Dal mondo

Mons. Gallagher sottolinea l’importanza dell’Europa per i diritti

Marija Pejčinović Burić, Segretario generale del Consiglio d’Europa, nella scorsa settimana ha incontrato mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede, in occasione della celebrazione del 50° anniversario dello status di osservatore della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, congratulandosi dell’impegno della Santa Sede a favore dell’Organizzazione e della cooperazione, fondata sui valori comuni, nel campo del patrimonio culturale e in molti altri settori, durante la sessione di apertura di un colloquio, ‘Costruire insieme l’Europa’, svoltasi all’Università di Strasburgo.

Un appello per i profughi detenuti in Libia

E’ Il primo migrante morto del 2020 quello il cui corpo è stato ritrovato su una spiaggia della Sirte e di cui dà conto il Lybia Obsrver. A testimonianza del fatto che la presenza di navi Ong non fa da fattore di attrazione per i trafficanti che, nonostante la loro presenza, non stanno evidentemente facendo partire i migranti nonostante la drammatica situazione in Libia.

2019: anno record di Pellegrinaggi in Terra Santa

Il Franciscan Pilgrims Office (FPO) ha diramato i dati relativi al flusso di pellegrini in Terra Santa del 2019: dagli Stati Uniti il maggior numero di gruppi e, quindi, di pellegrini; invece per l’Europa, l’Italia si attesta saldamente al primo posto, secondo a livello globale.

Il Natale ortodosso: Cristo è nato

‘Rivolgo un pensiero particolare ai fratelli delle Chiese Orientali, cattoliche e ortodosse, che oggi celebrano il Natale del Signore. A tutti auguro la luce e la pace di Cristo Salvatore’: con questo tweet papa Francesco ha  inviato gli auguri agli ortodossi, che festeggiano il Natale secondo il calendario giuliano.

Mons. Pizzaballa lancia un appello alla pace

“La pace è un bene prezioso, oggetto della nostra speranza, al quale aspira tutta l’umanità. Sperare nella pace è un atteggiamento umano che contiene una tensione esistenziale, per cui anche un presente talvolta faticoso ‘può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino’. In questo modo, la speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili”.

Frère Alois invita i giovani ad affidarsi a Dio

Dopo Roma (1980, 1982, 1987 e 2012) e Milano (1998 e 2005), l’Incontro Europeo dei Giovani, alla 43^ edizione, torna in Italia per la settima volta e si terrà a Torino: a dare l’annuncio la sera del 30 dicembre, a Breslavia, frère Alois, priore della comunità di Taizé:

Da Gerusalemme un invito ad adorare Gesù senza indugio

“Dopo avere visitato gran parte delle nostre comunità parrocchiali e religiose, devo dire che anche oggi e nonostante tutti i nostri limiti, questo ancora accade. Fra le tante nostre contraddizioni, infatti, ho incontrato ovunque persone felici, dedite con costanza al servizio della loro famiglia, della loro comunità, della loro realtà di vita. Sono loro la speranza della nostra Chiesa. In loro, qui, si celebra ancora il Natale vero. Possa il loro esempio e la loro vita continuare a cambiare il cuore di tanti. Sono certo che solo così potremo davvero rendere felice questa nostra tormentata Terra Santa. Buon Natale e felice Anno Nuovo!”

Un appello dal Brasile

Sono padre Alberto Panichella, missionario saveriano in Atalaia do Norte, ad Ovest dell’Amazzonia brasiliana, sul confine con il Perù. Questa è una cittadina di 13.000 abitanti; inoltre, lungo i fiumi, nelle foreste vivono 6.200 indigeni. La gente è buona e ospitale. Si tratta del terzo comune più povero del Brasile. Manca un centro, un salone dove ci stiano almeno 100 persone, anche 150 per attività di promozione umana, sociale, culturale, artistica e formativa.

Vi faremo anche un’attività con ragazzi e ragazzine dai sette ai quattordici anni, con pasto caldo a mezzogiorno per tutti, doposcuola, attività manuali e pratiche, diritti del fanciullo, canti, danza, cultura e religioni, festicciole e fraternità. Questi fanciulli spesso sono denutriti, vittime della fame, soprattutto gli indigeni denutriti che abitano in città, alcuni per studiare.

Molti cadono vittime delle droghe e dell’alcol. La missione ha una casa abbastanza grande, ma in stato di abbandono e decadenza. Costruiremo là. Abbiamo bisogno del vostro aiuto perché i costi sono per noi elevatissimi. Ci aggiriamo sui 270.000 reali, corrispondenti a €  70.000,00.

