Gli editoriali

Due anni con Papa Francesco: icona pop o Romano Pontefice?

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Il Papa dei poveri, il Papa della misericordia, il Papa delle periferie, il Papa che scuote la Chiesa, il Papa che piace alla gente…

Quanti ne abbiamo letti di questi titoli in due anni! Ma davvero Papa Francesco, a secolo Jorge Bergoglio, è una specie di “icona pop” che serve solo a fare campagna mediatica per l’immagine della Chiesa cattolica? Io penso che il Papa sia bene altro. Gli stessi media che hanno massacrato Benedetto XVI con della cattiverie banali, senza minimamente pensare a cosa davvero facesse per la Chiesa, ora esaltano Francesco. Il sospetto è che l’unico scopo sia quello di mettere in difficoltà la Chiesa cattolica che è il Popolo di Dio con il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e i  laici, come ci ricorda il Concilio Vaticano II.

Müller: la riforma della curia e la “romanità” della Chiesa cattolica

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“ La Curia non è una mera struttura amministrativa, ma essenzialmente un’istituzione spirituale radicata nella missione specifica della Chiesa di Roma, santificata dal martirio degli apostoli Pietro e Paolo.” A scriverlo, alla vigilia del concistoro in cui si parlerà proprio di riforma della Curia è il cardinale Gerhard Müller, Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede che mette le basi teologiche del concetto stesso di riforma. Mentre le voci e i sussuri nei corridoi vaticani, molte le voci e le ipotesi nelle pagine dei giornali su come sarà la Curia che ha in mente Papa Francesco. Ma in effetti nulla di tutto questo è di fatto quello che Papa Francesco ha in mente. Ed è invece il cammino della “demondanizzazione” indicato da Benedetto XVI che Francesco segue. Il cardinale lo spiega ripercorrendo in pochi tratti il tema della collegialità e della sinodalità alla luce del Concilio Vaticano II in un lungo articolo sull’ Osservatore Romano.

Un Papa “americano” al congresso degli Stati Uniti

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Ormai è una consuetudine quella delle visite istituzionali dei Pontifici a parlamenti e Assemblee sovranazionali. E Papa Francesco prosegue la via aperta da Paolo VI negli anni del Concilio e percorsa con passione dai suoi successori. Dopo Giovanni Paolo II che parlò al palamento polacco e a quello italiano, dopo Benedetto XVI che fece un memorabile discorso a quello tedesco, arriva il turno di un Papa americano in America. E poco importa infondo se Francesco viene dal sud del continente e gli Stati Uniti sono il nord. La vista di Francesco al Congresso Usa il prossimo 24 settembre indica soprattutto un cambiamento di attenzione dall’ Europa all’ America.

L’Asia di Francesco, un inno alla famiglia

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É stato Paolo VI il primo Papa contemporaneo ad andare in Asia, il primo a visitare le Filippine, terra cattolica in un continente dove le religioni tradizionali sono altre. E proprio di Paolo VI il suo successore Francesco ha parlato a Manila, nel viaggio che ha riportato un Papa dopo venti anni nell’arcipelago. Giovanni Paolo II ha visitato due volte Manila, e Benedetto XVI aveva nel suo cuore un viaggio in Asia che non è riuscito ad organizzare. Ha affrontato viaggi più brevi e certo meno faticosi fisicamente, ma ha scelto le mete più impegnative in Europa, in Africa e in Medio Oriente, che avrebbero portato meno gente in piazza. Francesco ama le masse, le folle oceaniche che lo applaudono quando scherza e fa battute, o quando dice che bisogna imparare a piangere quando siamo colpiti dalla sofferenza. E molti si fermano lì. A quelle immagini, a quei gesti, alle foto degli abbracci. Ma Francesco non si ferma agli abbracci.

2014, l’anno della canonizzazione del Papa del genio femminile

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Il 2014 è stato l’anno della canonizzazione di Giovanni Paolo II. Per noi vaticanisti che ne abbiamo raccontato il pontificato è stata una emozione particolarissima. E ancora più per noi donne. Per Karol Wojtyła il genio femminile è stato qualcosa di grande e profondo da spiegare, non solo uno slogan mediatico.  Per questo ho scelto di pubblicare il capitolo del libro ” Giovanni Paolo II raccontato da chi lo ha raccontato” edito dalla TAU per la canonizzazione, che ho scritto pensando allo ” zio Lolek” come amava farsi chiamare dai giovani.  

Con il pontificato di Giovanni Paolo II inizia una vera novità: nasce la figura della vaticanista donna. Ormai sembra normale a tutti che ci siano donne che si occupano di cronaca vaticana, ma non era così negli anni ’70. Ma per Wojtyła la donna è complementare all’uomo. Ed ecco un altro patto, più nascosto forse, meno esplicito e con conseguenze pratiche meno evidenti, ma che hanno aperto una strada che fino a poco fa sembrava impercorribile; un patto molto più rivoluzionario. Quello tra Karol Wojtyła e il genio femminile, tra Giovanni Paolo II e le donne.

