Verso la santità

A otto anni dalla morte del Beato Giovanni Paolo II

A otto anni dalla morte del Beato Giovanni Paolo II vi proponiamo un passaggio della omelia di Benedetto XVI nella messa del 3 aprile 2006

” Il compianto Pontefice, che Dio aveva dotato di molteplici doni umani e spirituali, passando attraverso il crogiolo delle fatiche apostoliche e della malattia, è apparso sempre più una “roccia” nella fede. Chi ha avuto modo di frequentarlo da vicino ha potuto quasi toccare con mano quella sua fede schietta e salda, che, se ha impressionato la cerchia dei collaboratori, non ha mancato di diffondere, durante il lungo Pontificato, il suo influsso benefico in tutta la Chiesa, in un crescendo che ha raggiunto il suo culmine negli ultimi mesi e giorni della sua vita. Una fede convinta, forte e autentica, libera da paure e compromessi, che ha contagiato il cuore di tanta gente, grazie anche ai numerosi pellegrinaggi apostolici in ogni parte del mondo, e specialmente grazie a quell’ultimo “viaggio” che è stata la sua agonia e la sua morte.”

Dalla Omelia di Benedetto XVI nel primo anniversario del Beato Giovanni Paolo II

L’Abruzzo ricorda Giovanni Paolo II

Nel tardo pomeriggio del 16 ottobre di 34 anni fa, l’arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla veniva eletto al Soglio di Pietro. In occasione di questa ricorrenza, l’amministrazione comunale di Torrevecchia Teatina, paesino abruzzese in provincia di Chieti, ha promosso una serie di eventi culturali dedicati a Giovanni Paolo II, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Papaboys. il 16 pomeriggio sono state inaugurate due sale dedicate al Beato Giovanni Paolo II all’interno del Museo internazionale delle Lettere d’Amore, unico al mondo nel suo genere, ospitato nel settecentesco Palazzo Valignani.

Giovanni Paolo II e la sofferenza spesa per il Signore

L’iniziativa, promossa dalla Cattedra Gloria Crucis dell’Ateneo del Laterano e ospitata nell’antica chiesa vaticana di Santo Stefano degli Abissini, è stata caratterizzata dalla presenza di due testimoni diretti della vita e del magistero di Giovanni Paolo II: i cardinali Cottier e Comastri. Il teologo emerito della casa pontificia ha ricordato come il motto di Giovanni Paolo II, Vescovo, poi Papa, “Totus tuus” si riferisce alla Madonna. A testimonianza di ciò è proprio la lettura che Wojtyla ha avuto dell’attentato, il giorno della festa della Vergine di Fatima. «Ha attribuito all’intervento di Maria – ha chiarito il porporato – la deviazione della pallottola che lo doveva uccidere. Un attentato – ha aggiunto – che scatenerà tutta una serie di problemi di salute. E che farà sì che, da allora, la sofferenza farà parte del suo vivere quotidiano».

«Una sofferenza – ha detto il Vicario Generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano il cardinale Angelo Comastri – che lo ha accompagnato per tutta la vita (dai lutti familiari in gioventù, all’attentato fino alla malattia) ma che Wojtyla ha saputo trasformare in maggiore sensibilità nei confronti della fraternità e dell’amicizia verso il prossimo. Giovanni Paolo II – ha aggiunto – credeva fortemente nella forza salvifica del dolore, riempito dell’amore di Dio che è un argine della cattiveria del mondo. Esattamente come il giorno prima di morire in cui volle farsi leggere il racconto della passione di Cristo. Sono convinto – ha concluso Comastri – che mentre moriva i suoi occhi erano rivolti verso il cielo. Era sereno mentre moriva convinto prima di tutto di andare in paradiso ma soprattutto di aver speso la sua vita per il Signore. Esattamente come quel mercoledì affacciato dalla finestra sulla Piazza in cui riuscì soltanto a dire un flebile “Amen”. Anche l’ultima briciola della sua forza è stata spesa per il Signore».

Al convegno hanno partecipato anche padre Ottaviano D’Egidio, Superiore generale dei Passionisti, il biblista Mario Collu, il teologo Gilfredo Marengo, padre Ciro Benedettini, vice direttore della Sala Stampa Vaticana e i vaticanisti Aldo Maria Valli e Saverio Gaeta.

