L’inchiesta de La Verità «I denari della “banda dei buoni”» prosegue. L’editoriale: «La brama di denaro. La Chiesa trascinata in un abisso di cinismo»

Condividi su...

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.12.2023 – Ivo Pincara] – Oggi, per l’undicesimo giorno consecutivo, La Verità ritorna in prima pagina con il proseguimento del dossier I denari della “banda dei buoni”. In un corsivo redazionale, La Verità informa l’Arcivescovo di Modena-Nonantola pare essere finito su L’Unità a sua insaputa. Inoltre, si legge: «Se non c’è nulla di cui vergognarsi (il sentimento è, dichiamo, soggettivo) nel foraggiare Luca Casarini e soci, i cardinali, i vescovi e tutti coloro che, animati da sincera stima per le attività di Mediterranea & C., intendano sostenerlo in concreto, non hanno che da dirlo con trasparenza, tanto più visto che si tratta di soldi dei fedeli. È esattamente quello che scriviamo da quando è iniziata l’inchiesta giornalistica di Panorama e della Verità: benvenuti».

Anche Il Giornale oggi ritorno sul caso dei soldi all’Ong Mediterranea Saving Humans, con un articolo di Luca Fazzo La Diocesi di Modena finanzia Casarini. L’ammissione del vescovo. E i supporter dell’attivista farneticano di “mafia libica”, ma è bufala: «(…) Invece di spiegare i lati oscuri della vicenda, i supporter di Casarini denunciano la presunta violazione del segreto istruttorio. Segreto che non esiste più, visto che l’inchiesta della procura di Ragusa a carico dei capi di Mediterranea è chiusa da mesi, e gli atti sono stati tutti depositati. (…) Ma per i fan di Casarini, raccontare il lato oscuro della sua ong, quello che lo ha fatto finire sotto processo, equivale a essere complici della mafia o puntare a impedire il salvataggio dei migranti. (…) In realtà a essere sotto accusa non è il tema dell’«aiuto economico» in quanto tale alle ong ma il canale privilegiato che Mediterranea è riuscita a ritagliarsi in questi anni, a discapito di organizzazioni concorrenti, grazie ai rapporti diretti con il Vaticano e con i vertici della Conferenza episcopale italiana».

Titolone in prima pagina per l’articolo di Giacomo Amadori: «Pensieri, parole e opere della “banda dei buoni”. Casarini & C. usavano i morti in mare. «Se li vede il Papa ci aiuteranno di più». Nelle chat si esulta per l’elenco dei migranti scomparsi: “Così Franceso perderà la testa per Mediterranea”. Poi riparte il pressing per avere fondi. Le istruzioni ipocrite ai vescovi: “Non chiedete versamenti diretti per la Ong”. Don Mattia commenta il libro di Ratzinger: “Con lui altro che Vaticano nostro amico”. E Casarini: “Bergoglio coi soldi ai trans gli ha fatto venire un colpo”. In piena emergenza Covid la banda di Luca Casarini & C. era alla disperata ricerca di soldi per le missioni della nave Mare Jorio (per la verità molto poche), per l’acquisto di un nuovo battello (missione non ancora riuscita) e per pagare i stipendi (soprattutto quelli dell’armatore Beppe Caccia e di Casarini). Anche perché le spese fatte dai fondatori dell’associazione Mediterranea e della compagnia armatoriale Idra Social Shipping, secondo gli investigatori, nonostante gli stipendi non stellari (sotto i 2.000 euro) erano notevoli, Per esempio in un’annotazione delle Fiamme gialle sui conti correnti di Casarini si legge: “Le somme percepite dai soggetti indagati non corrispondono a quanto effettivamente dichiarato anche alla luce del sistematico utilizzo di carte di credito prepagate intestate alla società, ma di fatto utilizzate per fini personali o per far transitare somme provenienti dai conti correnti aziendali. Al riguardo si precisa che il capo missione della Mare Iorio (in quel momento probabilmente Caccia, ma anche Casarini lo è stato, ndr) e principale indagato riceve mensilmente una media di euro 6.000 a titolo di rimborso spese dalla società armatrice Idra Social Shipping in cui conto corrente è alimentato da bonifici effettuati dalla Mediterranea Saving Umans Aps”. Quindi nel 2020 i nostri erano particolarmente affamati di soldi, nonostante il supporto dell’allora Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, il quale, oltre a donare il primi 50.000 euro consigliò alla ciurma come convincere gli altri monsignor (“Ha detto di dire ai vescovi di non menzionare Med nella richiesta a Konrad Krajewskij”, l’Elemosiniere del Papa). Un aiuto che sbloccò subito dopo le erogazioni dei vescovi di Modena e Brescia, Erio Castellucci e Pierantonio Tremolada».

