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Gli editoriali
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Le sorprese di Dio, la gioia dei semplici |
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Le opinioni
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Scritto da Redazione
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Venerdì 26 Dicembre 2008 00:50 |
Prevedibile e stantio, il nostro Natale si trasforma grazie alle sorprese volute dal Dio che nasce. Sorprese che si ripetono ancora, rovesciandoci le carte in tavola. Nell’annuncio dell’angelo, “una grande gioia”. Buon Natale.
“Ecco vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”. Una nascita, una notizia, una grande gioia. E’ arrivato il giorno del grande annuncio, è arrivato il giorno del bambino Gesù, nato a Betlemme da Giuseppe e Maria. Strano il destino di questo bambino. E’ sempre stato atteso, è sempre stato aspettato. Per secoli di lui hanno parlato le parole dei profeti, per secoli e secoli è stato preannunciato, invocato, preconizzato. E anche dopo la sua venuta al mondo, anche dopo la sua vita terrena, la sua nascita - quella che celebriamo in questo giorno - continua ad essere attesa, aspettata e celebrata. Stando così le cose, dovrebbe essere tutto previsto e prevedibile. Sempre lo stesso Natale, sempre la stessa rievocazione, sempre la stessa storia: Maria, Giuseppe, la stella, la mangiatoia, i pastori, i re magi. Dalle premesse dovrebbe essere tutto un po’ noioso e un po’ stantio.
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La grande fatica del Natale fasullo |
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Le opinioni
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Scritto da Redazione
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Giovedì 18 Dicembre 2008 23:21 |
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C’è il parroco che alcuni giorni fa dedica l’intera omelia a far comprendere ai bambini e ai ragazzi del catechismo il fatto che, facendo gli auguri di Natale, avrebbero dovuto ricordare e fare caso proprio al grande festeggiato del Natale. Come tutte le feste che si rispettino, non è possibile che ci si dimentichi proprio del festeggiato. Sarebbe come andare alla festa di compleanno di un conoscente solamente per mangiare e divertirsi, senza neppure degnare costui di un saluto o di un regalo. Questo prete, per tutta l’omelia, ricordava il “di Gesù” o quello “del Signore”, enfatizzando con la voce e il tono il concetto che era stato presentato ai ragazzi.
Al termine della messa, dopo la benedizione, quello stesso parroco pensava bene di salutar tutti con un “Buon Natale…”, pronunciato con tono sospensivo, come a chiedere loro, ai ragazzi e ai bambini presenti, di continuare la frase. E dunque, nelle sue intenzioni, di aggiungere “di Gesù” o “del Signore”. Natale di Gesù, Natale del Signore. Del resto, non s’era parlato d’altro per tutta la messa… E invece, tutti in coro, con voce possente, nessuno escluso, arrivava un: “E felice anno nuovo!”. Ci sarebbe stato da piangere, a pensarci su, ma hanno riso tutti. Anche Gesù probabilmente si è fatto una risata, a dirla tutta.
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Dicembre 2008 23:24 )
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Cristianesimo, la religione dei sensi di colpa? Tutto quello che ci hanno insegnato... |
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Le opinioni
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Scritto da Redazione
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Mercoledì 10 Dicembre 2008 20:14 |
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Forse l’abbiamo imparato male noi: abbiamo sbagliato, abbiamo equivocato, abbiamo commesso l’errore di dar peso a quanto non lo meritava e di trascurare ciò che invece era importante. L’essenza stessa del messaggio. O forse no, la responsabilità non è nostra: ce lo hanno davvero insegnato così, in parrocchia, al catechismo, agli incontri di preghiera, magari anche a scuola o in famiglia. Forse questo cristianesimo ce lo hanno davvero presentato in modo scadente, come peggio non si poteva, assorbendo i luoghi comuni più insensati e facendoli diventare centrali, cruciali, essenziali. Il cattolicesimo: la religione dei sensi di colpa. Una fede che ti opprime, che ti schiaccia, che non ti fa respirare. Che controlla l’anima e il corpo, che ne impedisce ogni libero movimento, che ne indirizza ogni minimo passo. Che in ogni aspetto della tua vita interviene per mostrarti con superbia l’errore, la mancanza, la tua inadeguatezza. Un cristianesimo che chiede e impone, che ti detta regole di comportamento e modalità di pensiero: che ti dice cosa devi fare e cosa devi pensare. Che soprattutto ti dice cosa non devi fare e cosa non devi pensare. Mai. Te lo dice, te lo dice forte: ti fa proprio l’elenco, e non si preoccupa minimamente di spiegartene il senso. Così è, “per il tuo bene”, ovviamente.
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 11 Dicembre 2008 08:14 )
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Carcere e ingiustizia ingiusta |
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Le opinioni
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Scritto da Vincenzo Andraous
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Lunedì 01 Dicembre 2008 12:45 |
Il pianeta dei resoconti filmografici, delle sintesi romanzate, a detta di tutti è una realtà drammatica, indescrivibile per disumanità e somma di ingiustizie della giustizia. Il carcere è diventato un lazzaretto disidratato, dove è sempre più difficile impegnare la morale, l’etica, l’onestà dei valori auspicati, mentre è sempre più facile sparare sulla croce rossa di un indulto concesso senza alcuna preparazione né formazione, tanto meno coperture finanziarie adeguate, peggio, rese inadeguate dall’immobilismo burocratico.
Un contenitore di numeri inqualificabili, di uomini invisibili a cui non è consentito per “legge non scritta”, di essere tali nella propria dignità. È di questi giorni l’amara constatazione da parte di autorevoli operatori penitenziari: siamo costretti a pensare unicamente al posto letto “chiuso” in una cella, cioè a sistemare su un materasso maleodorante, posizionato per terra, o su un letto a castello alto tre metri, più persone. Un posto letto chiuso in una cella, dove tutto può essere condiviso, persino il nulla, il vuoto, la follia di una inaccettabilità, in una discarica disposta a macerare diritti e doveri acquisiti, ma cancellati dalla memoria giuridica e sociale di un intero Paese, sempre più influenzato dall’ideologia fai da te.
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Le opinioni
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Scritto da Red
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Martedì 25 Novembre 2008 10:36 |
Finmeccanica, la principale azienda armiera italiana, mentre vende navi da guerra e cannoni in mezzo mondo, si preoccupa anche dei Paesi impoveriti, con la campagna “Finmeccanica per i bambini africani. Tecnologia e ricerca vestono la solidarietà”. Sulla pagina principale del sito internet della multinazionale delle armi sono infatti pubblicizzati e messi in vendita una serie di articoli sportivi (abbigliamento, accessori e oggettistica) per tutte le tasche – dai 15 euro dei ‘cucisivi’ (targhette da cucire ai vestiti) ai 540 euro delle giacche in pelle – e per tutti i gusti.
Ogni prodotto ha il marchio di Finmeccanica oppure di sue controllate, come Oto Melara, specializzata in artiglierie navali e presieduta dal generale Giulio Fraticelli (capo di Stato Maggiore dell'Esercito dal 2003 al 2005), o Selex Communications, che si occupa di sistemi per le telecomunicazioni militari ed è guidata dall’ammiraglio Guido Venturoni, capo di Stato maggiore della Marina dal 1992 al 1993 e della Difesa dal 1994 al 1999, il quale è anche membro del Cda di Finmeccanica.
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Novembre 2008 10:53 )
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