Bussole per la fede

Luce della fede

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La luce è la prima creatura uscita dalle mani del Creatore. Sin dall’inizio della creazione, la lotta tra “luce” e “tenebra” è sempre l’avvenimento decisivo del mondo (cf Gn 1,1-5). Prima dell’opera della creazione, come la tenebra ricopriva l’abisso, così nel corso della storia continua ad avvolgere l’uomo con la sua opacità. Dio, che creò il primo mattino, continua sempre la sua opera di salvezza nel dono del Figlio, Verbo-Luce.

Al pozzo di Sicar

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L’uomo ha sete di Dio: è questa la sua grandezza! Il salmista traduce questo anelito in preghiera: O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua (Sal 62,2). Nel Salmo 142 invoca: A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra riarsa (v. 6).

Sul Tabor della trasfigurazione

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Il sublime significato della Trasfigurazione di Gesù si può capire soltanto dal contesto in cui gli evangelisti lo raccontano. I discepoli non comprendono come la vita possa nascere dalla morte, così come la Gloria possa essere nascosta nella Croce. Nella visione di quella trasfigurata bellezza in splendore di Luce, Dio concede ai discepoli di intravedere ciò che il viaggio di Gesù verso la croce nasconde. La trasfigurazione è preparata e seguita dall’annunzio della passione e morte del Figlio dell’uomo.

Il giusto tentato e il falso tentatore

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Personaggio della preistoria biblica israelitica è Giobbe, il giusto tentato, uomo integro e retto, ricco possidente di Ur, città dell’Arabia del nord. Satana, il tentatore falso, avversario e accusatore, afferma che Giobbe non è uomo integro e retto. Si scaglia contro i suoi beni e li annienta; si scaglia contro il suo corpo e lo colpisce con piaghe schifose. Giobbe, però, rimane saldo nella fede nel suo Dio. E come sempre accade nel momento della prova, entrano in scena, con i loro discorsi, i tre amici: Elifaz il veggente, Bildad il giurista, Zofar il sapiente tradizionalista.

Te decet laus

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Nella narrazione della creazione torna sempre in crescendo il ritornello che Dio canta ogni volta che contempla la sua opera creata: Dio vide che era cosa buona. Tutto ciò che il Verbo divino crea è buono e bello, splendido e meraviglioso.

Tra storia e fede

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Viene spontanea talvolta la domanda se i fatti narrati dagli evangelisti siano realmente accaduti, se siano ritratti che riproducono fedelmente la figura storica di Gesù di Nazaret, oppure meditazioni teologiche elaborate dalle suggestioni degli evangelisti. Giovanni, nel suo vangelo, racconta Gesù cosi com’era nella realtà storica, oppure ci offre la sua immagine mirabilmente trasfigurata dalla fede? Il discepolo amato narra Gesù con visione storica o con prospettiva “kerigmatica”? È chiaro che le due visioni non possono essere separate perché sono due aspetti dell’unico mistero di salvezza, l’uno rimanda all’altro. Il Gesù storico separato dal Gesù kerigmatico si secolarizza; il Gesù kerigmatico separato dal Gesù storico si mitizza.

Le tre Epifanie

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L’Antifona al Magnificat dell’Epifania così ci fa cantare: Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i magi al presepio, oggi l’acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza, alleluia.

Amore Divino Incarnato

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Preludio

L’alveo vivente in cui l’amore di Dio incontra la fragilità creaturale è il Verbo fatto carne. L’amore incarnato del Padre si fa presente nella Chiesa e con la sua grazia divina redime e divinizza il cuore ferito dell’uomo. Conferma l’angelo Gabriele a Maria: Nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37). E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria (Gv 1,14). L’amore del nostro Dio possibile annulla l’incapacità del nostro amore impossibile perché provato dal male e dal dolore.

Tre sono gli alvei in cui la fragile impossibilità umana si fa forza possibile divina.

L’ Avvento di Giovanni Battista

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Il vangelo di Giovanni narra tanti incontri umani di Gesù che si realizzano in profondità e si staccano dalle apparenze superficiali per scavare nell’intimità del cuore. Con la sua luce, Gesù rivela la cecità di chi si reputa illuminato senza accogliere Lui che è il Verbo – Luce.

La rivoluzione della misericordia

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… e attendo

con trepida impazienza

un giubileo

senza suoni di trombe

annunziato soltanto dal silenzio

che canta nella cella del cuore

lì dove s’adora

col cuore del Figlio

il Padre

in Spirito e Verità!

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