Slitta l’Udienza preliminare sul caso Mare Jonio a Ragusa. La Verità prosegue con il dossier «I denari della “banda dei buoni”»

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 06.12.2023 – Ivo Pincara] – Non si è svolta questa mattina al Tribunale di Ragusa davanti al Gup Eleonora Schininà, la prevista Udienza preliminare per esaminare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Ragusa nei confronti dell’ex no global, Luca Casarini, e di altre 5 persone, tutte legate alla Ong Mediterranea Saving Humans. L’ipotesi di reato contestato ai 6 indagati è il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato, per trarne profitto, e a 4 di loro la violazione del Codice della navigazione.

Per un difetto di notifica per due degli indagati (Giuseppe Caccia e Fabrizio Gatti), slitta al prossimo 14 febbraio l’Udienza per decidere se gli elementi messi insieme dal pm di Ragusa, Santo Fornasier, siano sufficienti per mandare a processo i sei indagati sono accusati per il trasbordo, l’11 settembre 2020, sulla Mare Jonio dell’Ong Mediterranea di 27 migranti che erano stati salvati dalla nave mercantile Maersk Etienne. Secondo l’accusa quel salvataggio non avvenne per ragioni umanitarie ma fu uno scambio commerciale tra le due compagnie armatrici, la Maersk e la Idra Shipping. Successivamente al salvataggio la Idri Shipping ricevette una donazione di 125.000 euro.

Il 10 settembre 2020 era stato annunciato il ritorno in mare della Mare Jonio. Alessandro Metz, il legale rappresentante della Idra Social Shipping, la società armatrice della Mare Jonio, parlare sui social network non solo della nave mercantile danese Maersk Etienne, ma anche di altri fronti difficili tra Egeo e Mediterraneo centrale. La nave danese il 5 agosto 2020 aveva incontrato una piccola imbarcazione con a bordo 27 migranti. Li aveva messi in salvo e si era diretta verso Malta, dove contava di potere sbarcare le persone soccorse. Invece, Malta a più riprese non aveva autorizzato lo sbarco e la Maersk Etienne per 38 giorni attendeva in rada che la situazione si sbloccasse.

Dopo la comunicazione di Alessandro Metz del 10 settembre che annuncia la ripartenza della Mare Jonio, la situazione viene aggiornata con una serie di comunicati stampa. L’11 settembre: “Questa notte la Mare Jonio ha ricevuto un’urgente richiesta di assistenza da parte della nave mercantile Maersk Etienne: situazione disperata a bordo per 27 persone soccorse 38 giorni fa”. Poi: “La Mare Jonio, in rotta verso la zona Sar Libica, si è diretta nelle prime ore del mattino verso la Maersk Etienne: alle ore 08.30 la nostra qualificata equipe medico sanitaria l’ha raggiunta. Alle ore 09.00 abbiamo iniziato un primo check delle condizioni di salute fisica e psicologica dei 27 naufraghi a bordo”. Si prosegue: “La Mare Jonio ha appena completato il trasferimento a bordo delle 27 persone da 38 giorni sulla Maersk Etienne. Il nostro Team Medico li ha trovati in gravi condizioni psico-fisiche ormai incompatibili con ulteriore permanenza sulla petroliera. Abbiamo già chiesto alle Autorità di Malta, responsabili di questo evento Sar del 5 agosto, di indicarci al più presto un porto sicuro di sbarco per queste persone che hanno urgente bisogno di cure”. Segue la testimonianza della Dott.ssa Agnese Colpani: “Siamo a 14 miglia dal porto di Pozzallo, sono passate oltre 24 ore da quando abbiamo soccorso i naufraghi della Maersk Etienne. Abbiamo richiesto un porto sicuro alle autorità che non ci hanno ancora dato risposta. Le condizioni di salute delle 25 persone ancora a bordo della Mare Jonio si stanno aggravando soprattutto dal punto di vista psicologico. Sono tutti severamente provati dal viaggio, dal soccorso e dai tanti giorni, 38, trascorsi a bordo della Maersk Etienne. Abbiamo persone che hanno minacciato atti di autolesionismo e manifestato intenti suicidari. Abbiamo persone completamente apatiche che non reagiscono più alla situazione circostante che hanno perso la fiducia in una soluzione positiva. Richiediamo alle autorità di poter sbarcare immediatamente per poterci prendere cura adeguatamente, a terra, delle persone che ne hanno più bisogno”.

