Bussole per la fede

“Se dovete scegliere tra me e lui, scegliete il bambino, lo esigo”: l’ultima richiesta di Santa Gianna Beretta Molla ai dottori, prima del parto

Santa Gianna Beretta Molla, canonizzata da san Giovanni paolo II nel 2004, è stata una donna, una moglie, una mamma che ha vissuto il vangelo nella vita di ogni giorno. Persona entusiasta ed altruista, pediatra appassionata, ha saputo mettere al centro il bene della sua famiglia e dei pazienti; nel dare la vita per gli altri ha trovato la piena realizzazione della sua esistenza.

L’unità dei cristiani attraverso l’ospitalità

Inizia oggi e si chiuderà sabato prossimo la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sul tema della gentilezza: ‘Ci trattarono con gentilezza’. Un’iniziativa ecumenica che qualcuno potrebbe pensare sia nata dopo il Concilio Vaticano II, mentre la sua storia è più antica, nata per volontà del servo di Dio, p. Paul Wattson (1863-1940), che da pastore episcopaliano propose di pregare per una settimana, perché le confessioni cristiane cominciassero un cammino ecumenico.

Il Cantico dei Cantici per abbattere i pregiudizi

Si è celebrata oggi con un giorno di anticipo, per evitare sovrapposizioni con lo Shabbat, la Giornata di approfondimento e sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, giunta alla XXXI edizione con tante iniziative in programma nelle diocesi italiane per rinsaldare i rapporti tra i fedeli delle due religioni, offrendo occasioni di raffronti teologici, pastorali, culturali ed anche stimolando il dibattito su prospettive e nodi irrisolti nel dialogo tra cattolici ed ebrei, a 55 anni, il prossimo 28 ottobre, dalla Dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’, che prelude alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio).

Mons. Camisasca: la liturgia ‘abilita’ alla missione

Partendo dal vangelo di san Giovanni il vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, mons. Massimo Camisasca ha scritto una lettera pastorale sulla liturgia, ricordando la propria vita sacerdotale: “Ho cercato, lungo il corso di tutto il mio ministero sacerdotale ed episcopale, una definizione della liturgia contemplata in rapporto alla vita cristiana nella sua completezza. Ho scoperto che essa, in analogia all’evento dell’Incarnazione, alla vita stessa di Gesù e al mistero della Chiesa, è tutta l’esistenza vissuta come lode, supplica, offerta di sé, domanda di perdono che il popolo di Dio rivolge al Padre, unendosi alla vita che il Figlio ha vissuto e vive nello Spirito”.

Mons. Vari: l’unità è la forma concreta della fede

“L’unità è la forma concreta della fede, la grammatica chiara a tutti, soprattutto a quelli che ci guardano con curiosa attenzione oppure con sospetto. L’unità è nelle mani di tutti”: lo ha scritto l’arcivescovo di Gaeta, mons. Luigi Vari, nella lettera pastorale, dal titolo ‘Come Itaca. Quello che abbiamo creduto è accaduto’: documento pastorale di verifica del cammino fatto del primo triennio alla guida della diocesi.

Esequie del card. Grech: un amore per la Chiesa e per s. Agostino

Si sono svolti stamattina presso l’Altare della Cattedra della Basilica vaticana, i funerali del card. Prosper Stanley Grech, deceduto il 30 dicembre. Alla Liturgia, celebrata dal card. Giovanni Battista Re, vice decano del Collegio cardinalizio, ha partecipato il presidente maltese, George Vella. Al termine, papa Francesco ha presieduto il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio.

Natale: il mistero della forza nella debolezza

Se c’è, forse, un aspetto del Natale, che più di ogni altro scandalizza, mette dubbi, insinua perplessità, da quando è avvenuto la prima volta ad oggi, è questo: Dio si è fatto carne. Detto in altri termini Egli si è manifestato a noi attraverso la fragilità di un corpo umano, la miseria di una vita umana, la piccolezza di una storia.

Dopo duemila anni questo risulta essere qualcosa di inspiegabile. Perché per la nostra mentalità, se Dio si doveva manifestare, si doveva manifestare in modo da essere riconosciuto da tutti, in modo glorioso, maestoso.

Eppure egli ha deciso di prendere forma nell’umile grembo di Maria e non di una straordinaria regina, ha deciso di prendere dimora nell’umile villaggio di Nazareth e non in un sontuoso palazzo della capitale dell’Impero, ha deciso di avere acconto a sé persone di basso rango e non di alto lignaggio.

Dio ha agito così per mostrarci qualcosa che, da duemila anni a questa parte, facciamo fatica a comprendere: c’è una forza nella debolezza che è segno della sua presenza nel mondo. E’ una questione di sguardo, di ciò che siamo abituati a vedere. C’è una luce nelle tenebre che non acceca, è tenue: sta a noi scovarla, sta a noi scoprirla.

