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Papa Francesco: il malato è una persona

In mattinata papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri i medici, gli infermieri il personale amministrativo e i dirigenti del Gruppo ‘Villa Maria care and research’, sollecitandoli ad allargare il raggio di azione con l’acquisizione o la creazione di nuove strutture e l’ampliamento delle infrastrutture, necessari per la degenza dei malati e per la loro guarigione:

Papa Francesco: l’anziano può essere strumento di salvezza

Papa Francesco ha incontrato oggi i partecipanti a conclusione del primo Congresso internazionale di pastorale degli anziani, incentrato sul tema ‘La ricchezza degli anni’, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita presso il Centro Congressi ‘Augustinianum’ di Roma, a cui hanno partecipato circa 550 esperti ed operatori pastorali provenienti da 60 Paesi.

Papa Francesco: la vita umana è preziosa

A pochi giorni dalla domenica dedicata alla vita papa Francesco ha incontrato i partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione della Dottrina della Fede sul tema della cura delle persone nella fasi critiche e terminali della vita; ed è stato affrontato pure il tema della difesa dei più piccoli e vulnerabile, con nuove norme sui delicta graviora (i delitti più gravi) che si stanno mettendo a punto, richiamando il motu proprio di san Giovanni Paolo II:

Papa Francesco: le Beatitudini carta d’identità per il cristiano

Le Beatitudini ‘contengono la carta d’identità del cristiano, perché delineano il volto di Gesù stesso, il suo stile di vita’: lo ha detto papa Francesco, iniziando nell’udienza generale odierna in Aula Paolo VI, davanti a 7.000 persone, una nuova serie di catechesi incentrata sulle Beatitudini nel Vangelo di Matteo:

L’osservazione

Oggi tratteremo un’argomento a me molto caro, l’OSSERVAZIONE.

La mia carriera professionale nasce proprio dal bisogno di andare oltre il visibile, ed è proprio per questo, che sono diventata Psicologa Clinica.
Spero che quest’articolo possa essere un lampo di luce, che risvegli coscienze ancorate a schemi mentali precostituiti.

Iniziamo con la spiegazione semantica della parola Osservazione, che deriva dal latino “observatio-onis” ed è proprio l’atto di osservare, sia in maniera semplice tramite gli organi di senso, sia applicando la mente per formulare considerazioni, riflessioni.

A tale definizione, provando sempre ad andare oltre, aggiungiamo una semplice e schematica differenza tra vedere, guardare e osservare.
Vedere è un atto alquanto superficiale. Indica il percepire qualcosa con gli occhi, cogliere qualcosa con la vista in maniera poco approfondita o perfino involontaria.
Guardare è soffermare il proprio sguardo su qualcosa o qualcuno, dunque è la forma evoluta del vedere, implica maggiore attenzione.
Osservare significa posare lo sguardo per più tempo e con attenzione, per conoscere meglio, rendersi conto di qualcosa. Dunque, osservare presume un sostanziale coinvolgimento non solo dei nostri sensi, ma impone una partecipazione attiva degli schemi cognitivi, e un notevole coinvolgimento della nostra psiche, intesa come dimensione nella quale coesistono in maniera ben integrata un insieme di funzioni proprie della persona (cerebrali, emotive, affettive e relazionali).

Osservare è – evidentemente – un’ azione profonda, che ci consente di entrare nell’impalpabile mondo dell’invisibile agli occhi. È un importante risorsa, che ha a disposizione l’essere umano ed in base alla sua capacità di risvegliarla, affinarla, esercitarla, potrà trasformare la sua esistenza da semplice vita costellata da mille cose ovvie, ad una vita alimentata dall’originalità. Una vita desiderosa di scoprire l’incerto, che tanto sconvolge, ma che talvolta potrebbe rappresentare una via percorribile per ritrovare noi stessi. Arrendendoci al naturale flusso del divenire, possiamo scoprire che ciò a cui ci aggrappiamo – talvolta – non è sempre ciò che può condurci al benessere.

Tutto inizia con l’osservazione.