Pozzallo viene assegnato come porto. I 25 migranti – perché la donna che viene ritenuta in stato di gravidanza, assieme al marito è stata evacuata con procedure mediche di urgenza a bordo di una motovedetta della Capitaneria di porto – sono 24 uomini e un minore maschio che provengono da Sudan, Libia, Ciad ed Eritrea. Sono passati da territorio danese (stato di bandiera della Maersk Etienne a territorio italiano perché la Mare Jonio batte bandiera italiana e Pozzallo è anche porto di bandiera.

Il 24 settembre 2020 la Capitaneria di Porto di Pozzallo, notifica alla Mare Jonio il “diniego all’imbarco” di due membri, paramedico soccorritore ed esperto di ricerca e soccorso in mare, del Rescue Team di Mediterranea Saving Humans”. Una persecuzione, dicono; non è il primo provvedimento.

L’inchiesta viene coordinata dalla Procura di Ragusa, dal sostituto Santo Fornasier e dal procuratore capo di Ragusa Fabio D’Anna.

Il 1° marzo 2021 partono le perquisizioni nelle province di Trieste, Venezia, Palermo, Bologna, Fermo, Trapani, Ascoli Piceno e Siracusa. La Procura di Ragusa comunica con una nota inoltrata dalla Guardia di Finanza che “le indagini fin qui svolte, corroborate da intercettazioni telefoniche, indagini finanziarie e riscontri documentali, hanno permesso di far emergere che il trasbordo dei migranti effettuato dall’equipaggio della Mare Jonio (senza nessun preventivo raccordo con le Autorità maltesi, competenti per l’evento SAR, o con quelle italiane ed apparentemente giustificato da una situazione emergenziale di natura sanitaria, “documentata” da un report medico stilato dal team di soccorritori imbarcatosi illegittimamente a bordo del rimorchiatore) è stato effettuato solo dopo la conclusione di un accordo di natura commerciale tra le società armatrici delle due navi, accordo in virtù del quale la società armatrice della motonave Mare Jonio ha percepito un ingente somma quale corrispettivo per il servizio reso”.

A dare esecuzione al “decreto di perquisizione personale e locale e sequestro nei confronti della società proprietaria ed armatrice del rimorchiatore Mare Jonio” e di alcuni soggetti, “risultanti esserne soci, dipendenti o amministratori, di fatto o di diritto”, è un nucleo interforze composta da Nucleo Pef della Guardia di Finanza Ragusa, Squadra mobile della Questura di Ragusa, Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Pozzallo, Guardia Costiera di Pozzallo e Nucleo Speciale di intervento del Comando Generale delle Capitanerie di Porto.

Secondo l’accusa, alla base del trasferimento dei migranti ci sarebbe stato un accordo economico tra la Maersk, società armatrice Maersk Etienne, e la la Idra Social Shipping, società armatrice della Mare Jonio. In cambio del trasferimento dei migranti che di fatto ha “liberato” il mercantile danese, la società armatrice italiana della Mare Jonio avrebbe ricevuto un bonifico da 125.000 euro, una somma di gran lunga inferiore rispetto a quanto era stato “richiesto” e frutto di una fitta rete di contatti.

Sempre secondo l’accusa, la Mare Jonio avrebbe messo in atto una serie di operazioni per camuffare l’operazione commerciale, non un salvataggio. Secondo la ricostruzione della Procura di Ragusa, la Mare Jonio per completare l’operazione con la Maersk Etienne parte da Licata il 10 settembre sostenendo di essere diretta a Lampedusa per portare 80 litri di carburante. Pur avendo il divieto di imbarco di personale con un provvedimento della Capitaneria di porto, avviene un incontro al largo delle coste dell’Agrigentino e la Mare Jonio imbarca due persone di equipaggio. A quel punto arriva la “chiamata” della Maersk Etienne che chiede aiuto e che la Procura ritiene fosse stata concordata a priori. La Mare Jonio quindi fa rotta verso Malta. Il personale medico rileva a bordo della Maersk Etienne uno stato di sofferenza generale e grave dei migranti, tale da richiedere una evacuazione urgente per una donna al sesto mese di gravidanza e decidere di trasbordare i migranti sulla Mare Jonio per trasferirli in Italia. Ma quella donna risulterà dai controlli, non solo in buone condizioni di salute tanto che verrà senza prognosi dimessa dall’ospedale, ma non era nemmeno in stato di gravidanza. E l’Ufficio di sanità marittima (Usmaf) all’approdo dei migranti a Pozzallo non avrebbe evidenziato alcuna criticità tale da richiedere approfondimenti medici ulteriori e il gruppo delle persone sbarcate viene trasferito da Pozzallo nel Siracusano. La Maersk a distanza di due mesi da quel fatto ha versato 125.000 euro alla Idra Social Shipping, per “servizi resi in acque internazionali”, somma che gli inquirenti ritengono essere frutto appunto dell’accordo commerciale. La somma è stata posta sotto sequestro per equivalente nel dicembre 2022.

