Bussole per la fede

Cristo Pastore e Porta

Il Dio dei farisei appare come un Dio che ha poco a che fare con il cuore dell’uomo. E intendiamo “cuore” in senso biblico, cioè, intimità nella quale l’uomo sperimenta se stesso come essere che ama ricevendo e donando amore.

La beatitudine del credere senza aver visto

Quando la fede in Gesù giunge a incontrarlo e a riconoscerlo come “Signore e Dio” morto e risorto, allora l’esperienza cristiana è compiuta e vissuta. E’ necessario, però, eliminare non tanto l’esigenza di verifica, quanto l’irragionevolezza del dubbio e della diffidenza.

Pasqua di Resurrezione

Il Triduo Pasquale culmina nella Veglia di Pasqua, intensa e solenne, che celebra, nell’incontenibile gioia dell’Exsultet e degli Alleluia, la Risurrezione di nostro Signore. Non si tratta di vaghi ricordi nebbiosi e avvolti negli avvenimenti di un lontano passato ma di eventi e di valori che rimangono perenni nel tempo.

Resurrezione e vita

San Giovanni inizia il suo Vangelo con un inno sublime: In principio era il VerboIn lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (1,1.4). E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (v. 14). Lo stesso Gesù dirà: Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (10,10). Quasi in crescendo sinfonico, l’itinerario quaresimale ci ha condotti dal deserto delle tentazioni al monte della Trasfigurazione, dal pozzo di Sicar alla piscina di Siloe, sino a Betania. La risurrezione di Lazzaro, raccontata da Giovanni nel capitolo 11, 1-54, è segno della restaurazione della creazione nel suo primitivo splendore ed è tipo della risurrezione di Cristo e della nostra, sia alla vita divina del battesimo, sia a quella definitiva della risurrezione finale.

Luce della fede

La luce è la prima creatura uscita dalle mani del Creatore. Sin dall’inizio della creazione, la lotta tra “luce” e “tenebra” è sempre l’avvenimento decisivo del mondo (cf Gn 1,1-5). Prima dell’opera della creazione, come la tenebra ricopriva l’abisso, così nel corso della storia continua ad avvolgere l’uomo con la sua opacità. Dio, che creò il primo mattino, continua sempre la sua opera di salvezza nel dono del Figlio, Verbo-Luce.

Al pozzo di Sicar

L’uomo ha sete di Dio: è questa la sua grandezza! Il salmista traduce questo anelito in preghiera: O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua (Sal 62,2). Nel Salmo 142 invoca: A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra riarsa (v. 6).

Sul Tabor della trasfigurazione

Il sublime significato della Trasfigurazione di Gesù si può capire soltanto dal contesto in cui gli evangelisti lo raccontano. I discepoli non comprendono come la vita possa nascere dalla morte, così come la Gloria possa essere nascosta nella Croce. Nella visione di quella trasfigurata bellezza in splendore di Luce, Dio concede ai discepoli di intravedere ciò che il viaggio di Gesù verso la croce nasconde. La trasfigurazione è preparata e seguita dall’annunzio della passione e morte del Figlio dell’uomo.

Il giusto tentato e il falso tentatore

Personaggio della preistoria biblica israelitica è Giobbe, il giusto tentato, uomo integro e retto, ricco possidente di Ur, città dell’Arabia del nord. Satana, il tentatore falso, avversario e accusatore, afferma che Giobbe non è uomo integro e retto. Si scaglia contro i suoi beni e li annienta; si scaglia contro il suo corpo e lo colpisce con piaghe schifose. Giobbe, però, rimane saldo nella fede nel suo Dio. E come sempre accade nel momento della prova, entrano in scena, con i loro discorsi, i tre amici: Elifaz il veggente, Bildad il giurista, Zofar il sapiente tradizionalista.

Te decet laus

Nella narrazione della creazione torna sempre in crescendo il ritornello che Dio canta ogni volta che contempla la sua opera creata: Dio vide che era cosa buona. Tutto ciò che il Verbo divino crea è buono e bello, splendido e meraviglioso.

Tra storia e fede

Viene spontanea talvolta la domanda se i fatti narrati dagli evangelisti siano realmente accaduti, se siano ritratti che riproducono fedelmente la figura storica di Gesù di Nazaret, oppure meditazioni teologiche elaborate dalle suggestioni degli evangelisti. Giovanni, nel suo vangelo, racconta Gesù cosi com’era nella realtà storica, oppure ci offre la sua immagine mirabilmente trasfigurata dalla fede? Il discepolo amato narra Gesù con visione storica o con prospettiva “kerigmatica”? È chiaro che le due visioni non possono essere separate perché sono due aspetti dell’unico mistero di salvezza, l’uno rimanda all’altro. Il Gesù storico separato dal Gesù kerigmatico si secolarizza; il Gesù kerigmatico separato dal Gesù storico si mitizza.

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