Blog dell’Editore

La verità trova sempre una strada, scegliendosi un cuore e la sua penna

++++ Boris Jonhson ricoverato in ospedale ++++

Nella stessa serata in cui è stato diffuso lo storico messaggio alla Nazione della Regina Elisabetta II del Regno Unito, il Primo Ministro britannico Boris Jonhson è stato ricoverato in ospedale, “per esami”, ha riferito la Bbc. Dieci giorni fa, Johnson aveva annunciato di essersi ammalato di Covid-19. “Continua ad avere sintomi persistenti ed è stato portato in ospedale per esami”, ha annunciato una portavoce di Downing Street.

Nel Regno Unito cresce il numero dei contagi e delle vittime di Covid-19. Johnson potrebbe diventare vittima delle sue stesse parole, ricordiamole: “Abituatevi a perdere i vostri cari”.

Mentre la Regina Elisabetta II parla alla Nazione con il suo quarto (4) messaggio in 68 anni di regno, al TG2 fanno parlare Fabio Fazio per annunciare suo programma subito dopo il telegiornale.
Invece, su Sky trasmettono lo storico discorso della Regina Elisabetta II in diretta, con traduzione simultanea.

Il video di Zoom24.it.

Il cattivo esempio: a Filadelfia fedeli a messa nonostante i divieti

Don Giovanni Primerano, Parroco di Santa Barbara a Filadelfia, nella Provincia di Vibo Valentia, al confine con la Provincia di Catenzaro ha celebrato la Messa della Domenica delle Palme alla presenza di un nutrito gruppo di fedeli, pare almeno una ventina, che, incuranti dei divieti si sono presentate all’interno della chiesa e hanno partecipato alla celebrazione.

Il Comune di Filadelfia nel pomeriggio ha pubblicato un avviso pubblico sulla propria pagina Facebook: “In merito alla situazione emersa questa mattina nella Chiesa di Santa Barbara in Filadelfia, si sottolinea che non appena apprese le notizie e visionati i video, le autorità di Polizia Municipale hanno adottato tutti i provvedimenti previsti dai Decreti Ministeriali per il contenimento del Covid-19. Ogni altro provvedimento sarà valutato ed adottato dalle autorità in conseguenza.
Sottolineiamo il grande sforzo che il Comune di Filadelfia, gli Amministratori le Forze dell’ordine, i dipendenti in prima linea, i volontari e i cittadini stanno profondendo per arginare i pericoli di questa pandemia e invitano tutti a mantenere i giusti atteggiamenti per combattere contro ogni forma di comportamento che metta a rischio la salute delle persone.
Grazie a tutti e coraggio. Insieme ne usciremo”.

Complimenti, i sanitari rischiano la vita per queste persone. Dove è lo Stato che ci dovrebbe tutelare? Invece di fare balconazo con delle conferenze stampe senza contraddittorio, il Primo Ministro Giuseppe Conte dovrebbe fare subito un Dpcm per mandare in galera per 10 anni chi trasgredisce, prete o non prete (e non venirmi piagnucolare sull’attentato alla “libertà di culto”). L’unico alternativa è la legge marziale. Senno non ne usciremo più.

Un altro sacerdote che ci lascia, ma il Papa regnante non ci pensa neanche di andare in isolamento. Non c’è rispetto nemmeno dei sacerdoti deceduti.

In questi giorni vengono alla luce anche, quelli che non danno il buon esempio come invece dovrebbero fare. Vengono alla luce quelli che non rispettano le regole e non rispettando l’isolamento, non rispettano il prossimo, non hanno rispetto dei morti, che sono sempre persone e non numeri. Questi cattivi esempi non vanno seguiti, perché non sono eroi.

Gli eroi sono gli umili che mettono da parte il proprio ego nell’isolamento e nella privazione combattono con il coltello tra i denti il virus. Questo è l’esempio da seguire, l’esempio degli eroi silenziosi, umili perseveranti in isolamento.

Il balconazo di Giuseppe Conte.

Italia sarà chiusa ancora a lungo

Contro ogni evidenza, Rai News 24 ci fa sapere che la curva del contagio da Sars-CoV-2 scende, citando come prova il numero dei ricoverati. Secondo il TG1 la curva non è rallentata, ma non si dice in quale direzione.

Il Messaggero che porta pena, rivela un’indiscrezione da Palazzo Chigi: “Il contagio non scende come previsto”. Quindi, a Pasqua un altro Dpcm choc secondo il Messaggero, che riporta fonti governative. Tra venerdì e sabato, Vigilia di Pasqua, verremo a sapere che le misure di contenimento sociale (la quarantena) sarà ancora prorogata. La decisione sarà oggetto dell’ennesimo Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, stavolta presa d’intesa con le Regioni e le parti sociali, ma sempre in base all’andamento dell’epidemia e in ragione delle analisi e dei pareri degli scienziati.

La vergogna delle mascherine

Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, con mascherina sulla faccia di bronzo, dice che non vuole fare polemiche, ma intanto con tono di stizzo dice che obbedirà all’ordinanza del Governatore della Lombardia Attilio Fontana, in riferimento all’obbligo di mascherina per strada.

Ricordiamo che la campagna #milanononsiferma del Sindaco di Milano Giuseppe Sala – e il video e la sua divulgazione, pubblicato il 27 febbraio 2020 sul suo profilo Facebook – ha aggravato la situazione, amplificando gli effetti di una scelta sbagliata presa dai politici, ossia quella di aspettare che il problema scoppiasse all’ennesima potenza prima di intervenire rigidamente in via preventiva. E oggi loro vogliono pararsi il sedere. Invece, vanno presi con delle pedate in quel posto, direttamente nella galera [Uno scudo penale per il Coronavirus: nel decreto Cura Italia spunta l’emendamento PD per sanare le responsabilità politiche – 3 aprile 2020].

Con l’occasione riportiamo alla memoria che anche il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha fatto come il Sindaco di Milano. Rischiano entrambi denuncia penale a carico per procurata epidemia.

#bergamononsiferma Un video per la città che non molla
L’Eco di Bergamo, 27 febbraio 2020
#bergamononsiferma. Un hastag e un video che raccontano la bellezza di Bergamo e che chiedono ai cittadini, al territorio, di non mollare. Di non avere paura del coronavirus. Solo 35 secondi che bastano per dire: «A Bergamo qui non molla nessuno».
Lo spiega bene Nicola Viscardi, autore del progetto con tanto di colonna sonora dei Pinguini Tattici Nucleari, e presidente del Distretto del Commercio di Bergamo. Un progetto che si avvicina a quello di Milano, con un video che nella giornata di giovedì circolava sui Social per mostrare che Milano sta reagendo al coronavirus.
Trentacinque secondi che mostrano la nostra Bergamo, bellissima, attiva e dinamica, volenterosa: è stato pubblicato sulla pagina Instagram e Facebook di Bergamo Shopping, con il Comune di Bergamo, Ascom e Confesercenti uniti in un solo messaggio: «Bergamo non si ferma per il coronavirus, non ha paura, ama la sua città e la vuole vivere» spiega Viscardi che aggiunge: «Ringrazio i miei colleghi commercianti che non mollano, Ascom, Confcommercio Bergamo, Confesercenti e Camera di Commercio. Avremo un lungo dialogo con gli amministratori dal Comune alla Regione per creare le condizioni per una grande ripresa. Siamo bergamaschi e supereremo anche questo».

Invece, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli rema apertamente contro Fontana: “Obbligo di mascherina? Io non la uso, rispetto le distanze”. Con un “l’ho detto e lo ripeto”, sulle mascherine Borrelli smentisce clamorosamente Fontana, che pochi minuti prima aveva stabilito con una ordinanza l’obbligo per chiunque esca di casa di indossare una mascherina, foulard o sciarpa per “schermare” bocca e naso. “Io anche ieri l’ho detto e lo ripeto che non uso la mascherina rispettando quelle che sono le misure di distanziamento sociale”. Siamo alle solite: la Lombardia lancia misure “dure” per arginare il contagio da coronavirus e da Roma la risposta è come sempre un mezzo segnale di lassismo. “La mascherina – ha detto Borrelli in conferenza stampa – è importante se non si rispettano le distanze per evitare la trasmissione”.

Per davvero, nelle mani di tali “tecnici” non ne usciremo piiù.

15 giorni d’isolamento bastano davvero per uscire?

Alessandro Politi di Le Iene si era ammalato di Coronavirus e dopo trenta giorni dopo è ancora positivo al test anche se i sintomi sono scomparsi quasi subito. “Quanti potrebbero essere positivi e non saperlo senza il test?”. E soprattutto, bastano davvero 15 giorni d’isolamento per poter uscire di casa?
“Ho avuto febbre e tosse per pochi giorni, poi mi sono sentito bene. Ma dopo un mese il mio tampone è ancora pienamente positivo”.
Le Iene sono ferme da un mese, dopo che Politi è stato contagiato e il ritorno in onda è previsto per il 23 aprile.
“Il 5 marzo mi sono svegliato con un forte mal di testa, febbre alta e un po’ di tosse”, racconta Politi. “In quel momento non c’erano ancora i decreti di chiusura. Provo in tutti i modi a farmi fare un tampone, anche se non vogliono farmelo perché non ho una sintomatologia così grave. Comunque in ospedale spiego che sono un giornalista e sarei potuto entrare in contatto con tantissime persone”. Dopo un po’ di titubanza il personale accetta e l’esito del tampone è chiaro: positivo al Covid-19.
“La cosa sorprendente è che la sera stessa con una tachipirina la febbre è passata, il giorno successivo avevo meno sintomi e al terzo giorno non avevo più niente”, racconta la nostra Iena Alessandro Politi. “Se non avessi fatto il tampone, avrei pensato di avere un’influenza”. Passato il periodo obbligatorio di quarantena, è il momento di rifare il test: per essere considerati guariti, infatti, servono due tamponi consecutivi negativi. “Io stavo bene, ma dopo 17 giorni ero ancora pienamente positivo”.
“Passano altri dieci giorni e il 3 aprile, cioè l’altro ieri, faccio un altro tampone”, racconta Politi. “Ormai è quasi un mese che sono senza sintomi, ma l’esito è sempre lo stesso: pienamente positivo. Ho chiesto se è normale, i medici hanno ipotizzato che potrei aver preso una carica virale più aggressiva. Il mio corpo fortunatamente la sta gestendo bene ma ci vuole più tempo per debellarla”.
Qui a Politi sorge un dubbio: “Perché le istituzioni permettono a persone che hanno avuto i miei stessi sintomi di uscire di casa dopo 15 giorni” senza aver ricevuto un tampone? “Quante persone potrebbero essere a lavorare con il rischio di diffondere il virus?”. Eh sì, perché fino a poco tempo fa alle persone con sintomi lievi come Alessandro Politi il tampone non veniva proprio fatto, ma si doveva “solo” rispettare la quarantena alla fine della sintomatologia. E chi è stato a contatto diretto con un malato, a meno di casi eccezionale, non riceve alcun tampone in assenza di segni della malattia: unica prescrizione, l’isolamento. “Come si è deciso che i quindici giorni siano sufficienti, se io dopo trenta giorni sono ancora positivo? Non è che forse il contagio tarda a fermarsi anche per questo motivo?”.

Carlo Taormina su Facebook

“Questo è uno Stato criminale. Ho presentato una denunzia contro governo e tecnici per epidemia colposa seguita da morte di almeno 10.000 italiani che hanno provocato lasciando circolare il coronavirus per quai quaranta giorni dal 31 gennaio ai primi di marzo determinando accatastamento di contagiati e di morti dovuti alla mancanza di respiratori e di letti di terapia intensiva. E LORO CHE FANNO? VOGLIONO FARSI UNA LEGGE CHE ELIMINI LA RESPONSABILITA’ PER IL DELITTO DI EPIDEMIA COLPOSA! Proprio così,voglioso fare uno SCUDO PENALE PER SALVARE DALLA GALERA POLITICI E AMMINISTRATORI RESPONSABILI DI EPIDEMIA COLPOSA. Questo significa che la mia denunzia è fondatissima e che tanto è fondata che per non essere arrestati e condannati proprio per quella epidemia colposa sulla quale si basa la mia denunzia,vogliono farsi una legge speciale che li sottragga al carcere. E’ O NON E’ uno Stato criminale ?
Muoiono in media 800 cittadini italiani al giorno, cioè più di 30 ogni ora, sempre come conseguenza di quei maledetti 40 giorni durante i quali hanno fatto circolare liberamente il virus determinando l’accatastamento di contagiati e quindi di morti. I morti lo so stati prevalentemente in casa dove le ambulanze chiamate non arrivavano sapendo che negli ospedali non c’era possibilità di assisterli per mancanza di respiratori e letti di terapia intensiva. Sapevano tutto dal 5 gennaio perché avvertiti anche dai cinesi che avevano raccomandato di chiudere tutto e subito e avevano cinesi ricoverati allo Spallanzani. L’OMS aveva dichiarato lo stato di emergenza preannunciando la pandemia.Loro hanno dichiarato lo stato di emergenza il 31 gennaio. Questo potrebbe essere addirittura dolo eventuale rispetto alla criminale propagazione del virus ma certamente è senza discussione epidemia colposa. E loro che fanno? SI METTONO D’ACCORDO PER FARE LO SCUDO PENALE E CIOÈ SANNO DI ESSERE COLPEVOLI E SI FANNO UNA LEGGE PER NON ANDARE IN GALERA. CIOÈ COMMETTONO UN ALTRO DELITTO PERCHE’ USANO IL LORO POTERE DI GOVERNO E LEGISLATIVO PER NON PAGARE IL CONTO. A costo di incatenarmi davanti alla Procura di Roma,questi la devono pagare perché hanno sulla coscienza almeno 10.000 morti ad oggi e non mi basta la responsabilità politica che li porti ad essere cacciati dal governo. Li voglio vedere in galera. Aiutatemi”.

La bufala della giornata

Le bufale che girano, del tipo “innocuo”

La didascalia alla foto sopra che gira via WhatsApp, è una bufala. La foto è stata accuratamente scelta tra tante disponibili in rete, perché non si vede che è in Giappone. Infatti, la foto è di Nara in Giappone, città di circa 360 000 abitanti, sull’isola di Honshū, capoluogo della prefettura di Nara. Fu Capitale del Giappone dal 710 al 794. Oggi è luogo di alto interesse artistico e turistico. Dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1998, è caratteristica la presenza di cervi sika che girano liberamente per parchi e strade, avvicinandosi anche ai visitatori e lasciandosi nutrire da essi. Questo animale è diventato nel tempo uno dei simboli della città, tanto da venir raffigurato in varie aree, come i tombini delle strade.

‘A livella (1963) mai come in questo tempo

“‘A morte ‘o ssaje ched”è? …è una livella”.
“A vita è ‘na Livella è composta da alti e bassi. Il Principe Antonio de Curtis (Toto’) fa’ capire che Ricco o Povero non cambia niente abbiamo gli stessi diritti quando entriamo nella casa di Dio. Non facciamoci del male vogliamoci bene, non uccidiamo il mondo con la nostra cattiveria, con la nostra arroganza che abbiamo verso chi e piu’ debole” (Peppe Ciotola).

