|
"HOLYween", "Non zucche vuote ma volti di Santi" in giro per l'Italia |
|
|
|
|
Scritto da Salvatore Scolozzi
|
|
Sabato 18 Ottobre 2008 18:56 |
“Niente zucche vuote o ghigni di zombi, ma volti di Santi”. Lo chiedono le “Sentinelle del mattino”, che per il secondo anno consecutivo propongono HOLYween, l’alternativa cattolica alla festa di Halloween, che ogni anno, il 31 ottobre, precede la festa di Ognissanti. “La proposta è semplice –spiega l’associazione di giovani cattolici - tappezzare di volti di santi le nostre città: sui balconi, sulle vetrine dei negozi, sulle facciate delle chiese e sulle porte delle case.”
Questo perché “I volti dei santi sono la più bella faccia dell’Italia – aggiungono - ed è un autentico spettacolo camminare per città e paesi ‘guardati’ da tutti questi testimoni della fede". Molto ricca la collezione di voli che l’Associazione propone sul proprio sito web, www.sentinelledelmattino.org. Ognuno può scaricare facilmente la propria immagine preferita, magari quella che raffigura il suo Santo protettore, quindi può stamparla a proprio piacimento.
Il successo dell’edizione dello scorso anno ha portato l’associazione a registrare vere professionalità di marketing. “I più organizzati hanno fatto stampare una gigantografia di 6 metri da appendere sulla facciata della chiesa – spiegano - Altri preferiscono il santo patrono, oppure personaggi semplicemente “in fama di santità” (come la giovane Benedetta Bianchi Porro di Sirmione o la sarda Simona Tronci)".
D’altronde sono le stesse “Sentinelle” ad incoraggiare l’ausilio delle più moderne tecniche di stampa, anche on line, non prima di aver aggiunto il logo dell’iniziativa. Tutto via web quindi, come la comunicazione dell’attività svolta, magari con una foto da pubblicare sul forum dell’Associazione.
Insomma, un movimento di evangelizzazione dal basso, che deve partire spontaneamente, suscitato solo da un’idea da condividere. “Nella notte del 31 ottobre chiunque potrà aderire, - fanno sapere dall’Associazione - semplicemente appendendo un poster o un’immagine dove meglio preferisce, in modo che tutti possano vedere non zombi, ma santi".
Resta aperta una piccola sfida. Quali saranno i Santi a conquistare maggiormente gli italiani, quali i volti più gettonati? “Lo scorso anno furono quelli di Madre Teresa, di Padre Pio, di Giovanni Paolo II, ma anche Santa Teresina di Lisieux o San Francesco non furono da meno. – spiegano le ‘Sentinelle’ - Vedremo quest’anno come HOLYween sarà accolta dalla gente, in tutta la Penisola”.
|
|
Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Maggio 2009 16:44 |
Pace e Amore
Pace e Amore.
L'anno scorso il fotografo del nostro giornale ha illustrato bene l'attitudine di Benedetto XVI all'ascolto e al rispetto cogliendolo in attesa ai piedi della scaletta che immette alla finestra del suo appartamento prospiciente piazza San Pietro. La celebre finestra dove si affaccia il Papa e che egli cede ai ragazzi dell'Azione Cattolica una volta l'anno. L'immagine coglie con straordinaria abilità l'istante in cui nella penombra Papa Ratzinger attende che la ragazza finisca di parlare dalla finestra. Attende il suo turno ed è felice nella sua attesa. Benedetto XVI viene definito il Papa teologo, ma a motivo della sua chiarezza e della capacità di enunciare in forme semplici concetti difficili è un grande pedagogo della fede. Perciò è capito dai ragazzini. I bambini non hanno la sensazione che sia un cattivo maestro. E non lo percepiscono neppure come un noioso professore che mortifica la loro voglia di gioia e letizia. I bambini stanano gli adulti antipatici, prepotenti, vanitosi, tediosi, inutilmente esigenti. Provano disagio, non ci stanno volentieri. Si pensi alla scuola per convincersene.
