Dal mondo

A Bologna le religioni per un mondo di pace

“Rivolgo un cordiale saluto ai Partecipanti al G20 Interfaith Forum, che quest’anno ha luogo a Bologna. Conservo un vivo ricordo della mia visita alla Città, caratterizzata, tra le altre cose, dall’antica Università… E’ bello che vi siate riuniti proprio nell’intento di superare i particolarismi e condividere idee e speranze: insieme, autorità religiose, leader politici e rappresentanti del mondo della cultura dialogate per promuovere l’accesso a diritti fondamentali, anzitutto alla libertà religiosa, e per coltivare fermenti di unità e di riconciliazione laddove guerra e odi hanno seminato morte e menzogne”.

A Varsavia beatificati il card. Wyszyński e madre Elisabetta Róża Czacka

“Oggi, non lontano da qua, a Varsavia, vengono proclamati Beati due testimoni del Vangelo: il Cardinale Stefan Wyszyński ed Elisabetta Czacka, fondatrice delle Suore Francescane Serve della Croce. Due figure che conobbero da vicino la croce: il Primate di Polonia, arrestato e segregato, fu sempre pastore coraggioso secondo il cuore di Cristo, araldo della libertà e della dignità dell’uomo; Suor Elisabetta, che giovanissima perse la vista, dedicò tutta la vita ad aiutare i ciechi. L’esempio dei nuovi Beati ci stimoli a trasformare le tenebre in luce con la forza dell’amore”.

Budapest in adorazione eucaristica aspettando il papa

Il giorno del viaggio di papa Francesco in Ungheria si avvicina ed a Budapest continua il congresso eucaristico internazionale con la testimonianza da parte di molti congressisti, messi duramente alla prova da conflitti, collassi economici, calamità naturali e dove il mistero dell’Eucarestia e quindi della fede cristiana è fonte di vera pace e riconciliazione, come il card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, che racconta che negli ultimi sei mesi “la nostra gente si è confrontata con sfide a più livelli: conflitti, Covid, collasso dell’economia, disastri climatici. I cattolici hanno sofferto molto; le nostre chiese sono state attaccate. Molti dei nostri sono rifugiati nella nostra stessa terra”.

Da Budapest un invito a pregare

Ma a cosa servono i Congressi Eucaristici? E’ stato spiegato da mons. Piero Marini, presidente del Pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali, nella celebrazione eucaristica del Congresso eucaristico internazionale in svolgimento a Budapest: “I Congressi Eucaristici Internazionali sono l’occasione per riunire la Chiesa intorno all’Eucaristia, cuore della vita cristiana e spazio straordinario per l’evangelizzazione della società”.

Nell’omelia mons. Marini ha affermato che l’Eucarestia è un viatico: “In questa celebrazione, mentre si accosta a noi il medico divino, ci rendiamo conto che l’Eucaristia, che pure dobbiamo ricevere purificati dai nostri peccati, non è principalmente il sacramento dei giusti, ma è anche il viatico per noi poveri peccatori. Al momento della comunione dopo aver detto: ‘Signore, io non son degno’, ‘tendiamo’ la nostra mano verso il pane consacrato e lasciamoci afferrare dalla mano del Signore Risorto. Egli viene a salvarci. Viene per aiutarci ad uscire dalle difficoltà in cui viviamo, per continuare con rinnovato entusiasmo il cammino della nostra vita di fede”.

Infine il Congresso Eucaristico è un’occasione per i credenti: “L’Eucaristia attende di essere vissuta nel cammino della vita quotidiana. Vivere della liturgia che si celebra significa vivere di ciò che la liturgia fa vivere: il perdono invocato e donato, la parola di Dio ascoltata, l’azione di grazie innalzata, l’Eucaristia ricevuta come comunione… Questo Congresso eucaristico ci insegni che celebrare l’Eucaristia è sempre per noi portare a compimento la legge dell’amore che riceviamo dal Signore e che il Signore vuole che la trasmettiamo agli altri”.

Ed il mistero dell’Eucaristia è stato preso in esame da diversi punti di vista da parte di dodici relatori provenienti da nove paesi su tre continenti, tra il 2 e 4 settembre a Esztergom, all’evento preliminare del Congresso Eucaristico Internazionale. Una delle affermazioni più importanti del convegno scientifico organizzato con più di 300 partecipanti era che non è sufficiente una nuova evangelizzazione non avente come obiettivo il centro eucaristico della fede vivente, e non è sufficiente il perfezionamento della catechesi mirato soltanto alla predicazione: bisogna esercitare la fede viva che comprende la prassi liturgica.

