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Le notizie del terzo settore, dell'associazionismo e del no profit. Segni di carità e di solidarietà
Parliamone/La discussione
Autore:Andrea Gagliarducci
“Gran parte della umanità, e, non rifuggiamo dall'affermarlo, anche non pochi di coloro che si chiamano cristiani, entrano in certa guisa nella responsabilità collettiva dello sviluppo erroneo, dei danni e della mancanza di altezza morale della società odierna”. È il Natale 1942. Dall’inizio della guerra, Pio XII approfitta del Natale per inviare un radiomessaggio alla cristianità dalle frequenze di Radio Vaticana. Sono messaggi che hanno il valore di una enciclica. Con profezia e lucidità, Pio XII delineava quello che sarebbe dovuto essere il nuovo ordine mondiale. Riportava tutto alla pari dignità umana. Chiedeva la difesa della famiglia. Addirittura, delineava uno sviluppo delle città, parlava di prossimità, parlava di lavoro, di un salario giusto, della formazione superiore per i figli della classe operaia. Parlava di diritti umani, anche se poi sarebbero stati chiamati con questi termini appena dopo la guerra. Oggi si celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali – dedicata a “Silenzio e parola: un cammino di Evangelizzazione” – e non si può non guardare indietro a quello che i mezzi di comunicazione sociale hanno rappresentato per la Chiesa. Se ci vorrà poi il Concilio, e l’Inter Mirifica, perché ci fosse un documento ufficiale che parlasse di mezzi di comunicazione sociale, da sempre la Chiesa ha avuto particolare attenzione per diffondere il suo messaggio nel mondo. La stazione di Radio Vaticana fu progettata da Guglielmo Marconi, e inaugurata nel 1931 con queste parole di Papa Pio XI: "Udite o Cieli, quello che sto per dire; ascolti la terra le parole della mia bocca. Udite e ascoltate o popoli lontani".
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Parliamone/La discussione
Autore:Francesco Antonio Grana
Più che "Sua Santità" il nuovo libro di Gianluigi Nuzzi si dovrebbe intitolare "Sua cecità". Sono, infatti, numerose, le "sviste" del giornalista di La7 che definisce "suore laiche", le quattro Memores Domini, le laiche di Comunione e Liberazione che assistono il Papa nel suo appartamento. Imprecisione peraltro ripetuta continuamente nel volume e persino nell'indice dei nomi. Nuzzi poi afferma che il segretario particolare di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein, è stato ordinato vescovo a Friburgo nel 1984. Al di là del fatto che don Georg è un prete, se fosse vero ciò che scrive il giornalista il segretario del Papa sarebbe diventato vescovo all'età di 28 anni. Ciò sarebbe stato senz'altro possibile al tempo di Alessandro VI Borgia quando anche la berretta cardinalizia e non solo l'episcopato arrivavano in tenera età. Tra le numerose "sviste" di Nuzzi ce n'è una che desta molta curiosità. Nel capitolo in cui si affronta il tema dell'ingerenza del Vaticano sullo Stato italiano, il giornalista ripercorre la vicenda giudiziaria che vide protagonista l'allora Arcivescovo di Napoli, il cardinale Michele Giordano.
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Parliamone/La discussione
Autore:Andrea Gagliarducci
Le chiamano “carte segrete”, e si tratta di una sintesi giornalisticamente apprezzabile. Ma in questo caso l’aggettivo “segreto” rischia di diventare come quello dell’Archivio Segreto Vaticano. Ovvero, segreto perché della Segreteria di Stato, e di proprietà personale della Segreteria di Stato. Un po’ come tutte le veline, i rapporti, le relazioni di monsignori e vescovi che vengono inviati al Papa, e che vengono ovviamente archiviati e protocollati. Si chiamano “segrete” anche perché è ovvio che si tratta di missive riservate. Ma, a guardar bene le anticipazioni del libro di Gianluigi Nuzzi “Sua Santità”, non c’è niente di particolarmente sconvolgente, se non il fatto che una mole di questi documenti sia uscita fuori dal Vaticano. E qui il giornalista si dovrebbe fare la domanda: perché le ho avute? Per conto di chi mi stanno facendo lavorare? E poi: come contestualizzare? Perché è molto importante inserire le carte della Wikileaks vaticana all’interno dei contesti, dei meccanismi, delle strutture ben oliate della Curia.