 

Giovanni Paolo II: le sue parole in SMS

Papa Giovanni Paolo II ripeteva che delle nuove tecnologie, anche di quelle più all’avanguardia, bisognava servirsene per annunciare la Buona Novella. E ad un anno dalla beatificazione di Papa Wojtyla – avvenuta il 1 maggio 2011 – Newcom, società di marketing relazionale rilancia il servizio di SMS di tipo etico religioso “Le parole di Giovanni Paolo II”, un servizio attivo da quattro anni. L’informazione quotidiana di vari settori (sport, cronaca, previsioni del tempo, oroscopo, pubblicità) ci raggiunge dappertutto e in ogni istante della giornata perchè è affidata anche ai messaggi dei telefonini; sms che raccontano e fotografano la società in cui viviamo.

Che miracoli servono per essere Santo? Il processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II

Roma, 1 aprile 2011, Università della Santa Croce. Un mese esatto prima della celebrazione che beatificherà Giovanni Paolo II, si fa una giornata di studi sul pontefice. C’è anche il cardinal Angelo Amato,  prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Nei mesi precedenti alla beatificazione, Il Foglio, in un articolo del 18 gennaio, riportava che “nella curia romana sono due i pezzi da novanta che non hanno voluto testimoniare al processo. Sono due cardinali stretti collaboratori di Wojtyla quando questi era Papa. Sono l’attuale prefetto delle chiese orientali, il cardinale argentino Leonardo Sandri, sostituto della segreteria di stato vaticana per cinque anni, dal 2000 al 2005. E il cardinale Angelo Sodano, segretario di stato per quindici anni. Sodano ha spiegato in una lettera datata 17 giugno 2008 (anch’essa pubblicata dal Giornale), i motivi della decisione di non deporre. Scrive: “Personalmente ritengo che Wojtyla abbia vissuto santamente”. L’unico “dubbio” riguarda non la sua santità, quanto piuttosto “l’opportunità di dare la precedenza a tale causa, scavalcando quelle già in corso” da anni per Pio XII e Paolo VI”. Ancora prima, il 4 maggio 2010, Il Giornale sottolineava che  “la lettera di Sodano è arrivata quando ormai il lavoro di elaborazione della «Positio», i volumi con le testimonianze del processo, era in fase di conclusione. Fino a quel momento, il principale collaboratore di Giovanni Paolo II non aveva voluto testimoniare al processo di beatificazione, nonostante fosse stato invitato a farlo, sia all’inizio dell’inchiesta diocesana, sia successivamente. Sodano rimane fermo nel suo proposito, e dunque non sarà mai interrogato dai giudici del tribunale canonico che lavorano alla causa.” Ma – si domanda ad Amato – i cardinali Sodano e Sandri hanno testimoniato o no al processo? La risposta è secca e decisa: ”Ci sono anche le testimonianze dei cardinali Sodano e Sandri nella cosiddetta ‘positio’ relativa alla causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, non e’ affatto vero che non abbiamo le testimonianze di queste persone”.

Questo “giallo delle testimonianze” costringe a fare un passo indietro, fino ai giorni appena successivi alla morte di Giovanni Paolo II. Negli occhi, ci sono ancora le immagini del funerale, di quelli striscioni “Santo Subito” preparati dai Focolarini, sulla scorta di quello che più volte aveva detto Chiara Lubich, fondatrice del Movimento: “Posso personalmente testimoniare la santità di questo Papa. Spesso, dopo un’udienza con Giovanni Paolo II, ho avuto l’impressione dentro di me che il Paradiso si fosse aperto”.

Mentre in piazza le persone vedevano in Karol Wojtyla il santo, in Curia ci si muoveva per promuovere la fama di santità del Papa. Angelo Sodano diede a Giovanni Paolo II l’appellativo di “Il Grande” nell’omelia della prima Messa dopo la sua morte. Tutti aderirono all’enorme iniziativa popolare. Tutti parlavano di Wojtyla in maniera positiva.