Allineiamoci ad osservare il nostro universo con la speciale lente volta alla consapevolezza di dover necessariamente lasciar andare. Lasciamo che la nostra essenza fluisca senza opporre ad essa alcuna resistenza, scegliamo consapevolmente di arrenderci di fronte a quell’immagine riflessa di noi stessi, spesso non rispondente ai reali bisogni della nostra anima.
In psicologia, una delle tante tecniche per allinearsi all’osservazione è la Tecnica della Fotografia. Uno speciale strumento di riflessione e cambiamento.

Proviamo insieme ad utilizzare questo metodo, che non fornirà significati precostituiti. Infatti, il terapeuta non è colui che si sostituisce agli altri, bensì si pone funzionalmente come guida a scoprire significati personali.
Esploriamo attraverso le fotografie le nostre emozioni, sensazioni, ricordi, percezioni di noi stessi o degli altri. Successivamente possiamo pensare a dei semplici obiettivi e pian piano prenderemo decisioni.

Il primo passo sarà quello di scegliere una fotografia, non importa se bella o brutta, l’importante è l’efficacia del metodo, che davvero può migliorare la qualità della nostra vita.

Una volta scelta la foto iniziamo a farci alcune domande:
– Perché ho scelto questa foto e non un’altra? C’è sempre una motivazione che spinge le nostre scelte.
– Che cosa rappresenta per me quest’immagine? E qualora dovesse ispirarci qualcosa, che non ci piace, cercheremo in noi stessi l’opposto di quello che ci suggerisce l’immagine, andando a rovistare nello scrigno dei nostri valori più importanti; gli stessi che guidano le nostre scelte di vita.

Osservare vuol dire andare oltre e dunque, dinanzi all’immagine che abbiamo scelto, dobbiamo necessariamente analizzare il contesto più ampio, che vuol dire porre la nostra attenzione su alcuni elementi spesso trascurati (ambiente, colori, eventuali persone presenti, chi ha scattato la fotografia e il suo intento a ritrarre quel preciso istante, sfondo e non un altro).

Come potete notare tutto ciò che vuole avere utilità psicologica, necessita di un notevole impegno personale, se vogliamo provare ad andare oltre, dobbiamo imparare a porci le giuste domande mentre osserviamo. Per rendere ciò attuabile, iniziamo dal singolo dettaglio, per giungere alla pienezza del contesto fisico, ampio e allargato. Tutto questo ci aiuterà a comprendere meglio i nostri comportamenti di vita; altro non sono che singoli dettagli, che si influenzano a vicenda, gli uni con gli altri.

Il contesto fisico, però, ha poco senso se non è collegato a quello temporale, passato, presente e futuro; e ritorniamo a porci domande:
– Quale momento della mia vita rappresenta quest immagine?
– Quale direzione futura posso delineare?
Teniamo presente che considerare il contesto temporale ci aiuterà a comprendere il senso delle nostre azioni, pensieri, emozioni, per poi trasformarli. Siamo noi artefici della nostra storia e pertanto possiamo scegliere quali comportamenti agire, quali perseguire, quali invece abbandonare perché non funzionali al nostro obiettivo di benessere.

Questa tecnica sperimentata più volte, vi permetterà di acquisire abilità osservative sempre più affinate e successivamente estenderle al contesto quotidiano, osservando ciò che vi circonda, con una rinnovata prospettiva.
La chiave di lettura privilegiata resta sempre quella di porvi domande di qualità, ovvero quelle in grado di farvi progredire, di farvi andare oltre. Per fare ciò, è necessario disattivare il pilota automatico dei vostri schemi mentali – la famosa zona di comfort -, costituita anche da paure e limiti, che inevitabilmente impediscono il vero cambiamento.

Scelgo di non aggiungere altre informazioni, lascio aperta la porta all’introspezione personale, per una fattiva interazione volta all’arricchimento reciproco.

Buona lettura e buon cammino.

