Parola del Signore   Santo del giorno
Il papa ai malati: affidatevi al sorriso di Maria
Viaggi del Papa - Francia 2008
Lunedì 15 Settembre 2008 09:41
Il momento più intenso del suo pellegrinaggio a Lourdes il papa lo ha voluto dedicare ai malati questa mattina sull’Esplanade. Una celebrazione eucaristica solenne e raccolta, con il canto dello Stabat Mater e l’amministrazione dell’unzione degli infermi e le campane che hanno suonato a festa. Dopo la riflessione sulla Croce di Cristo, oggi la attenzione del papa si è spostata su Marìa che piange ai piedi della Croce.

“La sua riservatezza, tuttavia, ci impedisce di misurare l’abisso del suo dolore”, dice il papa, che prima della messa si era congedato dall’Ermitage di St. Joseph di Lourdes e aveva compiuto l’ultima tappa del “Cammino del Giubileo”, visitando l’ Oratorio dove Bernadette ricevette la Prima Comunione.

Tra le mille carrozzelle, i lettini e le mantelle bianche di infermieri, hospitaliers, volontari, Benedetto XVI ha ricordato il sorriso di Maria. “Le lacrime versate ai piedi dellaCroce si sono trasformate in un sorriso che nulla ormai spegnerà, pur rimanendo intatta la sua compassione materna verso di noi”. Un sorriso che è per tutti, ma in modo speciale per chi soffre. ”Cercare il sorriso di Maria non è questione di sentimentalismo devoto o antiquato; è piuttosto la giusta espressione della relazione viva e profondamente umana che ci lega a Colei che Cristo ci ha donato come Madre”.

Un sorriso che Bernadette vide il 3 marzo 1858: “Fu questa la prima risposta che la Bella Signora diede alla giovane veggente che voleva conoscere la sua identità. Prima di presentarsi a lei, qualche giorno dopo, come “l’Immacolata Concezione”, Maria le fece conoscere innanzitutto il suo sorriso, quasi fosse questa la porta d’accesso più appropriata alla rivelazione del suo mistero”. Un sorriso che è fonte di speranza anche quando “la sofferenza prolungata rompe gli equilibri meglio consolidati di una vita, scuote le più ferme certezze della fiducia e giunge a volte a far addirittura disperare del senso e del valore della vita”. Combattimenti che l’uomo non può sostenere da solo, "senza la Grazia". Con umiltà, il papa dice a coloro che lottano e sono tentati di voltare le spalle alla vita: “Volgetevi a Maria! Nel sorriso della Vergine si trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il combattimento contro la malattia e in favore della vita”.

Per entrare nella lunghezza d’onda di Maria occorre la gratuità dell’ amore. Una esperienza che si vive a Lourdes. “Immergendosi nelle piscine di Lourdes, quanti sono coloro che hanno scoperto e sperimentato la dolce maternità della Vergine Maria, attaccandosi a lei per meglio attaccarsi al Signore!”. Una vera sorgente d’amore quella della grotta che porta all’accettazione della sofferenza, anche se “per ciascuno la sofferenza è sempre una straniera. La sua presenza non è mai addomesticabile".

Per questo è difficile sopportarla, e più difficile ancora – come hanno fatto certi grandi testimoni della santità di Cristo – accoglierla come parte integrante della propria vocazione, o accettare, secondo l’espressione di Bernadette, di “tutto soffrire in silenzio per piacere a Gesù”. Perché Cristo è medico ma non alla maniera del mondo: “La presenza di Cristo viene a rompere l’isolamento che il dolore provoca” e senza il suo aiuto “il giogo della malattia e della sofferenza è crudelmente pesante”. Il papa ha rivolto poi la sua riflessione a chi assiste i malati a titoli diversi. “Il loro servizio è prezioso. Essi sono le braccia della Chiesa, umile serva” perché “quello che voi fate, lo fate a nome della Chiesa, di cui Maria è l’immagine più pura. Possiate voi portare il suo sorriso a tutti!”.

Il canto dell’Ave Maria di Lourdes ha concluso la celebrazione, con il sole tornato dopo giorni di freddo e di pioggia. Il papa ha lasciato la città di Maria per arrivare all’aeroporto.
Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Settembre 2008 11:04
 
 
Giornalisti o giallisti? Un mestiere tradito per poter vendere di più
Scritto da Angela Ambrogetti   

Se Tom Clancy avesse scritto una delle sue trame gialle così come alcuni scrivono reportage e libri “d’inchiesta” avremmo detto che era poco credibile. Invece se arriva sulle pagine dei giornaloni qualche migliaio di battute che anticipano furbescamente una uscita editoriale allora tutti pensiamo che siano delle verità assolute. E’ il dramma dell’ “analfabetismo culturale” del mondo contemporaneo. Cominciamo dai fatti che in questi giorni ronzano nella testa di chi la mattina si alza alle 6 (o anche prima) prende la metro, lavora 8-9 ore, (se è fortunato ad averlo il lavoro) torna a casa, gestisce la famiglia e poi crolla nel sonno del giusto e certo non ha tempo di controllare se un testo è corretto, e quindi ha bisogno di fidarsi dell’ autore. Per prima cosa bisogna capire perché un giornalista scrive e fa questo mestiere. Personalmente credo che il senso sia quello di raccontare le cose ed essere una sorta di mediatore tra i fatti e la gente. Mediatore, non manipolatore però. Sottile passaggio difficile da gestire.

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"Il momento presente"

Scritto da Roberta Leone   
Venerdì 18 Maggio 2012 22:12

 

luna dei gatti -
nel ristorante retrò
tre sedie vuote

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