Papa Benedetto nonostante la sua natura schiva fino alla timidezza, con i giovani riesce nel capolavoro educativo che don Bosco chiedeva agli educatori: non solo voler bene ai giovani ma far sì che i giovani si accorgano di essere amati. È piuttosto improbabile che una persona squisita nel tratto e di aperta intelligenza sia poi capace solo di dire dei no o che pensi a una Chiesa arroccata come la migliore Chiesa possibile.
E, in realtà, Benedetto XVI è davvero diverso da come solitamente lo si dipinge in maniera sbrigativa. Lo si può anche presentare come il capro espiatorio di ogni tipo di rivendicazioni nei confronti della Chiesa, ma non si può sostenere a cuor leggero che egli, rispetto al passato recente, abbia alzato barriere con le culture, le religioni, le attese di giustizia e solidarietà. Rispetto ai suoi immediati predecessori vincolati alla realizzazione degli indirizzi conciliari, Benedetto XVI si ritiene non meno vincolato, ma chiede ancora più responsabilità a ognuno dei suoi interlocutori di ogni fede e cultura.
L'andare in profondità comporta infatti un'assunzione di responsabilità maggiore per portare a soluzione i problemi. Benedetto XVI, per cultura e temperamento, va oltre il manierismo di facciata e punta a consolidare il percorso conciliare. Le riforme per restare al servizio della fede della Chiesa devono diventare una forma mentale del popolo di Dio.
Sono rimasto sempre colpito da un esempio che tocca uno dei punti più caldi e dibattuti nei decenni passati nell'ambito della Chiesa cattolica. Ratzinger, che una disinvolta pubblicistica annovera tra gli avversari della teologia della liberazione, è lo stesso che da Papa, ad Aparecida nel cuore dell'America Latina, certifica che "l'opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà". Senza enfasi, il Papa pone così fine, in termini aperti e liberanti, a un lungo e doloroso contenzioso.
Analoghi esempi si possono registrare su grandi tematiche dell'essere cristiani oggi, quali sono considerati il dialogo con gli ebrei e con le altre religioni. Un fronte certamente delicato nel quale Benedetto XVI ha inaugurato la stagione del consolidamento, necessaria dopo il riconoscimento di passate responsabilità di membri della Chiesa.
Nella storia, al momento emozionante delle svolte, segue un tempo più difficile, quello di dare contenuti a queste svolte per rendere il cambiamento un patrimonio comune e condiviso. Fondando l'incontro con l'ebraismo sulla tradizione biblica, Papa Benedetto ha irrobustito in via definitiva la nuova stagione di colloquio con il popolo ebraico sancita dal concilio. La presenza di un rabbino che parla al sinodo dei vescovi, massima espressione di collegialità nella vita ordinaria della Chiesa, può forse non suscitare emozioni, ma segna una tappa storica. Come pure il dialogo approfondito con l'islam. Il recente colloquio in Vaticano dimostra che c'è sostanza oltre l'immagine affascinante della visita alla moschea di Istanbul. Il dialogo tra le religioni posto dentro il dialogo interculturale viene rafforzato e non indebolito.
Nell'ambito civile Benedetto ha messo al centro dei rapporti internazionali il rispetto reale dei diritti umani come opera di giustizia. Ha proposto il disarmo nucleare, l'impiego delle spese degli armamenti per vincere la fame nel mondo, il diritto di cittadinanza e accoglienza al di là dell'origine e della provenienza geografica. Ha chiesto alla Chiesa e ai suoi ministri di rispettare le competenze e le responsabilità della politica, che in ogni Paese deve garantire il bene comune e la giustizia.
Anche sui temi della bioetica, quelli più immediatamente sensibili nella pubblica opinione occidentale, Benedetto XVI ha trattato questioni e aperto domande impegnative per far maturare una comune coscienza condivisa di fedeltà a Dio e all'uomo del nostro tempo. La modernità del Papa sta nel suo saper porre interrogativi di senso alla scienza e alla coscienza. Possono apparire scomodi, a volte, ma non sono mai banali. E mostrano che i suoi occhi scrutano il futuro.