosa consiste la conversione ecologica: “La conversione ecologica ci fa vedere l’armonia generale, la correlazione di tutto: tutto è correlato, tutto è in relazione. Nelle nostre società umane, abbiamo perso questo senso della correlazione umana. Sì, ci sono associazioni, ci sono gruppi – come il vostro – che si riuniscono per fare una cosa… E tante volte abbiamo perso il senso delle radici, dell’appartenenza.

Il senso dell’appartenenza. Quando un popolo perde il senso delle radici, perda la propria identità… Ma c’è un’altra realtà che è la storia; c’è l’appartenenza a una tradizione, a una umanità, a un modo di vivere… Per questo è molto importante oggi curare questo, curare le radici della nostra appartenenza, perché i frutti siano buoni”.

Prima di concludere l’incontro ha esortato tutti a parlare con i genitori e con i nonni: “Posso parlare con i genitori, questo è molto importante!, parlare con i genitori è molto importante. Ma i nonni hanno qualcosa di più, come il buon vino. Il buon vino più invecchia più è buono… I nonni hanno quella saggezza. Mi ha sempre colpito quel passo del Libro di Gioele: “I nonni sogneranno. I vecchi sogneranno e i giovani profetizzeranno”. I giovani sono dei profeti. I vecchi sono dei sognatori. Sembra il contrario, ma è così! A patto che i vecchi e i nonni si parlino. E questa è l’ecologia umana”.

Inoltre nel discorso preparato e consegnato papa Francesco aveva sottolineato la bellezza dell’universo, come aveva sottolineato san Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Centesimus Annus’: “L’universo è bello e buono, e contemplarlo ci permette di intravedere la bellezza e la bontà infinite del suo Autore. Ogni creatura, anche la più effimera, è oggetto della tenerezza del Padre, che le dona un posto nel mondo.

Il cristiano non può che rispettare l’opera che il Padre gli ha affidato, come un giardino da coltivare, da proteggere, da far crescere secondo le sue potenzialità. E se l’uomo ha il diritto di fare uso della natura per i propri fini, non può in alcun modo ritenersi suo proprietario o despota, ma solamente l’amministratore che dovrà rendere conto della sua gestione. In questo giardino che Dio ci offre, gli esseri umani sono chiamati a vivere in armonia nella giustizia, nella pace e nella fraternità, ideale evangelico proposto da Gesù”.

(Foto: Santa Sede)

La Chiesa di Crotone stigmatizza l’odio social

Negli ultimi giorni di agosto una imbarcazione con a bordo oltre venti migranti ha preso fuoco, per cause in corso d’accertamento, mentre erano in corso le operazioni di trasbordo su unità navali della Capitaneria di Porto al largo della costa crotonese, seguita da un’esplosione causata, presumibilmente, dal carburante a bordo.

Prof.ssa Morresi: le linee guida del ministro Speranza contro la legge 194

“La vita è calpestata dall’indifferenza e dall’individualismo, con cui ci si pone davanti alle violazioni della dignità umana: una visione distorta, priva di compassione, di rispetto e di empatia nei confronti di chi soffre. Penso alle nuove linee guida ministeriali, che estendono la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico mediante la pillola Ru486 fino alla nona settimana di gravidanza e che costituiscono una duplice sconfitta: per la vita del concepito e per la stessa donna, lasciata ancor più a se stessa, visto che non ne viene mantenuto nemmeno il ricovero, necessario per garantire la sorveglianza sulla sua salute”: così aveva scritto nelle scorse settimane il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti.

Papa Francesco: un Giubileo per riparare la terra e rallegrarsi

Nella Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato papa Francesco ha inviato un messaggio, nel quale ha ricordato che il tema scelto he il tema scelto per la celebrazione di questa giornata è dedicato al ‘Giubileo per la Terra’, nel giorno in cui ricorre il 50^ anniversario del Giorno della Terra, scandito da cinque parole (ricordare, ritornare, riposare, riparare e rallegrarsi):

89.31.72.207