Bussole per la fede

Trasfigurazione e Assunzione, due Misteri di amore

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Il 6 e il 15 agosto, noi cristiani celebriamo e viviamo il fascino di due Misteri: la Trasfigurazione di Gesù e l’Assunzione di Maria. Due eventi storici che per noi credenti non sono favole di realtà alienanti, ma momenti di trasfigurante grazia.

Familiari di Cristo

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Al momento della presentazione di Gesù al Tempio, il vecchio Simeone profetizzò quando definì il Bambino segno di contraddizione (cf Lc 2,22-35). Nei confronti della missione di Gesù, l’uomo può assumere diversi atteggiamenti. Tra essi ne emergono particolarmente due negativi e uno positivo. I due negativi sono l’incomprensione e l’ostilità, il positivo è l’accoglienza piena ed entusiasta.

Un solo pane e un solo corpo

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Alla vigilia della sua morte, Gesù, in sua memoria, non ci ha lasciato né reliquie né messaggi, ma ha consegnato ai suoi discepoli, e tramite loro a tutta l’umanità, il suo Corpo dato e il suo Sangue versato nel sublime sacramento del Convito pasquale. L’antica pasqua ebraica era colma di ricordi. Essa celebrava e ravvivava l’evento della liberazione e il patto dell’alleanza, il cammino nel deserto e l’ingresso nella terra promessa. Questi eventi trovano la loro pienezza nella nuova Pasqua di Gesù: il sacrificio della croce e la gloria della risurrezione. Nell’ultima cena Gesù sostituisce se stesso come contenuto e ragione della Pasqua. Egli ormai è l’Agnello che si deve consumare e il suo sangue che sta per versare sancisce la nuova Alleanza. Il Servo sofferente in cui il Padre compie la redenzione è Lui.

Cristo Pastore e Porta

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Il Dio dei farisei appare come un Dio che ha poco a che fare con il cuore dell’uomo. E intendiamo “cuore” in senso biblico, cioè, intimità nella quale l’uomo sperimenta se stesso come essere che ama ricevendo e donando amore.

La beatitudine del credere senza aver visto

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Quando la fede in Gesù giunge a incontrarlo e a riconoscerlo come “Signore e Dio” morto e risorto, allora l’esperienza cristiana è compiuta e vissuta. E’ necessario, però, eliminare non tanto l’esigenza di verifica, quanto l’irragionevolezza del dubbio e della diffidenza.

Pasqua di Resurrezione

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Il Triduo Pasquale culmina nella Veglia di Pasqua, intensa e solenne, che celebra, nell’incontenibile gioia dell’Exsultet e degli Alleluia, la Risurrezione di nostro Signore. Non si tratta di vaghi ricordi nebbiosi e avvolti negli avvenimenti di un lontano passato ma di eventi e di valori che rimangono perenni nel tempo.

Resurrezione e vita

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San Giovanni inizia il suo Vangelo con un inno sublime: In principio era il VerboIn lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (1,1.4). E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (v. 14). Lo stesso Gesù dirà: Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (10,10). Quasi in crescendo sinfonico, l’itinerario quaresimale ci ha condotti dal deserto delle tentazioni al monte della Trasfigurazione, dal pozzo di Sicar alla piscina di Siloe, sino a Betania. La risurrezione di Lazzaro, raccontata da Giovanni nel capitolo 11, 1-54, è segno della restaurazione della creazione nel suo primitivo splendore ed è tipo della risurrezione di Cristo e della nostra, sia alla vita divina del battesimo, sia a quella definitiva della risurrezione finale.

Luce della fede

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La luce è la prima creatura uscita dalle mani del Creatore. Sin dall’inizio della creazione, la lotta tra “luce” e “tenebra” è sempre l’avvenimento decisivo del mondo (cf Gn 1,1-5). Prima dell’opera della creazione, come la tenebra ricopriva l’abisso, così nel corso della storia continua ad avvolgere l’uomo con la sua opacità. Dio, che creò il primo mattino, continua sempre la sua opera di salvezza nel dono del Figlio, Verbo-Luce.

Al pozzo di Sicar

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L’uomo ha sete di Dio: è questa la sua grandezza! Il salmista traduce questo anelito in preghiera: O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua (Sal 62,2). Nel Salmo 142 invoca: A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra riarsa (v. 6).

Sul Tabor della trasfigurazione

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Il sublime significato della Trasfigurazione di Gesù si può capire soltanto dal contesto in cui gli evangelisti lo raccontano. I discepoli non comprendono come la vita possa nascere dalla morte, così come la Gloria possa essere nascosta nella Croce. Nella visione di quella trasfigurata bellezza in splendore di Luce, Dio concede ai discepoli di intravedere ciò che il viaggio di Gesù verso la croce nasconde. La trasfigurazione è preparata e seguita dall’annunzio della passione e morte del Figlio dell’uomo.

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