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Eutanasia, lasciamo stare papa Wojtyla PDF Stampa E-mail
Gli editoriali - Le opinioni
Domenica 03 Agosto 2008 17:25

Ci risiamo: Giovanni Paolo II torna ad essere chiamato in causa nel dibattito sull'eutanasia. Lo ha fatto il radicale Marco Pannella, rilanciando una notizia già smentita e priva di fondamento circa il rifiuto delle cure, disposto dal pontefice. "Giovanni Paolo II - ha detto - è stato ascoltato quando ha permesso che la sua supplica: 'lasciatemi tornare al Padre!' fosse comunque resa pubblica. Papa Wojtyla sarebbe ora vivissimo (e nominalmente regnante) se si fossero usati contro di lui anche un decimo solo delle 'cure' che vengono imposte da potenti, che impongono a tutti torture indicibili e inedite con l'uso diabolico delle scoperte scientifiche e del Potere mondano, ai genitori e alla civiltà costituzionale italiana e internazionale avendo preso in ostaggio il corpo di Eluana".

La polemica sulla fantomatica eutanasia del papa era nata l'anno scorso grazie al mensile MicroMega. L'accusa rivolta al pontefice defunto era quella di aver rifiutato i protocolli salvavita fino a 3 giorni prima della morte (ovvero l'alimentazione artificiale, tramite sondino nasogatrico), contraddicendo i principi della fede cristiana. Alla tesi avevano risposto in tanti, a cominciare da Luigi Geninazzi di Avvenire e da Luigi Accattoli del Corriere della Sera, che sul suo blog pubblicò una controinchiesta che smontava pezzo per pezzo il caso.

Una tempesta in un bicchiere d'acqua, che in modo pasticciato mise insieme, Piergiorgio Welby morto dopo essere rimasto senza respiratore, Terri Schiavo, lasciata morire per disidratazione e un malato terminale come il papa, deceduto tecnicamente per gli effetti di una setticemia, in un quadro già compromesso dal Parkinson. Con un effetto comico: un uomo che aveva avuto il merito di gridare al mondo la dignità dei malati e la sacralità della vita, ridotto a fautore della dolce morte, magari sfruttando le protezioni divine, legate al ruolo.

Fin qui, la cronaca. Al di là di tutto, oggi, come ieri, rimane un imbarbarimento del confronto culturale e religioso tra chi ha fede e chi no. Si rinuncia sistematicamente ad argomentazioni serie e ad un approccio secondo ragione, si mette in secondo piano il paragone legittimo tra diverse visioni del mondo e, soprattutto, non si dà alcun valore al rispetto. È l'epoca dei Piergiorgio Odifreddi che giustificano il proprio ateismo militante, dando dei cretini ai cristiani; delle Margherita Hack, che considerano i papi dei relitti del Medioevo solo perché non approvano l'eutanasia, dei salottieri che credono di screditare chi crede chiamando in causa il prete pedofilo di turno.

Il tutto si riduce così a puro declassamento intellettuale ed ideologico, ad uno spirito di autosufficienza che fa guardare dall'alto verso il basso e che porta a considerare degli imbelli chi la pensa diversamente. Eppure, atteggiamenti simili rischiano di fare terra bruciata, perché l'assenza di un dibattito pacato e ragionato non aiuta i credenti a dare ragione della propria speranza (stando sempre sulla difensiva) e il cosiddetto fronte laico a condividere un tratto della strada che, volenti o nolenti, unisce ogni uomo. Finché i pregiudizi saranno l'unica chiave di lettura, capirsi continuerà ad essere un'impresa difficile e anche inutile. Un'argomentazione ci salverà?
 
Commenti (2)
Eutanasia e' contro l'interesse dell'essere umano ed una resa agli occhi di DIO
2 Venerdì 12 Dicembre 2008 19:57
baldassare
Per capire bene cosa si compie con il fermare la vita di una persona sofferente,bisogna andare a cercare il vero valore del vivere la sofferenza nella vita terrena,bisogna entrare nella logica del nostro creatore,la sofferenza come dono nella vita terrena,mezzo per conquistare un riconoscimento agli occhi di DIO,chi riceve la sofferenza gode di un privilegio agli occhi di DIO,e' un po' come ricevere un mezzo per poter conquistare un riconoscimente da tutti agli occhi di tutti noi,quanti di noi a volte rischiano la propria vita per avere un titolo ,scalatori piloti,ecc.ecc,loro rischiano la vita per un semplice riconoscimento agli occhi dei propri simili,ecco adesso immagginate di trovarvi nella vita spirituale con tanti amici,e'volere sfidare la vita terrena con una grave malattia,o una malformazione,che vi impedisce di vivere normalmente e' crea grosse difficolta',nel vivere nel regno spirituale questa e' una impresa pari a quella che un essere umano intraprende per avere il suo riconoscimento agli occhi delle persone,rischiando la propria vita ,uno essere umano alla stato spirituale,si cale in questo personaggio con coraggio e grande forza di spirito,per vivere una vita come Piergiorgio Welby,e' il suo scopo e' viverla fino alla fine ,e' viverla con amore ,conservandola con accuratezza fino a che sia possibile,arrivare vittorioso nell'impresa significa portare avanti la propria vita come DIO comanda,quindi una interruzione volontaria rappresenta una denigrazione all'impresa che lo stesso interessato si era preposto di portare a termine,questo vale anche per ogni persona che vive nella malattia e' nella sofferenza,il mistero della sofferenza e' un valore nella vita spirituale,e' ricevere questo riconoscimento e' un valore altissimo per tutti gli esseri umani,quindi la Chiesa che fa' la volonta' del nostro Signore non puo' che essere contraria a qualsiasi interruzione di vita'terrena per mano dell'essere umano,obbiettivo primario della Chiesa e' vivere la vita terrena in funzione alla vita spirituale,volonta' del nostro Signore,semplice vero.

Pace e ogni bene,vieni Signore Gesu'.
Poverini...
1 Domenica 03 Agosto 2008 20:59
???
Sinceramente, ho proprio paura che con i vari Odifreddi-Hack-Pannella di turno spazio per il dialogo ce ne sia ben poco. In fin dei conti mi fanno anche pena: ma pensate che brutto, passare la vita con questo rancore e quest'odio profondo verso una Chiesa di cui in realtà non conoscono che una pallida caricatura... E che tristezza, buttar via il proprio tempo a calunniare, diffamare e rodersi il fegato perché nonostante tutti i loro sforzi questa Chiesa che detestano tanto non è morta, né morente (del resto, in due millenni sono molti coloro che han cercato di distruggerla, sia dall'esterno che dall'interno: avversari molto più potenti e temibili di questi atei militanti moderni, di cui la storia si dimenticherà presto i nomi...). Con tutti i nostri difetti, le nostre debolezze e i nostri sbagli, noi siamo almeno sostenuti da una fede che ci dà una gioia profonda, e da una speranza che ci indica il cammino. Possiamo solo pregare per tenercela stretta, questa fede... e perché chi ci odia abbia la possibilità di aprire gli occhi e di lasciarsi alle spalle tutto questo rancore, che non porta niente di buono per le loro vite e per la società intera.
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