Panorama li chiama “arraffa-oboli”. Casarini minaccia querela

Condividi su...

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 30.11.2023 – Ivo Pincara] – Con un’inchiesta di Panorama nel numero in edicola, Luca Casarini (foto di copertina), fondatore e membro del Consiglio Direttivo dell’Ong Mediterranea Saving Humans, torna al centro delle polemiche mediatiche. È durata poco la tregua dall’ultima, da quando il Papa ha voluto l’ex disobbediente, ex leader della sinistra antagonista, ex capo delle Tute Bianche, ex capo dei No Global, ecc. come suo invitato speciale all’Assemblea sinodale sulla sinodalità dell’ottobre scorso. «Possono accadere cose pazzesche, come che io sia qui al Sinodo: è pazzesco», profettizzò allora in conferenza stampa alla Sala Stampa della Santa Sede.

Il 6 dicembre prossimo inizierà al Tribunale di Ragusa l’udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio richiesto dalla Procura per Casarini insieme ad altri cinque imputati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, contestando anche la violazione delle norme del codice della navigazione. Secondo l’accusa, dietro la Mediterranea Saving Humans, Casarini e compagni costituirono la Idra Social Shipping, proprietaria del rimorchiatore Mare Jonio, non tanto per soccorrere in mare i clandestini, ma per farne un business.

Secondo Panorama, l’inchiesta della Procura di Ragusa sull’immigrazione clandestina ricostruisce le donazioni delle diocesi italiane per i salvataggi in mare. Nel dossier viene citato «il sostegno economico determinante di alcuni vescovi», tra i principali finanziatori della Mediterranea e delle attività di recupero di clandestini della Mare Jonio. Per l’impegno delle diocesi italiane sarebbe stato determinante l’impegno dell’Arcivescovo metropolita di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Maria Zuppi, dell’Arcivescovo metropolita di Palermo, Mons. Corrado Lorefice e di altri, come l’Arcivescovo metropolita di Napoli, Mons. Domenico Battaglia, all’interno del progetto pilota “Cum-finis, fratelli tutti, alle frontiere di mare e di terra, d’Europa”. Pare che si tratta di un non definito programma sperimentale non pubblicizzato e su cui all’ufficio stampa della CEI, non hanno saputo dare informazioni, che peraltro non servono, perché le posizioni su clandestini e accoglienza a qualunque costo sono ben noto. Non siamo ingenui.

Accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, utilizzando le donazioni dei fedeli per finanziare il salvataggio dei migranti clandestini, Luca Casarini reagisce e in un’intervista a cura di Flavia Amabile, pubblicata ieri da La Stampa, che riportiamo di seguito, afferma: «Solo diffamazione, mi risarciranno e userò i soldi per salvare altra gente in mare».

All’intervista su La Stampa, facciamo seguire un articolo di Luca Casarini sull’udienza concessa da Papa Francesco all’Ong Mediterranea in Vaticano, pubblicato il 24 marzo 2023 da Il Riformista.

Esclusivo migranti: così i vescovi finanziano Casarini
di Giacomo Amadori
Panorama, 29 novembre 2023


«Alcune diocesi e alti prelati, con il consenso della Conferenza Episcopale Italiana, avrebbero elargito milioni di euro (frutto delle offerte dei fedeli) alla ong Mediterranea dell’ex leader no global, oggi imputato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ecco tutte le carte».
«Gli arraffa-oboli. Prelati e diocesi, con il benestare della Conferenza Episcopale Italiana, finanziano con milioni di euro dei fedeli Luca Casarini e la sua ong Mediterranea per sostenere il salvataggio di migranti in mare. Peccato che i capi dell’organizzazione stiano alla sbarra per aver fatto un business sulla pelle dei naufragati».

«Panorama in edicola sui finanziamenti dei vescovi italiani a Luca Casarini ricostruisce in esclusiva il fiume di denaro con cui, su ordine del Cardinale Matteo Maria Zuppi e con la benedizione papale, le diocesi italiani hanno permesso a lui e compari di «evitare di lavorare in un bar» lucrando sui migranti. Il 6 dicembre la prima udienza».

