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Papa Francesco racconta il pellegrinaggio di speranza

Come da tradizione al termine di ogni viaggio apostolico, in Aula ‘Paolo VI’ papa Francesco ha raccontato nell’’Udienza Generale, ai fedeli le emozioni ed i punti cardine del recente incontro a Budapest e in Slovacchia, che è stato ‘è stato un pellegrinaggio di preghiera, un pellegrinaggio alle radici, un pellegrinaggio di speranza. Preghiera, radici e speranza’.

Il Papa: la sinodalità esprime lo stile della Chiesa

Sabato scorso papa Francesco ha ricevuto in udienza i fedeli della diocesi di Roma, accompagnati dal vicario di Roma, card. Angelo De Donatis per illustrare il ‘processo sinodale’, che si aprirà tra qualche settimana con un intervento articolato che, addentrandosi nella Scrittura, ha messo a fuoco i punti nodali della natura e della missione della Chiesa e nel quale più volte il papa ha inserito sottolineature a braccio volte a far comprendere bene la sorgente e l’importanza del cammino sinodale a cui è chiamata la Chiesa in vista dell’Assemblea del Sinodo dei vescovi del 2023:

Papa Francesco ai Carmelitani Scalzi ribadisce la necessità della vita contemplativa

Prima di partire per il viaggio apostolico papa Francesco ha raccontato la vita contemplativa ai Partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati Carmelitani Scalzi, soffermandosi sui tre punti della riflessione affrontati nel capitolo, che sono quelli dell’ascolto, del discernimento e della testimonianza:

Il papa ai catechisti: trasmettete il Vangelo

Nell’udienza ai catechisti, che hanno partecipato all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione su ‘Catechesi e Catechisti per la Nuova Evangelizzazione’, papa Francesco ha offerto alcune raccomandazioni ribadite nel recente viaggio apostolico per non disperdere la tradizione cattolica:

Papa Francesco ai movimenti chiede testimonianza

Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ieri 16 settembre, aveva convocato a Roma i Moderatori, i Presidenti e i Responsabili internazionali di tutti i movimenti ecclesiali, le nuove comunità e le associazioni riconosciute o erette dalla Santa Sede, per riflettere sul tema ‘La responsabilità di governo nelle aggregazioni laicali. Un servizio ecclesiale’, per approfondire i temi contenuti nel decreto generale ‘Le associazioni internazionali di fedeli’ con lo scopo di riflettere sull’esercizio dell’autorità nelle aggregazioni laicali.

Papa Francesco ribadisce che il matrimonio è sacramento

Papa Francesco, appena atterrato ieri a Roma, si è fermato a pregare nella Basilica di Santa Maria Maggiore, davanti all’icona della Vergine Salus Populi Romani. Al termine ha fatto rientro in Vaticano e nel colloquio con i giornalisti sull’aereo di ritorno si è concentrato sui temi della famiglia, dell’aborto e della pandemia da Covid 19, ma innanzitutto ha tracciato un quadro sul cristianesimo:

“Mi ha colpito il senso dell’ecumenismo, per esempio, che voi avete, con una profondità grande. E questo mi ha colpito… L’Unione Europea non è una riunione per fare le cose…, è un fatto molto spirituale, c’è uno spirito alla base dell’Unione Europea, che hanno sognato Schuman, Adenauer, De Gasperi, questi grandi: tornare lì. Perché c’è un pericolo: che sia soltanto un ufficio di gestione, l’Unione Europea, e questo non va. Deve andare proprio alla mistica, cercare le radici dell’Europa e portarle avanti. E credo che tutti i Paesi debbano andare avanti”.

Una domanda non poteva non riguardare le vaccinazioni con un ricordo ai vaccini contro il morbillo e la poliomelite: “Forse, questo è venuto per la virulenza e l’incertezza non solo della pandemia, ma anche della diversità dei vaccini, e anche per la fama di alcuni vaccini che non sono adatti o sono un po’ più che acqua distillata. Questo nella gente ha creato una paura. Poi, altri dicono che è un pericolo perché con il vaccino ti entra il vaccino dentro, e tante argomentazioni che hanno creato questa divisione. Anche nel Collegio cardinalizio ci sono alcuni ‘negazionisti’ e uno di questi, poveretto, è ricoverato con il virus. Mah, ironia della vita… In Vaticano, tutti vaccinati, tranne un piccolo gruppetto che si sta studiando come aiutarli”.

Eppoi ha raccontato l’incontro con il presidente Orban: “Il primo tema è stato l’ecologia. Davvero, chapeau a voi ungheresi per la coscienza ecologica che avete. Impressionante. Mi ha spiegato come purificano i fiumi…, tante cose che io non sapevo! E questa è stata la cosa principale. Poi io ho domandato sull’età media, perché sono preoccupato dell’inverno demografico. In Italia, se non sbaglio, l’età media è 47 e credo che la Spagna peggio ancora. Tanti villaggi vuoti o con una decina di anziani… è una preoccupazione seria… Come si risolve? E lì il Presidente mi ha spiegato la legge che hanno per aiutare le coppie giovani a sposarsi, ad avere figli. E’ interessante. E’ una legge… non so… assomiglia abbastanza a quella francese ma più sviluppata. Per questo i francesi non hanno il dramma che ha la Spagna e che abbiamo noi [in Italia]”.

