Parola del Signore   Santo del giorno
Il Papa, la neve e il fascino del silenzio.
Scritto da Andrea Gagliarducci   
Venerdì 03 Febbraio 2012 16:16

Chissà se la copiosa caduta di neve sulla città di Roma e a San Pietro avrà fatto ricordare al Papa la neve della sua Baviera. Non è Natale, ma la neve rimanda sempre a quel periodo dell’anno. E, ad inizio Avvento, è stato lo stesso Benedetto XVI a ricordare la neve dei giorni di Natale. Era il 3 dicembre, e nella Sala Clementina in Vaticano la Televisione bavarese "Bayerischer Rundfunk" dedicava a Benedetto XVI "Avvento e Natale nelle Prealpi bavaresi - Da cielo in terra". Benedetto XVI ha ricordato che in Baviera l'Avvento è chiamato "tempo silenzioso". "La terra - ha affermato - è coperta dalla neve", i contadini non possono lavorare nei campi, "tutti sono necessariamente a casa. Il silenzio della casa diventa, per la fede, attesa del Signore, gioia della sua presenza. E così sono nate tutte queste melodie, tutte queste tradizioni che rendono un po’ il cielo presente sulla terra".

 

È il silenzio dato dall’attesa, scandita dal calendario dell’Avvento, una tradizione nata proprio a Monaco di Baviera, ad opera di Gehrard Lang nel 1908. E di silenzio “che apre uno spazio di ascolto reciproco” ha parlato Benedetto XVI nel prossimo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, dedicato a “Silenzio e Parola: il cammino delle evangelizzazioni”.

Possibile che una forte sensazione di meraviglia e di amarcord abbia preso Benedetto XVI, che si è affacciato per qualche istante a vedere piazza San Pietro completamente imbiancata. La foto è stata pubblicata nella home page della Radio Vaticana.

E il ricordo vola indietro nel tempo ad un altro Papa sotto la neve. È il 10 febbraio 1986, e Giovanni Paolo II sta tornando dal viaggio a Bombay, India. Ma a Roma nevica. E così l’aereo del Papa atterra a Napoli all’una di notte, e da lì Giovanni Paolo II e il suo seguito arriva a Roma in treno, su due carrozze di prima classe appositamente allestite.

 

 
 
Giornalisti o giallisti? Un mestiere tradito per poter vendere di più
Scritto da Angela Ambrogetti   

Se Tom Clancy avesse scritto una delle sue trame gialle così come alcuni scrivono reportage e libri “d’inchiesta” avremmo detto che era poco credibile. Invece se arriva sulle pagine dei giornaloni qualche migliaio di battute che anticipano furbescamente una uscita editoriale allora tutti pensiamo che siano delle verità assolute. E’ il dramma dell’ “analfabetismo culturale” del mondo contemporaneo. Cominciamo dai fatti che in questi giorni ronzano nella testa di chi la mattina si alza alle 6 (o anche prima) prende la metro, lavora 8-9 ore, (se è fortunato ad averlo il lavoro) torna a casa, gestisce la famiglia e poi crolla nel sonno del giusto e certo non ha tempo di controllare se un testo è corretto, e quindi ha bisogno di fidarsi dell’ autore. Per prima cosa bisogna capire perché un giornalista scrive e fa questo mestiere. Personalmente credo che il senso sia quello di raccontare le cose ed essere una sorta di mediatore tra i fatti e la gente. Mediatore, non manipolatore però. Sottile passaggio difficile da gestire.

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"Il momento presente"

Scritto da Roberta Leone   
Venerdì 18 Maggio 2012 22:12

 

luna dei gatti -
nel ristorante retrò
tre sedie vuote

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