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proprietà

ma cosa se ne fanno i Benedettini di Praglia di tutte queste proprietà oltre l’Adriatico?

Attraverso la preghiera si trova l’amore tra le braccia di DIO.

Ognuno di noi e’ un po’ come il bambino ,che nella preghiera, in quei momenti di tenerezza e di devozione , si getta fra le braccia di DIO, si riceve cosi una chiara risposta, un sublime dono,il cuore trabocca di amore ,diventa una guida per camminare seconda la Divina volonta’, e tutto cio’ che ci circonda ci appare in una luce diversa,sembra tutto Divina volonta’ , percio’ la si ama, anche in un contesto terreno a dir poco avverso si ha cosi’ la certezza di una presenza dentro il proprio essere che mai ci abbandona,ci rivitalizza nell’essere sua presenza e immagine in questo mondo, proiettandoci in una strada che sconfina la vita terrena , arrivando alla vita spirituale che gia’ fa parte delle nostre certezze, spesso nell’umanita’ che ci circonda si ignora quella voce che grida nel profondo del nostro cuore, si cerca quella giustificazione che mette in risalto il nostro limite come scusa per non fare,il frutto delle nostre preghiere rimane cosi dentro di noi ,quando andrebbe esternato e realizzato nell’altro,la logica del mondo che ben conosciamo e che ci permette di garantire il nostro io piega anche una chiara volonta’ interiore che vive nel nostro cuore,cedendo all’egoismo e all’apparente bene della vita propria,mettendo in secondo piano il costruire il bene dell’altro, ocultando e rendendo vano quel dono che DIO manifesta nei nostri cuori , ce’ la necessita’ di essere concretamente Chiesa, strumento funzionante nella Chiesa,lanterna accesa per il mondo,ognuno con il proprio essere puo’ essere strumento di DIO,da cristiani,da Angelo,da suora,da sacerdote,da frate, DIO ci ha creati liberi e grandi se’ la fede in lui e’ grande,la fede non e’ una valigia che possiamo mostrare all’altro,ma possiamo mostrarla con le nostre opere nel cammino terreno che DIO ci propone, in quella liberta’ che DIO ci ha donato e che a volte diciamo impropriemente di possedere , perche’ barattata con valori terreni non conformi alla volonta’ di DIO, a volte ci si rende conto che siamo illusi di possederla ,nella vita si presentano occasioni che ci dimostrano che la liberta’,la piu’ importante ,che e’ quella di amare liberamente, non la si possiede piu’, la si perde quando siamo costretti a non seguire la volonta’ di DIO,disubbidendo al vangelo, piegandoci alla volonta’ dell’uomo, seguendo quella che lui stesso ci propone , seppur La libertà che DIo ci concede non può essere assoluta, perchè l’Uomo non è Dio, ma immagine di Dio, sua creatura, dovrebbe essere assoluta tra tutti gli esseri umani per seguire la volonta’ di Amore di Gesu’ ,ogni essere umano e’ stato creato e arricchito di questa guida da DIO, Per l’essere umano, il cammino da seguire non può essere l’arbitrio, secondo le sue convinzioni e volonta’,ma guidato dalla volonta’ di DIO, con regole chiare,che garantiscono dignita’ e liberta’ di Amore nella struttura umana di uomo e donna ,ma ugualmente chiamati a condividere valori e sviluppare l’umanita’ secondo la volonta’ DIvina nell’uguaglianza, il desiderio piu’ profondo di ogni essere umano a cui dovrebbe aspirare consiste nel corrispondere alla struttura voluta dal Creatore,senza mai intaccare i valori indicati ,che Gesu’ con i suoi insegnamenti ha mostrato nella sua forma perfetta ,la parola riportata nei Vangeli di Gesu’ Grida accoglienza,fraternita’,uguaglianza,dono,comunione, umilta’, tutto cio’ che porta all’amore per DIO e tutto il suo creato, sono semplici concetti che personalmente mi sono state indicati un po’ da tutti ,e che oggi ribadisco .

Pace e Amore

Il fondamento della pace.