‘A livella

Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza
Per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
Ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn’anno, puntualmente, in questo giorno,
Di questa triste e mesta ricorrenza,
Anch’io ci vado, e con dei fiori adorno
Il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.
St’anno m’é capitato ‘navventura…
Dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
Ma po’ facette un’anema e curaggio.
‘O fatto è chisto, statemi a sentire:
S’avvicinava ll’ora d’à chiusura:
Io, tomo tomo, stavo per uscire
Buttando un occhio a qualche sepoltura.
“Qui dorme in pace il nobile marchese
Signore di Rovigo e di Belluno
Ardimentoso eroe di mille imprese
Morto l’11 maggio del’31”
‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
…sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
Tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
Cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
Nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
Abbandunata, senza manco un fiore;
Pe’ segno, sulamente ‘na crucella.
E ncoppa ‘a croce appena se liggeva:
“Esposito Gennaro – netturbino”:
Guardannola, che ppena me faceva
Stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! ‘ncapo a me penzavo…
Chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s’aspettava
Ca pur all’atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
S’era ggià fatta quase mezanotte,
E i’rimanette ‘nchiuso priggiuniero,
Muorto ‘e paura… nnanze ‘e cannelotte.
Tutto a ‘nu tratto, che veco ‘a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano…
Stongo scetato… dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia; era ‘o Marchese:
C’o’ tubbo, ‘a caramella e c’o’ pastrano;
Chill’ato apriesso a isso un brutto arnese;
Tutto fetente e cu ‘nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro…
‘Omuorto puveriello…’o scupatore.
‘Int ‘a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
So’ muorte e se ritirano a chest’ora?
Putevano sta’ ‘a me quase ‘nu palmo,
Quanno ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,
S’avota e tomo tomo.calmo calmo,
Dicette a don Gennaro:”Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
Con quale ardire e come avete osato
Di farvi seppellir, per mia vergogna,
Accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, si, rispettata,
Ma Voi perdeste il senso e la misura;
La Vostra salma andava, si, inumata;
Ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
La Vostra vicinanza puzzolente,
Fa d’uopo, quindi, che cerchiate un fosso
Tra i vostri pari, tra la vostra gente”
“Signor Marchese, nun è colpa mia,
I’nun v’avesse fatto chistu tuorto;
Mia moglie è stata a ffa’ sta fesseria,
I’ che putevo fa’ si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
Pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse
E proprio mo, obbj’…’nd’a stu mumento
Mme ne trasesse dinto a n’ata fossa”.
“E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
Che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
Avrei già dato piglio alla violenza!”
“Famme vedé.-piglia sta violenza…
‘A verità, Marché, mme so’ scucciato
‘E te senti; e si perdo ‘a pacienza,
Mme scordo ca so’ muorto e so mazzate!…
Ma chi te cride d’essere… nu ddio?
Ccà dinto, ‘o vvuo capi, ca simmo eguale?…
…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
Ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.
“Lurido porco!…Come ti permetti
Paragonarti a me ch’ebbi natali
Illustri, nobilissimi e perfetti,
Da fare invidia a Principi Reali?”.
“Tu qua’ Natale… Pasca e Ppifania!!!
T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
Che staje malato ancora è fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.
‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo,
Trasenno stu canciello ha fatt’o punto
C’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme:
Tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti… nun fa”o restivo,
Suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
Nuje simmo serie… appartenimmo à morte!”

Quasi 130.000 contagiati e 16.000 morti. Rischio più grande oggi è abbassare la guardia. Sempre troppi a zonzo, oltre 182.000 denunciati

Il totale dei contagiati di Sars-CoV-2 (non dimentichiamolo, sono persone, non numeri) è salito a 128.948 (+4.805). Gli attualmente positivi sono 91.247 (+2.972), mentre i guariti complessivamente sono 21.815 (+819) e i decessi totali 15.887 (+525).​
Sud&Isole, bomba a orologeria che fa tic tac tic tac… in molti esprimono scetticismo sui dati reali pare che siano molti più alti di quello che dicono. Ma c’è un dato che nessuno potrà mai occultare: il dato dei decessi, in crescita costante in tutto il Mezzogiorno, Isole comprese.

Muore l’Abate di Casamari, ricoverato da alcune settimane all’Ospedale Spaziani di Frosinone

Oggi pomeriggio è morto all’età di 74 anni Dom Eugenio Romagnuolo, Abate dell’Abbazia Cistercense Casamari. Risultato positivo al Sars-CoV-2 era ricoverato presso l’Ospedale Spaziani da un paio di settimane. In queste ore si moltiplicano i messaggi di cordoglio per la grave perdita. Dom Eugenio era stimatissimo da tutto il mondo politico, industriale, imprenditoriale e popolare della provincia di Frosinone.
Sacerdoti e religiosi continuano a morire ma il Papa non va in isolamento.

L’Avvocato Carlo Taormina oggi 5 aprile 2020 ha rilasciato un’intervista a Mirko Crocoli per Affaritaliani.it. Denuncia il governo e i tecnici per epidemia colposa: “Chi ha sbagliato deve pagare, sia esso politico che tecnico. Gravissime le scelte del Governo Conte. In tanti sono morti sulle ambulanze senza nemmeno poter entrare nei nosocomi. Fontana? Lungimirante, ma su di lui guerra politica. Dopo il mio annuncio, facebook mi ha bloccato. Atteggiamento vergognoso. Galli e Pregliasco? grandi professionisti. E ancora, sull’Europa, è categorico: Andiamocene da questo scempio e si ritorni a ristampare la lira, immediatamente”. E sul futuro: l’Italia si rialzerà, ma è necessario adottare misure economiche straordinarie, no agli spiccioli”. Tuttavia è solo la punta dell’iceberg scrive Affaritaliani.it

Il video.

Essere cristiani non è un modo di dire ma è un modo di vivere

Il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca:
Dobbiamo essere responsabili anche e soprattutto durante queste festività pasquali, quando potremmo avere la tentazione di uscire.
Molti secoli fa un Papa diceva che essere cristiani non è un modo di dire ma di vivere. Testimoniamo i valori cristiani, non pensando alle cerimonie, ma tenendo vivi i valori della solidarietà e della compassione.
Essere cristiani significa tutelare la vita e la salute delle persone più deboli, in questo momento i nostri anziani.
Ancora un po’ di sacrificio ci aiuterà a vedere la luce in fondo al tunnel.
Vi rinnovo l’invito ad essere responsabili: TUTTI A CASA.

L’esodo verso il mare e i giri a zonzo dei decerebrati

Non facciamoci ingannare dai numeri sull’emergenza Coronavirus che secondo alcuni sembrano suggerire la fine del momento più tragico. La pandemia è ancora in atto. Quindi è importante dunque continuare a restare a casa, altrimenti si rischia una seconda ondata di contagio che renderebbe vano ogni sforzo fatto finora.
Invece, decine di piemontesi e lombardi non hanno ancora imparato niente e nella notte si sono messi in auto per raggiungere le case al mare in Liguria. Scrive La Stampa: “Decine e decine di piemontesi e lombardi incuranti degli inviti a rimanere a casa hanno cercato di raggiungere l’alloggio al mare, in Riviera, attirati anche dalla bellissima giornata di sole. A denunciarli sono stati soprattutto i vicini di casa che di notte sono stati testimoni degli arrivi. Ma sono stati anche traditi dalle webcam dell’Autofiori che hanno registrato dalle prime ore del mattino un insolito traffico verso le province di Imperia e Savona facendo scattare posti di blocco che hanno ‘blindato’ tutti i caselli autostradali, da Savona al confine”.
Sono state costrette ai lavori straordinari le forze dell’ordine, che in molti casi sono riusciti a far tornare indietro le vetture. Si tratta in massima parte di anziani o comunque persone dai 65 anni in su. C’è anche qualche decerebrato in stato più elevato, che ha preferito prendersi la multa di 4.000 euro, come un residente a Torino e diretto a Sanremo. Nonostante l’invito dell’agente si è diretto verso la casa al mare, dove affermava di essere domiciliato.
L’uscita in motorino è costato caro anche a due donne leccesi alle quali la Polizia locale ha inflitto sanzioni per complessivi 6.308 euro. Per ciascuna di esse è scattata una multa di 400 euro per violazione dei divieti riguardanti il contenimento dell’epidemia da Covid-19. In più alla conducente è stata inflitta una sanzione di 398 euro per guida senza patente, mentre nei confronti della proprietaria del motorino è scattata una multa di 5.110 euro per incauto affidamento del mezzo.
Sempre a Lecce, la Polizia locale ha inflitto altre tre sanzioni per spostamenti senza giustificato motivo. Una donna è stata multata mentre era diretta verso il mare.

Nel corso dei controlli svolti da parte delle forze dell’ordine, in applicazione delle misure di contenimento del contagio, ieri 4 aprile 2020 sono state sanzionate 9.284 persone, in aumento rispetto al giorno precedente, nel quale erano state 8.187.
Le denunce per false autodichiarazioni sono state ieri 54 e per violazione della quarantena 10.
I titolari di esercizi commerciali sanzionati sono stati 173 e 27 i provvedimenti di chiusura delle attività. Dall’inizio delle restrizioni, i denunciati sono stati oltre 182.000. In 10 giorni quelli per violata quarantena sono stati 394.

Posta un video con una violazione della quarantena e gli sparano
Storia di come un innocente tentativo di documentare il malcostume si trasforma in una escalation di violenza prima grottesca, poi spaventosa e drammatica
AGI, 5 aprile 2020
È una storia talmente complicata che neppure in un film dei fratelli Cohen sarebbe credibile. Eppure, in estrema sintesi, è andata così: un tizio posta un video dei controlli di polizia per l’emergenza coronavirus e si becca quattro pistolettate.
I protagonisti di questa assurda vicenda avvenuta tra Scilla e Reggio Calabria sono un ignaro cittadino e due gentiluomini, neppure direttamente coinvolti nel video, ma che si sono sentiti chiamati in causa per conto terzi.
La ricostruzione dei fatti, messa insieme dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, è davvero degna di una sceneggiatura.
Venerdì sera un impiegato di Scilla decide di vestire i panni di pubblico censore del malcostume e dal balcone di casa propria si mette a filmare i controlli di polizia sotto casa. In apparenza nulla di male, ma quando il video finisce sul web e tra le persone riprese spunta un dipendente pubblico ufficialmente in malattia, le cose si complicano. E parecchio. L’uomo, sorpreso non solo fuori casa durante l’isolamento, ma per giunta in malattia, ha un cognome che in certi ambienti si potrebbe definire ‘pesante’ e vedersi esposto al pubblico ludibrio non gli va giù. E quando confida il proprio disagio a un parente e a un amico questi, non si sa se motu proprio o ispirati dall’indignazione dell’offeso, decidono di farla pagare all’autore del video.
Da qui la decisione di organizzare una fulminea spedizione punitiva, consumata in mezz’ora. I due si presentano a Scilla direttamente a casa del malcapitato e prima tentano di estorcergli duemila euro a titolo di “risarcimento” del torto patito, poi, quando l’impiegato si rifiuta, uno dei due gli spara quattro colpi di pistola. Solo uno va a segno; l’uomo, ferito a una gamba, cerca di rifugiarsi nell’androne del condominio, ma i due glielo impediscono e continuano a pestarlo.
Quando ritengono di aver dimostrato a sufficienza la propria indignazione si rimettono in macchina per tornare a Reggio Calabria. Ai carabinieri servono meno di due giorni per venire a capo della faccenda: rilievi scientifici, testimonianze, raccolta di dati informativi, permettono di individuare i due presunti autori.
Le indagini sono ancora in corso per far luce su tutti gli aspetti della vicenda, ma anche sul ruolo avuto dell'”offeso”, il permaloso impiegato in malattia. Il ferito, curato all’ospedale di Reggio Calabria, ha già fatto ritorno a casa. I due aggressori sono stati arrestati con l’accusa di tentato omicidio, estorsione e porto abusivo di arma da fuoco.

Il video.

Avevano ragione i saggi arabi

C’è un antico proverbio arabo che recita: “Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”.

Il dibattito sulla libertà di culto “in pericolo”

Il sempre attento amico e collega Andrea Gagliarducci oggi sul suo blog in italiano (con il titolo in inglese) Vatican Reporting, con un articolo Coronavirus, il problema che l’informazione religiosa non sembra vedere, sollecita a non preoccuparsi oggi solo di limitare il contagio, ma di guardare al futuro e di cercare di comprendere se tutte queste misure d’emergenza possono essere usate un giorno per attaccare la libertà di culto: “Il dramma del coronavirus, e le misure eccezionali che sono state prese per arginarlo, porta con sé un pericolo strisciante, che probabilmente non è stato ancora realmente affrontato dall’informazione religiosa, e men che meno dai media vaticani: il pericolo della dittatura della tecnocrazia. (…) E così, la domanda finale, la domanda cruciale è solo una: la Chiesa ha perso la capacità di essere profetica? Cederà alla fine alla dittatura della tecnocrazia?”.
Va bene porre la domanda sulla “capacità di essere profetica”, perché è una domanda cruciale, che ho posto anch’io. Va anche bene dire che i media vaticani sono assenti in questa fase, ma sono assenti su molti aspetti, non solo per evidenziare la libertà di culto…
Nella discussione su questa problematica, una cosa deve essere messa in chiaro: nessun Capo di Stato, nessun Capo di Governo, in nessuna Nazione ha detto che le Sante Messe cattoliche o le Celebrazioni cristiane e di altre religioni sono sospese. Il singolo sacerdote, i religiosi con i proprio confratelli nelle loro chiese o cappelle possono celebrare la Santa Messa. Questo è un fatto che va detto, perché le Sante Messe i sacerdoti le celebrano. Quindi non è interdetta nessuna libertà di culto.
Il Governo italiano, ponendo delle limitazioni agli spostamenti e agli assembramenti, ovviamente pone delle condizioni, per le quali in alcuni casi si può andare in chiesa (se la chiesa è sul tragitto casa-spesa-lavoro-farmacia-struttura sanitaria-casa, anche se si potrebbe anche discutere su questa limitazione, che trovo ingiusto anche se #iostoincasa e faccio mia casa #chiesadomestica). Comunque, su questo tema vale quanto detto altrove. Per prima non si capisce perché sarebbe necessario andare a cercare una chiesa lontana da casa. Per secondo è come chi non è mai andato a correre o a fare delle passeggiate, e oggi vuole andare a fare jogging e passeggiate nei parchi. Ovviamente, è comprensibile il desiderio di chi era abituato a visitare ogni giorno la chiesa nel suo quartiere, ma vorrei sapere quanti tra quelli che oggi sentono l’irresistibile bisogno di celebrare nelle chiese come non ci fosse un Coronavirus in giro e denunciano l’attacco al libertà di culto, erano abituali visitatori di una chiesa (o oggi, visto che le chiese sono aperte). Ci viene a pensare che si tratta maggiormente di gente che non ci mette piede né a Pasqua né a Natale né mai. Sapete come è… “A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina” (Papa Pio XI). Detto da un Papa, chi oserebbe metterlo in dubbio?

La Chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, aperta per la preghiera, ma nessuno dentro, pomeriggio di Domenica delle Palme, 5 aprile.

Le chiese cattoliche italiane si trovano su territorio italiano. La Chiesa cattolica in quanto tale non ha un territorio proprio, ma si trova su territori di tanti Nazioni ed è soggetta alle singole leggi degli Stati nei quali si trova.
Se pensiamo alla Chiesa con un “territorio proprio”, dobbiamo pensare solo allo Stato della Città del Vaticano e alle chiese aperte e fruibili in questo territorio di uno “stato sovrano”, come la Basilica di San Pietro perché l’Arciprete Cardinale Angelo Comastri afferma che la basilica è sempre aperta, e alle zone extraterritoriali vaticani. Questo è l’unico territorio dove la Chiesa cattolica è nel suo stato sovrano. In tutti gli altri casi, la Chiesa cattolica ha delle strutture sul territorio di altri Stati, nei quali è soggetta alle leggi del rispettivo Stato.

Celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore con Papa Francesco

Alle ore 11.00 di questa mattina il Vicario di Cristo, Papa Francesco ha presieduto, all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, la solenne celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore.

Ricorre oggi la XXXV Giornata Mondiale della Gioventù, quest’anno a livello diocesano, sul tema: “Giovane, dico a te, alzati!” (cfr. Lc 7,14).
Pubblico di seguito l’Omelia che il Servo dei Servo di Dio, Papa Francesco ha pronunciato dopo la proclamazione della Passione del Signore secondo Matteo, con le foto della celebrazione.

Omelia del Santo Padre

Gesù «svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo» (Fil 2,7). Lasciamoci introdurre da queste parole dell’apostolo Paolo nei giorni santi, dove la Parola di Dio, come un ritornello, mostra Gesù come servo: Giovedì santo è il servo che lava i piedi ai discepoli; Venerdì santo è presentato come il servo sofferente e vittorioso (cfr Is 52,13); e già domani Isaia profetizza di Lui: «Ecco il mio servo che io sostengo» (Is 42,1). Dio ci ha salvato servendoci. In genere pensiamo di essere noi a servire Dio. No, è Lui che ci ha serviti gratuitamente, perché ci ha amati per primo. È difficile amare senza essere amati. Ed è ancora più difficile servire se non ci lasciamo servire da Dio.

Ma – una domanda – in che modo ci ha servito il Signore? Dando la sua vita per noi. Gli siamo cari e gli siamo costati cari. Santa Angela da Foligno testimoniò di aver sentito da Gesù queste parole: «Non ti ho amata per scherzo». Il suo amore lo ha portato a sacrificarsi per noi, a prendere su di sé tutto il nostro male. È una cosa che lascia a bocca aperta: Dio ci ha salvati lasciando che il nostro male si accanisse su di Lui. Senza reagire, solo con l’umiltà, la pazienza e l’obbedienza del servo, esclusivamente con la forza dell’amore. Eil Padre ha sostenuto il servizio di Gesù: non ha sbaragliato il male che si abbatteva su di Lui, ma ha sorretto la sua sofferenza, perché il nostro male fosse vinto solo con il bene, perché fosse attraversato fino in fondo dall’amore. Fino in fondo.

Il Signore ci ha serviti fino a provare le situazioni più dolorose per chi ama: il tradimento e l’abbandono.

Il tradimento. Gesù ha subito il tradimento del discepolo che l’ha venduto e del discepolo che l’ha rinnegato. È stato tradito dalla gente che lo osannava e poi ha gridato: «Sia crocifisso!» (Mt 27,22). È stato tradito dall’istituzione religiosa che l’ha condannato ingiustamente e dall’istituzione politica che si è lavata le mani. Pensiamo ai piccoli o grandi tradimenti che abbiamo subito nella vita. È terribile quando si scopre che la fiducia ben riposta viene ingannata. Nasce in fondo al cuore una delusione tale, per cui la vita sembra non avere più senso. Questo succede perché siamo nati per essere amati e per amare, e la cosa più dolorosa è venire traditi da chi ha promesso di esserci leale e vicino. Non possiamo nemmeno immaginare come sia stato doloroso per Dio, che è amore.

Guardiamoci dentro. Se siamo sinceri con noi stessi, vedremo le nostre infedeltà. Quante falsità, ipocrisie e doppiezze! Quante buone intenzioni tradite! Quante promesse non mantenute! Quanti propositi lasciati svanire! Il Signore conosce il nostro cuore meglio di noi, sa quanto siamo deboli e incostanti, quante volte cadiamo, quanta fatica facciamo a rialzarci e quant’è difficile guarire certe ferite. E che cosa ha fatto per venirci incontro, per servirci? Quello che aveva detto per mezzo del profeta: «Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente» (Os 14,5). Ci ha guariti prendendo su di sé le nostre infedeltà, togliendoci i nostri tradimenti. Così che noi, anziché scoraggiarci per la paura di non farcela, possiamo alzare lo sguardo verso il Crocifisso, ricevere il suo abbraccio e dire: “Ecco, la mia infedeltà è lì, l’hai presa Tu, Gesù. Mi apri le braccia, mi servi col tuo amore, continui a sostenermi… Allora vado avanti!”.

L’abbandono. Sulla croce, nel Vangelo odierno, Gesù dice una frase, una sola: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46). È una frase forte. Gesù aveva sofferto l’abbandono dei suoi, che erano fuggiti. Ma gli rimaneva il Padre. Ora, nell’abisso della solitudine, per la prima volta lo chiama col nome generico di “Dio”. E gli grida «a gran voce» il “perché?”, il “perché?” più lacerante: “Perché anche Tu mi hai abbandonato?”. Sono in realtà le parole di un Salmo (cfr 22,2): ci dicono che Gesù ha portato in preghiera anche la desolazione estrema. Ma resta il fatto che l’ha provata: ha provato l’abbandono più grande, che i Vangeli testimoniano riportando le sue parole originali.

Perché tutto questo? Ancora una volta per noi, per servirci. Perché quando ci sentiamo con le spalle al muro, quando ci troviamo in un vicolo cieco, senza luce e via di uscita, quando sembra che perfino Dio non risponda, ci ricordiamo di non essere soli. Gesù ha provato l’abbandono totale, la situazione a Lui più estranea, per essere in tutto solidale con noi. L’ha fatto per me, per te, per tutti noi, lo ha fatto per dirci: “Non temere, non sei solo. Ho provato tutta la tua desolazione per essere sempre al tuo fianco”.

Ecco fin dove ci ha serviti Gesù, calandosi nell’abisso delle nostre sofferenze più atroci, fino al tradimento e all’abbandono. Oggi, nel dramma della pandemia, di fronte a tante certezze che si sgretolano, di fronte a tante aspettative tradite, nel senso di abbandono che ci stringe il cuore, Gesù dice a ciascuno: “Coraggio: apri il cuore al mio amore. Sentirai la consolazione di Dio, che ti sostiene”.

Cari fratelli e sorelle, che cosa possiamo fare dinanzi a Dio che ci ha serviti fino a provare il tradimento e l’abbandono? Possiamo non tradire quello per cui siamo stati creati, non abbandonare ciò che conta. Siamo al mondo per amare Lui e gli altri. Il resto passa, questo rimane.

Il dramma che stiamo attraversando in questo tempo ci spinge a prendere sul serio quel che è serio, a non perderci in cose di poco conto; a riscoprire che la vita non serve se non si serve. Perché la vita si misura sull’amore. Allora, in questi giorni santi, a casa, stiamo davanti al Crocifisso – guardate, guardate il Crocifisso! -, misura dell’amore di Dio per noi. Davanti a Dio che ci serve fino a dare la vita, chiediamo, guardando il Crocifisso, la grazia di vivere per servire. Cerchiamo di contattare chi soffre, chi è solo e bisognoso. Non pensiamo solo a quello che ci manca, pensiamo al bene che possiamo fare.

Ecco il mio servo che io sostengo. Il Padre, che ha sostenuto Gesù nella Passione, incoraggia anche noi nel servizio. Certo, amare, pregare, perdonare, prendersi cura degli altri, in famiglia come nella società, può costare. Può sembrare una via crucis. Ma la via del servizio è la via vincente, che ci ha salvati e che ci salva, ci salva la vita. Vorrei dirlo specialmente ai giovani, in questa Giornata che da 35 anni è dedicata a loro.

Cari amici, guardate ai veri eroi, che in questi giorni vengono alla luce: non sono quelli che hanno fama, soldi e successo, ma quelli che danno sé stessi per servire gli altri. Sentitevi chiamati a mettere in gioco la vita. Non abbiate paura di spenderla per Dio e per gli altri, ci guadagnerete! Perché la vita è un dono che si riceve donandosi. E perché la gioia più grande è dire sì all’amore, senza se e senza ma. Dire sì all’amore, senza se e senza ma. Come ha fatto Gesù per noi.

Sars-CoV-2. Divulgazione scientifica – Parte 4: Covid-19 è pericolosa per cani e gatti? Possono trasmetterla all’uomo?

“Vorrei ci fossero due tipi di telegiornali, due versioni di carta stampata, due versioni di informazione on line e via discorrendo. La prima per i decerebrati e la seconda per la gente educata al pensiero. Chiedo troppo vero?” (Valentina Villano).

“Lei è un cretino si informi”. Con questa frase magistrale, Totò ha definito in modo energico e risolutivo il problema aggiunto al già micidiale nuovo Coronavirus, presentato dalle catene di Sant’Antuono, con cui dei decerebrati, che non s’informano, moltiplicano in modo virale, più velocemente del Coronavirus, scemenze, bufale, fake news, false informazioni, procurando allarme infondato.

Oltre ogni ragionevole dubbio, possiamo affermare che sono certe mutazioni dell’Homo sapiens sapiens, rappresentano i virus più virulenti e letali, che si diffondono in modo inarrestabile sulla Terra. Uno dei suoi strumenti prediletti, per diffondere le scemenze che producono in quantità industriale nel buco nero che hanno tre le orecchie, sono proprio le catene di Sant’Antuono. Smettiamola per favore a mettere in giro notizie che possono creare disastri infiniti, nel parlare e scrivere senza collegare al cervello la lingua in bocca e le dita sulla tastiera.

Secondo l’ultima bufala, che mi è stata segnalata ieri, cani e gatti trasmetterebbero il contagio da Sars-CoV-2 agli esseri umani. Questo procurato allarme viene diffuso da stronzi decerebrati, partendo da informazioni scientifiche che non sono in grado di comprendere, con il cervello è “un buco nero tra le orecchie con una tale forza di gravità che rende impossibile l’uscita non solo della luce e delle radiazioni, ma anche del pensiero” (secondo la magistrale definizione del insuperabile Governatore della Campania, Vincenzo De Luca).

Ma da dove ha origine questa pericolosa bufala, che gira in queste ore sui social (Facebook e Twitter, Messenger e WhatsApp, principalmente)? Viene attribuita al TG3 che avrebbe detto, riportando delle dichiarazioni della virologa Illaria Capua, che cani e gatti sarebbero contagiosi per il nuovo Coronavirus Sars-CoV-2, quindi trasmetterebbero la malattia infettiva Covid-19 all’uomo.

Capire l’origine del procurato allarme, con pesanti conseguenze per cani e gatti – perché stimola i fenomeni di abbandono e uccisione – è fondamentale.

Non c’è dubbio che si tratta di una bufala a tutti gli effetti (raramente le catene di Sant’Antuono diffondono cose vere e anche se lo fanno sono comunque dannosi perché mettono a dormire la metacognizione e la vera Fede). Questo nonostante il fatto che, analizzandola bene, il principio dal quale si parte con questo messaggio virale (sì, questo molto contagioso) appare positivo. In sostanza, questa nuova catena di Sant’Antuono parte dal – meritevole – tentativo di smentire che cani e gatti possano essere pericolosi al riguarda il Sars-CoV-2, anche per la salute dell’uomo. Tuttavia, le imprecisioni sono tante e le buone intenzioni non giustificano la bufala.

Questo è il testo della nuova catena di Sant’Antuono, bufalina e virale:

“Purtroppo stasera quegli stronzi del TG 3 hanno detto che la virologa Ilaria Capua ha parlato di una possibilità di cani e gatti affetti da COVID 19 e quindi contagiosi…… ma non ci sono ancora conferme….. solo che così gli ignoranti si scateneranno ancor di più ad abbandonare ed uccidere cani e gatti! Bisogna chiedere una smentita al. TG3 per procurato allarme! Puoi far girare questo tra tutti i tuoi contatti che amano gli animali? Grazie e buona serata“.

Andando alla “fonte”, si scopre che il TG3 aveva preso spunto dalle dichiarazioni sul Corriere della Sera della virologa italiana di fama mondiale Ilaria Capua, Capo del One Health Center of Excellence all’Università della Florida, messa alla gogna da pm e giornali, che l’ha pure confermato in un tweet: “Buonasera, ho detto che ci sono due gatti infetti uno in Belgio uno a Hong Kong e che questo potrebbe diventare un problema di sanità pubblica da affrontare. E che c’era da aspettarselo. Lo avevo anche scritto qui“.

Quindi, è vero che il TG3 ha riportato alcune dichiarazioni di Ilaria Capua a proposito di cani e gatti che “sono suscettibili a SARS-CoV-2”, cioè che possano essere “contagiati” da padroni infetti. Cosa ben diversi dall’essere “contagiosi”. Ma pretendere che dei decerebrati comprendono queste “sottigliezze” è veramente chiedere troppo.

In sostanza, la bufala si basa sulla sola parola “contagiosi”, che a conti fatti, non è mai stato riportato dal TG3, né pronunciata da da Illaria Capua, a proposito di cani e gatti, in riferimento al Covid-19. Anche perché, secondo la maggioranza dei virologi, sulla base dei dati scientifici attuali, cani e gatti non trasmettono il Sars-CoV-2 a umani. Questa è la verità. Quindi, è molto male asserire il contrario o anche soltanto lanciare dubbi al riguardo, vista l’infinita ignoranza in ambito scientifico. Siamo noi umani, affermano, che “forse” potremmo infettare loro e non viceversa, quindi sono “casomai” loro che rischiano l’infezione dagli umani.

In un periodo già per di suo molto delicato per la situazione sanitaria che si è venuta a creare in Italia a causa del nuovo Coronavirus, è molto importante capire bene cosa abbia riportato il TG3 e detto Ilaria Capua veramente sull’argomento, prima di diffondere degli allarmi.

Ilaria Capua ha dichiarato, che esclude la scomparsa del Coronavirus con l’arrivo dell’estate e ha ricordato, che tutto il problema del nuovo Coronavirus è partito dalle dagli animali e che con i primi possibili contagi sui gatti si apre, nuovamente, un altro fronte, prima che arrivasse anche la raccomandazione dell’Istituto Superiore di Sanità di isolare gli animali domestici a contatto con padroni affetti da Covid-19, perché “sono suscettibili a Sars-CoV-2. Questo è un fenomeno di portata epocale. Siamo di fronte ad una emergenza sanitaria, ma non è un tunnel senza fine. Ne usciremo ma saremo tutti diversi”, ha aggiunto.

In una diretta Instagram con il Sindaco di Firenze Dario Nardella, Ilaria Capua ha spiegato che in passato il virus della Sars “è scomparso con l’estate ma non per il caldo. La Sars è stata fermata da un contenimento”. Secondo la virologa a diffondere così tanto il nuovo Coronavirus è stata anche la globalizzazione, con la possibilità di spostarsi rapidamente da una parte all’altra del mondo. “Rispetto alla pandemia spagnola che ci ha messo due anni a fare il giro del mondo perché è andata a piedi, con le navi, il Coronavirus – ha spiegato – non è un virus super resistente, anzi è fragile, ma si trasmette con grande facilità”.