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Autore:Simone Baroncia
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Autore:Aurelio Porfiri
Dicevo in precedenza di come il problema sistemico all’interno della Chiesa Cattolica molto spesso alimenta il clericalismo. Procediamo con ordine. Pochi giorni fa ho letto che il Papa diceva basta nel vedere la Chiesa Cattolica strapazzata dai media. Certamente e’ condivisibile la sua amarezza e il suo dolore nel vedere la Santa Madre Chiesa esposta al ludibrio di tutti. Ho sentito alcune interpretazioni clericaliste, per cui questo significa stare bene attenti alle informazioni che escono e che vengono esposte alla pubblica considerazione ed uso. Io non credo il senso fosse questo; io credo che il senso fosse leggermente diverso, basta a comportamenti che poi causano scandalo nella comunita’. Certo, alcuni diranno, ma alcune cose sono anche montate ed esagerate. Certo, ma ricordiamo che questa non e’ giustificazione, questo e’ un ulteriore sintomo: proprio perche’ la situazione e’ cosi’ grave, attira anche le attenzione dei tanti malevolenti. Come voglio ripetere, anche tanti sacerdoti sono scandalizzati dal clericalismo soffocante in cui ancora si vive, malgrado ci fosse stato detto che dopo il Concilio un nuovo vento sarebbe soffiato nella Chiesa. Un vento che pero’ non e’ potuto penetrare in alcune stanze affrescate dove forse si tengono le finestre chiuse.
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Autore:Andrea Gagliarducci
L’ultimo capitolo della questione dei lefebvriani riguarda uno scambio di lettere – reso noto da un sito web - avvenuto un mese fa tra i vescovi Tissier de Mallerays, Alfonso de Gallareta e Richard Williamson, e il superiore della Fraternità San Pio X Bernard Fellay. Curioso notare che i quattro vescovi coinvolti sono quelli ordinati illegittimamente da Marcel Lefevbre nel 1988, cui, il 24 gennaio 2009, il Papa ha revocato la scomunica nella quale erano incorsi "latae sententiae", cioè in modo automatico semplicemente compiendo quell'atto. I quattro erano rimasti comunque sospesi "a divinis", senza poter cioè esercitare il loro ministero nella Chiesa cattolica, e la loro comunità era rimasta in stato di scisma. Da allora, molti passi avanti sono stati fatti per ricomporre lo scisma, e, dopo l’ultima risposta di Fellay al Papa, il tutto si sta avviando ad una conclusione che sembra positiva. Ma i tre vescovi hanno chiesto perentoriamente al loro superiore di non firmare il preambolo dottrina e non accetti l’accordo proposto dalla Santa Sede, che intende inquadrare i lefebvriani in una prelatura personale.
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Parliamone/La discussione
Autore:Andrea Gagliarducci
Nel libro intervista con Peter Seewald Luce del Mondo, Benedetto XVI parla delle due crisi che ci sono state durante il suo pontificato nel dialogo ebraico-cattolico: la nuova formulazione dell'intercessione per gli ebrei per il Venerdì Santo secondo il rito del 1962, e gli attacchi da lui subiti a seguito della revoca della scomunica del vescovo lefebvriano Williamson, riduzionista della Shoah. Dice chiaramente di essere stato spesso frainteso al riguardo, a volte addirittura intenzionalmente. Una constatazione amara, perché se c’è un Papa che più di tutti ha puntato al dialogo con l’ebraismo è Benedetto XVI. Da sempre, Joseph Ratzinger ha guardato alle radici ebraiche del cristianesimo. Nel 1994, Ratzinger partecipò ad un incontro interreligioso organizzato a Gerusalemme dal governo israeliano. E lì espose in maniera sistematica la sua teologia dei rapporti tra la Chiesa e Israele, basata sulla riscoperta della continuità tra la speranza di Abramo e la speranza cristiana, tra la Torah e il Vangelo. Questo è l’indirizzo del suo pontificato: il Papa, spesso, nei suoi viaggi internazionali, ha incontrato una comunità di religione ebraica; è stato in Israele nel 2009, e in visita alla Sinagoga di Roma nel 2010, e in entrambi i casi ha mostrato la continuità tra cattolicesimo ed ebraismo.