Il 2 marzo 2021, il giorno dopo le perquisizioni, il Capo della comunicazione della Maersk, Kis Soegaard, diffonde una nota: “Abbiamo appreso di un’indagine ufficiale che coinvolge l’organizzazione non governativa Mediterranea in relazione all’incidente della Maersk Etienne”. Nella nota si ricorda che il salvataggio da parte della Maersk era avvenuto su “richiesta delle autorità maltesi” ma anche che “una volta salvati, loro e l’equipaggio sono rimasti bloccati per un periodo senza precedenti di 38 giorni, senza alcuna autorità disposta a consentire alla nave di fare scalo in porto e consentire lo sbarco in sicurezza delle persone soccorse. Dopo che diverse richieste di aiuto sono rimaste senza risposta, la situazione è diventata disastrosa dal punto di vista umanitario. Abbiamo concordato con Mediterranea che avrebbero condotto una valutazione sanitaria utilizzando l’équipe medica a bordo della Mare Jonio. Il trasferimento sulla nave è avvenuto in seguito alla valutazione che le condizioni delle persone soccorse richiedevano cure immediate in strutture sanitarie adeguate. Si trattava di una situazione umanitaria e vogliamo chiarire che in nessun momento prima o durante l’operazione è stata discussa o concordata alcuna compensazione finanziaria o sostegno. Mesi dopo l’operazione di salvataggio, Maersk Tankers ha incontrato i rappresentanti di Mediterranea per ringraziarli per la loro assistenza umanitaria. A seguito di questo incontro abbiamo deciso di donare un contributo a Mediterranea per coprire parte dei costi sostenuti a seguito dell’operazione. Ciò è stato fatto per un importo di 125.000 euro e con il pieno supporto del management di Maersk Tankers. Al momento non siamo stati contattati dalle autorità in relazione alle indagini, ma siamo pronti ad assistere, se contattati. Continuiamo a spingere per un’azione politica decisiva per evitare il ripetersi dell’incidente di Maersk Etienne. Il lavoro più notevole sulla questione è svolto da Denmark Shipping, che dialoga con le autorità danesi, l’Unione Europea, l’Organizzazione Marittima Internazionale e altre parti interessate”.

La Maersk dice di avere “donato un contributo a Mediterranea”, ma ciò che risulta è un bonifico per “servizi resi in acque internazionali” alla Idra Social Shipping, non a Mediterranea.

Il 4 marzo 2021, i legali delle persone coinvolte nell’inchiesta della Procura di Ragusa, gli Avvocati Gaetano Fabio Lanfranca e Serena Romano, nell’annunciare istanza di “riesame del provvedimento cautelare adottato dalla Procura di Ragusa” affermano che “l’ingresso sul territorio nazionale non è stato ‘illegale’ ma è avvenuto nel rispetto delle procedure di legge e con assegnazione di un Place of Safety da parte delle autorità competenti. Riteniamo che non sia possibile dubitare che le 27 persone soccorse l’11 settembre del 2020 versassero in uno stato di necessità e d’altronde ricordiamo che il personale dell’UNHCR, intervenuto al momento dello sbarco, ha constatato che si trattava di soggetti provenienti da Sudan, Ciad, Camerun, Libia e Eritrea in condizioni di vulnerabilità estrema, al punto da esprimere pubblicamente il proprio apprezzamento per l’intervento risolutivo della Mare Jonio nel superamento di una delle più drammatiche vicende umanitarie degli ultimi anni”.

