Le opinioni

Benedetto XVI e Francesco alla luce del ‘pregiudizio’ teologico

“All’inizio della Settimana Santa, Papa Francesco si è recato questo pomeriggio al Monastero ‘Mater Ecclesiae’ per rivolgere a Benedetto XVI gli auguri di Pasqua. L’incontro ha offerto anche l’occasione al Santo Padre di porgere, con particolare affetto, gli auguri di compleanno al Papa emerito, che domani compirà 92 anni”: così il direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti ha confermato un’occasione che si rinnova ogni anno in questo periodo.

I bambini migranti le vittime del mare

“Tanti bambini riescono ad arrivare e tanti no”. Sono le parole che papa Francesco ha rivolto ai ragazzi dell’Azione Cattolica (ACR), incontrati nell’udienza di oggi, dopo aver ricordato di aver salutato, ieri mattina, un bambino  nato su un barcone al largo di Lampedusa e sbarcato sulle nostre coste.

L’Azione Cattolica si prepara al Convegno ecclesiale di Firenze

Il tema del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, in programma a novembre prossimo, dà il titolo alla traccia per il cammino preparatorio: ‘In Gesù Cristo il nuovo umanesimo’: è un testo essenziale che aiuta a mettere a fuoco il contributo che la Chiesa italiana sta dando e può offrire al Paese testimoniando concretamente la sua fedele adesione al Vangelo attraverso la proposta di un ‘nuovo umanesimo’ cristiano.

Nella Traccia di preparazione sono state privilegiate due linee, l’essenzialità e la semplicità: “Per favorire questa scelta sono proposte sette schede. Una è dedicata al testo evangelico di Marco che fa da riferimento al Convegno Ecclesiale. Un’altra intende presentare la prospettiva cristologica del tema del Convegno, dedicando una particolare attenzione al ‘riconoscersi figli’.

Le altre cinque sono dedicate alle ‘cinque vie verso l’umanità nuova’ presenti nell’ultima parte della Traccia. Ogni scheda è pensata in modo autonomo, di modo che ogni realtà possa realizzare non un numero fisso di incontri, ma quanti ne ritiene opportuni, a seconda della specifica situazione”.

Per capire meglio l’importanza del Convegno ecclesiale abbiamo incontrato a Macerata, il vice presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, prof.ssa Maria Grazia Vergari: perché la Chiesa punta ad un nuovo umanesimo?

“La Chiesa si interroga proprio a Firenze, luogo simbolo dell’umanesimo su come la fede in Gesù Cristo illumina l’umano e aiuta a crescere in umanità. E’ proprio un ‘umanesimo vissuto’, dal quale si vuole partire. Il percorso intrapreso verso Firenze non consiste, infatti, nel passare dal modello alla realtà, bensì nel partire dal riconoscimento della bellezza che già c’è, per darle spazio e farla fiorire: un umanesimo in ascolto, concreto, plurale e integrale e fatto di interiorità e di trascendenza.

Il cammino verso Firenze comporta il discernimento comunitario, con riflessioni e proposte per rendere noi stessi e la nostra Chiesa capaci di andare verso le ‘periferie esistenziali’ di oggi. In Gesù riconosciamo la pienezza di umanità, un ‘uomo nuovo’. Con Gesù Cristo vogliamo condividere lo stile di prossimità per offrire la possibilità di aperture, di riflessioni, di nuovi inizi.

Ciò non significa essere ingenui, dimenticando la realtà in cui viviamo, con la frontiera della povertà crescente, con la crisi in educazione, con il dramma del lavoro, con i diversi tentativi di ‘decostruzione’ dell’umano. Significa per noi piuttosto illuminare con la luce della fede le molte oscurità della storia e curare con la carità vissuta le ferite, entrando nelle dinamiche sociali e culturali che hanno un effetto problematico sulla nostra vita”.

Come la Chiesa può trasfigurare il mondo?
“Ripartendo da Cristo l’uomo nuovo. Più illuminiamo con la luce della fede la nostra storia, più siamo sospinti a farci carico della persona umana per aiutarla a vivere e ad esprimersi nel ‘noi’, nella trama di relazioni comunitarie, improntate alla carità, alla giustizia, alla prossimità.

Firenze 2015 si colloca, quindi, in una prospettiva, che è insieme culturale e missionaria, la sfida è dunque quella di ‘uscire’ dai luoghi fisici dove si terrà il convegno e soprattutto dalla cerchia di chi si sente già parte della famiglia della Chiesa, per interpellare anche il mondo laico e gli uomini della cultura, del lavoro, dell’economia, della politica e di ogni altra realtà civile e sociale che abbia a cuore l’umano.