Era una scelta che i media avevano fatto diverso tempo prima. Mentre sulla beatificazione venivano gettate le ombre dello scandalo della pedofilia, di quello del fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel, in pochi ricordavano – per esempio – che la lettera De delictis gravioribus, ora attaccata come simbolo della copertura data ai preti pedofili, fu salutata come l’apertura di una nuova era della trasparenza. Ma c’era davvero trasparenza in Curia? Oppure forse c’era qualcosa da nascondere? D’altronde, lo stesso Stanislaw Dziwisz, segretario particolare di Giovanni Paolo II, ha fatto pubblicamente sapere che non ha dato alla Congregazione per le Cause dei Santi tutta la documentazione a sua disposizione. Sempre Dziwisz ha reso noto che non ha bruciato le carte personali del Papa, come da lui disposto nel suo “testamento spirituale”.

Ora che il Papa era morto, in Curia si attrezzavano per seguire il sentimento popolare. Il cardinal Jozef Tomko, amico personale di Wojtyla, mise sul tavolo dei cardinali riuniti prima del conclave una richiesta al Papa che sarebbe stato eletto di canonizzare per acclamazione il Pontefice appena morto. Una grande maggioranza dei cardinali del Sacro Collegio – riportarono i media – andarono in processione per firmare il documento. Una canonizzazione veloce – in fondo – avrebbe fatto forse slittare il giudizio storico sul Papato in avanti di almeno 50 anni. Un tempo utile per coprire alcune vicende non poco chiare (negli ultimi anni, Wojtyla malato praticamente non governava più) e per aggiustarne delle altre. Era anche per questo che era molto importante seguire la volontà popolare. E così, già il 15 aprile, appena due settimane dopo la morte di Giovanni Paolo II, Il Corriere della Sera portò in luce il presunto “primo miracolo” di Giovanni Paolo II. Una notizia che presumibilmente – come altre pubblicate dallo stesso quotidiano già verso la fine del pontificato – veniva direttamente dall’Appartamento Papale.

Ma fu eletto Papa Joseph Ratzinger. Per più di venti anni prefetto della Congregazione per la Dottrina nella Fede, conosceva fatti e misfatti della Curia. Era stato a fianco di Wojtyla, aveva combattuto con forza per fare pulizia. Sapeva che Wojtyla era santo. E così decise di seguire le regole, facendo la cosa più logica: non canonizzò Wojtyla coram populo, diede solo la dispensa perché il processo di beatificazione partisse subito, e non – come vogliono le regole – a cinque anni dalla morte del candidato per la beatificazione. Insomma, una procedura regolare, senza cedimento alle pressioni per una canonizzazione veloce, come lo stesso Benedetto XVI ha spiegato nell’omelia della Messa di Beatificazione del 1 maggio 2011.

Fu allora che quelli che avevano pressato dall’interno della Curia per la canonizzazione di Wojtyla fecero girare le voci che hanno creato il “giallo delle testimonianze”. Quando Amato rispose seccamente che invece le testimonianze c’erano, il gioco era stato scoperto. Così, Il Foglio del 6 aprile 2011 era costretto a spiegare che “i cardinali Angelo Sodano e Leonardo Sandri inizialmente non hanno voluto deporre, critici soprattutto per i tempi troppo veloci del processo, salvo poi – lo ha confermato Amato – lasciare una propria deposizione”.

Giovanni Paolo II è beato, e ora si deve scegliere il miracolo da esaminare per la canonizzazione. Eppure, il Pontefice è diventato una strumento di uno strano dibattito, che lo contrappone a Benedetto XVI. Da una parte il defunto Papa, ormai beato, dall’altra Benedetto XVI, accusato in fondo allo stesso modo in cui Giovanni Paolo II era stato attaccato all’inizio del Pontificato.

Verso il Messico: Giovanni Paolo II e la Madonna di Guadalupe

Benedetto XVI ha affidato l’imminente viaggio in Messico e Cuba “all’intercessione della Beata Vergine Maria, tanto amata e venerata in questi due Paesi che mi accingo a visitare”. Lo ha fatto durante l’angelus di domenica scorsa, parlando del suo attesissimo viaggio internazionale, che si terrà dal 23 al 28 marzo prossimi, anticipandone in qualche modo i tratti mariani. Già Giovanni Paolo II aveva pregato in maniera speciale la Vergine di Guadalupe: il 12 dicembre 1981, durante la Santa Messa celebrata in San Pietro per il 450° anniversario delle apparizioni a San Juan Diego Cuauhtlatoatzin a Tepeyac (Armando Flores Navarro). Ce lo ricorda il quadro conservato nella cappella del Pontificio Collegio Messicano di Roma, donato dalla  Chiesa del Messico a Papa Clemente XIII ed esposto in forma eccezionale nella Sala Stampa della Santa Sede durante il briefing di presentazione del prossimo viaggio in America Latina, tenuto da padre Federico Lombardi venerdì scorso.

