Gli editoriali

Papa Francesco: pace è cammino di speranza e di riconciliazione

Presentando il messaggio per la 53^ Giornata mondiale per la pace di papa Francesco, ‘La pace come cammino di speranza. dialogo, riconciliazione e riconversione ecologica,  il sottosegretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, prof.ssa Gabriella Gambino, aveva sottolineato che il luogo principale dell’insegnamento di una pedagogia della pace come cammino di speranza è la Chiesa:

Breslavia: i giovani raccontano l’ospitalità di Taizè

Dal 28 dicembre la città polacca di Breslavia ospita i giovani europei di Taizè, che in questo anno hanno camminato, approfondendo la dimensione dell’ospitalità attraverso proposte concrete, che “invitano i cristiani a scoprire in Dio la fonte dell’ospitalità. Questo ci porta a mettere in discussione l’immagine che abbiamo di Dio: egli non esclude mai, accoglie tutti. Insieme ai miei fratelli, vediamo che l’esperienza dell’ospitalità coinvolge non solo i cristiani delle diverse Chiese ma anche i credenti di altre religioni e le persone non credenti”.

Natale: Dio bussa al cuore umano

“Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti. E’ così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero”.

50 anni di sacerdozio di papa Francesco

“Io stavo frequentando il collegio industriale, studiavo chimica, e un 21 di settembre, per questo me lo ricordo sempre, sono uscito per andare a passeggiare con i miei compagni e sono passato per la chiesa di Flores. Io andavo alla chiesa di Flores, a San José. Sono entrato, sentivo che dovevo entrare: quelle cose che senti dentro e non sai cosa sono.

E ho guardato, era un po’ buio, era un mattino di settembre, forse le 9, e ho visto un sacerdote che camminava, non lo conoscevo, non era di quella chiesa. E si siede in uno dei confessionali, l’ultimo sulla sinistra guardando l’altare. Non so cosa sia successo poi. Ho avuto la sensazione che qualcuno mi afferrava dentro e mi portava nel confessionale.

Certo, gli ho raccontato le mie cose, mi sono confessato… ma non so cosa sia successo… Là, ho sentito che dovevo essere sacerdote. Ne ero certo, ne ero certo. Invece di andare a passeggiare con gli altri, sono tornato a casa, perché ero come emozionato. Dopo, ho proseguito i miei studi e tutto il resto, ma deciso a seguire quel cammino”.

Così papa Francesco raccontava la propria vocazione sacerdotale in un’intervista radiofonica nel novembre 2012 ed i primi auguri pervenutigli arrivano dalla diocesi di Roma attraverso il vicario della capitale, card. Angelo De Donatis:

“La Chiesa di Roma non si dimentica di pregare per Lei Santo Padre. Per Lei sale a Dio la preghiera dei piccoli, dei bambini delle nostre comunità, che Lei benedice con affetto di Padre. Sale al Signore per Lei la preghiera dei poveri, che Lei ama in modo privilegiato; la preghiera degli anziani e dei malati, che offrono le loro sofferenze per la Chiesa.

Per Lei è la preghiera dei giovani, spinti dal Suo entusiasmo missionario; e delle famiglie, chiamate a vivere la Gioia dell’Amore. Per Lei è la preghiera di tutti noi, pronti a portare il Vangelo della gioia. E la preghiera dei ministri ordinati, chiamati a camminare insieme al Suo passo per le periferie esistenziali della nostra città. Per Lei è la preghiera dei consacrati e delle consacrate, segno di speranza per la nostra Chiesa.

Per Lei, per la Chiesa e per il mondo, è tutta la nostra preghiera, come anche il ringraziamento per come ci sta portando per mano per le vie dell’uomo, ‘misericordiando’, con uno sguardo di amore e di tenerezza. Una preghiera quotidiana si innalza per Lei, successore di Pietro, da questa sua città.

Oggi in particolare rendiamo grazie al Signore per il dono delle Sue mani consacrate cinquanta anni fa, che sono levate in alto per intercedere per noi, e che sono protese verso tutti per trasmettere amore. Senta queste Sue mani alzate sostenute dalle nostre, ogni giorno, in ogni istante. Auguri di cuore, Santità!”

Anche il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ha ringraziato il papa per la sua testimonianza: “Beatissimo Padre, nello scorrere dei giorni, ci sono date che non scandiscono solo il passare del tempo, ma acquistano un sapore particolare e diventano preziosa opportunità di gratitudine a una persona amata. Così, in occasione del 50° anniversario della Sua ordinazione sacerdotale, la Chiesa che è in Italia partecipa con la sua preghiera di lode e di ringraziamento al Signore.

