Dal mondo

Asia Bibi: 3000 giorni in cella

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Sabato 9 settembre ha segnato il giorno 3000 che Asia Bibi ha trascorso in cella nel carcere femminile di Multan, dove è rinchiusa dal giugno 2013, dopo essere stata in quelli di Nankana Sahib e Sheikhupura dall’arresto avvenuto nel giugno 2009, con l’accusa di oltraggio all’islam avanzato da conoscenti musulmane dello stesso villaggio in cui la mamma cattolica di cinque figli viveva.

Il card. Zenari racconta la vita siriana

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In Siria si sta verificando ‘una vera e propria strage di innocenti’, ha affermato in chiusura del Meeting dell’amicizia tra i popoli il card. Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, che ha parlato della ‘martoriata popolazione siriana’ e degli ‘interi quartieri e villaggi distrutti’: “Quartieri e villaggi distrutti attendono di essere ricostruiti, ma chi può ricostruire la persona umana ferita nel corpo e nello spirito?”.

Sud Sudan in guerra e l’aiuto di papa Francesco

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Il Sud Sudan da alcuni mesi sta vivendo una situazione drammatica, aggravata causa del deteriorarsi del contesto politico e la ripresa degli scontri, tanto da far rinunciare al papa il proprio viaggio. Ed in questo Stato, indipendente da pochi anni, si sta vivendo una nuova crisi umanitaria.

Dalla Corea del Sud un appello alla pace

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Dopo gli appelli da tutto il mondo sembra che la tensione tra Usa e Corea del Nord resti soltanto a livello verbale, anche se l’escalation ha toccato punti possibili di non ritorno. Nei giorni scorsi mons. Silvano Maria Tomasi, già osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio Onu di Ginevra aveva esortato a non abbandonare la via del dialogo:

Il papa chiede pace in Venezuela

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La situazione in Venezuela non sembra prospettare soluzioni pacifiche tra morti, arresti e rivolte anti Maduro, come è accaduto domenica scorsa nella città di Valencia, dove un gruppo di uomini in divisa militare ha annunciato la sollevazione per ripristinare la democrazia nel Paese:

A Gerusalemme un congresso interreligioso per la Pace

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A luglio, con la partecipazione di personalità delle tre grandi religioni monoteiste, per due giorni, si è svolto a Gerusalemme, presso il Centro Notre Dame, un congresso sul tema del perdono: ‘Guardare oltre la tempesta’.

Il papa prega per la pace a Gerusalemme

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Nell’Angelus di domenica scorsa papa Francesco ha chiesto una preghiera per la pace a Gerusalemme: “Cari fratelli e sorelle, seguo con trepidazione le gravi tensioni e le violenze di questi giorni a Gerusalemme. Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”.

Infatti nei giorni scorsi tre palestinesi sono stati uccisi negli scontri avvenuti a Gerusalemme est nei pressi della spianata delle moschee, dopo la decisione delle autorità dello Stato ebraico di permettere l’ingresso nel terzo luogo sacro dell’Islam esclusivamente alle persone con più di 50 anni di età. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Maan una delle tre vittime è un ragazzo di 17 anni, colpito da un colono israeliano a Gerusalemme Est, nel quartiere a maggioranza araba di Ras Al-Amoud. La seconda vittima è Muhammad Abu Ghannam. Il terzo palestinese ucciso, un altro diciassettenne, si chiamava Mohammed Mahmud ed è stato colpito al petto da un proiettile israeliano nel rione di Abu Dis.

Secondo la Mezzaluna Rossa, i feriti sono almeno 193, sia a Gerusalemme sia in Cisgiordania. Oltre 4 poliziotti, sono 41 i feriti nel centro di Gerusalemme, portati in centri di soccorso medico, in maggioranza perché sono stati colpiti da oggetti, proiettili di gomma e hanno riportato ustioni, mentre altri 31 sono stati curati sul posto.

E nei giorni scorsi i rappresentanti delle Chiese cristiane a Gerusalemme avevano espresso ‘seria preoccupazione’ riguardo alla nuova spirale di tensione e di violenze registrata intorno alla Haram ash Sharif, la Spianata delle Moschee. Con un documento sottoscritto da alti rappresentanti di 13 Chiese, i capi cristiani di Gerusalemme hanno condannato ogni atto di violenza ed espresso timore ‘per ogni variazione dello Status Quo’:

“Ogni minaccia alla continuità dello Status Quo può portare a conseguenze gravi e imprevedibili, che dovrebbero essere le meno auspicabili nel presente clima di tensione religiosa”. I Capi cristiani hanno manifestano apprezzamento per la “permanente custodia della Moschea di al Aqsa e dei Luoghi santi di Gerusalemme e della Terra Santa dal parte del Regno hascemita di Giordania, che garantisce a tutti i musulmani il diritto di accedere liberamente di praticare liberamente il proprio culto nella Moschea di al Aqsa, secondo il vigente Status Quo”.