In questa direzione l’apertura dell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ (n^ 49) ci è di monito, e avvia un processo nuovo: ‘Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti.

Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita.

Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: ”Voi stessi date loro da mangiare’”.

Quali sono i modi di narrare la vita bella della Chiesa?
“C’è da mettere in circolo tutte le belle esperienze che le nostre comunità fanno rispetto alla catechesi e alla missione, alla cura della famiglia e all’educazione, alla solidarietà e all’impresa sociale. Il nostro territorio è ricco di tante esperienze che andrebbero condivise: lo testimonia il materiale arrivato per Firenze dalle diocesi.

Sono tutte esperienze da cui emergono delle novità: dinamiche di dialogo, soprattutto con le istituzioni, e il progressivo coinvolgimento delle comunità ecclesiali e del territorio. Sono esperienze in cui le comunità vivono un’esperienza autentica di fraternità, accogliendo le domande di vita delle persone, proponendo percorsi di ascolto e di accompagnamento.

Dalle testimonianze riportate emergono anche delle criticità: le resistenze da parte dei ‘titolari’ tradizionali della pastorale, parroci, catechisti, laici impegnati che ritengono ‘riservati’ alcuni ambiti di intervento. C’è quindi tanto lavoro formativo da fare nelle nostre comunità per entrare nella logica diversa di ‘essere Chiesa’ e di interpretarne la missione. Questo presuppone un cammino di conversione personale e pastorale che continua anche dopo il convegno di Firenze”.

Quale è il ruolo dell’Azione Cattolica in questo percorso di avvicinamento al Convegno fiorentino?
“L’Azione Cattolica è pienamente inserita nel cammino di preparazione al V Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze. Molti sono gli appuntamenti, promossi dall’associazione nelle diocesi italiane, anche in collaborazione con gli altri soggetti ecclesiali, per aiutare a vivere il Convegno come vera esperienza ‘sinodale’, occasione per camminare insieme per tutta la chiesa italiana.

L’impegno, ribadito dal Consiglio Nazionale che ha riflettuto nel marzo scorso sulla traccia preparatoria, vuol essere quello di cogliere con ‘sguardo grato’ il bello che c’è in ogni esperienza umana, non nascondendo le fatiche, ma cercando di leggere i segni dei tempi con fiducia e speranza e raccontare, a partire da quello che ciascuno di noi sperimenta quotidianamente, la bellezza della vita cristiana, che non sminuisce, ma dà pienezza alla nostra umanità.

Le continue trasformazioni del nostro tempo ci sollecitano a rinnovare il nostro impegno educativo nella consapevolezza che al centro dell’azione educativa c’è la cura per le persone e il primato della relazione personale. Avvertiamo l’importanza di costruire percorsi che possano rispondere all’esigenza di formare coscienze mature nella fede e in umanità, che sappiano compiere scelte responsabili per il bene comune.

Proprio per questo, la presidenza nazionale si è impegnata nella riflessione in preparazione al Convegno ecclesiale attraverso i suoi più rilevanti appuntamenti nazionali. Nelle realtà diocesane, l’associazione si impegna a stimolare la riflessione nei consigli pastorali e nelle consulte delle aggregazioni laicali, ma anche a diffondere e mettere in rete le buone pratiche, testimonianza che un nuovo umanesimo fondato in Gesù Cristo può essere realmente vissuto attraverso esperienze possibili.

Stiamo pensando anche alcune modalità per curare il ‘dopo Firenze’ perché le intuizioni e le scelte maturate in quella sede possano essere poi diffuse e condivise con le realtà diocesane e parrocchiali”.

Card. Ravasi: ‘Lo sport è l’esperanto dei popoli’

Presentato stamane presso il Pontificio Consiglio della Cultura il lancio del nuovo notiziario “Sport & Chiesa” acura di Italpress, in collaborazione con il Dipartimento Vaticano dello Sport. Un’iniziativa a cui ha preso parte anche il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio della Cultura.

‘Vorrei dire – ha esordito il porporato – che è un evento assolutamente straordinario perché è la prima volta che all’interno della stampa e della televisione di tipo sportivo entra anche la voce non solo della Chiesa ma anche della religione in genere. Il significato è anche particolare, perché noi vorremmo che lo sport ritornasse ad essere questa grande espressione di creatività, di libertà, di corporeità che manifesta però anche una dimensione profonda ed interiore’.

