Gli editoriali

Lo strumento di lavoro del Sinodo, in attesa di profezia

Il risultato di un sondaggio non è certo un documento esaltante. Anche perché coloro che seguono la vita dalla Chiesa e della società possono prevedere largamente le risposte a certe questioni. Così lo Strumento di Lavoro per il Sinodo sulla famiglia del prossimo ottobre non riserva particolari sorprese. La casistica è ampia (ma il Papa non aveva detto che non voleva la casistica?), sono enunciate le diverse situazioni in cui la famiglia è in difficoltà. Dalle guerre alle migrazioni alla vita sessuale i temi sono sempre gli stessi. da secoli.

Parola o gesto, Benedetto e Francesco raccontati da Georg Gänswein

Gesti e parole, logos e immagine, come può un Papa comunicare più efficacemente, come può più efficacemente “fare diplomazia”? Domande adatte ad un incontro universitario. Come quello che si è vissuto alla Pontificia Università della Santa Croce in un pomeriggio assolato di giugno pochi giorni prima di un grande evento mediatico e diplomatico: la preghiera nei Giardini Vaticani del Papa con i presidenti di Israele e Palestina. In un università non si fa cronaca, ma si studia la cronaca. Anche quella che per i media sembra ormai inutile. Così è nata l’idea di una giornata di studio che avesse come “pretesto” il libro “ Sull’aereo di Papa Benedetto” (ed Libreria Editrice Vaticana) che lo scorso anno ho pubblicato raccogliendo le conferenze stampa in aereo di Benedetto XVI. La prefazione è di Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e segretario di Benedetto.

Chi meglio di lui poteva aiutarci a capire il senso stesso di certe parole e il contesto stesso del modo di comunicare di Joseph Ratzinger nei grandi discorsi politici?  Al suo fianco Marco Tosatti, vaticanista di lungo corso, che ha raccontato il senso dei gesti nei viaggi papali e in particolare ha letto la gestualità di Papa Francesco.

“Modalità Francesco” la Terra Santa di Bergoglio*

Un viaggio in “modalità Francesco”, gesti spiazzanti e poco protocollo. Tre giornate di fuoco, tappe forzate tanto da non riuscire ad essere a Nazaret. Perché al di là della politica quello di Papa Francesco è stato un viaggio per far ripartire il dialogo. Tra le tre grandi religioni del libro, con quell’abbraccio tra il Papa e i suoi due amici, uno ebreo e uno islamico, davanti al Muro Occidentale. Nel quale lascia il testo del Padre Nostro. Tra le nazioni, con quell’invito “nella mia casa in Vaticano” ai presidenti di due Stati che ancora non si riconoscono. Ma soprattutto tra i cristiani, con la prima preghiera comune dopo molti secoli, davanti all’edicola del Santo Sepolcro. L’immagine del Papa di Roma e del Patriarca di Costantinopoli chinati a baciare la pietra dove Gesù è risorto è il più grande schiaffo allo scandalo della divisione dei seguaci di Cristo. E poi quei muri, quello santo del Tempio di Salomone, quello dannato che divide le famiglie tra Gerusalemme e Betlemme. E poi i bambini. Quelli per la cui vita il Papa ha pregato e gridato sulla Piazza della Mangiatoia di Betlemme, segno “diagnostico” per capire la salute di una famiglia, di una società, del mondo. Perché “Quando i bambini sono accolti, amati, difesi, tutelati nei loro diritti, la famiglia è sana, la società è migliore, il mondo è più umano”.

Dove Pietro ritorna*

Cinquanta’anni fa. Paolo VI in Terra Santa, Paolo VI che incontra Atenagora a Gerusalemme, Pietro che torna da dove è partito.  Due Papi dopo di lui sono tornati in Terra Santa: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ora arriva Francesco. E lo fa ricordando quel viaggio di cinquant’anni fa.  Quando Paolo VI ne parlò alla Curia Romana il 24 dicembre del 1963 disse: “ Noi speriamo di incontrare il Signore nel nostro viaggio”. Fu un tripudio di emozioni. Di organizzazione ce n’era ancora molto poca. Nessun rapporto diplomatico con Israele, lo stato palestinese era solo una teoria. Eppure fu un enorme successo.

