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Deve aver parlato anche della questione Viganò il cardinale Lajolo, presidente emerito del Governatorato, due giorni fa nell’udienza privata con Papa Benedetto. La decisione finale di pubblicare un comunicato congiunto tra vecchia e nuova dirigenza avrà avuto quindi il sì diretto del Papa. Certo arriva un po’ tardi rispetto alle speculazioni giornalistiche. La vicenda è tristemente nota. Non si sa come ma due lettere “personali” e “riservate” arrivano ad un giornalista amante degli scoop. Dentro c’è lo sfogo di chi si sente circondato da un complotto. L’autore, Carlo Maria Viganò arcivescovo e Nunzio, è stato per tre anni segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, l’istituzione che gestisce quel tanto di temporale che è rimasto alla Santa Sede per poter esercitare la sua missione, come diceva Papa Pio XI dopo i Patti Lateranensi.
Insomma nulla a che vedere con la gestione della Chiesa, ma piuttosto una istituzione piccola ed umana che regola i giardini, i musei, i telefoni le poste, lo spaccio annonario, la farmacia, i vigili del fuoco e i gendarmi. Viganò scrive al Papa, al Segretario di Stato, chiede e ottiene udienze, le sue affermazioni vengono sottoposte ad indagine interna e tutto si chiarisce “in famiglia”. Alla fine la cosa sembra risolversi con la sua nomina a Nunzio negli Usa. In Vaticano tutti sanno che questa cosa è successa. Come in ogni umano affare c’è chi è da una parte e chi dall’altra, si parla, si chiacchiera, esce qualche notizia. Ma chi si occupa di informazione Vaticana sa che il vero problema non è la contabilità (che del resto viene sempre monitorata e pubblicata), ma la diversa posizione circa la pubblicazione o meno della gestione del Governatorato. Da tempo fuori e dentro il Vaticano c’è chi confonde la trasparenza finanziaria con la cessione di parte della sovranità nazionale dello Stato della Città del Vaticano e dalla Santa Sede, ambedue organi autonomi e divisi dall’Italia. Insomma quale giornalista italiano si permetterebbe di mettere in naso in fatti privati di bilancio del Lichtenstein o del Principato di Andorra? E perché uno sfogo di un funzionario che a torto o a ragione non si sente giustamente considerato dai superiori deve diventare un caso da prima pagina? Ma certo, si sa la parola “Vaticano” rende tutto più intrigante, soprattutto per chi ne sa poco.
Ecco che infine il Governatorato pubblica una nota che mette in file notizia in effetti già conosciute. Oltre alla comprensibile “ grande amarezza” per la pubblicazione “abusiva” delle lettere del vescovo Vigano, si cerca di rimettere in ordine i fatti. E si stigmatizza il contenuto delle lettere, almeno di due perché in effetti ne sono state rese pubbliche quattro, che darebbero l’idea “che il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, invece di essere uno strumento di governo responsabile, sia un’entità inaffidabile, in balia di forze oscure.” Esaminate le missive ecco i punti da chiarire. Il bilancio del Governatorato viene rivisto dalla “Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, dalla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, e dal relativo collegio di Revisori Internazionali.” Nel 2008, come pubblicato sul bollettino della Sala Stampa della Santa Sede “gli investimenti finanziari del Governatorato, affidati a gestori esterni, subirono rilevanti perdite durante la grande crisi internazionale del 2008. Secondo criteri contabili stabiliti dalla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede in aderenza ai criteri stabiliti in Italia (forse non serviva sottolinearlo perché Il Vaticano è uno stato sovrano) dette perdite vennero distribuite anche sull’esercizio del 2009, che segnò quindi un passivo per Euro 7.815.000. Va per altro rilevato che, a prescindere dalle perdite finanziarie, la gestione economico-funzionale del Governatorato restò in attivo. Il passaggio dal risultato negativo per Euro 7.815.000 del bilancio consuntivo del 2009 al risultato positivo (finale) per Euro 21.043.000 del 2010 fu dovuto principalmente a due fattori: alla gestione degli investimenti finanziari del Governatorato, affidata dal Cardinale Presidente all’APSA Sezione Straordinaria nel 2009, e, in misura ancor maggiore, agli eccellenti risultati dei Musei Vaticani.”
La nota della Presidenza del Governatorato spiega anche come si scelgono gli appalti. Per gara i maggiori e per conoscenza e abitudine i più piccoli. E del resto ognuno di noi ha il proprio idraulico di fiducia no? Inoltre si spiega che i prezzari sono quelli italiani. Ma il Vaticano non è Italia e i prezzari infondo potrebbero anche essere quelli “vaticani” e non ci sarebbe nulla di strano. Dovuto poi il grazie “agli illustri membri del Comitato Finanza e Gestione” che lavorano “senza alcun onere per il Governatorato”. Pungente il passaggio che parla di “un certo giornalismo assai poco serio, secondo la quale sarebbero state effettuate intercettazioni telefoniche e ambientali all’interno di un procedimento meramente amministrativo e disciplinare!” Interessante per chi si occupa di finanza vedere la scelta confermata dell’utilizzo della “Società di Gestione McKinsey, incaricata nel 2009 dal Cardinale Presidente su proposta del Comitato Finanza e Gestione. L’attuazione delle proposte migliorative avanzate dalla McKinsey, già da tempo avviata, sarà proseguita nello stesso spirito, e si ribadisce che la trasparenza e il rigore, lodevolmente perseguiti dalla precedente Presidenza, con pari impegno e altrettanta serenità, sono perseguiti anche dagli attuali Superiori.” Una società esterna è davvero in grado di comprendere a fondo la specificità e la unicità dello Stato della Città del Vaticano?
La conclusione è obbligata, ma non scontata: “Il Governatorato tutto – Presidenza, Direttori, Capi Ufficio, impiegati e lavoratori – desidera riaffermare la comune ferma volontà di continuare ad impiegare tutte le forze nel servire, con fedeltà ed integrità totale, il Sommo Pontefice, nella consapevolezza del grande onore e della grande responsabilità, che esso ha nell’essere al servizio del Papa.” A firmare il testo Giovanni Card. Lajolo Presidente emerito, Giuseppe Bertello Presidente, Giuseppe Sciacca Segretario Generale, Giorgio Corbellini già Vice Segretario Generale.
Non ci sono le firme di Viganò o del suo immediato predecessore Renato Boccardo, segretario generale dal 2005 al 2009 e oggi vescovo di Spoleto.
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