Eminenza, lo sport è anche veicolo di quella cultura dell’incontro che il Papa rilancia quasi quotidianamente.

‘Sicuramente lo sport è come se fosse in pratica l’esperanto attuale di tutti i popoli, come lo è un po’ la musica. Soprattutto per i giovani. Proprio per questo motivo se noi riusciamo a purificare questo linguaggio la comunicazione tra i popoli , tra le culture diventa una comunicazione sicuramente molto più originale e anche e soprattutto molto più umana’.

Tra i popoli, e anche tra i giovani…

‘Io penso soprattutto ai giovani e in maniera particolare allora vorrei sottolineare due dimensioni. Da un lato il fatto che i giovani sono partecipi in maniera molto intensa dello sport, qualche volta soltanto come spettatori in maniera passiva e dovremmo quindi cercare di farli diventare attori tenendo conto che per esempio la Chiesa in Italia ha avuto gli oratori che sono stati uno strumento straordinario di attività sportiva, dall’altra parte però è anche un orizzonte che ha le sue oscurità, le sue striature di negativo: pensiamo al razzismo, al doping, alla corruzione nello sport, alla violenza negli stadi per cui la presenza è fondamentale non soltanto della religione
ma anche della cultura’.

In vista delle Olimpiadi di Rio nel 2016 ci sarà un grande convegno voluto dalla Chiesa dedicato allo sport…

‘Questo incontro, che si svolgerà nel settembre 2015, sarà un incontro ad altissimo livello quindi pensiamo alle istituzioni maggiori: ho già parlato per esempio con il presidente del CIO . Le istituzioni maggiori si incontrano in Vaticano per la prima volta in assoluto, probabilmente li faremo incontrare con Papa Francesco, e metteranno sul tappeto le malattie dello sport da una parte ma anche la straordinaria grandezza culturale, spirituale e umana che ha lo sport. Siamo consapevoli che il Papa è stato molto interessato in passato allo sport come Arcivescovo di Buenos Aires e come lo sport sia sentito da lui in una maniera direi molto simpatica, nel senso che c’è una passione personale e anche la comprensione della necessità di un dialogo profondo tra la Chiesa ed il mondo dello sport’.

Il lessico di Papa Francesco: misericordia

“Un po’ di misericordia cambia tutto. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza”. Misericordia. E’ stata fin da subito, fin dal primo Angelus, una delle principali colonne portanti del pontificato di Francesco.

Al telefono con il Papa

E’ ancora il “telefono” il coprotagonista degli ultimi episodi che raccontano due conversazioni con Papa Francesco, intercorse attraverso il famoso dispositivo di comunicazione vocale.
Nel primo episodio Papa Bergoglio, venuto a sapere che nel giardino della cattedrale di Buenos Aires – quella che era la sua chiesa prima della nomina papale – è stata collocata una statua per omaggiare il cittadino pontefice ha preso in mano la cornetta del telefono per chiederne l’immediata rimozione. Bisogna “toglierla immediatamente”, ha detto Bergoglio! Una scelta, questa, che non vuole certamente mortificare l’amorevole ossequio dei connazionali e l’artista – Fernando Pugliese, autore di altri monumenti dedicati a Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta – che ha realizzato l’opera.

Lo stile di Papa Francesco

“Sono visibile alla gente e faccio vita normale”. Bergoglio lo scrive ad un amico sacerdote svelando un po’ di se stesso. Forse la lettera non era destinata alla pubblicazione, come non lo erano le telefonate agli amici argentini, all’edicolante o al calzolaio. Come non lo sono le omelie che ogni mattina il Papa offre ai pochi che riescono ad essere ammessi alla celebrazione eucaristica delle 7.00 nella cappella della Domus Sanctae Marthae. Pubblico e privato di Papa Francesco devono ancora trovare un equilibrio sia mediatico che personale. Quando ha incontrato qualche giorno fa i vescovi della Puglia in visita ad Limina il Papa si è lasciato andare a qualche confidenza con il pastore di Molfetta che ne è stato “coinquilino” come scrive nel giornale diocesano, per qualche giorno: “È rimasto lì dove alloggiava durante il conclave, in una piccola suite di due stanze e servizi. Si può dire che abbia scelto di fare vita comune: lì mangia, lì dorme, lì studia, lì prega, lì incontra la gente di passaggio, lì conversa fraternamente con i gruppi che ogni mattina si recano alla messa presieduta da lui. Intorno alle ore 10, in mattinata, si reca nel palazzo apostolico per accogliere le visite di rappresentanza e per le pratiche di governo della Chiesa universale. Rientra per il pranzo intorno alle 13-13.30, un breve riposo e poi di nuovo a lavoro. Alle 19, nella cappella della Casa sosta in preghiera fino alle 20, ora della cena. Entro le 21 ritorna in camera. Dicono i bene informati che va a letto presto, intorno alle 22.30, e si alza prestissimo la mattina, alle quattro e mezza.”