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IPM Nisida, “Ricomincio da te. La funzione educativa e sociale dello sport”

Giovedì 30 gennaio 2020 dalle ore 15.00 alle 17.00 si svolgerà presso l’Isituto Penale per Minorenni in via Nisida 59 a Napoli un incontro dal tema “Ricomincio da te. La funzione educativa e sociale dello sport”, un talk con i ragazzi di Nisida, che incontreranno autorevoli personaggi dello sport e non solo: il Direttore IPM Nisida, Dott. Guanluca Guida; la Presidente “Carcere possibile Onlus”, Avv. Annamaria Ziccardi; la Presidente “Comitato Ad Astra Odv”, Dott.ssa Giovanna Passariello; il Garante detenuti Regione Campania, Dott. Samuele Ciambriello; il Presidente comitato di volontariato e promozione Universiadi 2019, Consigliere regionale Dott. Carmine De Pascale; Giuseppe Bruscolotti, già Capitano SSCN, Campione d’Italia 1987; Avv. Francesco Postiglione, già pallanuotista, già nuotatore Medaglia Oro Euro 88 e Medaglia Bronzo Olimpiadi 96; Matteo Ciccarelli, Campione del mondo subuteo 2018.

Scrive sul suo diario Facebook la Presidente del “Comitato Ad Astra Odv”, Dott.ssa Giovanna Passariello, del Comitato organizzativo dell’evento: “Instancabili… a testa bassa verso le mete… perché una società civile si vede dall’ impegno dei suoi cittadini nell’ aiutare il prossimo. We Serve! Ad Astra, Lions Club principessa Sichelgaita, Branch Salerno Minerva Minerva e Villa Romana di Ricigliano, con l’Associazione Carcere Possibile e la preziosa collaborazione della Casa Editrice Argento Vivo, incontreranno i ragazzi di Nisida insieme ad autorevoli personaggi del mondo dello Sport. Ogni sfida si può vincere se quando cadi trovi sempre la forza di rialzarti!Grazie Maria Catino Chechile, Livia Serritella, Dany Iuorio, Rosaria Chechile ed il nostro carissimo direttore William Silvestri. Sempre Avanti e sempre meglio. Grazie”.

Come spiega il Vicepresidente del vulcanico Comitato Ad Astra, l’Avv. Giancarlo Pezzuti, lo scopo di questo incontro è semplice: “Lo sport è sinonimo di impegno e consiste nel mettersi alla prova, nel superare i propri limiti e nel realizzare i propri sogni. Lo sport è considerato dai giovani una delle ruote più importanti dello sviluppo della vita; svolge un ruolo importantissimo nella formazione, nello sviluppo e nell’educazione, per molti è un’opportunità con cui tenere in allenamento il fisico e la mente, per altri ancora è una guida educativa. Un ulteriore aspetto su cui soffermarsi è la capacità di vivere in un gruppo. Sentirsi parte di un determinato contesto sociale è uno dei bisogni primari di ciascuno individuo, un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile. Una delle principali motivazioni dei giovani nello sport è legata al desiderio di vivere e di raggiungere obiettivi sentendosi parte di un gruppo, in cui si crea un forte legame fra tutti i componenti. Tali obiettivi possono essere raggiunti grazie all’impegno e alla fiducia in noi stessi, il che significa assaporare una piacevole sensazione sia durante l’attività sia quando si è conclusa. Essere sportivi significa saper accettare una sconfitta e da essa ripartire con determinazione. Chi parte svantaggiato non deve avere alibi. Chi subisce un gol non deve deprimersi, non deve uscire dal campo. Un evento negativo nella vita non deve farci dimenticare i nostri sogni e non deve farci smettere di sognare. Non sempre possiamo vincere. Quando abbiamo dato tutto per poter vincere è possibile che il nostro avversario sia stato più bravo, o più fortunato. Ma il nostro orgoglio deve essere di uscire dal campo con “la maglietta sudata”. Lo stesso vale nella vita. Il primo passo per accettare la vittoria dell’avversario è congratularsi con lui e stringergli la mano. Non sempre possiamo raggiungere i nostri sogni, ma il nostro sogno principale deve essere quello di dare tutto per poterli raggiungere”.

