Cultura

Don Primo Mazzolari: ‘la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana’ (Prima parte)

Primo Mazzolari nasce al Boschetto, una frazione di Cremona, il 13 gennaio 1890. Il padre è contadino. Nel 1900, spinta dalla necessità di trovare migliori condizioni di lavoro e di vita, la famiglia Mazzolari si trasferisce a Verolanuova, in provincia e diocesi di Brescia. Due anni dopo, terminate le scuole elementari, Primo decide di entrare in seminario e sceglie, per la vicinanza dei parenti, quello di Cremona.

“Frammenti di spazi parigini” firmati Tombolini alla Biblioteca del Ministero delle Politiche Agricole

La Biblioteca Storica del Ministero delle Politiche Agricole ospita regolarmente degli eventi come presentazioni di libri, concerti e mostre. Il 10 luglio  alle ore 15,00 è stata inaugurata una mostra fotografica su Parigi del fotografo Fabio Massimo Tombolini dal titolo “ Frammenti di spazi parigini” visitabile sino al 27 luglio dalle ore 9,00 alle ore 14,00 nei giorni lavorativi.

Truffelli, presidente AC, e l’invito alla Politica

‘Mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la maiuscola!’: è l’invito rivolto da papa Francesco agli aderenti dell’Azione cattolica italiana il 30 aprile 2017: un’indicazione importante, che assume ancor di più significato in una stagione in cui il tema del contributo dei cattolici alla vita dell’Italia è al centro di molti dibattiti.

MariaPia Veladiano: la Madonna è una donna corale

“Sono una donna corale. Un’opera collettiva senza il nome degli autori segnato in fondo. Sono stata scritta da uomini e donne di ogni tempo. Mi hanno vista bambina, signora, gran dama, regina spaventata, incantata, sgomenta, solenne, vestita di perle e di sacco. Sono stata di tutti come l’aria che si respira, l’acqua che dà vita, l’abbraccio di cui si ha bisogno. Sarò di tutti ancora e per sempre, sono madre e non c’è fine al desiderio di essere figli”:

così è l’incipit del romanzo dedicato alla Madonna, ‘Lei’, scritto dalla scrittrice MariaPia Veladiano, preside in un istituto scolastico a Vicenza, che con il suo primo romanzo, ‘La vita accanto’ ha vinto il Premio Calvino ed è giunta seconda al Premio Strega. Nella sinossi di quest’ultimo romanzo dedicato alla Madre di Dio c’è un invito speciale alla lettura:

“E’ la storia umanissima di Maria, madre di Dio bambino, la stessa di ogni madre per cui il proprio bambino è Dio, vita che si consegna fragilissima e si promette eterna. Ma il figlio di Maria è troppo speciale perché la storia sia solo questa e infatti sarà altra, raccontata per generazioni in poesia, in pittura, in musica, nel vetro, nel ghiaccio immacolato, a punto croce, sulle volte delle cattedrali e sui selciati delle piazze. Qui parla Maria”.

Perché un romanzo raccontato da Maria?
“Perché di Maria si parla tantissimo, è oggetto di trattati, di devozione, soggetto di preghiere, ma i Vangeli la fanno parlare pochissimo. Sei volte interviene e una volta si tratta del Magnificat e si sa che non sono parole di un dialogo, è una preghiera successivamente elaborata e fatta pronunciare a Maria. Ma lei deve aver parlato tanto. Ha avuto un bambino, lo ha cresciuto. Quante parole gli avrà detto?

E quante di queste parole il figlio ha fatto sue e sono poi diventate parte del suo parlare e predicare? Nel romanzo Maria racconta i suoi pensieri di ragazzina che ha avuto un figlio inatteso e ha imparato a diventare madre di questo figlio particolare, imparando ad accogliere e accettare tutta la impensabile diversità di vita rispetto a quello che una madre dell’epoca e di ogni epoca poteva pensare e immaginare.

Ha imparato a lasciarlo andare e ad essere sempre con lui. Le ho dato delle parole. L’ho fatto da un punto di vista di profondissima empatia. Una donna giovane che impara insieme a suo figlio a costruire le loro vite”.

Cosa vuol dire per Maria essere una donna corale?
“Che la sua vita e la sua storia sono consegnate al mondo e il mondo le fa proprie e ciascuno può raccontare di lei a seconda del proprio incontro con lei. E’ come se tutta la sua bellezza potesse essere riconosciuta solo da tutte le narrazioni di chi l’ha incontrata.

Storie, dipinti, sculture, ricami, poesie. Sono le prime parole che dice nel romanzo: ‘Sono una donna corale, mi hanno raccontata in ogni modo’. E coralità vuole anche dire che a Maria bisogna restituire tutta la sua umanità.