Pino Puglisi, un prete che viveva il Vangelo

“Non lo si dice mai. Ma Pino Puglisi era un prete gioviale, sempre allegro. Aveva gli occhi che sorridevano. Raccontava centinaia di barzellette, ne conosceva moltissime, e i ragazzi erano attirati da lui anche per questo. E vi dovete anche scordare come lo ha fatto parlare Luca Zingaretti, che lo ha interpretato. Don Pino parlava molto lentamente, pesava con attenzione le parole”. Così Salvatore Di Cristina, arcivescovo emerito di Acireale, racconta don Pino Puglisi.

Sorpresa! Anche il Papa è cattolico

La Marcia per la Vita che ha visto riunite (finalmente) anche alcuni forze politiche è stata la prima occasione pubblica per il Papa di confermare il suo essere cattolico anche in un terreno sociale che ancora non aveva calcato. Una manifestazione pro-life che si è unita alla iniziativa europea Uno di Noi sostenuta anche dai vescovi europei. La presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali d’ Europa è stato in Vaticano lo scorso 10 maggio. Un incontro di una mezz’ora per ribadire al Papa i concetti base. E parlare anche delle iniziative come quella della raccolta di firme da portare alla Commissione europea per difendere la vita: Uno di noi. “Si tratta di un gesto concreto – ha detto il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco – perché la coscienza europea non perda se stessa sulla promozione della vita umana in tutte le sue fasi”. Non si sa esattamente che abbia detto il Papa ai vescovi. Ma le parole di domenica sono una risposta per la gente che ha marciato e per coloro che hanno firmato e firmeranno ancora via internet. Naturalmente sono già arrivate le proteste da parte di chi vedeva Papa Francesco come un “rivoluzionario” che avrebbe voltato le spalle alle “chiusure della Chiesa”. Ma chi la vita della Chiesa la vive perchè è parte della Chiesa attendeva un gesto del genere da due mesi. E ora ne attende altri. Magari con qualche parola di sostegno alla famiglia.

In Francia i vescovi sembra si stiano allontanando da Manif pour tous che così rischia di venire svuotata e lasciata in mano alla politica creando problemi che non dovrebbero esserci. Sta nascendo un movimento più moderato che l’episcopato e alcuni in Vaticano guardano con simpatia: Les Veilleurs , data di nascita 16 aprile, pagina Facebook e un blog di idee. Dalla Francia verso l’ Europa. In attesa di un saluto del Papa anche a loro la cosa da fare è rileggere le omelie di Francesco e, lasciando da parte le battute, capire la sua spiritualità severa e ignaziana, intessuta di una mistica legata alla Passione di Gesù. Roba forte insomma, forse difficile da digerire per chi si aspettava un Papa “all’acqua di rose”.

Essere consacrati significa essere nella Chiesa, Papa Francesco e le suore americane

“Non è possibile che una consacrata e un consacrato non “sentano” con la Chiesa.” Papa Francesco lo ha detto alle suore di tutto il mondo. Lo ha ripetuto a pochi giorni di distanza dalla dichiarazione congiunta della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e la Società di Vita Apostolica sul problema delle Religiose negli Stati Uniti. Un testo che esprime la “preoccupazione della Santa Sede, parzialmente espressa nella Valutazione Dottrinale della Presidenza della Conferenza delle Superiori Religiose negli Stati Uniti d’America (LCWR), motivata dal desiderio di sostenere la bella e nobile vocazione religiosa affinché l’eloquente testimonianza della vita religiosa prosperi nella Chiesa a beneficio delle future generazioni.” Un comunicato che seguiva alcuni articoli che volevano dimostrare una discordanza tra il Prefetto della vita consacrata, brasiliano e vicino ai focolarini il cardinale João Braz de Avis e il Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, teologo tedesco. Isomma un modo per certa stampa di creare una sorta di “strappo” tra due supposte idee divergenti.

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