In chiusura dell’evento che ha visto la sinergica collaborazione di varie associazioni e Casa Editrice Argento Vivo con il Suo direttore William Silvestri, ci sarà l’esibizione della giovanissima campionessa italiana di pugilato Miriam Tommasone con Chiara Saraiello, accompagnate dal loro maestro Guido De Novellis. La Presidente Lions Club Salerno Principessa Sichelgaita Maria Catino, sempre in prima linea nelle azioni concrete di interventi verso i giovani, saluterà i ragazzi e consegnerà ai relatori i Guidoncini Lions Club.

La Direzione dell’Istituto Penale per Minorenni – che dipende dal Ministero della Giustizia, attraverso il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, il Centro per la Giustizia Minorile per la Campania-Napoli – rivolge grande attenzione alla ricerca di nuovi modelli e iniziative trattamentali, educativi e sociali.
La presenza giornaliera media si attesta su circa 60 ragazzi, la maggior parte maschi, napoletani, giovani adulti. Per quanto riguarda gli stranieri, si tratta generalmente di ragazzi e ragazze di etnia rom, di origini serbe, croate o rumene, spesso nati in Italia. Vi è poi una parte residuale di ragazzi nordafricani. I delitti prevalenti sono contro il patrimonio (rapine), commessi in forma aggravata, e contro la legge sulle sostanze psicotrope (spaccio). Il 10% sono delitti di omicidio (tra tentato e consumato). Per quanto concerne la posizione giuridica è sempre prevalente l’utenza in espiazione pena rispetto a quella in custodia cautelare o in posizione giuridica mista.

Dott. Gianluca Guida è da più di vent’anni alla guida dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, viso dolce, espressione rassicurante, sguardo intenso di chi conosce il dolore e lo affronta con determinazione. Se il capo è sicuramente importante, è l’equipe tutta che ha reso e rende valida una struttura come quella di Nisida (Luciana Pennino/Napoliflash 24).

