Papa Francesco ai partecipanti all’incontro internazionale per la Pace: “Non ci può essere alcuna giustificazione religiosa alla violenza”

Chiede ai leader religiosi di essere “uomini del dialogo”. Non usa la formula “cultura dell’incontro” che gli è tanto cara. Ma, di fronte ai partecipanti all’incontro internazionale per la Pace organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, Papa Francesco chiede a tutti un impegno per forte per la pace, come uomini di dialogo. Ritorna allo “spirito di Assisi”, a quell’incontro tra le religioni di cui Sant’Egidio fu uno degli organizzatori nel 1986, e dice che nel mondo ce n’è ancora bisogno. Ma riprende anche Benedetto XVI, che ad Assisi tornò con i leader religiosi due anni fa, per un incontro di dialogo vero, evitando ogni sincretismo e mettendo in primo piano la ragionevolezza della fede. E – ripercorrendo le parole del Papa emerito – Papa Francesco sottolinea che “non ci può essere alcuna giustificazione religiosa alla violenza, in qualunque modo essa si manifesti”.

Il tema dell’incontro è “Il coraggio della speranza. Religioni e culture in dialogo”. Un tema che non poteva non piacere a Papa Francesco, che sulla speranza e la misericordia ha impostato gran parte del suo magistero. Papa Francesco guarda indietro nel tempo, al primo incontro di Assisi del 1986. E ricorda che “conservare accesa la lampada della speranza, pregando e lavorando per la pace”.

Lo si doveva fare allora, in “un mondo ancora segnato dalla divisione in blocchi contrapposti”, quando Giovanni Paolo II invitò “i leader religiosi a pregare per la pace: non più gli uni contro gli altri, ma gli uni accanto agli altri”. E si deve fare oggi, perché il mondo “ha tanto bisogno di pace”.

No – dice con forza Papa Francesco – “non possiamo mai rassegnarci di fronte al dolore di interi popoli, ostaggio della guerra, della miseria, dello sfruttamento. Non possiamo assistere indifferenti e impotenti al dramma di bambini, famiglie, anziani, colpiti dalla violenza. Non possiamo lasciare che il terrorismo imprigioni il cuore di pochi violenti per seminare dolore e morte a tanti”.

Non c’è nessuna giustificazione religiosa per la violenza, afferma Papa Francesco ricordando le parole di Benedetto XVI, che più volte lo aveva sottolineato. Aggiunge che “la pace è responsabilità di tutti”. “Un leader religioso – sottolinea – è sempre uomo di pace, perché il comandamento della pace è inscritto nel profondo delle tradizioni religiose che rappresentiamo. Ma che cosa possiamo fare? Il vostro incontrarvi ogni anno ci suggerisce la strada: il coraggio del dialogo, che dà speranza. Nel mondo, nelle società, c’è poca pace anche perché manca il dialogo, si stenta ad uscire dallo stretto orizzonte dei propri interessi per aprirsi ad un vero e sincero confronto”.

Ci vuole dialogo, che “fa vivere insieme persone di differenti generazioni, che spesso si ignorano;  fa vivere insieme cittadini di diverse provenienze etniche, di diverse convinzioni. Il dialogo è la via della pace. Perché il dialogo favorisce l’intesa, l’armonia, la concordia, la pace. Per questo è vitale che cresca, che si allarghi tra la gente di ogni condizione e convinzione come una rete di pace che protegge il mondo e i più deboli”.

Alla vigilia di un altro viaggio ad Assisi, mentre da domani il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace celebrerà i cinquant’anni della Pacem in Terris, la profetica enciclica di Giovanni XXIII (che sarà canonizzato il prossimo 27 aprile), Papa Francesco dà la sua ricetta ai leader religiosi. Devono essere “veri dialoganti”, devono “agire nella costruzione della pace non come intermediari ma come autentici mediatori”. Perché – afferma il Papa – “gli intermediari cercano di fare scontia tutte le parti, al fine di ottenere un guadagno per sé”, mentre “il mediatore è colui che non trattiene nulla per sé, ma si spende generosamente, fino a consumarsi, sapendo che l’unico guadagno è quello della pace”.

Ogni leader religioso è chiamato “ad essere un artigiano della pace,  unendo e non dividendo, estinguendo l’odio e non conservandolo, aprendo le vie del dialogo e non innalzando nuovi muri! Dialogare, incontrarci per instaurare nel mondo la cultura del dialogo, la cultura dell’incontro”.

Alla fine dell’incontro, non può mancare l’invito ad una preghiera particolare per la pace in Siria e in Medio Oriente, ma anche negli altri Paesi del mondo. “Questo coraggio di pace doni il coraggio della speranza al mondo, a tutti quelli che soffrono per la guerra, ai giovani che guardano preoccupati il loro futuro”. E chiede a tutti di augurarsi vicendevolmente la pace.

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