Il Papa, Castro e gli States, una storia lunga trent’anni

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Che ora è? sembra chiedere Giovanni Paolo II appena arrivato all’ aereoporto de l’ Habana nel 1998 a Fidel Castro. É una della foto più significative di quel viaggio, storico e irripetibile che arrivava dieci anni dopo un altro viaggio, quello del cardinale Etchegaray a nome del Papa. In quel viaggio si era deciso che il Papa visitasse la “perla dei Caraibi”. L’aveva definita così proprio Giovanni Paolo II salutandola a distanza nel 1984 dalla costa del Portorico.

Il Papa compie gli anni, ecco il nostro regalo

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Papa Francesco compie 78 anni e festeggia in piazza con la gente all’udienza generale.

Festa di popolo, canti e cori, selfie e altro. Ma quanto hanno ascoltato e ascoltano cosa davvero dice  Jorge Mario Bergoglio? Lui stesso in diverse occasioni ha detto che i media hanno stravolto la realtà delle cose. E usa le interviste per correggere mitologie cresciute come i funghi che cercano di strattonarlo per portarlo a favore di una parte o di un’altra.

Noi di Korazym abbiamo deciso di fare al Papa il regalo di non fraintenderlo. Di non usare la sue frasi semplici e d’effetto come spiegazione di una “dottrina alternativa” che non c’è.

Joseph Ratzinger, un teologo fedele al Magistero dei Papi

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Era il 1972, il Concilio Vaticano II era stato appena concluso. Ed aveva aperto molte porte. Un Concilio pastorale certo, ma che dalla pastorale aveva investito molte questioni dottrinali. Che erano rimaste aperte. E non solo sul dialogo ecumenico o interreligioso, sulla libertà religiosa o sulla dottrina sociale, ma anche su temi più quotidiani come la famiglia.

Così il compiuto era passato dai vescovi ai teologi. La Chiesa era in piena sperimentazione. Il ’68 in effetti era nato prima nella Chiesa con i fermenti che erano arrivati al Concilio.

Ora, dopo la celebrazione della Assise, si doveva rimettere ordine. Tra i teologi che in quel post Concilio lavoravano per presentare delle idee c’era anche Joseph Ratzinger e anche lui entrò nel grande laboratorio di idee post conciliare. E anche sul tema ancora in piena discussione e sempre caldo della piena partecipazione alla Eucarestia dei divorziati risposati civilmente.

Giustizia e carità per le nullità matrimoniali, cosa ha detto il Papa

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Poche parole improvvisate che però hanno avuto un’eco molto vasta. Mercoledì mattina 5 novembre Papa Francesco ha incontrato i partecipanti al Corso che la Rota Romana organizza dal 2011, da quando con il motu proprio Quaerit Semper Papa Benedetto XVI l’ha resa competente nei procedimenti di dispensa del matrimonio rato e non consumato e nelle cause di nullità della Sacra Ordinazione.

“Visto che da diverse Nazioni il ricorso a questa Grazia Pontificia per i matrimoni non consumati è molto ridotto, se non proprio assente- si legge nella nota della Rota Roma- si è pensato di offrire una nuova forma del Corso di formazione, già da molti anni esistente prima presso la Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e poi dal 2011 presso la Rota Romana, condensato nell’arco di una settimana. 

Il Corso è destinato agli Officiali di Curia o dei Tribunali Ecclesiastici Regionali e Diocesani, agli studenti delle Facoltà di Diritto Canonico nei cui piani di studio è riconosciuto come disciplina speciale e a coloro che sono impegnati nei consultori Familiari.”

Papa Francesco ha ricordato alcuni punti fondamentali: la necessità di una giustizia certa, rapida ed accessibile a tutti nelle questioni matrimoniali.

Un sinodo tutto da capire

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Strano questo Sinodo straordinario appena concluso. Una formula che era stata abbandonata nel 1985. Due settimane sono poche per ragionare, e i presidenti delle Conferenze episcopali non sempre sono i più adatti a discutere. Sono abituati a mediare più che a portare idee. Molti dei sinodali è chiaro che un sinodo non lo avevano mai seguito. Ed è stato evidente che un gruppetto lo voleva guidare senza lasciare spazio alle alternative. Cominciamo dalla poca trasparenza. Scegliere di non pubblicare i singoli interventi ha messo in difficoltà parecchi vescovi. Perché i loro fedeli volevano sapere e seguire lo sviluppo del dibattito e soprattutto chi aveva detto cosa. Cosa che del resto si era saputa per decenni. Il Bollettino del Sinodo è base e fonte per la storia della Chiesa.

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