Su di lei la teologia ha fatto un’operazione di sottrazione del corpo e del percorso umanissimo di ragazzina che diventa madre e deve imparare ad amare un figlio speciale. L’abbiamo portata in cielo subito ma lei ha attraversato la vita di ogni maternità, ogni genitorialità conosce la paura di non capire un figlio, la paura di perderlo perché di quel legame noi teniamo solo un capo, mentre dall’altro capo c’è la liberà di una persona che deve vivere la propria vita quale che sia.

La storia di Maria che segue Gesù quando parte, che si interroga su quel che va, che, nel romanzo lo dice, spera che la vita sua possa essere normale, abbastanza normale, tutto questo è esperienza comune e leggere e scoprire come anche lei ha dovuto imparare a essere vicina ma a lasciare andare, è importante”.

Cosa ha significato per Maria credere?
“Come per tutti noi, accogliere un incontro sorprendente, non capire tutto, a volte capire pochissimo, ma sapere che quell’incontro è per sempre, si sarà sempre accompagnati, anche quando il silenzio è troppo e la notte sembra senza resurrezione”.

Ad ottobre la Chiesa dedica un sinodo per i giovani: come raccontare ad essi la Madre di Dio?
“Ma direi che dovrebbero loro raccontarla. Facciamoci raccontare come la sentono, in quale modo vicina e in quale modo estranea. E poi credo che questo debba essere fatto senza in alcun modo voler ‘portare’ nessuno a credere a qualcosa di particolare. Il credere è così meravigliosamente personale e sorprendente.

E’ facile sentire vicina Maria se la si lascia essere quella che è stata: una giovanissima madre di un figlio che le ha dato tanti pensieri e che lei ha imparato ad accompagnare. Vicina, sempre vicina. In fondo quello che lei ancora oggi ci dice è qualcosa di cui abbiamo un bisogno estremo: non avere paura, non avere paura, non avere paura”.

(Tratto da Aci Stampa)

Vincenzo Varagona: un audiolibro per non dimenticare Carlo Urbani

“A volte sussurrare un’Ave Maria in silenziosi tramonti mi causa leggeri brividi di emozione”: così scriveva in una delle numerose lettere Carlo Urbani. E sono passati 15 anni dal sacrificio di Carlo Urbani, morto a Bangkok dopo avere scoperto il virus della Sars ed esserne rimasto vittima. Era con la famiglia ad Hanoi, in Vietnam, dirigente Oms per il Sud-Est asiatico. Ma non riusciva a non obbedire al suo istinto di medico.

Lorenzo Galliani racconta il desiderio divino in Ligabue

Nella prefazione al libro di Lorenzo Galliani (collaboratore di Avvenire e di Verona fedele), ‘Hai un momento Dio? Ligabue tra rock e cielo’, l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo M. Zuppi, ha scritto: “Qui a Bologna ho incontrato una terra di grandi cantautori, come Lucio Dalla. Ha dato molto a questa città, la sua Piazza Grande ci fa pensare ai tanti che sono ancora sulle panchine delle Piazze Grandi e che hanno bisogno di carezze. E non le carezze qualsiasi, ma ‘a modo mio’. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che sappia trovare il modo giusto, quello ‘mio’.

Don Ruccia racconta la parrocchia secondo l’Evangelii Gaudium

Nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ (n^ 28) papa Francesco ha chiesto alla parrocchia uno slancio missionario per una nuova evangelizzazione per essere vicina alla gente: “La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà a essere ‘la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie’. Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi”.

A 40 anni dalla morte di Aldo Moro il prof. Formigoni rilegge la sua azione civica

Nelle conclusioni del volume, pubblicato da Il Mulino, ‘Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma’, il prof. Guido Formigoni, docente di Storia contemporanea all’Università IULM di Milano, ha scritto: “Il giudizio sugli esiti della sua parabola esistenziale può essere anche molto diverso a seconda dei punti di vista e dei criteri storici, ma questo non dovrebbe impedire di considerare l’originalità delle sue intenzioni e delle sue motivazioni.

Opere di arte sacra in dono ad Amatrice ed Arquata del Tronto

Due opere d’arte sacra saranno donate alle chiese terremotate di Amatrice (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). Le opere, entrambe dedicate alla Vergine Maria, sono state realizzate da due giovani artisti, che hanno aderito all’iniziativa promossa da ‘Devotio’, la manifestazione fieristica sui prodotti e i servizi per il mondo religioso che si svolge a Bologna.

Francesco Postorino e l’invito ai giovani di vivere la città

“Basta un attimo per trasmettere quella verità che viaggia oltre il tempo e lo spazio. La verità degli uomini liberi, di chi ha capito e non torna indietro. La verità di un gesto, di un sorriso, di una lezione, di un’ora trascorsa a inseguire l’incanto dentro di te. Forse è questo il segreto che intende svelare la sceneggiatura di Tom Schulman, perfezionata dall’occhio artistico di Peter Weir e soprattutto dal talento di un ‘professore’ che, sul finire degli anni ’80, ha ispirato e continua a ispirare chi non si arrende al superfluo.

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