Dal Riesame il 23 marzo 2021 iniziano ad emergere altri dettagli. Si discute sul decreto di sequestro probatorio. Le difese in aula sottolineano la reale condizione di necessità che ha portato la nave Mare Jonio a decidere di intervenire. L’Avv. Romano in merito al caso contestato della donna fatta evacuare perché in gravidanza e con complicazioni e poi non risultata incinta sostiene che la stessa e il marito erano stati rapiti, venduti e portati in un campo dove le donne venivano violentate. “A quella donna, per la quale secondo quanto scritto nel decreto di sequestro non erano necessarie cure, non è stato mai chiesto delle violenze subite. E di sevizie e violenze subite in Libia, ci sono rapporti e sentenze”. Riferisce poi della situazione a bordo della Maersk Etienne con migranti ed equipaggio di fatto sequestrati per un mese in attesa della assegnazione di un porto sicuro, in zona SAR maltese. “Né cabine né piscine a bordo, e senza risorse sufficienti, i migranti chiesero aiuto scrivendo una lettera su un piatto di carta; ‘se non ci fate sbarcare torneremo al mare da dove siamo venuti. Meglio morire che stare così. E chiedono aiuto agli Stati e alle Ong. Vivevano accampati a terra, coperti dagli agenti atmosferici con teli di fortuna, cibo razionato, peggio delle bestie. La situazione era diventata ingestibile e lo disse anche il capitano tanto che tre persone si gettarono in mare”. Episodio che viene accolto con perplessità: migranti che non sapevano nuotare, dopo un salto di decine di metri, e il tempo di attivare il soccorso, sarebbero probabilmente morti.

In merito al decreto di sequestro, la difesa eccepisce sul reale legame dei materiali sequestrati rispetto alle finalità probatorie, e chiedono l’annullamento della misura per inefficacia non essendo stati forniti tutti gli atti e non essendovi indicazione esatta del materiale da sequestrare.

Per l’accusa interviene il Procuratore capo di Ragusa, Fabio D’Anna che richiama sull’oggetto del Riesame: “La valutazione degli elementi che il pm offre al Tribunale per la misura cautelare siano idonei a configurare l’ipotesi di reato allo stato degli atti”, contestando una narrazione che non avrebbe attinenza con l’udienza. Ribadisce in aula che la “Ong Mediterranea Saving Humans non è stata oggetto di alcuna perquisizione o indagine”.

Entrando nel merito, D’Anna aggiunge: “Il comandante della Maersk Etienne chiede solo una verifica del welfare a bordo e non parla di una emergenza sanitaria che pare creata dagli indagati. Nel giornale di bordo 6 schede mediche con trattamento di paracetamolo, un antibiotico e soluzione salina”. D’Anna chiede la conferma del sequestro.

Il 26 marzo 2021 il Tribunale del Riesame respinge il ricorso della difesa che annuncia il ricorso in Cassazione.

Il 4 giugno 2021 viene depositata la copia forense del materiale estrapolato dai dispositivi sequestrati e da quella data, la polizia giudiziaria – Guardia di Finanza e Squadra Mobile a cui è stata delegata l’indagine – è al lavoro per esaminarne il contenuto a supporto delle ipotesi di reato configurate.

Il 10 giugno 2021 la difesa deposita l’istanza per richiedere il dissequestro dei dispositivi elettronici sequestrati.

Il 3 luglio 2021, viene “battezzato” il primo “equipaggio di terra” per Mediterranea Saving Humans a Pozzallo. Monsignor Antonio Staglianò, allora Vescovo di Noto, Responsabile delle politiche migratorie dalla Conferenza Episcopale Siciliana dichiara in pubblico, rivolgendosi allo staff di Mediterranea: “Noi vescovi stiamo cercando di capire le modalità concrete di sostegno; non possiamo pagare stipendi e gasolio per Mediterranea, ma possiamo invece investire ingenti risorse economiche per ciò che serve ai migranti, giubbotti di salvataggio, cibo, test anti covid. Vorremmo dare un segno alla vostra impresa, perché ci interessa, è una questione di umanità. Abbiamo iniziato e speriamo di potervi accompagnare sempre”.

Il rapporto stretto con la Chiesa di alcuni indagati, finalizzato al sostegno delle missioni umanitarie, emerge anche dalle carte dell’indagine.