Padre Ioan Sauca, vice segretario del Consiglio ecumenico delle chiese e direttore dell’Istituto ecumenico di Bossey, ha invitato le chiese a riunirsi in preghiera per una soluzione pacifica e giusta della questione Gerusalemme: “Mantenere la situazione creata con difficoltà negli anni è una priorità. Bisogna sostenere uguali diritti per i cristiani, gli ebrei e i musulmani che vogliono accedere a questi luoghi sacri.

Ciò è di vitale importanza per mantenere la pace e scoraggiare la violenza. La negazione dell’accesso all’area per migliaia di persone, che giungono magari da molto lontano per poter pregare qui, non è solo una violazione dei diritti individuali di quelle persone, ma è anche un atto corrosivo e potenzialmente esplosivo in mezzo a una pace già fragile”.

Contemporaneamente anche la situazione a Gaza è diventata preoccupante, tantochè oltre 350 firme individuali e 60 di associazioni e reti del mondo hanno sottoscritto l’appello per una campagna internazionale ‘Gaza deve vivere, perché viva la Palestina’, lanciato da tre associazioni che da anni, in settori diversi (sanità, ricerca, cultura), sono impegnate e lavorano in solidarietà con la popolazione di Gaza, perché sia riconosciuto il suo diritto di vivere: tra i firmatari anche quella del saggista americano Noam Chomsky, di Nurit Peled-El Hanan, insignita del premio Sakharov, e del premio Nobel per la pace, Mairead Corrigan Maguire.

Nell’appello è sottolineata la catastrofe prodotta dall’uomo: “Non si tratta di una catastrofe naturale, ma prodotta dall’uomo. Il lento strangolamento di Gaza mette in luce non solo il sacrificio di quella popolazione civile, ma anche le nozioni di autonomia, libertà, in quanto diritti universali e la sopravvivenza stessa della Palestina…

Si contano ormai centinaia di morti per mancanza di medicine, di cure come radioterapia e chemioterapia, per mancanza di strumenti per la diagnostica e la cura, e aumenteranno inevitabilmente per l’inquinamento ambientale, la povertà e la conseguente malnutrizione dei settori più fragili della popolazione, in particolare i bambini. La carenza di elettricità, carburante, la mancanza di fognature e di acqua potabile è insostenibile e insopportabile, e incide sulla salute pubblica. Il crollo delle attività produttive e commerciali causa oltre il 40% di disoccupazione, con la conseguente disperazione di una popolazione per lo più giovane”.

Una nuova grande chiesa caldea ad Erbil

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Dal sito dell’arcidiocesi caldea di Erbil il patriarca della chiesa caldea, si apprende che negli ultimi giorni di giugno Mar Louis Raphael I Sako ha consacrato con una solenne celebrazione la chiesa dei santi Pietro e Paolo nel distretto di Mar Auda ad Ankawa, il sobborgo cristiano di Erbil.

A Torino la Chiesa cammina con i giovani

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Nel mese di giugno la chiesa torinese ha celebrato il sinodo diocesano dei giovani in sintonia con il prossimo sinodo generale sui giovani, secondo quanto è stato scritto dai sinodi precedenti: “Per ‘luoghi’ non si intendono innanzitutto spazi da occupare ma ambiti della vita da abitare, da accompagnare e, prima ancora, da ascoltare. Anche l’Oratorio dovrà essere ripensato, per poter essere, oggi, anche in ‘terra straniera’, segno della prossimità di Dio e di prossimità alle giovani generazioni”.

Antonio Papisca: un ricercatore della pace

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Nei giorni scorsi è deceduto il prof. Antonio Papisca, docente emerito di Relazioni internazionali all’Università di Padova e impegnato sul fronte dei diritti umani, all’età di 80 anni. Papisca era stato preside di facoltà a Scienze politiche dal 1980 al 1983 e fondatore nel 1982 del Centro di studi e di formazione sui diritti della persona e dei popoli.

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