E così gli ignoranti – questi cretini, ma come si fa a credere a queste idiozie – hanno tradotto le parole della Capua in “i gatti trasmettono il Coronavirus agli umani”. Quindi, hanno stimolato ancore di più l’abbandono e l’eutanasia di cani e gatti al primo manifestarsi di un malessere, da sommarsi ai problemi che ci sono già in questo tempo così difficile, anche per gli animali domestici. E questo dopo solo un mese. Per cosa poi? Visto che si tratta di una mera supposizione e di due casi isolati, pur piuttosto dubbi.

Va ricordato, che alla fine del 2019 sono stati resi noti in Cina i primi casi nell’uomo di una nuova malattia infettiva denominata Covid-19. Attualmente, migliaia di persone in tutto il mondo sono malate e la questione della provenienza del nuovo Coronavirus Sars-CoV-2 non è stata ancora completamente risolta. Secondo le attuali conoscenze scientifiche al riguardo, la malattia respiratoria è stata trasmessa all’uomo attraverso animali quali pipistrelli, pangolini e serpenti. Ad oggi l’Istituto tedesco FLI-Friedrich Löffler Institut ha valutato improbabile la trasmissione della malattia infettiva Covid-19 dall’uomo a cani e gatti, e viceversa.

Già nelle prime settimane della pandemia furono diffuse delle “segnalazioni” in merito al presunto lancio di cani e gatti dalle finestre in Cina, per il timore che potessero essere “contagiosi”.

Sebbene pochi giorni fa in Belgio si sia riscontrato il caso di una donna affetta da Covid-19, che soffriva di difficoltà respiratorie e diarrea, il cui gatto presentava una infezione da Sars-CoV-2, il FLI continua a sottolineare che si tratta di un caso isolato. Il gatto è attualmente sotto controllo veterinario e sta bene, considerate le circostanze.

I Coronavirus sono stati trovati anche sul naso e sulla bocca di due cani di Hong Kong. Tuttavia, poiché il loro titolo anticorpale contro il virus era molto basso, i medici hanno concluso che si è trattato di una contaminazione derivata dall’ambiente.

Quindi, con il primo contagio da Covid-19 su un gatto è arrivato subito anche il colpo di coda, come era da aspettare, ha sottolineato Illaria Capua. “Essendo un Coronavirus di origine animale, ora torna a infettarli. Bisogna così gestire anche l’infezione degli animali, sia domestici come gli esemplari felini e canili, che quelli negli allevamenti. E questo sarà un enorme problema di gestione sanitaria pubblica”.

Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità si sottolinea che “fino al 2 aprile sono solamente 4 i casi documentati di animali domestici positivi: in tutti i casi all’origine dell’infezione vi sarebbe la malattia dei loro proprietari affetti da Covid-19”. “Il dato, per quanto limitato a poche osservazioni, merita attenzione – si sottolinea – a questi casi di infezione avvenuta naturalmente, si stanno infatti aggiungendo i risultati degli studi sperimentali effettuati in laboratorio su alcune specie domestiche. Questi confermerebbero la suscettibilità del gatto, del furetto e, in misura minore, del cane all’infezione da Sars-CoV-2”.

L’ISS spiega anche che nei due cani e nel gatto osservati ad Hong Kong, l’infezione si è evoluta in forma asintomatica. Il gatto descritto in Belgio ha, invece, sviluppato una sintomatologia respiratoria e gastroenterica a distanza di una settimana dal rientro della proprietaria dall’Italia. L’animale ha mostrato anoressia, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e tosse ma è andato incontro a un miglioramento spontaneo a partire dal nono giorno dall’esordio della malattia.

Corollario

Quali animali domestici potrebbero essere contagiati dal Covid-19? Un esperimento
Alcuni ricercatori cinesi hanno inoculato il virus in animali da compagnia per verificare l’efficacia e la resistenza dei loro sistemi immunitari e la possibilità che la malattia venisse trasmessa ai loro simili
AGI, 3 aprile 2020

Furetti e gatti possono essere infettati dal nuovo Coronavirus e trasmetterlo ad altri animali, mentre i cani sembrano essere più resistenti. Questo è quanto sostengono su bioRxiv i ricercatori dello State Key Laboratory of Veterinary Biotechnology di Harbin, in Cina, che hanno inoculato il virus in animali da compagnia per verificare l’efficacia e la resistenza dei loro sistemi immunitari e la possibilità che la malattia venisse trasmessa ai loro simili.
“Polli, galline, anatre e maiali sembrano non essere sensibili al Covid-19. Abbiamo deciso di indagare dopo che alcuni animali domestici sono stati infettati, due cani a Hong Kong e un gatto in Belgio mostravano sintomi, mentre un gatto domestico ha contratto il Coronavirus senza manifestare alcun sintomo. In tutti e quattro i casi analizzati si pensa che gli animali siano stati contagiati dai padroni umani”, spiega Jianzhong Shi dello State Key Laboratory of Veterinary Biotechnology.
“Gatti e cani sono a stretto contatto con l’uomo, per questo motivo è importante capire la loro suscettibilità alla SARS-CoV-2”, sostengono i ricercatori.
“Al momento non ci sono prove che possano confermare la capacità degli animali domestici di diffondere il virus”, osservano i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie. “Abbiamo inoculato il virus in alcuni gatti, che hanno manifestato infezione in passaggi nasali, tonsille, palati molli e apparati respiratori.
Anche gli esemplari messi a contatti con soggetti infetti hanno poi mostrato segni di infezione. Tutti i gatti hanno poi sviluppato anticorpi in grado di combattere il virus”, spiega Shi. “I proprietari di animali domestici non hanno grandi motivi di preoccupazione al momento”, rassicura il ricercatore.
“Gli animali in questione hanno ricevuto dosi massicce di materiale infettante, che non riflettono le condizioni della vita domestica. Inoltre non abbiamo prove che questi gatti possano trasmettere il virus agli umani”, aggiunge la virologa Linda Saif della Ohio State University. “Saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio la trasmissione del virus”, precisano gli esperti, dichiarando di aver effettuato dei test anche su altri animali, scoprendo che polli, anatre e maiali non sembravano in grado di contrarre il Covid-19. “I furetti, invece, sono risultati altamente sensibili, il che li rende adeguati per la sperimentazione di vaccini e trattamenti farmacologici”, conclude Shi.

Articoli precedenti:

0 – Sars-CoV-2. Divulgazione scientifica volta a contrastare disinformazione e false notizie che imperversano nocivamente – Introduzione
1 – Sars-CoV2. Divulgazione scientifica – Parte 1 – Covid-19: Casi asintomatici e periodo d’incubazione – 21 marzo 2020
2 – Sars-CoV-2. Divulgazione scientifica – Parte 2: Persistenza del virus nell’ambiente e sulle superfici
3 –Sars-CoV-2. Divulgazione scientifica – Parte 3: Genesi e sviluppo di zoonosi che diventano pandemie. Dipendono solo da noi

Chanel e Seville.

Postscriptum

Mentre stavo scrivendo, Seville è venuto a controllare, salendo sulla scrivania e strusciando il pc (come fa spesso) e mi ha ringraziato per questo articolo. Mi ha confermato anche che pure Chanel (che è ancora molto timida) ringrazia.
Sono due deliziose creature, che ovviamente come felini creano guai in casa (essendo comunque gatti di stirpe nobile, hanno stile e classe, ma visto che vivano in appartamento, in qualche modo devono scaricare l’energia).
Però, tra i guai che combinano, non va annoverata la contagiosità per il loro coinquilino (e fornitore di cibo, acqua, pulizia,…), per quanto riguarda il nuovo Coronavirus.
Di Coronavirus ne hanno già abbastanza da loro (e le più importanti vaccinazioni hanno avuto da piccoli). Per il resto, gli procuro il meno stress possibile, sono protetti contro le intemperie e dei pericoli esterni, pulisco la loro lettiera, fornisco acqua pulita in abbondanza, crocchettine e scatolette di umido.
E sto attento di non ammalarmi io del Covid-19 e quindi non c’è possibilità neanche rimota che posso trasmettere questa pestilenza a loro.

Quasi 125.000 contagiati. Più di 15.000 morti. Oggi quasi 700 morti. Media giornaliera dei decessi (350) NON è in discesa. E i numeri veri?

Il pensiero serale

“Vorrei ci fossero due tipi di telegiornali, due versioni di carta stampata, due versioni di informazione on line e via discorrendo. La prima per i decerebrati e la seconda per la gente educata al pensiero. Chiedo troppo vero?” (Valentina Villano).

I numeri ufficiali (che comunque non devono far dimenticare che si tratta di persone che soffrono e muoiono) che nascondono la verità

Scrive Il Sole 24 Ore, sotto l’immagine di sopra (e vale la pena le leggerlo, non come dei decerebrati ma come gente educata al pensiero): “La tendenza della curva epidemica nazionale, per quanto riguarda l’incremento dei casi totali giorno su giorno, continua a muoversi all’interno di un canale discendente, anche se alla data del 4 aprile segna +4,0% contro il +3,9% di ieri. I contagiati sono 124.632 con 88.274 infezioni in corso, 20.996 guarigioni e 15.362 deceduti. In diminuzione il numero dei pazienti ricoverati in terapia (3.994 contro 4.068 di ieri): da queste strutture arrivano segnali di un calo della pressione rispetto alla scorsa settimana. I dati della Lombardia sono in crescita del +3,3% contro il +3,1% del 3 aprile. Il numero dei contagiati è di 49.118 con 1.598 nuove infezioni (1.455 ieri). Cala il numero delle persone in terapia intensiva (1.326 contro 1.381 di ieri). Il picco del contagio in Lombardia e Veneto potrebbe essere raggiunto settimana prossima”.

Ecco, nonostante non solo i numeri (già non veritieri) continuano la loro corsa in alta e anche il percentuale sale, Il Solo 24 Ore scrive che “la tendenza della curva epidemica nazionale continua a muoversi all’interno di un canale discendente”. Quindi, 5+5=9.

Invece, fatto è che la media giornaliera dei decessi è 350. E fino a quando i decessi giornalieri non scenderanno sotto la media di tutto il periodo, saremo sempre in salita. Altro che trend in calo. Oggi 681 decessi… ma i conti sui decessi non li fanno mai. E la gente esce, va di corsa, va a zonzo, inventandosi motivi futili. Tutti pazzi da rinchiudere, che non capiscono che è una questione di vita o di morte.

E questo andrebbe denunciato per procurata epidemia.
L’unico valore zero che si capisce – leggendo il commento dell’esimio deficiente (in quanto defice) – è il numero zero di Q.I. del decerebrato in questione che scrive, appunto e parla di risultati, che non si sono ottenuti. Quindi è sottinteso che se si cercano dei risultati stando un mese in contenimento è perché c’è un problema serio di vita o di morte. Ma è convincimento ormai dei più, che certi decerebrati forse sarebbe meglio lasciarli alla cure del virus, perché è opportuno, che a certe persone #cipensailvirus.

Il sud e le isole: la bomba a orologeria fa tic tac tic tac… Anche per la Sardegna decessi +41 in aumento sensibile e impennata di positivi superata quota 800.

Morto a Roma agente scorta di Giuseppe Conte. Due settimane fa la notizia della sua positività al test. Lascia 2 figli e la moglie. Il premier: “Rimarrà indelebile in me il ricordo della sua dedizione professionale”
Si è spento nella scorse ore a Roma il sostituto commissario della Polizia di Stato Giorgio Guastamacchia di 52 anni, in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza e addetto al servizio scorta del premier Giuseppe Conte, in seguito alle complicazioni di una polmonite da Coronavirus. Lascia 2 figli e la moglie. Il capo della Polizia Franco Gabrielli ha espresso sentimenti di “cordoglio e di vicinanza ai familiari attorno ai quali si stringe la grande famiglia della Polizia di Stato”.
“Nella giornata di oggi è venuto a mancare Giorgio Guastamacchia, sostituto commissario addetto al mio servizio di protezione, di soli 51 anni”, scrive il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte sul suo profilo Facebook. “Nei giorni scorsi era stato ricoverato a Roma dopo aver contratto il virus Covid-19”, spiega.
“Rimarrà in me indelebile il ricordo della sua dedizione professionale, dei suoi gesti generosi, dei suoi sorrisi ravvivati da un chiaro filo di ironia”, ricorda il premier.
Risale a due settimane fa la notizia dell’agente risultato positivo al coronavirus e oggi morto a Roma: in una nota ufficiale del 21 marzo scorso, fu proprio Palazzo Chigi a confermare le indiscrezioni che già circolavano, mettendo in evidenza che tra il poliziotto e il presidente del Consiglio non vi era stato, nelle ultime settimane, alcun contatto diretto. Non avevano mai viaggiato, si precisava, neppure sulla stessa auto e non emergevano motivi di preoccupazione neanche per gli altri addetti alla scorta.
Le “distanze sociali” di sicurezza, sottolineava Palazzo Chigi, “sono sempre state rispettate” così come “tutte le precauzioni” anche dopo la conferma della positività al test. Anche il presidente Conte, nei giorni precedenti, si era sottoposto a tampone, con esito negativo: era stato lui stesso a raccontarlo, in un’intervista a ‘la Repubblica’ del 9 marzo (AGI).

Dopo Genova, anche a Napoli in alcuni quartieri popolari si sono verificati assembramenti di persone che vanno a fare la spesa nei mercatini con le mascherine ma senza rispettare le distanze. Questo è lo scenario che si è presentato nel Borgo Sant’Antonio Abate e nel rione Sanità, in controtendenza rispetto ad altri quartieri (Foto TgCom24).

Restrizioni violate, 173.000 denunciati da marzo
Fonte: TgCom24

Un’infermiera risultata positiva al Sars-CoV-2 bloccata e denunciata
La polizia municipale di Fano aveva bloccata l’infermiera mentre passeggiava con marito e due figli, mano nella mano. La donna si è difesa dicendo di essere andata a gettare la spazzatura ma in realtà era molto più lontano da casa. In questo casa tutta la famiglia aveva l’obbligo di stare in quarantena al proprio domicilio dal momento che risultava una persona positiva al test. Per la donna è quindi scattata la denuncia penale, a carico suo e del marito ci sono anche le sanzioni amministrative.

Questo è solo uno dei casi quotidiani di violazione delle restrizioni. Dall’inizio di marzo sono state denunciate 173.000 persone denunciate per questo reato. I controlli vanno avanti a ritmo serrato e solo nella giornata di venerdì 3 aprile le forze dell’ordine hanno controllato 254.959 persone e 93.064 esercizi commerciali e attività, sanzionando 8.187 persone e denunciandone 3, oltre a 30 per violazione della quarantena.
Chi viene denunciato per violata quarantena – e sono 384 negli ultimi nove giorni – rischia il carcere da uno a quattro anni per aver attentato alla salute degli altri cittadini.

Fingono una reazione allergica, multati
Ci sono diversi altri casi di persone che hanno violato le restrizioni anti-contagio. Una coppia, sorpresa in auto a Carbonia (Cagliar), ha finto un’emergenza per un problema di salute. “Ho avuto una violenta reazione allergica per alcune cose che ho mangiato – ha detto la donna, 36 anni, in auto con il compagno 34enne, entrambi noti consumatori di stupefacenti .-. Non avevo antistaminici in casa e siamo usciti per comprarli”. L’uomo che era alla guida non si è fermato all’alt imposto dalla polizia ma è stato bloccato poco dopo. La donna ha detto di soffrire di una grave allergia alimentare e di essere uscita con il convivente alla ricerca di una farmacia. In realtà i due non erano nelle vicinanze di una farmacia, hanno provato a giustificarsi dicendo di averla trovata chiusa e di aver comprato il farmaco da un’altra parte, ma non avevano lo scontrino. Per i due è scattata la multa. L’uomo è stato anche denunciato per non aver rispettato l’alt.