Il 3 dicembre 2021 la Corte di Cassazione non accoglie i ricorsi della difesa sul decreto di sequestro di materiali probatori. Sono stati 6 i motivi di doglianza. In sostanza si eccepiva sul reale legame dei materiali sequestrati rispetto alle finalità probatorie, chiedendone l’annullamento non essendo stati forniti tutti gli atti e non essendovi indicazione esatta del materiale da sequestrare, e lamentando il non riconoscimento dello stato di necessità a bordo della Maersk Etienne per i migranti che poi vennero trasferiti a bordo della Mare Jonio e sbarcati a Pozzallo. Nelle doglianze si fa riferimento al rispetto, nel soccorso, delle convenzioni Solas 1974, Sar Amburgo 1979 e Onu 1982 sulla salvaguardia delle vite in mare.
Il pronunciamento della Corte di Cassazione che non può entrare nel merito della vicenda, ha ritenuto infondati tutti i motivi di doglianza della difesa.

A dicembre 2022, a oltre due anni da settembre 2020, viene autorizzato il sequestro preventivo per equivalente di 125.000 euro, sui conti della Idra.

I primi giorni di marzo del 2023 viene notificato l’avviso di conclusione indagini. L’ipotesi di reato contestata a 7 persone oltre alla società armatrice della nave, la triestina Idra Social Shipping, è il favoreggiamento della immigrazione clandestina aggravato, per trarne un profitto: Pietro Marrone (comandante l’11 settembre 2020 della nave Mare Jonio), Alessandro Metz (legale rappresentante della società armatrice Idra Social Shipping), Giuseppe Caccia (Vicepresidente del Consiglio di amministrazione della Idra e capo spedizione), Luca Casarini (dipendente della società, ma ritenuto dagli inquirenti l’amministratore di fatto), Agnese Colpani (medico) e Fabrizio Gatti (soccorritore). Georgios Apostolopoulos viene indicato come tecnico a bordo. A Marrone, Caccia, Casarini e Metz vengono contestate anche irregolarità in merito al rispetto del Codice della navigazione. Nessun coinvolgimento di Mediterranea Saving Humans, che attraverso la Mare Jonio sostiene le missioni umanitarie in mare.

Risale allo scorso giugno la richiesta di rinvio a giudizio. Viene stralciata la posizione di Geogios Apostolopoulo, ma solo per problematiche legate alla notifica degli atti e per non rallentare il procedimento.

Fin qui la cronistoria, ricostruita da Ragusa Oggi [QUI].

Questa mattina, in Tribunale a Ragusa, oltre gli Avvocati Gaetano Fabio Lanfranca e Serena Romano in rappresentanza dei 6 indagati, è arrivato anche Luca Casarini. Ha subito parlato di quanto pubblicato da Panorama e La Verità, in relazione soprattutto alle donazioni sollecitate da alcuni vescovi, tra cui il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Zuppi, e l’Arcivescovo metropolita di Palermo, Mons. Corrado Lorefice.

«Non c’è alcun elemento che riguardi i finanziamenti della Chiesa. Ciò che sta avvenendo in questi giorni è illegale e tende a orientare un processo. Ribadisco che non è negli atti del procedimento. A Ragusa siamo indagati per favoreggiamento della immigrazione clandestina per il soccorso di 27 persone dell’11 settembre del 2020», ha dichiarato Luca Casarini.

Il caso del rimorchiatore Mare Jonio e della Ong Mediterranea Saving Umans nelle ultime sette giorni ha avuto una vasta eco per la pubblicazione sul settimanale Panorama e sul quotidiano La Verità di intercettazioni agli atti dell’inchiesta.

In relazione a questi fatti si apprende, che è stata depositata un’istanza in merito alla vigilanza sul fascicolo. A fine udienza gli Avvocati Serena Romano e Gaetano Lanfranca hanno dichiarato: «Abbiamo appreso che il tribunale ha ricevuto la nostra richiesta che riguarda la vigilanza sul fascicolo affinché non succedano cose come quelle accadute in questi giorni e che sia tutelata la serenità del giudizio nell’interesse di tutti. L’istanza è stata presentata anche alla Procura perché si accerti come atti non pubblicabili nel fascicolo, siano stati invece pubblicati la settimana prima dell’udienza, nonostante tra l’altro non abbiano nulla a che vedere con il procedimento per cui oggi siamo qui».