Da mesi si è formato un gruppo de lettura popolare della bibbia, dove per quest’anno abbiamo tradotto in vita di oggi alcune belle parabole del vangelo. Si è rafforzata la pastorale dell’ infanzia, col saloncino ottenuto dalla ristrutturazione della ‘barraca’ adiacente alla chiesa, grazie anche ad aiuti dall’ Italia. E’ sorta la Caritas attraverso la quale abbiamo soccorso famiglie in grave situazione di necessità e stiamo distribuendo sandali, scarpe, hawaiane… donati da un negozio che non riusciva più a venderli.

La Caritas ha anche aiutato una famiglia povera, la cui bimba è stata abusata sessualmente ed é morta nello stesso giorno a 5 anni di età, 7 mesi fa: siccome vendevano pochissima verdura, abbiamo comprato per un tempo tanta frutta e verdura, cosicché si sono tirati un po’ su; sta correndo il processo contro l’infermiere che ha abusato della bimba in ospedale, bimba portatrice di necessità speciali. Abbiamo anche organizzato il doposcuola per i bambini indigeni che apprendono portoghese ed altri bambini in difficoltà.

In ogni quartiere si é formato un gruppo di riflessione con la meta di divenire ‘Comunità Ecclesiali di Base’: molto bella e riuscita questa rete di fede, fraternità, impegno sociale. Infine ringraziamo il Signore del Sinodo per l’Amazzonia tenutosi a Roma, con il papa e altre 270 persone circa, tra indigeni, laiche/ci, religiose/si , preti e vescovi, tra cui il nostro: molti nuovi cammini per la chiesa dell’Amazzonia e del Mondo, soprattutto per gli indigeni. Dudá, indio di una etnia del nostro comune, è stato da noi inviato al Sinodo.

In questi giorni sono stato a São Paulo, molto lontano, per rinnovare il visto e la carta di identità con molte difficoltà… Ho rivisto le opere che voi appoggiate, nell’attesa che anche ad Atalaia arrivino contributi delle famiglie attraverso l’Onlus. Vi garantisco che le vostre opere vanno avanti molto bene su tutti i fronti, e lo dico con tutta sincerità. Grazie a tutti di tutto! Ora si avvicina il Natale, e faccio a tutti l’augurio che il Dio umano in Gesù a Betlemme ci insegni e ci porti ad essere sempre più umani verso gli ultimi e più vulnerabili, anche in Italia!

Ecco i dati per aiutarci:

-CREDIT AGRICOLE CARIPARMA – PROCURA DELLE MISSIONI SAVERIANE – IBAN : IT86P0623012706000072443526 – CAUSALE:  DONAZIONE A P. ALBERTO PANICHELLA REGIONE BRASILE SUD.                       

Tende di Natale AVSI per rigenerare la comunità

‘Non si è mai troppo lontani per incontrarsi. E mai troppo vecchi per desiderare novità’: è dall’incontro di queste due certezze che trae energia la Campagna Tende 2019-2020 di AVSI. Con le sue tappe in Italia e all’estero, la campagna storica di AVSI, che promuove conoscenza di realtà drammatiche e raccolta fondi, sosterrà sette progetti che in comune hanno un dato soprattutto: innescano un cambiamento nella vita delle persone più vulnerabili e portano novità.

Dal Libano all’Amazzonia, dalla Siria al Venezuela, dall’Italia al Mozambico, grazie anche al sostegno a distanza, la campagna AVSI propone quest’anno programmi e azioni che ‘cambiano’ la geografia perché “ci avvicinano a chi vive oltre oceano, oltre il mar Mediterraneo o anche solo in un’altra città, e quindi ci permettono di immedesimarci più facilmente in chi cerca di uscire da povertà, guerra, abbandono, per vivere in pienezza”.

Ma nel momento stesso in cui l’immedesimazione si attiva, accade un altro fenomeno: la novità che avviene nella vita delle persone, evade e investe chi dona del suo tempo, lavoro e denaro per rendere possibili questi stessi progetti:

“Così, grazie a questo rapporto inatteso e a questa prossimità, nascono generazioni nuove: sono i bambini, gli adolescenti, i giovani che accompagniamo nel mondo in percorsi educativi, di formazione e inserimento al lavoro, in tutte le modalità creative che AVSI con i suoi sostenitori promuove. E lo siamo anche noi: diventiamo una generazione nuova quando da operatori, staff sul terreno, donatori e sostenitori lasciamo che il cambiamento in atto coinvolga anche noi. Pensiamoci: quando ‘maneggiamo’ novità, possiamo restarne immuni?”

Questo evoca il titolo dell’edizione 2019-2020: ‘Giòcati con noi!’ è un invito a ingaggiarsi, a mettersi in movimento, a lasciarsi prendere dalla possibilità di una solidarietà concreta.