Esce per incontrare la fidanzata, denunciato
Un 27enne di Roma è stato denunciato a piede libero dai carabinieri per aver violato la Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per incontrare la fidanzata. L’uomo, sottoposto alle misure per precedenti penali, con obbligo di soggiorno nel comune di Roma e di permanenza in casa dalle ore 21 alle ore 7, era uscito dalla sua abitazione, in via Cesare Lombroso, per raggiungere la fidanzata, una 21enne romana. I militari hanno notato la coppia in strada lungo via di Torrevecchia e li hanno fermati per un controllo. Quindi è emerso che l’uomo aveva violato gli obblighi senza motivo né autorizzazione ed è stato denunciato. Entrambi sono stati sanzionati per aver violato le misure anti-contagio.

Viola la quarantena per le sigarette
A Brescello (Reggio Emilia) una 34enne era confinata nella sua abitazione in quarantena per essere venuta a contatto diretto con pazienti positivi. Ma la donna è uscita per andare a comprare le sigarette ed è stata denunciata dai carabinieri per epidemia colposa e inosservanza del divieto assoluto di lasciare la sua casa. I militari l’hanno sorpresa mentre camminava a piedi da sola per le strade del paese.noto per la saga di Don Camillo.

Tentano la fuga, bloccati e denunciati
Due uomini e una donna tra i 20 e i 30 anni, all’avvicinarsi degli agenti che stavano per controllarli, si sono dati alla fuga a piedi. I tre erano a Firenze, in via Baracca, intorno alle 3,30 di notte. I poliziotti sono riusciti a fermarli e a denunciarli per resistenza a pubblico ufficiale. I tre, tutti peruviani, sono anche stati multati.

E ti pareva. Scudo penale per epidemia da Coronavirus? “Richiesta criminale”: Carlo Taormina si rivolge alla Procura di Roma

Una sanatoria bella e buona, che metterà al riparo i politici che si sono resi responsabili di condotte insufficienti, inadeguate quando non anche criminose non proteggendo chi stava in prima linea sul fronte sanitario e sociale.
Per Carlo Taormina nella gestione approssimativo e caotica dell’emergenza Covid-19 da parte del Governo Conte ci sarebbero responsabilità pesanti, di carattere penale.
Il primo a sollevare il tema di uno “scudo penale” legato alla gestione emergenza Coronavirus è stato Matteo Salvini: “Abbiamo fatto una proposta di legge perché i medici siano penalmente tranquilli a emergenza finita. Siamo in Italia, dove un ministro dell’Interno che ha bloccato per alcuni giorni lo sbarco di immigrati irregolari andrà a processo e noi non vorremmo che andassero eventualmente a processo dei medici o degli infermieri ad emergenza finita perché qualcuno si alzerà la mattina con il piede sbagliato”.
Carlo Taormina in un video e in una dichiarazione rilasciata a Il Tempo dice: “Ringrazio le oltre 700.000 persone che mi hanno, in un solo giorno, voluto sostenere nella denuncia da me presentata alla Procura di Roma contro i responsabili di questa autentica strage colposa di Stato. Ieri sono morte quasi mille persone e oggi ne moriranno più di mille. Sono tutti morti per mancanza di ventilatori e di letti di terapia intensiva e sono morti letteralmente sgrossati. L’aver ritardato di 40 giorni l’imposizione delle misure oggi vigenti ha fatto sì che crepassero tante di quelle persone perché nella impossibilità di soccorrerle. Chiedo che le autorità ci dicano quante sono state le persone morte in casa e che non si sono nemmeno raggiunte pur essendo stato richiesta l’intervento medico; chiedo quante siano state le persone morte fuori degli ospedali e fatte rimanere a crepare nelle autoambulanze perché non c’erano respiratori o letti di terapia intensiva; chiedo quanti siamo stati i morti negli ospedali che si è scelti di far morire per salvare altre vite. A tutti chiedo di farmi pervenire materiali ed elemento che io possa utilizzare per dare ulteriore supporto alla denuncia che non è mia ma di tutti: studiotaormina@virgilio.it, tutto ad esclusivo titolo di volontariato. Mi appetto al procuratore Prestipino di Roma perché personalmente conduca l’inchiesta”.
In Parlamento la maggioranza di Governo tenta di allargare lo “scudo penale”, che Salvini aveva proposto solo per i medici, anche per gli amministratori pubblici, il che vuol dire assoluzione preventiva per la politica, il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte per primo, seguito dal Ministro della Salute Roberto Speranza e il resto del Governo, i Governatori delle Regioni. Così è spuntato tra gli emendamenti al decreto “Cura Italia”, uno presentato dal Pd, primo firmatario Andrea Marcucci: “Per tutti gli eventi avversi che si siano verificati o abbiano trovato causa durante l’emergenza epidemiologica COVID-19 di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, le strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private e gli esercenti le professioni sanitarie – professionali – tecniche amministrative del Servizio sanitario non rispondono civilmente, o per danno erariale all’infuori dei casi in cui l’evento dannoso sia riconducibile:
a) a condotte intenzionalmente finalizzate alla lesione della persona;
b) a condotte caratterizzate da colpa grave consistente nella macroscopica e ingiustificata violazione dei principi basilari che regolano la professione sanitaria o dei protocolli o programmi emergenziali predisposti per fronteggiare la situazione in essere;
c) a condotte gestionali o amministrative poste in essere in palese violazione dei principi basilari delle professioni del Servizio sanitario nazionale in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell’agente che le ha poste in essere o che vi ha dato esecuzione”.
Si può essere d’accordo per i sanitari, ma le colpe politiche vanno investigate e perseguite fino in fondo. Invece questo “scudo penale” metterebbe al sicuro responsabilità precise, già individuate da Carlo Taormina.

La Pasqua 2020 con Papa Francesco. L’offerta della Fraternità di San Bonifacio del Monastero Valledacqua a Acquasanta Terme. Opuscolo CEI

Tra poco inizieranno le celebrazioni della Pasqua 2020 in tempo di Coronavirus.

Papa Francesco celebrerà i riti – senza la presenza di fedeli – all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, con l’eccezione della Via Crucis che sarà sul Sagrato, i riti della Settimana Santa.
Concelebrano con il Santo Padre soltanto il Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale per la Città del Vaticano, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro e Monsignor Vittorio Lanzani, Vescovo titolare di Labico, Delegato della Fabbrica di San Pietro.
Il Papa sarà assistito come sempre da Monsignor Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.

Pasqua 2020 con Papa Francesco
– 5 aprile Domenica delle Palme e della Passione del Signore
Ore 11.00
– 9 aprile Giovedì Santo
Ore 18.00 Santa Messa nella Cena del Signore
– 10 aprile Venerdì Santo
Ore 18.00 Celebrazione della Passione del Signore
Ore 21.00 Via Crucis
– 11 aprile Domenica di Pasqua
Ore 11.00 Veglia pasquale nella notte santa
– 12 aprile Domenica di Pasqua
Ore 11.00 Santa Messa del giorno
Ore 12.00 Benedizione «Urbi et Orbi»

La Tipografia Vaticana non stamperà nessun libretto liturgico per Pasqua 2020, non solo perché in tipografia è tutto fermo, ma non ci saranno fedeli. L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche si occuperà di fornire direttamente ai pochi partecipanti i fogli per seguire i riti.

Le Celebrazioni del Santo Padre si potranno ovviamente seguire in diretta streaming, oltre che in televisione.

Inoltre, anche parrocchie e comunità ecclesiali offrono il servizio in diretta streaming. Tra queste, presento la proposta di un cammino per la Pasqua 2020 con la Fraternità di San Bonifacio del Monastero Valledacqua ad Acquasanta Terme (Ascoli Piceno).

In missione per conto di Dio
La Fraternità di San Bonifacio è un’esperienza di vita battesimale vissuta con radicalità, improntata alla tradizione monastica occidentale ed orientale e tesa ad essere una presenza evangelizzante dove si vive.

Settimana Santa 2020 con i monaci di Valledacqua – Il trailer su YouTube.

Anche restando a casa puoi vivere con la Fraternità di San Bonifacio questi giorni di quarantena speciali, lasciando che il mistero della Pasqua trasformi tutto di noi e dell’ambiente in cui viviamo. Questa comunione ci aiuterà. Ecco cosa si potrebbe fare:
– Si può costruire un angolo di preghiera nella propria camera o nella casa.
– Si può ritagliare dei tempi da dedicare alla preghiera sulla Parola di Dio, da solo o con coloro che abitano nella stessa casa.
– Si può vedere i video che la Fraternità di San Bonifacio posterà sui propri social, con commento di brani biblici e dando delle indicazioni su come vivere i diversi giorni.
– Si può condividere qualcosa con la Fraternità, scrivendo una Email oppure lasciando un commento sulla pagina Facebook o sul canale YouTube.

Si può anche partecipare ai momenti liturgici che la Fraternità di San Bonifacio celebra nella sua chiesa monastica e trasmetta in diretta sulla pagina Facebook oppure sul profilo Instagram della Fraternità.

Ulteriori informazioni sul sito Web della Fraternità.

Pasqua 2020 con i monaci di Valledacqua ad Acquasanta Terme
– 4 aprile
Ore 20.30 Liturgia vigilare
– 5 aprile Domenica delle Palme
Ore 07.30 Liturgia del mattino
Ore 11.00 Santa Messa
Ore 18.00 Liturgia della sera
– 6, 7 e 8 aprile
Ore 07.00 Adorazione eucaristica e Liturgia del mattino
Ore 18.00 Liturgia della sera e Santa Messa
– 9 aprile Giovedì Santo
Ore 07.30 Liturgia del mattino
Ore 18.30 Santa Messa in Coena Domini
Ore 22.30 Liturgia della notte
– 10 aprile Venerdì Santo
Ore 07.30 Ufficio delle tenebre
Ore 15.00 Celebrazione della Passione del Signore
– 11 aprile Sabato Santo
Ore 12.00 Ufficio della discesa agli inferi
Ore 22.00 Veglia Pasquale
– 12 aprile Domenica di Pasqua
Ore 07.30 Ufficio della Risurrezione
Ore 11.00 Santa Messa
Ore 18.00 Liturgia della sera

Celebrare il Mistero Pasquale presso le proprie dimore

L’Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana ha preparato un opuscolo, che consiste in un sussidio per le famiglie ed i singoli, affinché tutti possano celebrare presso le proprie dimore il Mistero Pasquale, in comunione spirituale alle liturgie che avverranno senza concorso di Popolo.
L’invito è dunque quello di fare della propria casa una chiesa domescica, un vero spazio di preghiera e celebrazione.
«Con il Battesimo ogni fedele cristiano viene “innestato” (come un ramo in un albero) in Cristo sacerdote, re e profeta e diventa partecipe della Sua vita e della Sua missione. Tutti dunque, in forza del Battesimo, diventano sacerdoti, profeti e re e sono quindi incaricati di offrire – insieme col sacerdote (presbitero) – quel sacrificio per il quale Gesù ha offerto se stesso sulla croce e continuamente si offre nella celebrazione del rito a gloria di Dio e per la salvezza dell’umanità. Sotto questo aspetto tutta la vita del cristiano diventa una preghiera, un atto di culto offerto a Dio. Ecco perché quest’anno tutti, in particolare i capofamiglia, hanno il diritto-dovere di esercitare questo loro “ministero”» (Don Gaetano Iaia).

Per consultare o scaricare il supporto suddetto: QUI.

Foto di copertina: La preparazione dell’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro per i riti della Settimana Santa 2020 (Foto di Vatican Media).

Non “va tutto bene” e “la gente non sta bene con la testa”. Troppi str..zi con cazzimma a zonzo!

Questo pomeriggio, dai tanti messaggi che ho ricevuto oggi, vorrei riportarne due.

La lettura di questa e simili notizie, mi conferma che “la gente non sta bene con la testa”. Lo so da 50 anni per intuizione, da alcuni decenni lo so per sicuro e da circa 10 anni nessuno è più riuscito a convincermi dal contrario. Lo ribadisco: quando tutto questa pazzia finirà, si riapriranno i manicomi. E il fatto è, che forse i manicomi non basteranno e che serviranno aree più estese sul territorio in stile “riserva faunistica”, da delimitare e da controllare dalle forze armate italiane.

1. Il primo messaggio si riferisce ad oggi ed è conferma che non “va tutto bene” e che “la gente non sta bene con la testa”.

Troppo stronzi a zonzo e per questa loro cazzimma, pagheremo tutti il prezzo, anche noi che stiamo da quasi un mese a casa. Personalmente, dal 10 marzo sono uscito solo 2 volte: l’11 marzo per portare generi alimentari ad donna con bambino; il 23 marzo per fare la spesa di generi alimentari. Una volta avevo bisogno di medicine che prendo normalmente e me le sono fatto portare a casa dalla farmacia.

Ecco, il messaggio di un farmacista, che fotografa la situazione con precisione:
“Vik buongiorno. Ho letto un post di un mio amico di Milano e si lamentava che c’erano tante persone in giro, a piedi, in auto e persino in bicicletta. Lo stesso a XXX. Ho visto personalmente centinaia di persone ammassate fuori l’ufficio postale, decine e decine fuori i supermercati come se stesse arrivando la fine del mondo. In farmacia c’è gente che viene tutti i giorni, alcuni entrano per comprare la tintura per i capelli (mai vendute tante come in questo periodo), altri entrano per comprare un dentifricio, in modo che se vengono fermati hanno lo scontrino della farmacia.
Così non va bene!
Tutti gli sforzi delle persone coscienti vengono vanificati.
Ho l’impressione che resteremo parecchio in casa. Altro che maggio.
Qui ci voleva il pugno di ferro”.
Lo sto ripetendo dal un mese: ci vuole il pugno di ferro e senza guanto di velluto.

2. Il secondo messaggio – con cui un amico mi segnala l’articolo che segue – si riferisce a due settimane fa, ed è conferma che non “va tutto bene” e che “la gente non sta bene con la testa”.

Una circolare del 13 marzo invitava medici, infermieri e Oss degli ospedali della provincia di Ascoli Piceno a non indossare mascherine protettive in presenza di pazienti non contagiati da covid-19, perché rappresentano “un motivo di falso allarme comunicato in modo non verbale all’intera comunità”. Dopo le proteste dei lavoratori e sindacati una nuova direttiva ne ha invece imposto l’uso per tutti.

L’ha scritto Davide Falcioni ieri 3 aprile 2020 su Fanpage.it, nell’articolo che condivido di seguito.

L’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale su pazienti non contagiati da coronavirus rappresenta “un motivo di falso allarme comunicato in modo non verbale all’intera comunità ospedaliera”. È il passaggio più critico riportato in una circolare diramata il 13 marzo scorso dalla direzione medica ospedaliera dell’Area Vasta 5 ai medici, infermieri e a tutti gli operatori sanitari degli ospedali di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto in una regione – le Marche – tra le più colpite dalla pandemia di covid-19: il 13 marzo, infatti, i casi positivi riscontrati con test del tampone erano già più di 700, con 36 decessi e 422 ricoverati, 85 dei quali in terapia intensiva.

Circolare Area Vasta 5, 13 marzo 2020.