Oggi, per il settimo giorno consecutivo, La Verità è ritornato sullo scoop sui denari dei fedeli per l’Ong Mediterranea di Luca Casarini e compagni, con il proseguimento del dossier I denari della “banda dei buoni”, che presentiamo di seguito per sommi capi.

Articolo in prima pagina di Giacomo Amadori: «Anche i “buoni” nel loro piccolo… La faida per la gestione dei soldi tra Casarini e la figlia di Strada
Nelle carte dell’inchiesta di Ragusa lo scontro totale mossa dall’ex Tuta bianca all’erede di Gino: prima entra nel direttivo della Ong, poi insulta lei e il marito (“Rosa e Olindo”), quindi riesce a sbatterli fuori e comandare. Proprio sull’uso di quei fondi nasce il processo: oggi è prevista l’udienza
Anche i “buoni” nel loro piccolo si incazzano. E fanno le faide. Nelle carte dell’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in cui sono imputati Luca Casarini, il sodale Giuseppe Caccia e altri quattro, emerge come la banda no global abbia epurato dal direttivo dell’associazione Mediterranea tutti quelli che avevano dubbi sulla gestione delle donazioni, Come il cuculo, Casarini si è candidato a entrare nel politburo (tra l’altro rivendicando i 4 anni e 7 mesi di condanna definitive) della Ong e poi, una volta entrato nel nido, è riuscito a scalzare chi voleva controllare i maneggi dell’ex leader delle Tute bianche e dei suoi presunti complici».

Con rimando a pagina 2 e 3: «Cecilia Strada fatta fuori da Casarini perché voleva trasparenza sui conti. L’ex Tuta bianca venne contestato all’interno di Mediterranea per i soldi incassati dalle navi da cui scaricava i migranti. Dei suoi critici diceva: “Sono merde, li disintegriamo”. Il socio Caccia: “Faremo un bel dossier”» [QUI].

Occhiello in prima pagina per l’editoriale di Maurizio Belpietro: «Ma quali dossier. Il no global sotto le gonne del Papa. Chi l’avrebbe mai immaginato: Luca Casarini che si nasconde dietro le sottane del Papa. Invece di rispondere alle nostre domande, chiarendo la gestione dei fondi di Mediterranea e le frasi scaturite dall’inchiesta di Ragusa che oggi lo vedrà di fronte al gup, da capitan Fracassa qual è, l’ex disobbediente tira in balla il Pontefice, inventando un presunto dossieraggio». Con rimando a pagina 4 [QUI]. «Il no global che spillava soldi al Papa accusa noi di dar l’assalto a Bergoglio. Luca Casarini si inventa un dossieraggio contro il Pontefice per non rispondere alle nostre domande. Ma era la sua cricca a discutere via chat di come avere più fondi da Francesco. E oggi dovrà renderne conto al gup».

A pagina 2 e 3 l’articolo di Fabio Amendolara e François De Tonquédec; «L’arcivescovo che in chiesa leggeva omelie anti Salvini «Fu il primo ad appoggiarci». Monsignor Corrado Lorefice, titolare dell’Arcidiocesi di Palermo, è allievo della progressista Scuola di Bologna. Ha dato un supporto economico fondamentale agli attivisti. “Se la situazione finanziaria diventa drammatica bisogna andare da Zuppi e da lui”, si dicevano tra loro l’ex global e i suoi amici» [QUI].

  • Panorama li chiama “arraffa-oboli”. Casarini minaccia querela – 30 Novembre 2023 [QUI]
  • Uno scandalo devastante. Squallore. Imbarazzo. Miseria. Schifo. Semplicemente raccapricciante – 1° dicembre 2023 [QUI]
  • La Verità: «La domanda dei fedeli. Come han fatto i vertici cattolici a farsi inquinare?» – 2 dicembre 2023 [QUI]
  • Il “Padre Boat” – al Corriere della Sera sulle chat rivelate da Panorama e La Verità – mette una toppa sulla falla nella barca: “Scherzavamo” – 3 dicembre 2023 [QUI]
  • La Verità prosegue con il dossier «I denari della “banda dei buoni”» – 4 dicembre 2023 [QUI]
  • Editoriale di La Verità oggi: “La CEI tace, l’Ong ci minaccia, nessuno chiarisce» – 5 dicembre 2023 [QUI]
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