Dall’altra parte il forum ha anche evidenziato che la teologia e la liturgia dell’Eucaristia non possono dividersi, la teologia e il discorso liturgico esistono insieme e si completano a vicenda,  come ha domandato il card. Péter Erdő:

“Come sorge vita e speranza dall’Eucaristia per l’uomo del ventunesimo secolo, che vive tra paure, vorrebbe proteggere l’ambiente creato, ma non sa esattamente come, si preoccupa per la sua cultura esaurita, sente che senza il cristianesimo il mondo sarebbe più povero, ma non sa come rendere vitale e efficace questa forza meravigliosa per l’umanità di oggi?”

I relatori hanno indicato che, se vorremmo conservare la liturgia della Chiesa anche nel futuro, al posto della desacralizzazione e della deformazione si deve continuare a considerarla come un evento sacro, in un rigido contesto formale.

(Foto: Vatican News)

Afghanistan: non abbandoniamo i cittadini

“Seguo con grande preoccupazione la situazione in Afghanistan, e partecipo alla sofferenza di quanti piangono per le persone che hanno perso la vita negli attacchi suicidi avvenuti giovedì scorso, e di coloro che cercano aiuto e protezione. Affido alla misericordia di Dio Onnipotente i defunti e ringrazio chi si sta adoperando per aiutare quella popolazione così provata, in particolare le donne e i bambini. Chiedo a tutti di continuare ad assistere i bisognosi e a pregare perché il dialogo e la solidarietà portino a stabilire una convivenza pacifica e fraterna e offrano speranza per il futuro del Paese. In momenti storici come questo non possiamo rimanere indifferenti, la storia della Chiesa ce lo insegna. Come cristiani questa situazione ci impegna”.

Ponti ad Amman per l’aiuto dei cristiani nel Medio Oriente

“Cari fedeli tutti, non potendo essere presente lì con voi, esprimo (attraverso questo messaggio) tutta la mia gioia per la realizzazione del progetto ‘Ponti ad Amman’ e per la benedizione della Casa Sacro Cuore, edificio ristrutturato e riqualificato a Centro polifunzionale che, dal mese di settembre, ospiterà le attività previste dal progetto”.

Haiti allo stremo dopo il sisma

La Presidenza della CEI ha invitato a pregare, domenica 22 agosto in tutte le parrocchie, per la pace in Afghanistan e per le vittime del terremoto di Haiti, dove il sisma di sabato scorso ha provocato numerosi morti, feriti e ingenti danni materiali. Caritas Italiana si trova nel Paese dal 2010, dopo che un altro grave sisma di magnitudo 7.0 colpì la capitale Port-au-Prince, causando più di 200.000 vittime.

A Kabul torna il terrore

I membri del Consiglio di sicurezza Onu hanno invitato “a intensificare gli sforzi per fornire assistenza umanitaria all’Afghanistan e a tutte le parti per consentire l’accesso immediato, sicuro e senza ostacoli alle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e ad altri attori umanitari che forniscono assistenza, anche attraverso le linee di conflitto, per garantire che l’assistenza raggiunge tutti i bisognosi”.

L’Italia ha ricordato Gino Strada

“Gino Strada ha recato le ragioni della vita dove la guerra  voleva imporre violenza e morte. Ha invocato le ragioni dell’umanità dove lo scontro cancellava ogni rispetto per le persone. La sua testimonianza, resa sino alla fine della sua vita, ha contribuito ad arricchire il patrimonio comune di valori quali la solidarietà e l’altruismo, espressi, in maniera talvolta ruvida ma sempre generosa, nel servizio alla salvaguardia delle persone più deboli esposte alle conseguenze dei conflitti che insanguinano il mondo.

Il grido di Hiroshima scuote il mondo: no alle armi atomiche

Il 6 agosto 1945 la città di Hiroshima in Giappone veniva distrutta dalla bomba statunitense denominata ‘Little boy’ e pochi giorni dopo, il 9 agosto, Nagasaki subiva la stessa sorte con ‘Fat Man’: iniziava così l’era degli armamenti nucleari, che sarebbero in breve proliferati negli arsenali di vari stati, arrivando nel corso della Guerra Fredda all’astronomica cifra di circa 70.000 testate, per lo più in mano a Washington e Mosca.

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