La libertà dell’uomo, così e solo così, è preservata e messa in gioco perché è chiamata a guardare in direzione contraria rispetto a dove guarda il mondo. Di un Dio che prepotentemente entra nella scena nel mondo e, così facendo, ti obbliga a credere nessuno ha bisogno. Di un Dio che bussa delicatamente alla porta del mio cuore e chiede di poter entrare tutti, ma proprio tutti abbiano bisogno. Anche perché, così facendo, è credibile la sua vicenda.

Gesù, facendosi carne, vuol farci comprendere che ogni carne, ogni corpo ha una dignità, quello del povero come quello del ricco, e che la salvezza non è una cosa astratta ma quanta mai concreta: noi siamo destinati alla risurrezione della carne. Ecco  il mistero che custodisce il Natale: c’è una forza nella debolezza che non appare, eppure è in grado di cambiare la sorte di ogni uomo e del mondo!

Il presepe è l’essenzialità della fede

“Tale descrizione ci mostra che la salvezza avvolge tutto l’uomo e lo rigenera. Ma questa nuova nascita, con la gioia che l’accompagna, sempre presuppone un morire a noi stessi e al peccato che è in noi. Da qui deriva il richiamo alla conversione, che è alla base della predicazione sia del Battista sia di Gesù; in particolare, si tratta di convertire l’idea che abbiamo di Dio…

L’Avvento è tempo di grazia. Ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta”.

Così papa Francesco nell’Angelus domenicale, a cui hanno partecipato anche molti ragazzi arrivati per la benedizione dei bambinelli del Presepe, invitando a riflettere che Natale non è una fiaba, ma che è Dio fattosi uomo, come ha scritto nella lettera apostolica ‘Admirabile Signum’ sul valore del presepe, che suscita ‘stupore e meraviglia’:

“Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui”.

Nella lettera apostolica il papa, dopo aver raccontato l’intuizione di san Francesco di realizzare a Greccio il primo presepe vivente, sottolinea lo stupore che esso suscita: “Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza.

Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato”.

Quindi il papa propone alle famiglie di preparare il presepe nelle proprie case: “Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali”.

E con dovizia di particolari il papa ha descritto le ‘statuine’ presenti nel presepe per descrivere una ‘santità quotidiana’: “Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina”.

Tutti i personaggi conducono al cuore del presepe: “Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato… Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica”.

Ed anche  Giuseppe assume un ruolo ‘particolare’, quello del ‘custode’ della vita divina: “Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto. E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente”.

In questo modo Gesù nasce, manifestando il ‘Dio che viene’: “Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque. La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita”.

Quindi il presepe trasmette la bellezza della fede cristiana: “Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità”.

La solennità dell’Immacolata Concezione: l’origine divina di Gesù

Chi studia o ha studiato un po’ di teologia sa che la prima parte dei Vangeli ad essere stata scritta è quella in cui si narra la vicenda della Passione. Lì tocchiamo con mano come la fede degli apostoli è stata messa in crisi dallo stesso Gesù che liberamente ha accettato di morire in croce.

E’ stata la risurrezione o meglio il manifestarsi del Risorto che ha dato loro la prova dell’origine divina di Gesù e, quindi, la sua ‘pretesa’ di essere Figlio di Dio non è stata smentita. Il Nuovo Testamento ci attesta che è a partire da qui, da questa esperienza che gli apostoli hanno fatto, che i primi cristiani hanno riflettuto più profondamente sull’origine divina.

Basta leggere con molta attenzione lo stupendo inno della lettera ai Filippesi (Fil 2), per rendersi conto che questa riflessione dalla manifestazione di Gesù come Risorto ha proseguito ed è arrivata a concepire la pre-esistenza in Dio ancora prima dell’origine del mondo. Ora se Gesù è il Figlio di Dio, lo è da sempre e lo ho dimostrato risorgendo dai morti, anche la sua venuta nel mondo, nella carne, non può ch essere stra-ordinaria.

Ecco allora la convinzione che Gesù sia nato per opera dello Spirito Santo da Maria. Questo sottolinea con forza la solennità dell’Immacolata Concezione, non inventandosi nulla, ma semmai esplicitando ancora di più, come se ce ne fosse bisogno, l’origine divina di Gesù avvenuta attraverso la  carne in una modalità del tutto singolare.

Ciò che dovrebbe stupire è questo: seppur in un modo particolare, Dio, incarnandosi, non ha voluto fare a meno del processo di generazione umana. Anzi, per nove mesi, come ogni bambino che viene alla luce in questo mondo, è stato in un grembo di una donna, totalmente dipendente dalla madre, come ogni bambino: questa è la bellezza di questa solennità!

Non una favola, non un mito, ma il semplice e nudo Evangelo: l’uomo, proprio perché Dio si è fatto carne, è state redento, è stato salvato e la nostra carne, ogni corpo umano, ha una straordinaria dignità!

A Natale, porta a Gesù le tue ferite

Pubblicità, filmati, luci colorate, alberi addobbati e canzoni che risuonano in ogni angolo delle nostre città annunciano l’arrivo del Natale. Un Natale un po’ mondano, ammettiamolo, che sembra ‘inventato’ solo per le persone felici. Una festa che sembra ‘imporci’ di essere felici.

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