La Campagna Tende di AVSI è una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi realizzata grazie al coinvolgimento di più di 250 gruppi di sostegno composti da oltre 3.000 volontari in Italia che incontrano in un anno circa 400.000 persone. Ogni anno attraverso la Campagna Tende, AVSI propone un tema specifico.

L’iniziativa è nata alla fine degli anni ’80 sotto una ‘tenda’, da qui il nome, allestita da un gruppo di volontari all’uscita di un supermercato nella periferia di Milano per raccogliere fondi a favore di amici che lavoravano con AVSI in diversi paesi nel sud del mondo. In questi anni le iniziative legate alla Campagna Tende sono cresciute e si sono moltiplicate, oggi sono organizzati più di 900 eventi l’anno su tutto il territorio nazionale e all’estero.

Tende AVSI sostiene per il terzo anno il progetto ‘Ospedali Aperti’ in Siria: l’obiettivo del progetto è tutto racchiuso nel suo titolo: aprire le porte di tre ospedali (l’Ospedale Italiano e l’Ospedale Francese a Damasco, e l’Ospedale St. Louis ad Aleppo) al maggior numero di pazienti poveri che, altrimenti, non potrebbero pagare le cure di cui hanno bisogno. Dal trattamento di patologie complesse a quello delle malattie più banali che, a causa delle conseguenze della guerra, possono uccidere quanto hanno fatto le bombe.

In Venezuela l’AVSI sostiene il progetto ‘Cuidadores360’, ideato nel 2018 dalla ong venezuelana ‘Trabajo y persona’ insieme all’Università Centrale del Venezuela, per formare assistenti domiciliari che possano accudirli. Questo progetto crea un’opportunità reale di lavoro per i giovani che vogliono rimanere nel paese e risponde all’esigenza di cura di molti anziani.

Invece in Brasile A 30 km a nord di Manaus, la capitale dello stato di Amazonas, c’è la scuola agricola Rainha dos Apostolos, dove da 40 anni si impara a coltivare la terra amandola e rispettandola. I ragazzi ci arrivano dopo giorni e giorni di navigazione e qui vivono per tutto l’anno scolastico pagando una retta simbolica. Le tecniche che i ragazzi imparano alla scuola Rainha dos Apostolos riducono al minimo la deforestazione e prediligono l’utilizzo di fertilizzanti naturali, rispettosi del complesso e unico ecosistema amazzonico. L’alternativa a questa educazione sono gli incendi.

In Mozambico il 46,7% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà sopravvivendo con meno di $ 0.50 al giorno, e il 60% ha meno di 24 anni, un giovane su quattro è vittima del lavoro minorile. AVSI insieme alle ACLI propone di focalizzare l’attenzione sul protagonismo giovanile e sul lavoro dignitoso sviluppando un progetto per ampliare le opportunità di accesso al mondo del lavoro per 125 donne e giovani con bassi livelli di scolarizzazione e per sostenere la formazione di una classe dirigente mozambicana nell’ambito politico, sociale, culturale ed economico.

Infine dopo 12 anni di presenza nel sud del Libano AVSI è diventata un punto di riferimento per le autorità locali e internazionali, ma soprattutto per la popolazione della piana di Marjayoun e dei villaggi limitrofi. L’obiettivo del progetto ‘Fada2i’ è la costruzione di un centro di accoglienza: ‘Casa AVSI’ sorgerà su un terreno donato nel villaggio di Bourj El Moulok, nella piana di Marjayoun.

Il centro, oltre a ospitare gli uffici, si propone come punto di riferimento per la popolazione dell’area offrendo risposte ai bisogni della comunità: uno spazio d’incontro per i giovani, servizi psicopedagogici per i bambini e le loro famiglie (grazie a un team di professionisti che comprende assistenti sociali, psicologi, ortofonisti, psicomotricisti e insegnanti), corsi di alfabetizzazione per le donne, formazione professionale per gli agricoltori.

Yemen: continua il massacro con bombe italiane

Dall’inizio del conflitto in Yemen in oltre 1 caso su 3 l’uso di armi esplosive ha ucciso una donna o un bambino. Vittime ‘collaterali’ di raid aerei o bombardamenti via terra che colpiscono aree popolate, campi profughi, scuole e ospedali. Tragicamente il loro numero cresce, con oltre 3 civili uccisi al giorno nel 2019 e un aumento del 25% negli ultimi 3 mesi: sono oltre 1.100 dall’inizio dell’anno, 12.000 dall’inizio del conflitto.