La circolare invitava esplicitamente il personale sanitario a indossare guanti e mascherine protettive solo in presenza di pazienti a cui era già stato diagnosticato il coronavirus. In tutti gli altri casi l’uso dei DPI avrebbe rappresentato – testualmente – “un grave motivo di inappropriatezza nell’assistenza; un motivo di falso allarme comunicato in modo non verbale all’intera comunità ospedaliera; un grave danno per procurata carenza dei dispositivi, laddove fossero necessari e non più reperibili”. Poche righe più in basso la direzione medica ospedaliera, con tanto ricorso a maiuscolo e neretto – scriveva che “tutto il personale per qualsiasi attività che comunque non comporti contatto CON IL PAZIENTE COVID-19 NON DEVE INDOSSARE MASCHERINE CHIRURGICHE”. E infine: “Nel triage, durante la valutazione di un caso, ad un metro di distanza dal paziente, non vanno indossate mascherine chirurgiche”.
“Non indossate mascherine chirurgiche”. La rabbia di medici e infermieri e le denunce dei sindacati
La circolare diramata dalla direzione medica ospedaliera di Ascoli Piceno ha suscitato preoccupazione in medici, infermieri e operatori socio sanitari impegnati nelle strutture ospedaliere della provincia di Ascoli Piceno. In molti hanno contestato l’invito esplicito a non generare un “falso allarme”, come se non si fosse già da giorni in presenza di una pandemia, di un’emergenza sanitaria che in quei giorni stava avanzando esponenzialmente in tutta Italia: il 13 marzo nel nostro paese erano 17.660 i casi positivi e 1.266 i morti accertati, con un incremento di 250 unità in un solo giorno. Si era già di fronte a una situazione allarmante, ma non certo per colpa di medici, infermieri e Oss che indossavano le poche mascherine protettive disponibili per proteggersi e per tutelare i pazienti.
Del caso si sono quindi fatti carico i sindacati USB sanità e NurSind. Tra i primi a denunciare la circolare è stato Mauro Giuliani, responsabile marchigiano dell’Unione Sindacale di Base, che in una lettera inviata all’Asur Marche e al Presidente della Regione Luca Ceriscioli scriveva:
“Si è arrivati al paradosso di minacciare i Dipendenti che indossano le mascherine, non avendone, secondo l’Azienda il diritto, di procurato allarme, non aggiungiamo altro. Stessa situazione per il personale amministrativo front office e nelle accettazioni radiologiche. USB chiede pertanto a tutela dei lavoratori della sanità delle Marche e di tutta la popolazione che venga emendata, dall’ASUR, una direttiva chiara a tutela dei lavoratori e la dotazione per tutti i lavoratori dei DPI. Non è certo superfluo ricordare il particolare momento storico, l’emergenza che dobbiamo, tutti, affrontare, e che l’organizzazione Mondiale della Sanità ha elevato in data 11/03/2020 a pandemia e proprio in una situazione simile ci saremmo aspettati che l’operato della ASUR fosse il più rigoroso possibile, nulla lasciando al caso e, soprattutto, facesse sì che tutto il proprio personale nessuno escluso, anche quello, per così dire, non “in prima linea” nella lotta al virus, fosse comunque tutelato e gli fossero garantite quelle condizioni di sicurezza e salute che ci si deve necessariamente attendere dal gruppo dirigente”.
L’USB ha inoltre presentato un esposto alle procure di tutta Italia denunciando la mancanza di mascherine protettive FFP2, FFP3 e chirurgiche, camici monouso impermeabili e occhiali, “anche fra i medici, gli infermieri gli Oss tecnici di radiologia ausiliari e del personale sanitario impegnati nei reparti di terapia intensiva e negli ospedali e servizi territoriali per affrontare emergenza Covid-19”.
Anche Maurizio Pelosi, segretario territoriale NurSind Ascoli Piceno, ha presentato un esposto alla Procura di Ascoli tramite l’avvocato Patrizia Paolucci, denunciando come la circolare della direzione medica ospedaliera abbia “chiaramente inibito al personale infermieristico e OSS l’utilizzo di DPI, nello specifico delle mascherine chirurgiche e guanti in lattice. Tale comportamento costituisce non solo una violazione degli obblighi inerenti la prevenzione e la tutela fisica e psichica negli ambienti di lavoro. Di fatto, omettendo di assumere cautele contro gli infortuni sul lavoro”, si aggrava “la situazione epidemiologica che affligge il nostro Paese in questo frangente”.
La nuova circolare regionale: “Medici e infermieri indossino sempre i DPI”
Le proteste dei sindacati sono arrivate ben presto alla direzione dell’Asur Marche (Azienda Sanitaria Unica), che con una nuova circolare del 16 marzo ha diramato nuove direttive invitando di fatto tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari a indossare sempre i dispositivi di protezione individuale, a prescindere dalla diagnosi di covid-19 dei pazienti. La circolare regionale è arrivata tre giorni dopo quella emanata in provincia di Ascoli Piceno che interessava centinaia di professionisti sanitari.

Dispositivi di Protezione Individuale / Marche.

In Italia oltre 10mila sanitari contagiati: grave un’infermiera di San Benedetto del Tronto
Ieri l’Istituto Superiore della Sanità ha reso noto che sono ormai 10.007 gli operatori sanitari contagiati da Covid-19. Tra loro – notizia di stamattina – c’è anche un’infermiera dell’ospedale di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) ricoverata nel reparto di rianimazione ed   intubata. La donna potrebbe aver contratto il coronavirus sul lavoro; nei giorni scorsi, riscontrando sintomi, era stata sottoposta a tre tamponi, tutti risultati negativi. Ieri sulla donna è stato effettuato il Lavaggio Bronchiolo-Alveolare nelle interstiziopatie polmonari e il broncoaspirato, che hanno restituito un risultato diversi rispetto ai test precedenti: l’infermiera è positiva al Covid-19. Un caso che non fa che confermare quanto sia importante dotare tempestivamente di dispositivi di protezione individuale medici, infermieri e Oss impegnati ogni giorno nell’emergenza.

Giansoldati su Il Mattino: “Papa Francesco nella sua libertà è libero di fare tutti i cambiamenti bizzarri che vuole”

La voce dei canonisti: non titoli giuridici ma hanno carattere teologico. “Sicché visto che l’Annuario Pontificio ha solo un valore statistico, benché ufficiale, Papa Francesco nella sua libertà è libero di fare tutti i cambiamenti bizzarri che vuole” (Franca Giansoldati).

Ieri 3 aprile 2020, su Il Mattino di Napoli è apparso un articolo di Franca Giansoldati “Papa Francesco, giallo sul nuovo Annuario Pontificio diventa «titolo storico» Vicario di Cristo”, che contiene interessanti e in alcuni passaggi anche importanti informazioni (a cui però manca una conclusione coerente): “Papa Francesco notoriamente allergico a ogni titolo onorifico ha mandato in soffitta persino quello quello di Vicario di Cristo. Lo ha fatto sulla nuova edizione del 2020 dell’Annuario Pontificio – il volume ufficiale dell’organigramma completo della Santa Sede – dove solitamente appare l’elenco dei titoli propri del romano pontefice sotto il nome di un Papa: Vicario di Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa Universale, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano e Servo dei Servi di Dio. Stavolta sono stati tutti derubricati a “titoli storici”, come fossero qualcosa di appartenente al passato, sostanzialmente superato. Chi ha potuto vedere la nuova edizione dell’Annuario Pontificio ha verificato il curioso cambiamento che non riguarda solo la collocazione grafica, visto che nelle precedenti edizioni sotto al suo nome – Jorge Mario Bergoglio – apparivano tutti i titoli e la lista si apriva, appunto, con la dicitura: Vicario di Cristo. In assenza di comunicazioni ufficiali su un passaggio tanto rilevante si è aperto il giallo. Che cosa significa?”.

Quindi, la Giansoldati riporta la “sollecitazione” di Avvenire e la conferma dalla Sala Stampa della Santa Sede Sede della conferma del “cambiamento grafico, sottolineando che la locuzione «titoli storici» indica il legame con la storia propria del papato. Come dire che se non fossero validi quei titoli sarebbero stati cancellati”. Commenta la Giansoldati: “Tuttavia rimane il mistero del perché Papa Francesco abbia dato disposizioni di pubblicare l’Annuario pontificio del 2020 con questo cambiamento singolare. I canonisti interpellati sono d’accordo nel ritenere che il Papa non possa rinunciare al titolo di Successore degli Apostoli né di essere Vicario di Cristo perché non sono tanto titoli giuridici ma hanno carattere teologico. Sicché visto che l’Annuario Pontificio ha solo un valore statistico, benché ufficiale, Papa Francesco nella sua libertà è libero di fare tutti i cambiamenti bizzarri che vuole”.

Per quanto riguarda il precedente, rilevato come “giustificazione” per il “cambiamento grafico” odierno, aveva tirato in ballo Papa Benedetto XVI, a cui la Giansoldati risponde: “Nel 2006 anche Papa Ratzinger decise di rinunciare al titolo di ‘Patriarca d’Occidente’ cancellandolo dall’Annuario Pontificio. Tuttavia in quella occasione il Vaticano diffuse una nota giuridica in cui spiegava che quella cancellazione voleva «esprimere un realismo storico e teologico e, allo stesso tempo, essere la rinuncia ad una pretesa, rinuncia che potrebbe essere di giovamento al dialogo ecumenico». Di fatto Benedetto XVI rinunciò al titolo di ‘Patriarca d’Occidente’, dal significato storico poco chiaro, perché nel contesto attuale era diventato obsoleto, e lo fece per favorire il dialogo ecumenico”.

Nemmeno un Papa può cambiare ciò che è dottrina teologica. Tutto ciò che è di carattere teologico non può essere cambiato derubricato o impaginato sotto la voce “storica”, neanche in un compendio prettamente a carattere amministrativo. Ciò che ha carattere teologico, non può divenire all’improvviso solo di carattere “storico”. E non è importante dove viene scritto, cioè non facciamoci deviare dal luogo dove prende forma questa azione teologicamente eversiva.

Gli arrampicatori di specchi sono inutili e pure dannosi, non solo per il rumore fastidioso che producono. Anche colei, che scrive tra Il Messaggero romano e Il Mattino napoletano, non è portatrice né di una buona novella, né ha l’oro in bocca…

Articolo precedente: Non sono “titoli storici”. Sono parte integrante del munus petrinum che legittima l’autorità riconosciuta dalla Chiesa al Papa

La stampa di regime
Aggiornato al 4 aprile 2020
1- Il Faro di Santa Marta
2- Molto Vatican per nulla insider
3- Il Messaggero che porta pena
4- Avvenire bruciato
5- Il Mattino senza l’oro in bocca
Work in progress…

Foto di copertina: Raffaello Sanzio, Consegna delle chiavi, 1515-1516, painting, 345x 535 cm, Victoria and Albert Museum, Londra.

Non sono “titoli storici”. Sono parte integrante del munus petrinum che legittima l’autorità riconosciuta dalla Chiesa al Papa

Lettera dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò

«Tu l’hai detto»

«In verità vi dico: Uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io, Signore?» Ma egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Certo, il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato». E Giuda, il traditore, prese a dire: «Sono forse io, Maestro?» E Gesù a lui: «Lo hai detto». Mt 26, 20-25
Il 25 Marzo è stato pubblicato l’Annuario Pontificio 2020, con una vera e propria novità. Può apparire un’inezia tipografica, nella parte dedicata al regnante Pontefice, ma così non è. Fino allo scorso anno, infatti, i titoli di Francesco erano elencati in capo alla pagina, ad iniziare da «Vicario di Cristo», «Successore del Principe degli Apostoli» ecc., per finire con il nome al secolo ed una brevissima biografia.
Nella nuova edizione invece, campeggia in caratteri cubitali il nome secolare JORGE MARIO BERGOGLIO, seguito dalla biografia, dalla data di elezione e di inizio del «ministero di Pastore universale della Chiesa». Separati da un tratto e dalla dicitura «Titoli storici» sono poi elencati tutti i titoli del Romano Pontefice, quasi non facessero più parte integrante del munus petrinum che legittima l’autorità riconosciuta dalla Chiesa al Papa.
Questa modifica nell’impaginazione e nel contenuto di un testo ufficiale della Chiesa Cattolica non può esser ignorata, né è possibile attribuirvi un gesto di umiltà da parte di Francesco, che peraltro mal si concilia con il suo nome ben in evidenza. Pare invece potervi scorgere l’ammissione – passata sotto silenzio – di una sorta di usurpazione, laddove a regnare non è il «Servus servorum Dei», ma la persona di Jorge Mario Bergoglio, che ha ufficialmente disconosciuto di essere il Vicario di Cristo, il Successore del Principe degli Apostoli e il Sommo Pontefice, quasi si trattasse di fastidiosi orpelli del passato: solo «titoli storici», appunto.
Un gesto quasi di sfida – verrebbe da dire – in cui Francesco trascende ogni titolo; o peggio: un atto di ufficiale modifica del Papato, con il quale egli non si riconosce più custode, ma diventa padrone della Chiesa, libero di demolirla dall’interno senza dover rispondere ad alcuno. Un tiranno, insomma.
Non sfugga ai Pastori e ai fedeli la portata di questo gravissimo gesto, con il quale il dolce Cristo in terra – come Santa Caterina chiamava il Papa – si svincola dal proprio ruolo di Vicario per proclamarsi, in un delirio di orgoglio, monarca assoluto anche rispetto a Cristo.
Ci avviciniamo ai giorni sacri della Passione del Salvatore, che inizia nel Cenacolo con il tradimento di uno dei Dodici; non è illegittimo chiedersi se le parole di comprensione con cui il 16 Giugno 2016 Bergoglio ha cercato di riabilitare Giuda non fossero un goffo tentativo di discolpa anche per se stesso.
Questo agghiacciante pensiero trova ulteriore conferma nella terribile decisione di interdire alla Cattolicità di celebrare la Pasqua, per la prima volta dopo due mila anni dalla Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
«Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito!» (Mt 26, 24)
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Venerdì della I Settimana di Passione 2020

6 ottobre 2010

A questa Lettera di Mons. Viganò non occorre aggiungere altro, se non che mi onoro di averlo conosciuto e di aver collaborato con lui, quando era Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Il mio Annuario Pontificio del 2013, il primo anno del Pontificato di Papa Francesco, l’ultimo anno del mio servizio come Assistente della Sala Stampa della Santa Sede (1985-2013).

Ricordo soltanto che questa notte sono tornato sulla questione, con un lungo articolo e un postscriptum, prima di aver visto la lettera di cui sopra: “Vicario di Cristo” da primo e sostanziale titolo, rilegato “graficamente” a solo “titolo storico”. Cardinale Müller: “Una barbarie teologica”. In conclusione: alcuni di quei titoli, derubricati come storici, parlano di aspetti dottrinali legati al ministero del Vescovo di Roma, oppure hanno effetti di carattere giuridico nel presente (il legame con la provincia ecclesiastica romana o il legame con la Chiesa in Italia, p.es.). Comunque, per quanto storici, è brutto vederli relegati in basso in quella pagina, come un gesto di sfida… in attesa magari di sparire del tutto col passare degli anni.
Se fossimo in un tribunale penale, oltre alla colpa c’è il dolo: c’è la volontà, la piena coscienza, di compiere un atto teologicamente e canonicamente sovversivo. Tutta la Chiesa, sino all’ultimo fedele dovrebbe pretendere spiegazioni e delucidazioni chiare in merito. Senza se senza ma, giù la maschera.