Con il Papa in Terra Santa

Cinquant’anni dopo non è facile ricreare lo stesso effetto. Il viaggio di Papa Francesco in Terra Santa vuole celebrare quello di Paolo VI nel 1964. L’abbraccio con il Patriarca di Costantinopoli questa volta si trasforma in preghiera ecumenica nella Chiesa dell’Anastasis, davanti all’edicola del Santo Sepolcro. Nella Chiesa dove i cristiani celebrano la liturgia seconda divisioni orarie rigidissime tra le varie confessioni, per la prima volta il Papa di Roma, il Patriarca Armeno e quello Bizantino pregheranno insieme. Un fatto importante. Poco prima avranno firmato una ulteriore dichiarazione congiunta nella sede della Delegazione Apostolica di Gerusalemme. Ma dai tempi del viaggio di Paolo VI, che visitò Giordania, Israele e Palestina, molte cose sono cambiate. Così il viaggio di Francesco è diventato, in soli tre giorni, una corsa ad ostacoli per rispettare tutte le tappe che ormai sono obbligate per i nuovi rapporti tra gli stati.

Gli editori cattolici, serie B o risorsa sprecata?

Editoria cattolica. Già, per alcuni sembra una definizione di “serie B”. Perché gli autori che vendono preferiscono evitarla. O almeno i titoli “migliori” li danno agli editori “laici” o meglio dire commerciali. É una della questioni più spinose dell’era contemporanea. Da quando, dopo il Concilio in particolare, i cattolici si sono impegnati a fondo nel mondo della comunicazione. 

Santi come noi

Due Papi santi e, oggi lo sappiamo di certo, due Papi a concelebrare. Davvero la giornata dei quattro Papi sarà un evento difficilmente ripetibile.

Eppure per i fedeli che ogni giorno vanno in chiesa, i ragazzi che frequentano il catechismo, i pellegrini della Eucarestia in ogni parte del mondo, non è un evento eccezionale. Perché l’evento vero è quello che accade ogni volta che in una chiesetta sperduta il pane diventa Corpo di Cristo. L’evento degli eventi. E questo lo dobbiamo ricordare in questi giorni santi non per sminuire quello che viviamo, ma al contrario per renderlo fruttuoso e fecondo per tutti coloro che avranno partecipato.

Non si serve la Chiesa creando contrapposizioni

Due libri e due papi, uno santo e uno che ancora non si sa. A cantare le lodi di Francesco c’è la borghesia che non vuole essere borghese e cerca di pensare “moderno”, ma in effetti torna al “vecchio”. A parlare di fede e preghiera ci sono gli amici di Giovanni Paolo II ora santo.

Succede a Roma in un pomeriggio che sembra già estate, in un quartiere che ormai è il palcoscenico del mondo mediatico. Da una parte si parla di Giovanni Paolo II, dall’altra di Francesco. Si presentano due libri. Sembra quasi una contrapposizione voluta. E in effetti i due non potrebbero essere più diversi. Non solo per il tratto storico della loro vita, ma anche per la loro ecclesiologia e per la loro lettura del Concilio Vaticano II. Ma soprattutto per la lettura che ne danno alcuni media, alcuni ecclesiastici, e molti “lontani”.

Papa Francesco, i giovani e la povertà del peccato

“Anche questa è una povertà: la povertà del peccato.” Papa Francesco lo dice ai giovani fiamminghi che, accompagnati dal vescovo di Gent, lo sono andati a trovare in Vaticano. Le domande sono quelle che ti aspetti da giovani di un paese ricco e secolarizzato.

Un anno con Papa Francesco, che non è una pop star

É passato un solo anno e di fatto sembra molto di più. Perché Papa Francesco fin dalla sua elezione ci ha travolto con il suo modo informale e latinoamericano di fare. Tante cose da scrivere, novità nel linguaggio, gesti da decifrare, e un programma di pontificato da comprendere. Perché dalle molte cose che ogni giorno dovevamo raccontare, telefonate agli amici, abbigliamento, abbracci alla gente  e proverbi argentini, non riuscivamo a capire bene quale fosse la linea del pontificato.
In effetti era più semplice di quanto immaginassimo. E’ il Vangelo e il Magistero della Chiesa. Tradizione e Vangelo. Niente rivoluzione, nessuno stravolgimento, se non nello stile. 
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