L’amore è la maggiore caratteristica della fede . Questo e’ anche il fondamento della pace, sappiamo che una pace duratura può essere costruita soltanto sull’amore e sulla fede in DIO, sul rispetto vicendevole, sulla comprensione delle tradizioni e dei desideri del nostro prossimo, creato nell’uguaglianza, nel dono di DIO ,il creato e’ una creazione che ha nell’amore l’equilibrio di mantenimento,la perdita di tale volonta’ da parte dell’essere umano chiamato a custodire cio’ che DIO gli ha affidato porta al degrado e alla distruzione del pianeta e delle creature che lo popolano,primi tra tutti gli esseri umani chiamati a migliorare e non a distruggere cio’ che DIO gli ha affidato, evolvendo e perfezionando sempre di piu’ la logica dell’amore per tutto il creato . Gesu’ e’ sempre stato assolutamente fermo nel suo rifiuto assoluto della violenza come mezzo per raggiungere scopi ultimi a beneficio dell’umanita’ , Il rispetto della creazione,del cielo ,della terra e di tutte le sue risorse da cui l’uomo trae beneficio per un buon vivere ,sono priorita’ indiscutibili su cui l’uomo non deve mai prescindere, nel rispetto di chi li ha create e donate queste cose, la violenza chiama altra violenza e non la pace,l’amore, la fraternita’,ancora piu’ concreta se vista e vissuta nella diversita’ di colore della pelle e di sapienze nella propria fede, cio’ rende fratelli agli occhi del nostro Divino creatore, queste sono le certezza che portano l’essere umano alla sua maturazione ultima voluta da DIO,che costruisce la pace e il benessere nella sapienza Divina tra gli esseri umani , solo quando l’essere umano comprendera’ cio’ pienamente i frutti della pace dell’amore e dell’uguaglianza saranno visibili a tutti, e ne potranno cosi beneficiare coloro che nati nella poverta’ e debolezza non gli e’ oggi permesso vivere una vita terrena dignitosamente come altri ,minacciati gia’ dalla nascita dalla guerra e dalla fame garantita da un mondo di egoisti accecato dal potere. E’ una priorita’ assoluta dare a loro ancora bambini la possibilita’ di conoscere il mondo terreno , avendo la possibilita’ di poter coltivare la fede nell’arco della propria vita umana,volonta’ voluta da DIO e trasmessa dai suoi figli per un fine comune di amore e comunione Divina.

Pace e Amore.

Un grande mediatore tra la volonta’ di DIO e la realta’ del mondo.

La capacità di ascolto di Benedetto XVI appare specialmente nei suoi incontri con i ragazzi e i bambini. Sa ascoltare anche gli adulti, dialogare con i dotti. Con i vescovi, al termine delle udienze generali, parla stando in piedi. Non si atteggia a maestro e professore, piuttosto racconta magnificamente le scoperte maturate nella sua ricerca culturale; sa comunicare la dottrina della fede radicandola nella vita quotidiana.
L’anno scorso il fotografo del nostro giornale ha illustrato bene l’attitudine di Benedetto XVI all’ascolto e al rispetto cogliendolo in attesa ai piedi della scaletta che immette alla finestra del suo appartamento prospiciente piazza San Pietro. La celebre finestra dove si affaccia il Papa e che egli cede ai ragazzi dell’Azione Cattolica una volta l’anno. L’immagine coglie con straordinaria abilità l’istante in cui nella penombra Papa Ratzinger attende che la ragazza finisca di parlare dalla finestra. Attende il suo turno ed è felice nella sua attesa. Benedetto XVI viene definito il Papa teologo, ma a motivo della sua chiarezza e della capacità di enunciare in forme semplici concetti difficili è un grande pedagogo della fede. Perciò è capito dai ragazzini. I bambini non hanno la sensazione che sia un cattivo maestro. E non lo percepiscono neppure come un noioso professore che mortifica la loro voglia di gioia e letizia. I bambini stanano gli adulti antipatici, prepotenti, vanitosi, tediosi, inutilmente esigenti. Provano disagio, non ci stanno volentieri. Si pensi alla scuola per convincersene.
Papa Benedetto nonostante la sua natura schiva fino alla timidezza, con i giovani riesce nel capolavoro educativo che don Bosco chiedeva agli educatori: non solo voler bene ai giovani ma far sì che i giovani si accorgano di essere amati. È piuttosto improbabile che una persona squisita nel tratto e di aperta intelligenza sia poi capace solo di dire dei no o che pensi a una Chiesa arroccata come la migliore Chiesa possibile.
E, in realtà, Benedetto XVI è davvero diverso da come solitamente lo si dipinge in maniera sbrigativa. Lo si può anche presentare come il capro espiatorio di ogni tipo di rivendicazioni nei confronti della Chiesa, ma non si può sostenere a cuor leggero che egli, rispetto al passato recente, abbia alzato barriere con le culture, le religioni, le attese di giustizia e solidarietà. Rispetto ai suoi immediati predecessori vincolati alla realizzazione degli indirizzi conciliari, Benedetto XVI si ritiene non meno vincolato, ma chiede ancora più responsabilità a ognuno dei suoi interlocutori di ogni fede e cultura.
L’andare in profondità comporta infatti un’assunzione di responsabilità maggiore per portare a soluzione i problemi. Benedetto XVI, per cultura e temperamento, va oltre il manierismo di facciata e punta a consolidare il percorso conciliare. Le riforme per restare al servizio della fede della Chiesa devono diventare una forma mentale del popolo di Dio.
Sono rimasto sempre colpito da un esempio che tocca uno dei punti più caldi e dibattuti nei decenni passati nell’ambito della Chiesa cattolica. Ratzinger, che una disinvolta pubblicistica annovera tra gli avversari della teologia della liberazione, è lo stesso che da Papa, ad Aparecida nel cuore dell’America Latina, certifica che “l’opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà”. Senza enfasi, il Papa pone così fine, in termini aperti e liberanti, a un lungo e doloroso contenzioso.
Analoghi esempi si possono registrare su grandi tematiche dell’essere cristiani oggi, quali sono considerati il dialogo con gli ebrei e con le altre religioni. Un fronte certamente delicato nel quale Benedetto XVI ha inaugurato la stagione del consolidamento, necessaria dopo il riconoscimento di passate responsabilità di membri della Chiesa.
Nella storia, al momento emozionante delle svolte, segue un tempo più difficile, quello di dare contenuti a queste svolte per rendere il cambiamento un patrimonio comune e condiviso. Fondando l’incontro con l’ebraismo sulla tradizione biblica, Papa Benedetto ha irrobustito in via definitiva la nuova stagione di colloquio con il popolo ebraico sancita dal concilio. La presenza di un rabbino che parla al sinodo dei vescovi, massima espressione di collegialità nella vita ordinaria della Chiesa, può forse non suscitare emozioni, ma segna una tappa storica. Come pure il dialogo approfondito con l’islam. Il recente colloquio in Vaticano dimostra che c’è sostanza oltre l’immagine affascinante della visita alla moschea di Istanbul. Il dialogo tra le religioni posto dentro il dialogo interculturale viene rafforzato e non indebolito.
Nell’ambito civile Benedetto ha messo al centro dei rapporti internazionali il rispetto reale dei diritti umani come opera di giustizia. Ha proposto il disarmo nucleare, l’impiego delle spese degli armamenti per vincere la fame nel mondo, il diritto di cittadinanza e accoglienza al di là dell’origine e della provenienza geografica. Ha chiesto alla Chiesa e ai suoi ministri di rispettare le competenze e le responsabilità della politica, che in ogni Paese deve garantire il bene comune e la giustizia.
Anche sui temi della bioetica, quelli più immediatamente sensibili nella pubblica opinione occidentale, Benedetto XVI ha trattato questioni e aperto domande impegnative per far maturare una comune coscienza condivisa di fedeltà a Dio e all’uomo del nostro tempo. La modernità del Papa sta nel suo saper porre interrogativi di senso alla scienza e alla coscienza. Possono apparire scomodi, a volte, ma non sono mai banali. E mostrano che i suoi occhi scrutano il futuro.