Un’anno fa, Luciana Pennino intervistò per Napoliflash 24 del 30 gennaio 2019, Dott. Gianluca Guida per capire in cosa consiste il “modello Nisida”, considerato dalla Commissione europea un esempio da seguire: “Dare importanza alla cura, delle relazioni e dei rapporti umani: questo è lo stile d’azione degli operatori dell’IPM di Nisida. Le nostre azioni dipendono direttamente dalle nostre emozioni. Se riusciamo a mitigare le emozioni antisociali, con ogni probabilità riusciremo a temperare i comportamenti antisociali. Uno degli elementi principali della cura e del recupero dei detenuti in generale è quello di renderli consapevoli e sicuri di capacità altre, da mettere in campo a fine detenzione. Negli ultimi anni il lavoro in carcere ha prodotto grande estrosità e fantasia, come i vini Fuggiasco e Fresco di galera, l’abbigliamento Codice a sbarre o Made in carcere, le uova al Cappone, il caffè Lazzarelle o i prodotti di bigiotteria A mani libere. Tuttavia il nostro Istituto, all’assioma lavoro=recupero del detenuto, preferisce la linea della terapia occupazionale. In questa prospettiva abbiamo impostato tutte le attività rivolte ai minori secondo il modello laboratoriale, i cui valori fondanti sono la sinergia, l’integrazione delle diversità, l’orientamento allo scopo comune, più che l’incentivazione della capacità di generare reddito”.
Gli ospiti dell’IPM di Nisida non sono ancora adulti, non sono più ragazzini. Li chiamano “giovani adulti”. Magari hanno genitori rivali tra loro, tutti hanno vissuto la strada e il crimine. C’è il rapinatore al suo primo colpo che può salvarsi e c’è quello che fin da piccolo ha respirato la camorra in casa. Storie diverse tra loro, tutte di emarginazione. Cambia solo il livello di pericolosità anche all’interno di una struttura, che una volta si chiamava “casa di rieducazione” e “carcere minorile”, oggi “istituto penale minorile”. Tutti sullo stesso campo di calcetto per una partita, fa parte del cosiddetto “trattamento” dei giovani detenuti. E qualche anno fa, metà giugno del 2016, lì è scoppiata una rissa tra due che si allarga a tutti igiocatori, di cui alcuni con familiari nella camorra di Forcella, della Sanità, di Ponticelli e di Secondigliano, tutti già maggiorenni tranne uno solo minorenne, di 17 anni. Nessuno dei dodici ragazzi che se le sono dati di santa ragione, ma tre agenti della polizia penitenziaria finiscono in ospedale.
In quell’occasione, il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Dott. Francesco Cascini commentava con Irene De Arcangelis per Napoli.repubblica.it del 19 giugno 2016: “Il recupero va fatto in una comunità per sfruttare al massimo la socialità. Queste cose possono succedere, accade anche tra adolescenti non reclusi. Anche se il problema non va sottovalutato e bisogna lavorare di più sui ragazzi vicini alla criminalità organizzata. Per ora teniamo già separati i più piccoli dai ragazzi più strutturati e vicini alla criminalità organizzata. Sicuramente sui cinquantacinque ragazzi ospiti di Nisida si può fare qualche separazione, ma senza eccedere, altrimenti saranno condannati all’isolamento. Si rischia di rendere più difficile il recupero. D’altra parte tra i 21 e i 25 anni la legge permette di mandare questi ragazzi in un carcere per adulti, ma se noi tentiamo sempre di trattenerli nelle strutture minorili è proprio per raggiungere quel recupero necessario”.
Recentemente, il 12 gennaio 2020 si è verificata una situazione di emergenza interna, per il grave episodio di una spedizione punitiva tra detenuti, creando altissima tensione. È successo che nel pomeriggio, all’atto dell’apertura delle celle, quando un gruppetto di sette detenuti, con il volto coperto da sciarpe e cappelli, armati di pietre e mazze di legno, hanno tentato di assaltare l’Ufficio del Preposto di Polizia Penitenziaria, dove si trovava un altro detenuto, che avrebbero voluto aggredire e linciare. I detenuti hanno assaltato l’Ufficio lanciando alcune pietre, rompendo alcuni vetri. Alcuni di loro hanno tentato di raggiungere il Reparto Osservazione/Infermeria, arrampicandosi alle pareti attraverso i tubi di scarico dell’acqua. Solo la lucidità, la prontezza di intervento e lo spirito di gruppo dei poliziotti penitenziari in servizio hanno permesso di limitare i danni, riuscendo con immensa fatica ed enorme rischio, a contenere e bloccare gli aggressori, mettendo fine a questa situazione critica.

L’Istituto Penale per Minorenni di Nisida è un’importante e significativa realtà della Città di Napoli, che si trova su un isolotto, quindi in una posizione isolata rispetto al contesto urbano, non raggiungibile con i mezzi pubblici.

“No no no no, niente voli speciali
e neanche traversate intercontinentali
per arrivarci basta solo la Cumana
Nisida è così vicina così lontana
(Edoardo Bennato).

Come canta Bennato – il cantautore, chitarrista e armonicista italiano, ritenuto da molti critici e musicisti uno dei più grandi rocker italiani – Nisida, questa isola-non isola, è vicina a Napoli ma non accessibile, proprio perché sede dell’IPM, tranne che in occasioni speciali, come lo sarà il prossimo 30 gennaio.
L’Isola di Nisida era proprietà del Duca di Amalfi e si è trasformata nel tempo, da lazzaretto fino a diventare Casa di rieducazione negli anni Trenta. All’interno della cinta muraria, la struttura è suddivisa in diverse palazzine: la prima, adiacente alla cinta muraria, è occupata dagli uffici della Direzione e del personale amministrativo. Due palazzine sono destinate all’accoglienza dei ragazzi/e, divisi per sesso. Un’altra palazzina è dedicata alle attività didattiche, vi si trova la biblioteca e gli uffici degli educatori, degli psicologi, e di tutto il personale dell’area pedagogica. Vi è il teatro, voluto da Edoardo De Filippo e diversi spazi dedicati ai laboratori di formazione professionale finanziati dalla Regione Campania. Si trova anche un orto ed un’area adibita alla pet – therapy, gestiti entrambi da alcuni ragazzi. Come spazi comuni all’aperto vi è un campo di calcio, uno di pallavolo/basket. Le celle sono ampie e luminose (finestroni grandi con inferriate che permettono un adeguato passaggio della luce), ed ospitano da 2 a 4 ragazzi/e. I bagni sono in buone condizioni con acqua calda sempre a disposizione e riscaldamento. All’interno c’è la televisione, l’armadio, il comodino e uno spioncino che permette ai poliziotti di controllare sia all’interno della cella che del bagno. Nella struttura femminile, oltre le celle, c’è la palestra, la sala comune ed il nido (con fasciatoio, culla, box e diversi giochi) per madri e bambini.