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Parliamone/La discussione
Autore:Andrea Gagliarducci
Complotto antisemita in Vaticano? Lo ha sostenuto Alberto Melloni, storico, esponente della Scuola di Bologna, ovvero dell’officina che più di tutte si è battuta per l’interpretazione del Concilio Vaticano II come rottura. E che, in un articolo sul Corriere della Sera del 6 maggio scorso, ha accusa "qualcuno" che “lavora o ha lavorato per il sito della Santa Sede” il quale “è riuscito a depositare nel sito web vatican.va, per sfregio, una riga sulla «razza» ebraica”. La riga sarebbe stata inserita nella Nostra Ætate, la dichiarazione della Chiesa sulle religioni non cristiane pubblicata il 28 ottobre del 1965. Melloni rivendica che il “misfatto” era stato segnalato cinque mesi fa, senza successo. E padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ammette che sì, c’è stata una segnalazione, e l’errore era stato prontamente corretto, ma non era stato recepito dal sistema informatico. Ci tiene a sottolineare, però, che “comunque, l’interpretazione data da Melloni di questa vicenda, cioè che la parola ‘razza’ fosse stata inserita nella traduzione a ragion veduta e ciò manifestasse chissà quali tendenze razziste in Vaticano, so per certo che è priva di qualsiasi fondamento e del tutto gratuita”
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Parliamone/La discussione
Autore:Aurelio Porfiri
Tu sei sacerdote in eterno....immagino che quando i novelli sacerdoti sentono queste parole provino una sensazione strana, come di un compito molto superiore alle loro possibilita’. In effetti e’ un compito arduo a cui infatti si e’ chiamati, non e’ qualcosa che si sceglie. Io credo talvolta risieda proprio qui il problema, tra il distinguere fra la chiamata, la vocazione, e coloro che “scelgono” di diventare sacerdoti, a volte con motivazioni non in linea con quello che questa vita richiede. Certamente nessuno puo’ essere forzato ad essere sacerdote, quindi in seconda linea e’ anche una scelta personale. Ma quando la scelta viene fatta senza la chiamata, allora nascono i problemi. Leggo in questi giorni che le vocazioni sacerdotali in Europa sono in forte calo, mentre crescono in Africa, Africa e Oceania. Forse ci si puo’ domandare se le condizioni economiche hanno una influenza anche sui flussi vocazionali; parlando con vari sacerdoti nel corso degli anni, sacerdoti appartenenti a congregazioni che hanno consistente attivita’ missionaria o sono attivi nei continenti di cui sopra e in cui si registra una crescita delle vocazioni, mi si confessava come ci siano non poche incognite.
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Parliamone/La discussione
Autore:Antonello Sacchi
Oltre duecento studiosi provenienti da undici nazioni differenti sono da giovedì riuniti all'Istituto Patristico Augustinianum di Roma per l'annuale edizione dell' “Incontro di studiosi dell'antichità cristiana”. Si tratta di un appuntamento importante perché, nell'Istituto che gli Agostiniani hanno fortemente voluto come servizio alla Chiesa perché si approfondissero gli studi dedicati ai Padri della Chiesa e ai primi secoli della Chiesa stessa, l' “Incontro” consente a studiosi e ricercatori di tutto il mondo di fare il punto sugli studi e sulle ricerche confrontandosi reciprocamente. Ogni anno viene affrontata una tematica differente e in questi giorni la quarantesima edizione dell'Incontro prende in esame il tema “Lex et religio in età tardoantica”, cioè dal tempo di Costantino fino ai sec. V-VI. I due termini presi in esame mutano in quest'epoca il loro significato, lo ampliano. Si parla in quell'epoca di religio licita, tollerata dal governo romano, e di religio illicita, forme di vita religiosa, come il Cristianesimo fino all'Editto di Costantino, non permesse dallo Stato.
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