Con rimando a pagina 2: «Per impietosire Bergoglio Casarini & C. sfruttavano addirittura i morte in mare. La foto di una vittima e l’elenco dei dispersi usati per convincere il Papa a sostenere la Ong. Don Mattia contro Ratzinger: «Con lui non avremmo combinato proprio nulla». Le manovre del parroco di bordo per diventare presidente di Mediterranea stoppate dal vescovo: “Sono arrabbiato”. Il cappellano prende in giro il Pontefice emerito: “Coi quattrini ai transessuali, Francesco gli ha fatto venire un colpo…”» [QUI].

Occhiello in prima pagina per l’editoriale di Maurizio Belpietro: «La brama di denaro. La Chiesa trascinata in un abisso di cinismo. Casarini e compagni si ripromettevano di usare i morti in mare per guadagnare il consenso del Papa. L’idea venne a Don Mattia Ferrari, cappellano della Mare Jonio, ma l’ex capo delle Tute bianche condivise il proposito».
Con rimando a pagina 3: «La Chiesa trascinata in un abisso di cinismo. Lasciano sbigottiti le trame e i maneggi per speculare sul dolore dei familiari delle vittime delle traversate e ottenere, così, i fondi dal Vaticano. Soprattutto perché a farsene interprete è il cappellano del rimorchiatore. È la vittoria del cinismo sull’umanità. La lista dei decessi viene vista come un inspirato asso nella manica. Padre Ferrari più che alle anime si è dedicato ai bonifici bancari» [QUI].

Articolo di Ignazio Mangrano a pagina 3: L’irruzione della “Ciurma” al festival dei diritti umani a Napoli. Quando capitan Caccia bloccò il film sgradito. La pellicola raccontava il desiderio dei migranti arrivati in Italia di tornare in Africa. Accusano i giornali di destra di fascismo, ma le stesse Ong sono state in passato responsabili di azioni mirati per mettere a tacere voci di dissenso o per bloccare la proiezione di film sul fenomeno dei migranti» [QUI].

Il corsivo redazionale di La Verità a pagina 3: «Il vescovo è finito su L’Unità a sua insaputa? Pare – lo ha detto perfino il vaticanista di lungo corso Lucio Brunelli, che si è peritato di insultare su “X” questa testata, già che c’era – che il vescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci, sia stato pubblicato da L’Unità di Piero Sansonetti a sua insaputa, finendo così al fianco di una stella rossa che magari non gli ha fatto troppo piacere. Le cose sarebbero insomma andate così; l’intervento del prelato è stato scritto inizialmente per il sito della sua diocesi (per chi volesse, il link è questo [QUI]) e poi sarebbe stato preso e messo a pagina proditoriamente dalla testata fondata da Antonio Gransci. Se le cose stanno così, ne diamo volentieri conto ai lettori, con due piccoli considerazioni. La prima: sempre se è così, Castellucci se la dovrebbe prendere con Sansonetti (un po’ sospetto come defensor fidei), poiché da che mondo è mondo quando un giornale riprende un qualsiasi contenuto (un brano di un libro, una lettera, un testo pubblicato altrove, online o su carta) lo indica per rispetto del pubblico e dell’autore. La seconda ci viene suggerita da un tweet dello stesso Brunelli, il quale scrive: “Destinare fondi dalla ‘carità del vescovo’ a chi salva vite nel Mediterraneo non è cosa di cui vergognarsi”. Benissimo. Se non c’è nulla di cui vergognarsi (il sentimento è, dichiamo, soggettivo) nel foraggiare Luca Casarini e soci, i cardinali, i vescovi e tutti coloro che, animati da sincera stima per le attività di Mediterranea & C., intendano sostenerlo in concreto, non hanno che da dirlo con trasparenza, tanto più visto che si tratta di soldi dei fedeli. È esattamente quello che scriviamo da quando è iniziata l’inchiesta giornalistica di Panorama e della Verità: benvenuti».