Preghiamo per Papa Francesco, Vicario in terra del Supremo Pastore che regna in Cielo: Dominus conservet eum et vivificet eum et beatum faciat eum in terra et non tradat eum in animam inimicorum eius.

E faccio seguire ancora una Nota del mio staff, che ho ricevuto stamane.

6 ottobre 2010

Nota dello staff del “Blog dell’Editore”
4 aprile 2020, ore 10.15

1. L’Arcivescovo Carlo Maria Viganò è stato l’unico Segretario Generale della storia del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, che ha cercato i dipendenti per parlarci e ove impossibilitati a raggiungerlo in Segreteria Generale usciva lui dal suo ufficio e andava in strada recandosi dai dipendenti, che non si potevano spostare per motivi di servizio. L’abbiamo visto parlare più volte con le maestranze, gli operai e i dipendenti, che avevano bisogno di lui e ai quali non ha mai fatto mancare la sua risposta. È andato da loro, in mezzo ad una via, in mezzo alla strada, dove lavoravano, per parlare con loro. Certi comportamenti non si dimenticano e difficilmente verranno eguagliati da altri. L’attenzione la delicatezza che Mons. Viganò poneva sulla persona del lavoratore, è stato qualcosa di unico, qualcosa che è durato troppo poco. Era troppo bello per poter durare in un mondo capovolto. Mons. Viganò rappresenta la speranza che la verità trova sempre una strada, una via per liberarsi e rivelarsi al mondo, anche se la verità si paga a caro prezzo. Mons. Viganò lo sa bene. Che il Signore gliene renda merito sempre!

6 ottobre 2010

2. Per quanto riguarda il Papa regnante, “spogliandosi dei ‘titoli storici'” rimanendo “Jorge Maria Bergoglio” e le modifiche all’Annuario Pontificio a più riprese, sotto traccia. Quando vengono scoperti gli opachi traffici – ne è evidente conferma la spiegazione imbarazzata che è stato costretto a dare il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che invece di permettergli di fare bella figura comunicando anticipatamente e ufficialmente la notizia, è costretto a dare spiegazioni da “arrampicata sugli specchi” su altre testate, Avvenire nella fattispecie, perdendo di fatto autorevolezza. Quello che adesso è accaduto su Avvenire e in passato su altre testate. Purtroppo per loro, si sono “bruciate” la reputazione di stampa libera. Quindi l’elenco delle testate “bruciate” si allunga e possiamo aggiungerci anche Avvenire. Che caduta di stile Avvenire, che caduta di stile! Dopo il “Faro di Santa Marta” e dopo il “molto vatican e per nulla insider”, si aggiunge l’Avvenire che avrebbe potuto avere un futuro luminoso, ma dopo questa caduta di stile possiamo cambiargli il nome anche a lui, perché alla luce dei fatti definirlo “Avvenire bruciato” è più appropriato. Non a caso, i vaticanisti seri, nonché di lungo corso, come l’attento e bravo Marco Tosatti con Stilum Curiae e Aldo Maria Valli con Duc in altum, quelli di La Verità e La Nuova Bussola Quotidiana, p.es. esistono e resistono. Perché da qualche parte la verità deve prendere aria e respirare, anche se le menti raffinatissime la vogliono occultare, insabbiare e tenendola in ostaggio. Ma in tempo di pandemia, in tanti hanno i giorni contati. In tanti, sia i contagiati, che i “venduti”, perché qui la verità si svela con il pugno di ferro in un guanto di velluto. O stai con noi o stai contro di noi.
Da oggi , se c’erano ancora dei dubbi, è chiaro che ogni decisione presa, è presa direttamente dal Papa regnante. Quindi non si potrà più cadere dalle nuvole su alcuna faccenda, visto che è il Sovrano dello Stato della Città del Vaticano che dispone direttamente. In tempo di mascherine, le maschere cadono. Le responsabilità pesano e incidono sulla storia. Visto che di “note storiche” si tratta e tutto ciò è senza precedenti.

3. Inoltre, ci aspettiamo che anche le Udienze private – sospese da alcuni giorni – verranno riprese, perché non puoi cambiare la natura di chi è contrario ad accettare misure drastiche che non sono sempre buone. E #ilvirusringrazia.

Aggiornamento
4 aprile 2020, ore 12.00

Segue la puntuale conferma al punto 3.
Mentre i sacerdoti continuano a morire, Papa Francesco riprende le Udienze private, per niente necessario a farle di persona, perché possono in tutta sicurezza fatte in teleconferenza (la Santa Sede ha da anni tutti i mezzi tecnici a disposizione… già furono adottati durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000, per ricordare solo un esempio).
Nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 aprile all’Ospedale di Cremona è deceduto Monsignor Alberto Franzini, parroco e canonico del Capitolo della Cattedrale di Cremona. Il decesso è avvenuto nel reparto di Terapie intensive dell’ospedale di Cremona dove si trovava ricoverato. Il 7 aprile avrebbe compiuto 73 anni. La notizia dell’aggravarsi delle condizioni di salute di monsignor Franzini aveva fatto il passaparola nelle diverse parrocchie delle diocesi. Nelle scorse settimane il ricovero in seguito ai classici sintomi del Sars-CoV-2. L’inizio delle terapie e poi l’improvviso aggravarsi delle sue condizioni per altre patologie riscontrate nelle ultime settimane e che non gli hanno lasciato scampo. Vasto il cordoglio in diocesi, a partire dalla città di Cremona e Casalmaggiore, dove aveva svolto il proprio ministero, oltre che nella sua Bozzolo, dove sarà sepolto lunedì 6 aprile alle 15.

Le Udienze private di Papa Francesco dal 16 marzo 2020

04.04 Card. Ouellet * – Card. Tagle * – Ecc. Morandi * – Sig. Aloysius John
30.03 On. Conte – Ecc. Paglia
28.03 Prof. Monda – Card. Ouellet * – Giudice Papanti Pellettier – Prof. Anelli – Sindaco Raggi
27.03 Card. Turkson * – Abate Arboleda Tamayo
26.03 Ecc. Morandi * – Card. Sarah – Ambasciatore Zappettini – Prof. Impagliazzo
23.03 Card. Ravasi – Ecc. Fisichella – Card. Ayuso Guixot – Padre Guerrero Alves
21.03 Card. Ouellet * – Ambasciatore Boguy Bony – Card. Mamberti – Card. Koch
20.03 Card. Tagle * – Card. Turkson * – Card. Versaldi
16.03 Card. Farrell – Card. Stella – Dott. Ruffini – Card. Betori

Da notare: Card. Ouellet 3 volte, Card. Tagle 2 volte, Ecc. Morandi 2 volte, Card. Turkson 2 volte.

“Vicario di Cristo” da primo e sostanziale titolo, rilegato “graficamente” a solo “titolo storico”. Cardinale Müller: “Una barbarie teologica”

Innanzitutto, va dato atto del fatto che l’amico e collega Marco Tosatti come sempre è stato attento e bravo, nel rivelare su Stilum Curiae, che in modo silenzioso c’è stata un’operazione di rottamazione senza precedenti riguardanti i “titoli” papali nell’Annuario Pontificio 2020 [*].

Sì, rivelare, perché come i governi balneari sono abituati a passano misure impopolari e vergognose in agosto, quando siamo tutti al mare, qui è stato fatto eseguire un cambiamento, certamente già da tempo programmato, ma fatto eseguire approfittando di questo tempo, in cui siamo tutto presi (sia nel senso letterale, sia nel senso figurativo) dal coronavirus. Il Cardinale Gerhard Ludwig Müller l’ha definito “una barbaria teologica”. Questo è un fatto, che va rivelato in modo energico e risolutivo.

In passato Papa Francesco aveva già fatto operare un cambiamento “grafico”: mettendo il suo nome e titolo “Vescovo di Roma” su una pagina separata e relegando tutto gli altri titoli su una pagina successiva, prima della sua biografia. Anche se quella volta il senso era più che chiaro e la scelta discutibile dal punto di vista teologico.

27.03.2020, Vatikan, Vatikanstadt: Papst Franziskus küsst am Eingang des Petersdoms ein Kruzifix, das 1552 in einer Prozession durch Rom getragen wurde, um die große Pest zu stoppen, während eines Sondersegens «Urbi et Orbi» (der Stadt und dem Erdkreis). Foto: Yara Nardi/REUTERS/AP/dpa +++ dpa-Bildfunk +++ |

Ancora una volta il Papa regnante ha voluto fare tutto sotto traccia, senza alcuna spiegazione, nascondendo quello che fa… salve dopo il siluro di Tosatti mandare qualche pasdaran della rivoluzione a darsi alla narrazione.
Ma qui non siamo a Buenos Aires. Qui siamo nello Stato della Città del Vaticano, che è un’enclave dell’Italia, che fa parte della Città di Roma, anche se territorio sovrano estero. E a Roma nun se famo cojona.

Ma anche ai non Romani tra i lettori stupiti dell’Annuario Pontificio era immediatamente chiaro, che un simile cambiamento sulla “pagina papale” poteva essere stato effettuato solo su precisa indicazione dello stesso Papa Francesco. Un esperto delle questioni in Vaticano, parlando con il giornale cattolico tedesco Die Tagespost, ha tratto da questo la costatazione di una “errata comprensione dell’ufficio” del Papa in carica. Tuttavia, è più grave, secondo lo stesso esperto, che anche i titoli papali, dogmaticamente importanti, “Successore del Principe degli Apostoli” e “Sommo Pontefice della Chiesa universale” siano stati liquidati come note storiche. Anche il Cardinale Gerhard Ludwig Müller ha scritto in Die Tagespost in questo contesto di “dilettantismo teologico degli statistici”, anche se questo cambiamento nell’Annuario del Vaticano, nuovamente verrà narrata con grande ipocrisia come segno di grande umiltà della parte interessate.
Uno sguardo ai testi del Concilio Vaticano II sulla dottrina cattolica vincolante sul Papa, come Pastore supremo della Chiesa universale avrebbe salvato i redattori dell’Annuario Pontificio 2020 [*] dall’imbarazzo di aver svalutato elementi essenziali della dottrina cattolica sul Primato a semplice accessorio storico.

Come al solito, sulla via della opacità, il non detto e la non risposta, il Papa regnante – che rimane Vicario di Cristo anche se a lui non piace – non ha spiegato o fatto spiegare dai suoi collaboratori questo cambiamento “grafico”. Questa volta l’esegesi non è stata affidata al “fidato amico”, Direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede (ex Vatican Insider, oggi molto Vatican e poco Insider), ma a Gianni Cardinale su Avvenire, sollecitando l’assist del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

Inevitabilmente, per sistemare il buco nei pantaloni che ha messo a nudo il re, è stato comandato un pasdaran della rivoluzione a provvedere per la toppa, proverbialmente peggio del buco, mentre non spiega un bel niente di coerente.

Producendo il tipico rumore di chi tenta di arrampicarsi sugli specchi, Gianni Cardinali si lancia in una narrazione, cercando a rilegare tutto ad una “sistemazione grafica dei ‘titoli storici’ tradizionalmente attribuiti al Pontefice”, definendolo “una piccola ma non secondaria variazione”. “Francesco continua ad essere definito innanzitutto ‘vescovo di Roma’. Ma per quanto riguarda gli altri titoli tradizionalmente attribuiti al Pontefice – scrive Cardinale -, c’è una variazione grafica e non solo”. Piccola ma non secondaria. Una variazione grafica e non solo. Complimenti per la chiarezza d’idee.

Bontà sua, Cardinali sottolinea che gli “attributi” del Papa non sono stati cancellati, “come avvenne all’inizio del pontificato di Benedetto XVI quando il titolo di ‘Patriarca d’Occidente’ venne espunto a partire dall’Annuario Pontificio 2006. In quella occasione una Nota del pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani spiegò che quella cancellazione voleva ‘esprimere un realismo storico e teologico e, allo stesso tempo, essere la rinuncia ad una pretesa, rinuncia che potrebbe essere di giovamento al dialogo ecumenico’”.

Innanzitutto, “Patriarca d’Occidente” certamente non aveva la valenza teologico ma solo storico, che assume il titolo di “Vicario di Cristo”. In più, almeno per la cancellazione di “Patriarca d’Occidente”, fu data una spiegazione, mentre nel caso della declassificazione a mero “titolo storico” di “Vicario di Cristo” (che non solo ha valore teologico, ma è anche quello che fa del “Vescovo di Roma”, l’unico che conserva per se stesso, il Papa, il Pastore della Chiesa universale di Cristo.

E ce lo conferma Gianni Cardinali stesso, con un candore che fa quasi tenerezza, in conclusione della sua esegesi: “Un modo di enfatizzare anche graficamente la particolare importanza da lui attribuita al titolo di ‘vescovo di Roma’ rispetto agli altri associati alla figura del Pastore universale della Chiesa”.

Insomma, ci è toccato costatare che tutti i “titoli” del Vescovo di Roma, tra cui il primo e più importante, quello fondamentale teologicamente, che fa di lui il Papa, il Capo della Chiesa universale di Cristo, cioè “Vicario di Cristo”, sono stati “sistemati graficamente” (eufemismo per relegati) a solo “titoli storici”. E sapendo quale valore danno i pasdaran della rivoluzione all’avverbio “tradizionalmente” (secondo la tradizione), è più che chiaro il senso. Ma come si fa! Come si fa!

Il giornale cattolico tedesco Die Tagespost, in alcuni articoli eccellenti, ha sottolineato che si tratta di “definizioni della natura del primato papale”, che adesso sono state classificate come semplici “titoli storici”, sotto i dati biografici dell’attuale titolare del ministero di Pietro. “E inoltre questi sono mescolati a titoli che non hanno nulla a che vedere con il primato e che sono cresciuti solo in senso storico, ma non dogmatico”.

Guido Horst: Es war einmal ein „Stellvertreter Christi“ – 2 aprile 2020 (C’era una volta un “Vicario di Cristo”)
Kardinal Müller: „Eine theologische Barbarei“ – 2 aprile 2020 (“Una barbarie teologica”)

Marco Tosatti (e se lui è “strano”, io lo sono ancora di più) ha scritto il 2 aprile 2020 su Stilum Curiae, puntuale e senza mezzi termini:

L’Annuario Pontificio appena uscito riserva una sorpresa davvero sorprendente. Nelle primissime pagine, quelle in cui si parla del Pontefice regnante. Guardate bene le due fotografie che alleghiamo all’articolo. La prima riguarda l’Annuario Pontificio dell’anno scorso. La pagina relativa al papa si apriva, in grande, con il primo e il più importante dei suoi titoli, tutto in maiuscolo: VICARIO DI GESÙ CRISTO.
Perché tu sei Pietro e su questa pietra.
E poi veniva il resto: successore del principe degli apostoli; sommo pontefice della Chiesa universale; primate d’Italia; arcivescovo e metropolita della provincia romana; sovrano dello stato della città del Vaticano; e infine – ma forse poteva anche essere messo più in alto…servo dei servi di Dio.
E ora leggete la seconda, fotografia, quella riferita all’Annuario appena pubblicato.
In alto c’è solo il nome: JORGE MARIO BERGOGLIO.
A seguire la sua biografia, per due terzi di pagina.
E infine sotto la legenda: Titoli storici, abbiamo Vicario di Gesù Cristo ecc.
Forse sono strano, ma mi ha colpito. Non so, mi sembrava più giusta la vecchia formula: cioè quella in cui la cosa più importante, per la Chiesa cattolica, veniva messa in alto, e subito: che c’è in terra un Vicario di Gesù Cristo, qualcuno a cui sono state affidate le Chiavi. Poi, chi sia quel signore, in fondo è secondario; e infatti ce ne sono stati più di un paio di centinaia…ma il punto centrale è che un Vicario, c’è.
E relegarlo come primo dei titoli storici… cioè come qualcosa che in fondo risale a tempi lontani, ma che può avere o non avere un significato nel mondo di oggi.
E questo sarebbe coerente con ipotesi e teorie che proliferavano negli ambienti dei gesuiti anni fa, e in particolare nell’Università gregoriana, ispirate da Karl Rahner, che appunto incasellavano quegli attributi papali ai secoli passati, e sostanzialmente mettevano in dubbio il loro significato nel mondo e nella Chiesa contemporanea. E in questo modo implicitamente si nega un valore teologico, a quella definizione…
Ma anche non dando credito a questo genere di interpretazioni, l’impaginazione attuale sembra frutto di uno sforzo straordinario di piaggeria.