In un articolo del 29 novembre a firma Giacomo Amadori Le offerte dei parrocchiani usate per finanziare la nave del no global. Dai vescovi milioni di euro a Casarini imputati per traffico di esseri umani, il quotidiano La Verità riscontra che il 26 aprile 2023 la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, destinataria dell’8 per mille, abbia approvato un finanziamento di 780.000 euro delle Arcidiocesi di Napoli e Palermo e delle Diocesi di Brescia, Pesaro e Ancona. Insomma, afferma La Verità, la CEI avrebbe avallato erogazioni mensili dell’importo di 65 mila euro previste da questo progetto pilota. Poi, nel 2021 a Mediterranea sarebbero stati elargiti 219.000 euro, nel settembre 2022 ulteriori 200,000 euro provenienti dalle Arcidiocesi di Napoli e Palermo. Sempre nel 2022, 10.000 euro erogati dalla Diocesi di Modena, 20.000 euro dalla Fondazione Migrantes della CEI, 30.000 euro dall’Arcidiocesi di Palermo, 115.000 euro da enti ecclesiastici. Nel 2023, 200.000 euro versati dalla Caritas, 200.000 Euro dalle Arcidiocesi di Napoli e Palermo, 270.000 da altre diocesi, 25.000 euro direttamente dal Cardinal Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo e Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea. In tutto più di 2 milioni di euro.

La Verità osserva che nelle quattro missioni della Mare Jonio tra il 2022 e il 2023 ha condotto in porto 422 clandestini, il recupero di ogni “naufrago” fruttò a Casarini e soci 4.900 euro a immigrato irregolare.

Leggiamo: «Al telefono Casarini, destinatario di 6 mila euro di emolumenti mensili, ammette che “’sta roba” è stata messa su da lui, Metz e Caccia e che gli ha permesso di “pagare l’affitto di casa e la separazione” senza dover “andare a lavorare in un bar”. (…) Ma che le parrocchie siano viste come una gigantesca mucca da mungere è dimostrato da un’intercettazione del 27 novembre 2020. Caccia spiega che “la riunione con i vescovi”, organizzata per chiedere “un intervento di emergenza sui debiti” dell’anno, “è andata molto bene” e che “vi erano 16 vescovoni”, quindi aggiunge che “partirà il tesseramento, le donazioni permanenti”. Il brogliaccio della telefonata prosegue con altri particolari riportati da Caccia: “Tutti hanno detto dobbiamo… poi don Ciotti, che è il capo dei bergogliani, li ha messi in riga, e tutti hanno detto che non è in discussione il fatto che la nave bisogna comperarla e finanziare perché tutti hanno detto che è la loro nave, e noi gli dobbiamo garantire di potere navigare”. Addirittura per qualcuno la Mare Jonio avrebbe dovuto battere bandiera vaticana».

Dopo l’inchiesta di Panorama e l’articolo pubblicato ieri, oggi La Verità è ritornato sulla questione, riportando toni forti. «Questi vescovi bergogliani sono dei coglioni» (i Cardinal Zuppi e l’Arcivescovo Lorefice a favorire il rapporto con il Papa): Casarini usava una lettera del Papa per farsi finanziare ma poi diceva: «Ho avuto la faccia da culo per dire a Bergoglio di mettere i soldi. Ora però me ne deve fare un’altra, ma stavolta mi deve chiamare “figlio prediletto”».

L’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
Casarini usava il Papa per fare soldi ma poi diceva: “I vescovi sono c…”
Il no global e la lettera di Francesco per farsi finanziare: “Ora me ne deve fare un’altra, ma stavolta mi deve chiamare “figlio prediletto””. Don Mattia Ferrari: “Ormai sei il ghost writer di Bergoglio”. L’Arcivescovo di Palermo: “Mi hai evangelizzato”
di Giacomo Amadori e Fabio Amendolara
La Verità, 30 novembre 2023


Le carte dell’inchiesta di Ragusa su Luca Casarini e altre cinque persone, compreso il suo fraterno amico e compagno di lotta Giuseppe Caccia (tutti indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre la violazione delle norme del codice della navigazione), raccontano come in un reality show tutte le manovre di avvicinamento dell’ex capo delle Tute bianche ai vertici della Chiesa. Un film che si dipana tra il 2019 e il 2021, sino al sequestro dei cellulari. In un dossier interno dell’associazione di promozione sociale Mediterranea, di cui Casarini e Caccia sono animatori, viene spiegato come sia iniziato tutto. «La relazione tra Mediterranea e la Chiesa cattolica è una cosa che ha lasciato stupiti molti. […] Il merito è di papa Francesco e dei tanti vescovi che hanno stretto amicizia con Mediterranea, Ma com’è nato tutto ciò? Il merito (o la colpa) di aver avviato questo rapporto è degli arcivescovi delle due città in cui si trovano la sede legale e la sede operativa di Mediterranea, Bologna e Palermo: Matteo Zuppi e Corrado Lorefice.