Basti pensare che dal 2015 il 67% delle vittime civili è stato causato da attacchi aerei della Coalizione saudita, che hanno spezzato 8.000 vite innocenti. Bombardamenti che vedono l’utilizzo di armi prodotte in gran parte in Gran Bretagna, USA, Francia, Iran e Italia.

Il nuovo rapporto di Oxfam denuncia l’orrore di un conflitto che ha già causato 100.000 vittime (20.000 solo nel 2019), tra civili e combattenti, cancellando ogni possibile futuro per chi è sopravvissuto. 11.000.000 bambini non hanno nulla da mangiare o da bere, milioni di madri e ragazze sono esposte a matrimoni precoci, molestie, tratta, prostituzione, nell’incubo costante che i propri figli, magari giocando o cercando qualcosa da rivendere in cambio di cibo, possano saltare in aria su una delle mine sparse anche nelle zone abitate o venire uccisi negli scontri.

Nel dossier Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia, racconta alcune storie vissute: “Nel campo profughi di Jabal Zaid, una delle tante madri che abbiamo incontrato, Soud, ci ha raccontato la sua storia: due figlie di 3 e 4 anni spazzate via in un istante, nel lampo di un’esplosione in uno dei raid aerei che ha colpito il campo, mentre giocavano nella tenda che era diventata la loro casa.

Altri 2 figli di 5 e 6 anni morti per mancanza di cure a causa del morbillo. Una grave disabilità come conseguenza dei traumi e la frustrazione di non poter provvedere alla vita degli altri figli sopravvissuti. Noi stiamo portando acqua pulita, cibo e servizi igienico sanitari a chi come lei ha perso tutto, ma è arduo riuscire a nutrire la speranza di un futuro quando le bombe continuano a esplodere”.

A causa dei bombardamenti al momento solo il 50% delle strutture sanitarie del Paese è in funzione, anche se con gravi difficoltà, con oltre 4 milioni di bambine e bambini che non possono più studiare perché 2.500 scuole sono state rase al suolo o destinate ad ospitare gli sfollati che continuano a crescere di mese in mese.

La stragrande maggioranza della popolazione deve ormai fare i conti ogni giorno con la mancanza di cibo e di accesso ad acqua pulita e cure, in una sfida continua per accedere agli aiuti a causa dei combattimenti in corso. Durissime poi le conseguenze per centinaia di migliaia di donne in gravidanza colpite da malnutrizione acuta, che non potendo allattare i loro figli, spesso possono solo assistere alla loro morte.

Ed accusa il ruolo ‘opaco’ dell’Italia riguardo l’effettivo blocco all’export di armi: “La verità inconfessata è che le grandi potenze mondiali, esportando armi in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno causato, anche se indirettamente, la morte di migliaia di innocenti e generato la più grave emergenza umanitaria al mondo. Armi come la micidiale bomba Mark 84 prodotta in Usa, Regno Unito e Italia e utilizzata in migliaia di attacchi aerei dalla Coalizione saudita anche in zone densamente popolate.

Un giro d’affari da decine di miliardi di euro, visto che tra 2013 e 2017, il 61% delle importazioni di armi dell’Arabia Saudita provenivano dagli Stati Uniti e il 23% dal Regno Unito, mentre l’Italia tra 2015 e 2018 ha autorizzato export di armamenti italiani verso Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti per € 1.363.000, consegnandone per un valore di € 1.000.000.000. Sebbene lo scorso giugno il Parlamento abbia votato uno stop verso l’export di missili e bombe all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, ad oggi non vi è stata nessuna notizia pubblica dal Governo sulle effettive modalità di applicazione”.

Anche papa Francesco, di ritorno dal recente viaggio apostolico, aveva condannato l’ipocrisia’ armamentistica’, elogiando i portuali che nel mese di maggio avevano bloccato un traffico di armi verso lo Yemen:

“Bisogna finirla con questa ipocrisia. Che una Nazione abbia il coraggio di dire: ‘Io non posso parlare di pace, perché la mia economia guadagna tanto con la fabbricazione delle armi’. Senza insultare e senza sporcare quel Paese, ma parlare come fratelli, la fratellanza umana: fermiamoci, ragazzi, fermiamoci, perché la cosa è brutta! In un porto (adesso non lo ricordo bene) in un porto è arrivata da un Paese una nave piena di armi che doveva consegnare a una nave più grande diretta nello Yemen.

Noi sappiamo cosa succede nello Yemen. E i lavoratori del porto hanno detto ‘no’. Sono stati bravi! E la nave è tornata a casa sua. È un caso, ma ci insegna come ci si deve comportare su questo. La pace oggi è molto debole, molto debole, ma non bisogna scoraggiarsi. E con le armi favoriamo questa debolezza.

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