Parola del Signore   Santo del giorno
Fare notizia con la verità
Gli editoriali - Le opinioni
Scritto da Angela Ambrogetti   
Lunedì 30 Gennaio 2012 10:17

“Bisogna sempre dare l’interpretazione più benevola del fatto. Se un’azione avesse cento aspetti, tu ferma sempre la tua attenzione al più bello.” Lo ha detto Angelo Scola ai giornalisti di Milano. Una abitudine bella quella dei vescovi della città che vogliono parlare con la stampa cattolica, e non, per fare anche tra loro un po’ di pastorale. Ce ne sarebbe tanto bisogno in ogni diocesi. Perché la professione del comunicatore si nutre di principi e di ideali, altrimenti diventa una corsa vuota.

E nel caso della informazione religiosa si rischi di correre dietro solo a notizie minute di pettegolezzo ecclesiastico. Non è il caso ancora di parlare di quel “pasticciaccio brutto” chiamato ormai caso Viganò. In molti sapevamo e conoscevamo fatti e misfatti. Ma le miserie umane non sono un bel modo di fare informazione. E se certa scuola giornalistica riporta sempre la regole delle tre S (sesso, sangue, soldi) come linea guida, credo che un buon giornalismo cattolico dovrebbe invece seguire altre linee. Totalmente. Ce lo chiede la gente, ormai stanca di pettegolezzo e alla continua ricerca di nuove fonti di informazione. Basta vedere come si moltiplicano siti e blog dedicati all’informazione religiosa.

Basta vedere che sete c’è di veri approfondimenti sulle religioni, sia storicamente che culturalmente, basta ascoltare la ricerca degli uomini di oggi del silenzio per avere un luogo dove riaccendere il pensiero. Informare significa mettere a disposizione fatti, raccontarli con la semplicità del cronista che ha la fortuna di vedere quello che altri non vedono. E soprattutto ha il compito di essere al servizio della verità e della bellezza.

Noi giornalisti cattolici dovremmo dimostrare di avere una marcia in più e voler raccontare soprattutto il bello, basandoci sul vero senza negare il brutto. Un compito impegnativo che richiede anche qualche no ad una bella carriera.

Ma ce lo ha ripetuto il Papa prima dell’ Angelus dell’ultima domenica di gennaio. L’autorità, aggiungo anche quella della stampa e dei media, “significa servizio, umiltà, amore”. Una frase che molti dovrebbero ripetersi ogni mattina prima di scrivere articoli o lettere.

 

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Giornalisti o giallisti? Un mestiere tradito per poter vendere di più
Scritto da Angela Ambrogetti   

Se Tom Clancy avesse scritto una delle sue trame gialle così come alcuni scrivono reportage e libri “d’inchiesta” avremmo detto che era poco credibile. Invece se arriva sulle pagine dei giornaloni qualche migliaio di battute che anticipano furbescamente una uscita editoriale allora tutti pensiamo che siano delle verità assolute. E’ il dramma dell’ “analfabetismo culturale” del mondo contemporaneo. Cominciamo dai fatti che in questi giorni ronzano nella testa di chi la mattina si alza alle 6 (o anche prima) prende la metro, lavora 8-9 ore, (se è fortunato ad averlo il lavoro) torna a casa, gestisce la famiglia e poi crolla nel sonno del giusto e certo non ha tempo di controllare se un testo è corretto, e quindi ha bisogno di fidarsi dell’ autore. Per prima cosa bisogna capire perché un giornalista scrive e fa questo mestiere. Personalmente credo che il senso sia quello di raccontare le cose ed essere una sorta di mediatore tra i fatti e la gente. Mediatore, non manipolatore però. Sottile passaggio difficile da gestire.

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"Il momento presente"

Scritto da Roberta Leone   
Venerdì 18 Maggio 2012 22:12

 

luna dei gatti -
nel ristorante retrò
tre sedie vuote

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