La costruzione del Castello di Nisida – oggi sede dell’Istituto Penale per Minorenni – forse di epoca tardo-angioina, fu riadattata in epoca moderna, a partire dal XVI secolo, come caposaldo nel sistema difensivo della Città di Napoli, pianificato dal Viceré Don Pedro de Toledo, che si estendeva da Baia fino allo Sperone. La trasformazione fu resa necessaria a seguito delle reiterate scorrerie del celebre “pirata Barbarossa” sulle coste della Calabria, su Ischia e su Procida. Il castello, così come l’intero isolotto, appartenne alla famiglia napoletana dei Macedonio, Duchi di Grottolella.
Nel 1626, anno della terribile epidemia di peste a Napoli, il Viceré Don Antonio Álvarez de Toledo volle che il castello fosse adibito a lazzaretto per raccogliere gli appestati. Durante il periodo del Regno delle Due Sicilie, in seguito al rafforzamento della flotta militare e delle mutate condizioni strategiche, la costruzione fu adibita all’internamento dei prigionieri politici. Le tribolate vicende che caratterizzano tali mutamenti furono arricchite da episodi più o meno eclatanti come ad esempio nel 1851 quando il Conte di Gladstone denunciò le disumane condizioni in cui versavano i detenuti. Ironia della sorta volle che, nel periodo post -unitario, il Castello divenne luogo di detenzione per gli ex funzionari del Regno delle Due Sicilie, a seguito dell’epurazione avviata dai Savoia nella Pubblica Amministrazione borbonica.

Messaggio comunicazioni sociali: dal testo alla Storia

Le parole dell’Esodo ‘Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria’ (Es 10,2) aprono il messaggio di Papa Francesco per la 54a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, pubblicato, secondo una consuetudine carica di significato, lo scorso 24 gennaio, memoria di San Francesco di Sales.

Papa Francesco: la Parola di Dio racconta la vita

Oggi, in tutto il mondo, si è celebrata la prima Domenica della Parola di Dio: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”.

Papa Francesco: i cristiani portatori del messaggio di salvezza

Nella basilica di san Paolo a Roma si è conclusa la settimana dell’unità tra cristiani con la celebrazione e l’omaggio dei rappresentanti delle tradizioni cristiane alla tomba dell’Apostolo e davanti all’urna di san Timoteo, compagno di Paolo, nell’altare a lui dedicato. Il papa ha riletto il passo degli Atti degli Apostoli da cui è stato tratto il tema della settimana: ‘Ci trattarono con gentilezza’, quando l’apostolo delle genti è bordo della nave che lo porta prigioniero a Roma. Tra tutti i più vulnerabili sulla nave sono i prigionieri, a Malta dopo il naufragio c’è la accoglienza che porta alla salvezza.

Papa Francesco: la Chiesa ha bisogno di sante coppie

Sposi evangelizzatori, in movimento e in ascolto dello Spirito Santo, maestri di prossimità e gratuità, sposi testimoni capaci di essere lievito: con questo mandato papa Francesco ha inaugurato l’Anno giudiziario, davanti ai membri del Tribunale Apostolico della Rota Romana, presentando Aquila e Priscilla, descritti negli Atti degli Apostoli, come un modello santo di vita coniugale, riprendendo la catechesi dello scorso 13 novembre:

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