Appuntamento Greenaccord sul magistero ambientale di Giovanni Paolo II

Wojtyla Papa ecologico. Proseguono gli incontri organizzati da Greenaccord. L’immagine del Pontefice polacco che passa le sue vacanze in montagna, va a sciare e cammina sulle Alpi, si ritira nella natura per riflettere e pregare è una delle più vivide nella mente e nel cuore di tanti fedeli. E all’ambiente e alla sostenibilità ecologica Giovanni Paolo II ha dedicato encicliche sociali, messaggi, discorsi, deliberando anche di nominare San Francesco d’Assisi patrono dei cultori dell’ecologia. Un magistero ‘ambientale’ di parole e gesti concreti con cui ha comunicato la scelta e la predilezione per il creato esaltandone la funzione e indicandolo, all’uomo contemporaneo, come luogo privilegiato per l’incontro con Dio e spazio per ritemprare il corpo e lo spirito.

Addio all’amico ebreo di Karol Wojtyla

Si vedevano spesso da quando nel 1965 si erano ritrovati dopo lo strazio della II Guerra Mondiale Karol Wojtyla e Jerzy Kluger. Sabato scorso, l’ultimo giorno del 2011, Jerzy ha raggiunto il suo amico d‘infanzia Karol. Si è spento a Roma dopo che l‘Alzheimer da cui era affetto, gli aveva impedito perfino di essere presente alla beatificazione del suo amico Papa. L’ingegner Kluger era amico di “Lolek” dagli anni delle elementari. Ebreo l’uno cattolico l’altro, erano compagni di giochi, poi di scuola fino al liceo. Poi uno studia teologia e l’ altro va a Varsavia per diventare ingegnere. La guerra spazza via tutto.

Amedeo Minghi ospite di ForLIFE nel segno di Giovanni Paolo II

Amedeo Minghi sarà ospite di ForLIFE Onlus nel segno del Beato Giovanni Paolo II, in occasione del quinto “Concerto per la Vita” che si svolgerà domani, sabato 12 novembre 2011 alle ore 20:30 presso il Teatro Politeama Greco di Lecce. Il cantautore ha accettato di partecipare all’evento benefico, che consentirà di raccogliere fondi per la costruzione di un orfanotrofio a Mijoboni (Kenya). In mattinata inoltre, Minghi sarà ricevuto dall’arcivescovo di Lecce, Domenico Umberto D’Ambrosio, per una conversazione dal tema: “Testimonianza sul Beato Giovanni Paolo II”. All’appuntamento, che si svolgerà alle ore 11.30 nell’Aula delle Conferenze dell’Antico Seminario di Piazza Duomo, parteciperanno P. Rafael Jaworski, referente dell’Associazione ForLIFE per il Burkina Faso e il pittore Giuseppe Afrune, del quale dopo qualche giorno si aprirà una mostra dedicata al papa polacco. Moderatore dell’incontro sarà Marcello Favale, Giornalista RAI.

La festa del Beato Giovanni Paolo II

“Non so se posso bene spiegarmi nella vostra… nella nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corriggerete”. Il computer ha tentato più volte di correggere automaticamente quella famosa e indimenticabile espressione di Giovanni Paolo II che – in un italiano ancora incerto, durante il primo saluto da pontefice alla folla radunata in piazza San Pietro – lo rese subito simpatico a tutto il mondo. Oggi la Chiesa – come stabilito dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti – celebra la prima memoria liturgica del Papa mistico, nel giorno in cui viene ricordata la Messa d’inizio Pontificato di Karol Wojtyła. I Santi hanno visto la santità di Dio entrare nel loro tempo, “c’è festa, c’è santità – osservano i teologi – se un po’ di eternità entra nel tempo”, e Giovanni Paolo II questa santità è riuscito a raccontarla con la sua stessa vita. Permettere a Dio di entrare nel nostro tempo, abbattendo gli ostacoli, superando le paure che talvolta si accalcano nel cuore dell’uomo lasciandolo nello sconforto e nella disperazione.

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