La Sua testimonianza, i Suoi insegnamenti, le parole e i gesti che ci dona, sono storia che si fa vita. La ringraziamo, Santità, perché non smette di ricordarci l’importanza di vivere ‘la missione come un servizio a Dio e al suo popolo’, nonostante tutte le difficoltà del cammino. E’ un percorso impegnativo ed entusiasmante che c’impegniamo a seguire con semplicità, umiltà e vigore…

 Grazie, perché con il Suo sguardo attento e amorevole ridona alla Chiesa la gioia del Vangelo. Ci assicura che la chiamata è un dono prezioso da custodire e da far fruttare in una vita piena; è lo sguardo sulla realtà, fondato su un ascolto maturo, che consente di incrociare le sofferenze dell’umanità, fino a sentirle nostre, con la misericordia del Padre. Grazie, perché con parresia ci mette in guardia da un rischio diffuso: l’incapacità di contemplare e ringraziare.

Grazie, per la Sua paternità spirituale: non si stanca, Lei per primo, di ‘prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare’. E’ Pastore di una Chiesa che accorcia le distanze, è vicina alle vicende delle persone, s’incarna nella loro storia, s’inginocchia, fascia e cura le ferite. E sa anche farsi curare nelle sue imperfezioni umane.

Grazie, perché dopo cinquant’anni non ha perso la gioia di sentirsi chiamato ogni giorno e, con essa, ci sprona ad andare avanti con umiltà e coraggio; soprattutto, conservando una fiducia sconfinata nella misericordia di Dio e dedicandoci, a nostra volta, con generosità al ministero affidatoci”.

Nel discorso ai parroci romani nel marzo 2014 il papa ha sottolineato il valore della misericordia in azione in ogni ‘ospedale da campo’: “La Chiesa oggi possiamo pensarla come un ‘ospedale da campo’. Questo scusatemi lo ripeto, perché lo vedo così, lo sento così: un ‘ospedale da campo’. C’è bisogno di curare le ferite, tante ferite! Tante ferite! C’è tanta gente ferita, dai problemi materiali, dagli scandali, anche nella Chiesa… Gente ferita dalle illusioni del mondo…

Noi preti dobbiamo essere lì, vicino a questa gente. Misericordia significa prima di tutto curare le ferite. Quando uno è ferito, ha bisogno subito di questo, non delle analisi, come i valori del colesterolo, della glicemia… Ma c’è la ferita, cura la ferita, e poi vediamo le analisi. Poi si faranno le cure specialistiche, ma prima si devono curare le ferite aperte.

Per me questo, in questo momento, è più importante. E ci sono anche ferite nascoste, perché c’è gente che si allontana per non far vedere le ferite… Mi viene in mente l’abitudine, per la legge mosaica, dei lebbrosi al tempo di Gesù, che sempre erano allontanati, per non contagiare”.

Auguri Santità dalla redazione di Korazym

Aiuto al suicidio, giudici creativi e la profezia di Livatino

Papa Francesco, durante l’udienza ai membri del Centro Studi Rosario Livatino dello scorso 29 novembre, è tornato sui ‘valori non negoziabili’, riaffermando la sacralità della vita contro qualsiasi arbitrio statale, in particolare, per l’attualità delle pronunce, contro orientamenti creativi della giurisprudenza.

Il pensiero non può non andare alla recente sentenza della Consulta, che ha dichiarato illegittimo l’art. 580 c.p., rubricato ‘aiuto al suicidio’, “nella parte in cui non esclude la punibilità di chi […] agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”.

Prendendo a modello la l. 219/2017, che introduce nel nostro ordinamento le disposizioni anticipate di trattamento, la Corte depenalizza, in modo più o meno velato, il suicidio assistito. Infatti, le disposizioni anticipate di trattamento permettono l’interruzione delle cure e il distacco dei supporti vitali, mentre la pronuncia sul ‘caso Fabo’ accoglie l’idea che sia legittimo un intervento commissivo, che provochi direttamente il decesso di chi ha manifestato il proposito suicidario.

Certo, le condizioni perché l’aiuto al suicidio sia ammissibile sono particolarmente rigide, almeno sulla carta: l’aspirante suicida (così è definito in sentenza) deve essere affetto da una patologia irreversibile; la malattia deve essere fonte di sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili; il paziente deve essere mantenuto in vita da trattamenti di supporto vitale; deve mantenersi integra la capacità d’intendere e volere dell’aspirante suicida.

In primo luogo, è evidente l’oggettiva flessibilità dei criteri posti dalla Corte Costituzionale, tale da vanificare lo sforzo per frenare spinte eutanasiche a cui siamo stati abituati dai nostri ‘vicini di casa’ francesi, inglesi, olandesi. Tutto dipende dalla percezione soggettiva del malato, che sicuramente libera non sarà, visto che il nostro Stato non eccelle nel fornire adeguata assistenza e valide cure palliative.