DIO viene quando meno lo aspetti ?

DIO e’ sempre stato tra noi,DIO e’ presente in tutto cio’ che facciamo,DIO grida da sempre cio’ che bisogna fare,DIO parla chiaro,chiarissimo direi all’uomo,cio’ che vediamo ogni giorno e’ opera dell’uomo ,non di DIO,la sua volonta’ che noi costantemente ignoriamo,e’ stata da sempre gridata da chi lui ha contattato,ma l’uomo immesso in una cecita’ parziale non riesce a trovare la strada che porta nel vivere nella pace e’ nella fratellanza con tutti e con tutto,quindi in questa incapacita’ di autogestirci chiediamo in pregiera al nostro unico Creatore un aiuto,una riferimento che dia quella luce che illunini i cuori di quella umanita’ che nella loro poverta’ spirituale non riescono a vivere nella pace e’ la fratellanza con i loro simili,oggi cio’ e’ vissuto in maniera inequivocabile nella terra santa,dove si vive nella distruzione e’ nella morte,accecati non so’ da’ cosa,e’ pieni di quell’odio distruttivo per se stessi e’ pr gli altri,questa condizione e’ un’opera che distrugge gli altri e se’ stessi,senza condizione,preghiamo perche’ cio’ abbia una fine, e’ che ritorni a trionfare l’amore e la pace con tutti.

I genitori sono chiamati ad insegnare a vivere in Gesu’ ai propri figli.