Successivamente, nel pomeriggio dello stesso giorno, il 2 aprile 2020 su Stilum Curiae, Marco Tosatti è ritornato sull’argomento, con la traduzione italiana dell’articolo molto interessante, apparso sul quotidiano tedesco Die Tagespost, che commenta le “novità” offerte dall’Annuario Pontificio 2020:

L’Annuario Pontificio 2020 è curato dalla Segreteria di Stato e pubblicato nella Libreria Vaticana. È solo un’Annuario, una rubrica, e manca di qualsiasi autorità magisteriale. Ciononostante, si dovrebbero evitare carenze teologiche ed errori dovuti alla negligenza. Questa volta, le definizioni della natura del primato papale sono classificate come semplici “titoli storici” sotto i dati biografici dell’attuale titolare del ministero di Pietro. E inoltre questi sono mescolati a titoli che non hanno nulla a che vedere con il primato e che sono cresciuti solo in senso storico, ma non dogmatico, come “Sovrano dello Stato Vaticano”. La denominazione “Servo dei Servi di Dio”, che risale a Gregorio Magno, non è un titolo d’ufficio, ma storicamente voleva solo esprimere il carattere di servizio dell’ufficio apostolico contro le pretese di potere del “Patriarca ecumenico di Costantinopoli”. “Chi vuole essere il primo tra voi, infatti, sarà il servo di tutti” (Mc 10,43), dice Gesù.
Dopotutto, si scopre perché Francesco, il Vescovo di Roma, è a capo della gerarchia cattolica, quando è stato eletto al suo pontificato dai cardinali e quando ha iniziato solennemente il suo ministero di “Pastore universale della Chiesa”.
Certo, tutti i titoli essenziali del Papato sono cresciuti nella Chiesa, e ancor più quelli meno significativi. Questo vale anche per il concetto e il ministero del Vescovo, e quindi anche per il Vescovo di Roma. Gesù stesso non nominò il Vescovo di Roma, ma nominò Simon Pietro, che più tardi subì il martirio a Roma, e trasferì così il suo primato alla Chiesa romana. Poiché tutti i vescovi sono successori degli apostoli, il vescovo della Chiesa di Roma fondata da Pietro e Paolo è anche il successore di San Pietro (Ireneo di Lione, Adversus haereseses III, 3:2). La lista dei vescovi romani (i “Summi Pontifici Romani”) inizia poi anche nell’”Annuario” del 2020 con “Pietro di Betsaida in Galilea, il principe degli apostoli, che ricevette da Gesù Cristo la suprema autorità papale, che doveva trasmettere ai suoi successori”.
Il nuovo Annuario Vaticano classifica il titolo papale “Vicarius Christi” come nota storica.
Uno sguardo ai testi del Concilio Vaticano II sulla dottrina cattolica vincolante del Papa come supremo pastore della Chiesa avrebbe salvato i redattori dell’”Annuario Pontificio” 2020 dall’imbarazzo di svalutare elementi essenziali della dottrina cattolica del primato come mero accessorio storico.
Infatti, sono i vescovi che sono i successori degli apostoli, “che insieme al successore di Pietro, il Vicario di Cristo e il capo visibile di tutta la Chiesa, guidano la casa del Dio vivente” (Lumen Gentium 18). È una barbarie teologica svalutare i titoli del Papa “Successore di Pietro, Vicario di Cristo e Capo visibile di tutta la Chiesa” come mera zavorra storica. Sono infatti cresciuti storicamente, così come tutti i concetti della dottrina della Trinità, della cristologia, della dottrina della grazia e dell’ecclesiologia e così via. Ma essi fanno emergere elementi essenziali del primato petrino, che risale all’istituzione di Cristo ed è quindi legge divina e non solo umano-ecclesiale. Nessun Papa o Concilio ecumenico potrebbe, ricorrendo al loro supremo potere sulla Chiesa, al primato, all’episcopato, abolire o reinterpretare i sacramenti nella loro essenza.
I cattolici hanno il diritto, radicato nella fede divina e cattolica, di comprendere il papato in generale e oggi il pontificato di papa Francesco alla luce del Concilio Vaticano II. Solo con molto umorismo e ironia si può sopportare il dilettantismo teologico degli statistici, anche se potrebbe essere nuovamente lodato dagli interessati pieni di ipocrisia come segno di grande umiltà.

Segue l’articolo di Gianni Cardinale ” Papa Francesco, vescovo di Roma ma non solo. Nel nuovo Annuario Pontificio cambia la sistemazione grafica dei “titoli storici” tradizionalmente attribuiti al Pontefice”, su Avvenire del 2 aprile 2020:

È stato da poco pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana l’Annuario Pontificio, il corposo volume rilegato in tela rossa che contiene tutto l’”organigramma” della Santa Sede e della Chiesa cattolica. Questa edizione del 2020 contiene, nelle prime pagine, una piccola ma non secondaria variazione rispetto a quelle precedenti.
Il cambiamento riguarda proprio la parte dedicata al Papa. Francesco continua ad essere definito innanzitutto “vescovo di Roma”. Ma per quanto riguarda gli altri titoli tradizionalmente attribuiti al Pontefice, c’è una variazione grafica e non solo.
Precedentemente questi titoli erano pubblicati sopra la breve biografia ecclesiastica di Jorge Mario Bergoglio. In cima e con caratteri più grandi quello di “Vicario di Gesù Cristo”, sotto gli altri: “Successore del Principe degli Apostoli”, “Sommo Pontefice della Chiesa Universale”, “Primate d’Italia”, “Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana”, “Sovrano dello Stato della Città del Vaticano” e “Servo dei Servi di Dio”.
Ora nel nuovo Annuario Pontificio questi attributi sono sistemati sotto la biografia di Papa Francesco, separati da essa con una breve linea di demarcazione, tutti con lo stesso carattere più piccolo, e soprattutto introdotti con il titoletto: “Titoli storici”.
Interpellato da Avvenire al riguardo il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni spiega che la locuzione “titoli storici” vuole indicare “il legame con la storia del papato”. Infatti questi “titoli ‘storici’ – sottolinea Bruni – si intendono storicamente legati al titolo di Vescovo di Roma, perché nel momento in cui viene designato dal conclave alla guida della Chiesa di Roma l’eletto acquisisce i titoli collegati a questa nomina”.
In base a questa spiegazione quindi i titoli tradizionali attribuiti al Pontefice non vengono “storicizzati” ma mantengono intatta la loro attualità. Altrimenti sarebbero stati cancellati, come avvenne all’inizio del pontificato di Benedetto XVI quando il titolo di “Patriarca d’Occidente” venne espunto a partire dall’Annuario Pontificio 2006. In quella occasione una Nota del pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani spiegò che quella cancellazione voleva “esprimere un realismo storico e teologico e, allo stesso tempo, essere la rinuncia ad una pretesa, rinuncia che potrebbe essere di giovamento al dialogo ecumenico”.
A dire il vero Papa Francesco era già intervenuto su questa parte dell’Annuario Pontificio. Infatti mentre fino a Benedetto XVI la pagina dedicata al Pontefice era unica, con nella prima linea il suo nome, quindi il titolo di “vescovo di Roma” e a seguire gli altri, Papa Francesco volle sdoppiarla in modo che ci fosse prima una pagina bianca con solo scritto su due righe “Francesco/vescovo di Roma” e che solo nella pagina successiva venissero pubblicati gli altri titoli insieme alle note biografiche. Un modo di enfatizzare anche graficamente la particolare importanza da lui attribuita al titolo di “vescovo di Roma” rispetto agli altri associati alla figura del Pastore universale della Chiesa.

* * *

[*] L’Annuario Pontificio 2020 e l’Annuarium Statisticum Eccleasiae 2018 sono stati pubblicati il 25 marzo 2020. Vengono redatto dall’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, dal 2016 diretto da Monsignor Tomislav Dukez. Il suo predecessore, Monsignor Vittorio Formenti che aveva diretto l’Ufficio dal 1996, attualmente fa parte del Collegio dei Coadiutori del Capitolo di Santa Maria Maggiore (il sesto secondo la Bolla di nomina e presa di possesso). Il nome di Monsignor Formenti era finito sulla stampa in quel 2016, quando a seguito di indagini della magistratura italiana su altre persone, era venuto fuori anche suo nome… strana coincidenza, eh! Il minimo che si può dire è che si tratta di un personaggio con delle frequentazioni opache. Non dimentichiamo – come Gratteri ha osservato per la ‘drangheta – che questo tempo di lock down a causa del Coronavirus favorisce l’opacità di operazioni illegali e assicura più ombra a personaggi “opachi” . Appunto.

Sulla stampa in ottobre 2016 erano apparsi articoli sul faccendiere bresciano 73enne Alessandro Raineri, titolare di un’anonima azienda vinicola, che nell’inchiesta sull’esposizione universale, in cui era coninvolta ‘ndrangheta, era accusato di aver utilizzato il denaro ricevuto anche “per l’acquisto di monili e monete coniate dalla Città del Vaticano, procurate tramite conoscenze presso lo Stato Pontifici” dove, secondo quanto risulta dalla intercettazioni, poteva contare sull’amicizia di Monsignor Vittorio Formenti, Direttore dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, bresciano come Ranieri, a cui il faccendiere chiedeva favori.
Nel articolo “Tangenti: “C’è da mangiare per tutti”. Tra i lavori spartiti anche quelli della M5. E il faccendiere “vendeva” l’amicizia con Tronca” di Mauro Consani e Paolo Verri su Il Giorno del 5 ottobre 2016 si legge: “Raineri avrebbe avuto, tra l’altro, anche entrature in Vaticano: era in contatto, come risulta dall’ordinanza, anche con monsignor Vittorio Formenti, che dalla diocesi di Brescia è andato a dirigere l’Ufficio Statistiche del Vaticano. Grazie a Formenti, Raineri sarebbe riuscito a ‘esaudire’ una richiesta avanzata da Visconti che aveva chiesto aiuto affinché il figlio del portiere dello stabile in cui viveva potesse celebrare il battesimo a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Emerge dalle carte dell’indagine anche che monsignor Formenti al ‘faccendiere-lobbista’ ( è definizione del gip) avrebbe fatto avere – circostanza insolita – ‘dei pass per presenziare a funzioni liturgiche all’interno della Santa Sede’. Infatti in un’intercettazione dell’8 aprile 2015 monsignor Formenti ricordava a Raineri i ‘due biglietti sul sagrato per domenica’. Biglietti procurati il giorno dopo con una chiamata a un conoscente all’interno del Vaticano. E che Raineri avesse agganci alla Santa Sede lo dimostrerebbe anche la richiesta ‘di una dipendente della Corte d’appello di Brescia’ dello scorso 20 gennaio. La donna, parlando al telefono, si era rivolta a lui per ‘poter andare all’udienza del Pontefice’. In cambio il faccendiere ‘chiedeva un biglietto per andare all’inaugurazione dell’anno giudiziario'”.

Postscriptum

A chi venisse la voglia di dirci che non è il tempo per le polemiche, rispondiamo:
– Per primo, questo non sono osservazioni polemiche, ma legittimi osservazioni. E fino a nuovo ordine – finché non è abolita totalmente la Costituzione e non è reintrodotta la Sacra Inquisizione – abbiamo ancora la libertà di parola, come cittadini maturi e credenti credibili.
– Per secondo, chi ci governa – a tutti i livelli, dai piani più alti fino a quelli sottoposti – deve smetterla a creare confusione tra i fedeli e occasioni di “polemiche”, con le sue decisioni e i suoi comportamenti.
– Per terzo e non per ultimo, la risposta alla domanda se un fedele ha un diritto di critica nei confronti del Papa, ci è fornita dal diritto canonico e dai documenti della Chiesa.
Ecco, cosa ha scritto su questo delicato tema recentemente Fabio Amicosante, il 17 gennaio 2020 su La Luce di Maria:

La Congregazione per la Dottrina della fede, nel 1998, ha elaborato un documento firmato dall’allora Cardinale Ratzinger. La “Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei”, che delimitava in modo chiaro ed esplicito le modalità e i campi attraverso cui si esprime l’infallibilità papale. Dalla lettura del documento, emerge che solo in alcuni ambiti è impegnata l’infallibilità del Pontefice e dunque le relative affermazioni nei determinati ambiti sono vincolanti per tutti i cattolici, poiché in esse non può esservi alcun errore dottrinale.
Il Papa può sbagliare? Il Catechismo della Chiesa Cattolica impone sì obbedienza al Papa, ma laddove il dogma di infallibilità non è impegnato, il fedele ha diritto di critica? Il Codice di Diritto Canonico (Can. 212) chiede da una parte obbedienza ai pastori e dall’altra riconosce loro il diritto di esprimere il loro pensiero su “ciò che riguarda il bene della Chiesa”. Dunque, i fedeli, salvo restando l’integrità della fede e dei costumi, possono e devono manifestare le loro perplessità.
Atteggiamento di umiltà. Ciò che il Pontefice dice, ad esempio, in un’intervista non impegna l’infallibilità papale. Questo, naturalmente non significa che ogni cosa che dice può allora essere opinabile e soggetta a critiche. Anche quando si è nella possibilità di mettere in discussione i fatti, lo si deve fare con un chiaro atteggiamento di umiltà, come confermato dal Numero 62 della Gaudium et spes. La prudenza è poi richiesta anche a coloro che studiano le scienze Sacre. Il Can. 218 del Codice di Diritto Canonico richiede prudenza nel proprio pensiero.
Quando Paolo criticò Pietro. C’è poi una chiara differenza tra la critica mossa verso un aspetto pastorale e una critica mossa contro la dottrina. Ci viene in aiuto la storia. San Paolo criticò Pietro, primo Pontefice della storia. La sua critica riguardava l’obbligo, da parte dei convertiti, di sottoporsi al giudaismo: “Quando Cefa venne ad Antiochia mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto” (Gal. 2,11). Ma per l’appunto, questa era una critica di tipo pastorale, ben diversa dalle critiche, spesso rivolte a Papa Francesco, di carattere principalmente dottrinale.
* * *
Codice di Diritto Canonico
Can. 212 – §1. I fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa.
§2. I fedeli sono liberi di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri.
§3. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone.
Can. 218 – Coloro che si dedicano alle scienze sacre godono della giusta libertà di investigare e di manifestare con prudenza il loro pensiero su ciò di cui sono esperti, conservando il dovuto ossequio nei confronti del magistero della Chiesa.

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