Di fronte al dolore fisico, ma ancor di più all’inesorabile scorrere dei giorni, con la sola assistenza dei congiunti, che si disperano per offrire dignità, chi non preferirebbe la morte? Emozionalmente, la scelta sarebbe tracciata a monte: nessuno vuol sentirsi fardello per gli altri. Pertanto, la libertà della scelta del suicidio non è libera, ma direttamente o indirettamente coartata da una società che vede nella sofferenza la sconfitta, nell’assistenza ai malati terminali un inutile dispendio di energie, nel paziente un peso di cui liberarsi il prima possibile.

Se la giurisprudenza costituzionale arriva a utilizzare lo stesso principio personalista, di cui furono precursori i padri costituenti di area cattolica, come grimaldello per introdurre un gretto individualismo e far trionfare la cultura dello scarto, il monito di papa Francesco e il riferimento al giudice e martire Livatino, che già nel 1986 intuiva i rischi dell’affievolimento del principio di indisponibilità della vita umana, sono la guida per ogni giurista che si professi cattolico, ma ancor prima che abbia a cuore la dignità dell’uomo. Solo così la vita non sarà sacrificata sull’altare dell’efficientismo, ma sarà posta sempre ‘sub tutela Dei’, come amava vergare i propri appunti, in un profetico atto di fede, Rosario Livatino.

Papa Francesco chiede di non discriminare i disabili

‘Oggi rinnoviamo insieme l’impegno perché ogni persona con disabilità possa condividere i suoi doni in una comunità a cui appartenere e in cui partecipare’.

Il tweet di papa Francesco ha introdotto la giornata mondiale della disabilità, sottolineata anche nell’omelia a santa Marta: “Oggi la Chiesa fa l’elogio della piccolezza. Le cose di Dio incominciano germogliando da un seme, piccole. Gesù parla di questa piccolezza del Regno: il cuore piccolo, umile, che si apre alla rivelazione del Signore”.

Anche nel messaggio il papa ha sottolineato la necessità di un cambio di mentalità per evitare che esistano cittadini di seconda categoria, ribadendo la necessità di promuovere il diritto alla partecipazione per contrastare le discriminazioni:

“Si sono fatti grandi progressi verso le persone con disabilità in ambito medico e assistenziale, ma ancora oggi si constata la presenza della cultura dello scarto e molti di loro sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare. Tutto questo chiede non solo di tutelare i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie ma ci esorta a rendere più umano il mondo rimuovendo tutto ciò che impedisce loro una cittadinanza piena, gli ostacoli del pregiudizio, e favorendo l’accessibilità dei luoghi e la qualità della vita, che tenga conto di tutte le dimensioni dell’umano”.

Per il papa c’è bisogno di ‘prendersi cura’ in quanto ogni persona ha diritto di vivere bene: “Siamo chiamati a riconoscere in ogni persona con disabilità, anche con disabilità complesse e gravi, un singolare apporto al bene comune attraverso la propria originale biografia. Riconoscere la dignità di ciascuno, ben sapendo che essa non dipende dalla funzionalità dei cinque sensi”.

Il papa ha chiamato peccato chi considera i disabili ‘figli di un dio minore’: “Occorre sviluppare gli anticorpi contro una cultura che considera alcune vite di serie A e altre di serie B: questo è un peccato sociale! Avere il coraggio di dare voce a quanti sono discriminati per la condizione di disabilità, perché purtroppo in alcune Nazioni, ancora oggi, si stenta a riconoscerli come persone di pari dignità, come fratelli e sorelle in umanità.

Infatti, fare buone le leggi e abbattere le barriere fisiche è importante, ma non basta, se non cambia anche la mentalità, se non si supera una cultura diffusa che continua a produrre disuguaglianze, impedendo alle persone con disabilità la partecipazione attiva nella vita ordinaria”.

Infatti, più di 1.000.000.000 di persone vive nel mondo con qualche forma di disabilità, circa il 15% della popolazione. Un trend in ascesa rispetto al passato: negli anni ‘70 questa stima era infatti intorno al 10%. Per loro l’Onu ha proclamato nel 1981 la Giornata internazionale delle persone con disabilità, che cade ogni 3 dicembre, con lo scopo in particolare di promuovere i diritti e il benessere dei disabili.

Caritas Italiana ha pubblicato online il suo 53° Dossier con dati e testimonianze dal titolo ‘Prendersi cura. Inclusione, il vero bisogno speciale’: “Infatti la disabilità e il disagio mentale spesso si accompagnano a pregiudizi, paura, inquietudine. Tali condizioni sono causa ed effetto di povertà: le persone con disabilità sono soggette a discriminazioni e a mancanza di pari opportunità che producono una limitazione alla partecipazione sociale e violano i loro diritti umani.

Molto è stato fatto negli anni, ma la complessità della disabilità e la sua continua trasformazione ci invitano continuamente a non fermarci. Bisogna continuare a lavorare, per promuovere comunità più accoglienti, attente, capaci di intercettare e accogliere quei bisogni”.