Oggi questo pensiero del nostro Signore ci orienta non nel contemplare cio che viviamo,ma nel risolvere cio’ che si e’ sviluppata in questi ultimi tempi,una poverta’ nello spirito quasi alla radice,poverta’nel senso biblico significa ignoranza,cecita’,questo pensiero oggi e’ rivolto ai genitori,cioe’ a coloro che creano una famiglia,dovere chiesto da Dio e’ quello di creare una famiglia e’ prima di ogni altra cosa e’ quello di educare i propri figli,insegnare prima di ogni altra cosa i valori che portano nel vivere in grazia di DIO,non come fare a vivere con tanti soldi ,o a cercarsi la propria compagna nel benessere e nelle ricchezze terrene,si deve insegnare a vivere in DIO vivere come il nostro Signore ha tanto raccomandato per una vita nella felicita’ e nell’amore ,nella fraternita’ con tutti e’ tutto,il nostro Signore che si adopera sempre con tutto il suo cuore per riprendere una umanita’ un po’ disastrata,chiede di guardare i suo volto ai grandi,per poi saper insegnare cio’ ce lui e’ ai piccoli,l’amore,questa e’ l’azione che in pochi anni sara’ oggetto di cambiamento radicale del vivere per ognuno di noi,bisogna mettere nel proprio cuore questa volonta’,questo interesse ,come interesse primario per la propria vita,se si riesce a far girare tutto intorno a questa volonta’ direi che abbimo fatto la volonta’ di DIO,voglio ricordare che se’ oggi ci sono persone che nella crescita vivono operando nella malvagita’ nel peccato e’nella cecita’ spirituale,e’ frutto di una cattiva educazione tramandata principalmente dai propri genitori,che a sua volta e’ stata tramandata a loro,e’ cosi’ via,per arrivare ad una scuola che oltre ad insegnare la storia e la geografia e la matematica,ed a usare i profilattici , dovrebbe inserire con maggiore determinazione come materia primaria cio’ che e’ motivo di vita,la religione Cristiana,la fede in Gesu’ ,in un Gesu’ vivo presente tra noi nel suo spirito,e’ che vuole essere presente nei cuori di tutti noi,la bellezza nel vivere nella pace e nella fratellanza e’ a portata di mano di tutti noi,e’ sembra non abbiamo la capacita’ di comprenderla,Il Papa che ascolta il pensiero del nostro Signore oggi si impegna nl ricordare ai grandi come sconfiggere cio che stiamo vivendo ,il male,chiama chi ha il potere per potersi adoperare per sistemare le cose ,chiama i genitori,loro oggi hanno la parola ultima perche’ venga applicata la volonta’ del nostro Signore in quell’umanita’ che sta’ crescendo,chiede di adoperare la propria intelligenza per costruire un mondo migliore,dove il nostro amato Gesu’ possa regnare nei cuori di ogni persona,ecco la voce di una Chiesa che si adopera come sempre nel servire il nostro DIO.

Pace e ogni bene Maran’atha

La profondita’ e la grandezza dell’amore si scopre nel perdono.

A volte come dei bambini crediamo di saper amare,pensiamo di amare,una persona ,il nostro Signore,tutto va’ a gonfie vele se’ riceviamo una vita terrena facile e nel benessere,ma cio’ non ci permette di valutare la forza del nostro amore,finche’ siamo soddisfatti ed abbiamo tutto cio’ che piace,allora siamo bravi e’ diciamo di amare,ma se il nostro Signore ci mette alla prova,siamo pronti a rinnegarlo,il Signore dai suoi discepoli pretende l’amore piu’ sviscerato,non con la bocca ,con i fatti,e’ a chi si promuove nel seguire la sua vita,mette contro di lui le cose piu’ belle ce si possano avere nel proprio cuore,proprio per vedere quando e’ grande l’amore che si possiede per lui,una prova basata nella distruzione e nella sofferenza di cio’ che sta’ nel proprio cuore,ecco la reazione nel perdonare ,nell’amare cio che Dio propone e’ un segno di profondo AMORE per il nostro Signore, tutto viene fatto con uno scopo preciso,che serve per innalzarci ai suoi occhi e a quelle persone che ci circondano,che vivono la nostra esperienza ed apprezzano lo spirito ed il coraggio di essere fermi nel’amare cio’ che ci viene dato,questo ragionamento che il nostro Signore insegna,e’ una dimostrazione di forza,la vera forza,arma del nostro Signore,dare e perdonare e’ un dimostrazione di potenza, fare del male e’ una dimostrazione di debolezza,questo e’ cio che dice il nostro Signore,quindi amiamo chi ci fa’ del male,e’ dimostriamo con i fatti di essere forti nell’amore del nostro Signore e per il nostro prossimo,pentiamoci amaramente la’ dove non abbiamo saputo reagire con equilibrio ,e’ imploriamo il perdono,suscitiamo amore con la nostra umilta’ piccolezza per toccare ed ingandire il cuore altrui,mostrandoci umiliati nel non essere stati in grado fin da subito a comprendere e perdonare,allora possiamo dire che il nostro amore e’ forte contro ogni prova,cosi’ il nostro Signore ci dara’ cio’ che desideriamo in questa o nell’altra dimensione.

Pace e’ ogni bene maran’atha.

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