La Diocesi di Modena finanzia Casarini
L’ammissione del vescovo. E i supporter dell’attivista farneticano di “mafia libica”, ma è bufala
di Luca Fazzo
Il Giornale, 10 dicembre 2023


Una sindrome da accerchiamento, e da dossieraggio: è questa la reazione che nell’entourage di Luca Casarini, l’ex portavoce dei centri sociali diventato businessman dell’accoglienza, si respira davanti alle intercettazioni e ai documenti pubblicati in questi giorni sugli affari di Mediterranea, la ong di Casarini, e sui suoi rapporti finanziari con la Chiesa cattolica. Invece di spiegare i lati oscuri della vicenda, i supporter di Casarini denunciano la presunta violazione del segreto istruttorio. Segreto che non esiste più, visto che l’inchiesta della procura di Ragusa a carico dei capi di Mediterranea è chiusa da mesi, e gli atti sono stati tutti depositati.

Tra le reazioni più allarmate c’è quella di Giuditta Pini, ex deputata del Partito democratico, che con le sue fideiussioni ha consentito i finanziamenti a Mediterranea. Secondo la Pini, a divulgare le accuse alla ong sarebbe addirittura la «mafia libica». In un messaggio su un social, la Pini ha sostenuto che «esiste un sito ufficiale della mafia libica» e che questo sito ha rilanciato le accuse a carico di Mediterranea. Quale sarebbe il «sito ufficiale» della mafia libica? La Pini non fa il nome ma nel messaggio inquadra la pagina di Migrant Rescue Watch, un sito gestito da un giornalista canadese, Rob Gowans, che si occupa prevalentemente di documentare le attività della guardia costiera libica. E la mafia cosa c’entra? «Non ho tempo per replicare alla fantasia psichedelica di qualche prete o politico di sinistra», risponde Gowans, «posso assicurare al 100 per cento che qui non c’è nessuna mafia».

Ma per i fan di Casarini, raccontare il lato oscuro della sua ong, quello che lo ha fatto finire sotto processo, equivale a essere complici della mafia o puntare a impedire il salvataggio dei migranti. A dirlo ieri, in una veemente dichiarazione, è il prete comboniano Alex Zanotelli, già direttore della rivista Nigrizia: che se la prende con la «trascrizione di conversazioni telefoniche non pubblicabili», «un vigliacco attacco verso operatori delle navi salvavita come don Mattia Ferrari e Luca Casarini, con il solo obiettivo di impedire l’aiuto economico da parte della Chiesa alle ong».

In realtà a essere sotto accusa non è il tema dell’«aiuto economico» in quanto tale alle ong ma il canale privilegiato che Mediterranea è riuscita a ritagliarsi in questi anni, a discapito di organizzazioni concorrenti, grazie ai rapporti diretti con il Vaticano e con i vertici della Conferenza episcopale italiana.

Venerdì la Cei aveva negato di avere finanziato direttamente Mediterranea, spiegando di avere «accolto la richiesta» di due diocesi (quelle di Napoli e Palermo) che ha portato nelle casse della organizzazione 400mila euro in due anni [QUI]. Ieri si scopre che c’è una terza diocesi impegnata nel sostegno a Mediterranea, ed è Modena. A renderlo noto è direttamente l’arcivescovo Erio Castellucci, intercettato ripetutamente nei suoi contatti con Casarini. «A partire dall’autunno 2020 ho deciso di aiutare ”Mediterranea”, elargendo periodicamente delle somme attinte alla ”carità del Vescovo”, alimentata da diversi contributi (tra i quali una percentuale dell’otto per mille affidata al Vescovo per interventi assistenziali)».

151.11.48.50