Anche l’Istat ha presentato la ricerca sulla condizione dei disabili alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in cui emerge l’insufficienza degli interventi: “Il welfare pubblico nel suo complesso, malgrado i progressi, è, per dimensioni e struttura degli interventi, insufficiente, nel nostro paese, a liberare il quadro da quelle zone grigie. Altri soggetti svolgono spesso ruoli importanti e lo fanno anche favorendo un’attività che sembra avere effetti decisamente positivi sulla vita delle persone con disabilità: la loro partecipazione alla vita sportiva, sociale e culturale.

Ma il percorso, spesso drammatico, che porta dalle menomazioni alle limitazioni, è largamente presidiato dalle famiglie. I dati lo documentano e fanno anche emergere come l’impegno a cercare di ‘limitare le limitazioni’ spesso abbia un costo rilevante in termini di ridotte opportunità, e non soltanto economiche, per i membri della famiglia, in particolare le donne.

Le disabilità finiscono, dunque, per essere fonte di disuguaglianza di opportunità, oltre che per coloro che ne soffrono direttamente, anche per i loro familiari e amplificano alcune pre-esistenti disuguaglianze di opportunità”.

E proprio il presidente della Repubblica ha sottolineato la ‘forza’ dei disabili: “Il nostro Paese ha nei nostri concittadini con disabilità un giacimento di energie, di risorse e di contributi di cui si priva perché non li mette adeguatamente in condizione di potersi esprimere e realizzare. Questo è quindi l’obiettivo di carattere sociale e politico che va sviluppato e realizzato. E lo sport è indicativo di questo, non soltanto per i grandi successi di cui gli atleti sono portatori, ma per la ricaduta che ha sulle abitudini e l’impegno di bambini, ragazzi, giovani, adulti, con disabilità”.

Ha concluso l’intervento con la menzione dello spettacolo ‘Pesce d’Aprile’, visto il giorno precedente a Roma, che era partito dal teatro ‘Don Bosco’ di Tolentino: “Ieri sera sono andato in un teatro romano ad assistere ad una rappresentazione teatrale, ‘Pesce d’aprile’, una pièce tratta da un libro che forse alcuni conoscono qui dentro: uno straordinario messaggio di volontà e di diritti da affermare”.

L’attore Cesare Bocci con la moglie Daniela Spada, visibilmente commosso, ha commentato la ‘sorpresa’: “Siamo orgogliosi e felici della presenza del Presidente perché questo ha aggiunto un valore enorme allo spirito dello spettacolo, del libro da cui è tratto e dalla mia storia vera, personale con Daniela, che lo ha ispirato: comunicare che anche da un momento terribile come una malattia o un’invalidità si può riemergere e tornare a vivere una vita vera”.

Papa Francesco chiede un capitalismo inclusivo

Nell’udienza ai membri del Consiglio per un capitalismo inclusivo, Papa Francesco chiede un profondo rinnovamento dei cuori e delle menti per mettere la persona al centro della vita economica, perché non si tratta solo di ‘avere di più’ ma di ‘essere di più’. Quindi in un mondo dove aumentano i livelli di povertà su scala globale e prevale la disuguaglianza, è urgente puntare ad un sistema economico giusto, in grado di rispondere alle sfide più radicali che si trovano davanti l’umanità e il pianeta.

Papa Francesco: povertà frutto di squilibri sociali

‘La speranza dei poveri non sarà mai delusa’: le parole del Salmo 9 danno il titolo al messaggio di papa Francesco per la terza Giornata Mondiale dei Poveri, istituita al termine del Giubileo della Misericordia, che ricorre il 17 novembre. Ne sono protagonisti uomini, donne, giovani, bambini: vittime delle nuove schiavitù che li rendono immigrati, orfani, senzatetto, emarginati.

Giornata del Ringraziamento: Pane per la vita

La diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, domenica 10 novembre 2019, ospiterà la 69ª Giornata Nazionale del Ringraziamento, che ha per titolo: ‘Dalla terra e dal lavoro: pane per la vita’. Per i vescovi italiani il pane non è solo un cibo come tanti altri, ma elemento fondamentale, che spesso è base per una buona vita. Quando manca, invece, è la vita stessa ad essere a repentaglio e ci si trova esposti ad un’insicurezza che alimenta tensioni sociali e conflitti laceranti.

Sinodo Panamazzonico: la Chiesa alleata dell’Amazzonia

Cinque capitoli, più un’introduzione ed una breve conclusione: così si articola il Documento finale dell’Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica. Tra i temi in esame, missione, inculturazione, ecologia integrale, difesa dei popoli indigeni, rito amazzonico, ruolo della donna e nuovi ministeri, soprattutto in zone in cui è difficile l’accesso all’Eucaristia.

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