Per questo ha ribadito la sacralità del matrimonio: “Il matrimonio è un sacramento. Il matrimonio è un sacramento. La Chiesa non ha il potere di cambiare i sacramenti così come il Signore li ha istituiti. Queste sono leggi che cercano di aiutare la situazione di tanta gente, di orientamento sessuale diverso. E questo è importante, che si aiuti la gente. Ma senza imporre cose che, per la sua natura, nella Chiesa non vanno”.

Però sono gli Stati a legiferare: “ Ma se loro vogliono portare la vita insieme, una coppia omosessuale, gli Stati hanno possibilità civilmente di sostenerli, di dare loro sicurezza di eredità, di salute,… I francesi hanno una legge su questo, non solo per gli omosessuali, per tutte le persone che vogliono associarsi. Ma il matrimonio è il matrimonio. Questo non vuol dire condannare le persone che sono così, no, per favore, sono fratelli e sorelle nostri. Dobbiamo accompagnarli. Ma il matrimonio come sacramento è chiaro, è chiaro… Ma per favore non fare che la Chiesa rinneghi la sua verità. Tanti, tante persone di orientamento omosessuale si accostano al sacramento della penitenza e si accostano per chiedere consiglio ai sacerdoti, e la Chiesa li aiuta ad andare avanti nella propria vita, ma il sacramento del matrimonio non va”.

Eppoi una domanda sulla comunione a chi ‘favorisce’ l’aborto: “No, io mai ho rifiutato l’Eucaristia a nessuno, a nessuno. Non so se sia venuto qualcuno che era in questa condizioni, ma io mai, mai ho rifiutato l’Eucaristia. E questo già da prete. Mai… La Comunione è un dono, un regalo; la presenza di Gesù nella sua Chiesa e nella comunità. Questa è la teologia”.

Ed a proposito di aborto ha ribadito che è omicidio: “L’aborto è più di un problema, l’aborto è un omicidio. L’aborto… senza mezze parole: chi fa un aborto, uccide. Prendete voi qualsiasi libro di embriologia, di quelli che studiano gli studenti nelle facoltà di medicina. La terza settimana dal concepimento, alla terza settimana, tante volte prima che la mamma se ne accorga, tutti gli organi stanno già lì, tutti, anche il DNA. Non è una persona? È una vita umana, punto. E questa vita umana va rispettata”.

(Foto: Santa Sede)

Il papa affida il popolo slovacco al Madonna dei sette dolori

Giunto all’ultima tappa del viaggio apostolico papa Francesco ha celebrato la messa al Santuario della Madonna dei sette dolori di Šaštín, venerata nel giorno odierno dalla Chiesa locale, disegnando l’identikit dell’autentico fedele di Cristo attraverso il disegno del logo del viaggio in Slovacchia:

Papa Francesco ai giovani: non siate tristi

A Kosice papa Francesco ha incontrato i giovani, che gli hanno posto domande sulla ‘buona vita’ a cui ha risposto: ‘Ci vogliono amore ed eroismo per fare grandi cose nella vita’,  additando loro l’esempio della Beata Anna Kolesarova, la ‘Santa Maria Goretti’ di Slovacchia, uccisa durante la Seconda Guerra mondiale da un soldato sovietico che voleva abusare di lei e beatificata nel 2018.

Papa Francesco: la croce è la gloria di Dio

Celebrando la santa messa della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, davanti a più di 30.000 fedeli cattolici di rito bizantino, riuniti nel piazzale antistante il palazzetto dello sport di Presov, papa Francesco ha chiesto di non ridurre la Croce a semplice simbolismo politico, come ha dichiarato san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi:

“La croce era strumento di morte, eppure da lì è venuta la vita. Era ciò che nessuno voleva guardare, eppure ci ha rivelato la bellezza dell’amore di Dio. Per questo il santo Popolo di Dio la venera e la Liturgia la celebra nella festa odierna.

Il Vangelo di San Giovanni ci prende per mano e ci aiuta a entrare in questo mistero. L’evangelista, infatti, stava proprio lì, sotto la croce. Contempla Gesù, già morto, appeso al legno, e scrive: ‘Chi ha visto ne dà testimonianza’. San Giovanni vede e testimonia”.

Ma cosa ha visto l’apostolo Giovanni?, ha chiesto il papa: “Certamente quello che hanno visto gli altri: Gesù, innocente e buono, muore brutalmente tra due malfattori. Una delle tante ingiustizie, uno dei tanti sacrifici cruenti che non cambiano la storia, l’ennesima dimostrazione che il corso delle vicende nel mondo non muta: i buoni vengono tolti di mezzo e i malvagi vincono e prosperano”.

Per questo la croce sembra un fallimento: “Agli occhi del mondo la croce è un fallimento. E anche noi rischiamo di fermarci a questo primo sguardo, superficiale, di non accettare la logica della croce; non accettare che Dio ci salvi lasciando che si scateni su di sé il male del mondo.

Non accettare, se non a parole, il Dio debole e crocifisso, e sognare un dio forte e trionfante. E’ una grande tentazione. Quante volte aspiriamo a un cristianesimo da vincitori, a un cristianesimo trionfalistico, che abbia rilevanza e importanza, che riceva gloria e onore. Ma un cristianesimo senza croce è mondano e diventa sterile”.

Invece san Giovanni vi ha visto l’opera di Dio: “Ha riconosciuto in Cristo crocifisso la gloria di Dio. Ha visto che Egli, malgrado le apparenze, non è un perdente, ma è Dio che volontariamente si offre per ogni uomo. Perché lo ha fatto? Avrebbe potuto risparmiarsi la vita, avrebbe potuto tenersi a distanza dalla nostra storia più misera e cruda. Invece ha voluto entrarci dentro, immergersi in essa. Per questo ha scelto la via più difficile: la croce”.

Dio ha scelto la croce per essere vicino all’uomo: “Perché non ci deve essere in Terra nessuna persona tanto disperata da non poterlo incontrare, persino lì, nell’angoscia, nel buio, nell’abbandono, nello scandalo della propria miseria e dei propri sbagli.

Proprio lì, dove si pensa che Dio non possa esserci, Dio è giunto. Per salvare chiunque è disperato ha voluto lambire la disperazione, per fare suo il nostro più amaro sconforto ha gridato sulla croce: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’. Un grido che salva. Salva perché Dio ha fatto suo perfino il nostro abbandono. E noi, ora, con Lui, non siamo più soli, mai”.

Ed ecco che il papa ha svelato come si ‘adora’ il Crocifisso: “Non si contano i crocifissi: al collo, in casa, in macchina, in tasca. Ma non serve se non ci fermiamo a guardare il Crocifisso e non gli apriamo il cuore, se non ci lasciamo stupire dalle sue piaghe aperte per noi, se il cuore non si gonfia di commozione e non piangiamo davanti al Dio ferito d’amore per noi.

Se non facciamo così, la croce rimane un libro non letto, di cui si conoscono bene il titolo e l’autore, ma che non incide nella vita. Non riduciamo la croce a un oggetto di devozione, tanto meno a un simbolo politico, a un segno di rilevanza religiosa e sociale”.

Da questa contemplazione nasce la testimonianza: “Se si immerge lo sguardo in Gesù, il suo volto comincia a riflettersi sul nostro: i suoi lineamenti diventano i nostri, l’amore di Cristo ci conquista e ci trasforma. Penso ai martiri, che hanno testimoniato in questa nazione l’amore di Cristo in tempi molto difficili, quando tutto consigliava di tacere, di mettersi al riparo, di non professare la fede.

Ma non potevano, non potevano non testimoniare. Quante persone generose hanno patito e sono morte qui in Slovacchia a causa del nome di Gesù! Una testimonianza compiuta per amore di Colui che avevano lungamente contemplato. Tanto da somigliargli, anche nella morte”.

E’ un invito a non cadere nella mediocrità della testimonianza: “La croce esige invece una testimonianza limpida. Perché la croce non vuol essere una bandiera da innalzare, ma la sorgente pura di un modo nuovo di vivere… Il testimone della croce non ricorda i torti del passato e non si lamenta del presente.

Il testimone della croce non usa le vie dell’inganno e della potenza mondana: non vuole imporre sé stesso e i suoi, ma dare la propria vita per gli altri. Non ricerca i propri vantaggi per poi mostrarsi devoto: questa sarebbe una religione della doppiezza, non la testimonianza del Dio crocifisso. Il testimone della croce persegue una sola strategia, quella del Maestro: l’amore umile”.

In conclusione ha invitato a conservare il ricordo dei testimoni: “Conservate il ricordo caro di persone che vi hanno allattato e cresciuto nella fede. Persone umili e semplici, che hanno dato la vita amando fino alla fine. Sono loro i nostri eroi, gli eroi della quotidianità, e sono le loro vite a cambiare la storia.

I testimoni generano altri testimoni, perché sono donatori di vita. E’ così che si diffonde la fede: non con la potenza del mondo, ma con la sapienza della croce; non con le strutture, ma con la testimonianza…

Con Giovanni, sul Calvario, c’era la Santa Madre di Dio. Nessuno come lei ha visto aperto il libro della croce e l’ha testimoniato attraverso l’amore umile. Per sua intercessione, chiediamo la grazia di convertire lo sguardo del cuore al Crocifisso. Allora la nostra fede potrà fiorire in pienezza, allora matureranno i frutti della nostra testimonianza”.

(Foto: Santa Sede)

A Bratislava papa Francesco condanna gli atti contro l’umanità

E’ stata intensa la prima giornata del viaggio apostolico in Slovacchia di papa Francesco nella città di Bratislava, dove ha incontrato al termine del giorno la comunità ebraica nella piazza Rybné námestie, in cui sorgevano la cattedrale di San Martino e la sinagoga Neolog, demolita nel 1969 dal governo comunista, per costruire il Ponte dell’Insurrezione nazionale, ossia il Ponte Nuovo.

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