La relazione tra Mediterranea e la Chiesa nasce infatti dalla relazione tra i membri bolognesi, cioè i ragazzi e le ragazze dei centri sociali Tpo e Làbas, e l’Arcivescovo Matteo Zuppi (oggi cardinale e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana), che nella sua azione pastorale a Bologna ha costruito un’amicizia sincera e profonda con tutte le persone di buona volontà, dall’università alle varie associazioni ai movimenti, di ogni provenienza culturale, religiosa e politica, e quindi anche con i centri sociali (abbattendo, va detto, muri secolari).

Il punto di svolta nel rapporto tra Mediterranea e la Chiesa è stato poi l’incontro tra Luca Casarini, capomissione di Mediterranea, e l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, avvenuto l’8 aprile 2019. Quell’incontro ha rappresentato una svolta ed è stato epifanico». Soprattutto perché l’arcivescovo avrebbe dato un nome ai sentimenti che spingevano l’ex attaccabrighe dei centri sociali a salvare migranti. «Lorefice ha fatto capire a Luca e a tutta Mediterranea che quello che stavamo vivendo era il Vangelo» e «da quel momento Luca e tutti i ragazzi e le ragazze di Mediterranea hanno iniziato ad avere ancora più interesse verso il Vangelo e la Chiesa e hanno chiesto di poter avere un cappellano dentro Mediterranea, cioè un prete che li accompagnasse spiritualmente nel cammino, figura che poi è stata individuata in Don Mattia Ferrari a motivo della sua storica amicizia con i ragazzi e le ragazze dei centri sociali bolognesi Tpo e Làbas, che sono tra i fondatori di Mediterranea». Non è finita: «Dopo l’incontro con Luca, Lorefice ha scelto di esporsi e di annunciare pubblicamente il suo appoggio a Mediterranea. Da Quel momento sono stati tantissimi i vescovi che hanno scelto di esporsi e di sostenere Mediterranea, e con molti di loro sono nati rapporti di amicizia profonda». Ma anche in questa brochure piena di retorica con si nasconde a che cosa serva davvero questo rapporto stretto con la Chiesa: «Le ultime missioni della Mare Jonio sono state rese possibili grazie al sostegno economico determinante di alcuni vescovi. Il sostegno economico è solo una piccola parte del rapporto con la Chiesa, ma è un segno concreto importante per dire a queste persone che la Chiesa è con loro e sostiene attivamente la loro missione».

La testa di ariete per l’ingresso dentro alle diocesi sono proprio Don Mattia e anche Don Luigi Ciotti, di Libera. Il primo è in tutte le chat, fa parte del direttivo di Mediterranea, naviga sulla Mare Jonio. E in una conversazione annuncia tutto felice il ritorno in auge della Teologia della liberazione: «Leggete l’omelia del Papa questa mattina. Ancora in versione comunista».
Anche se ogni tanto, pure Don Mattia, qualche dubbio sui suoi «compagni di viaggio» lo nutre: «Mi disse una volta una compagna di Làbas: “Ci abbiamo messo anni e anni e finalmente abbiamo distrutto la famiglia”. Giusto per favorire il dialogo con la Chiesa. La famiglia resta un tema su cui tra Chiesa e centri sociali resta una certa distanza». Bontà sua.

È sempre il cappellano ad ammettere che la loro marcia per occupare il Vaticano, al contrario di quella di Mao, non è stata neppure troppo lunga: «È partito tutto con l’incontro tra Casarini e Lorefice. E sette mesi dopo siamo dal Papa».

È il 5 dicembre 2019 e quell’incontro non è stato troppo pubblicizzato per preciso volere della Santa Sede.

Dopo pochi giorni, però, la banda festeggia un’altra omelia del Pontefice: «Il succo del discorso di papa Francesco di oggi: Casarini è diventato il ghost writer di papa Francesco», scrive don Mattia. Anche il cardinal Michael Czerny avrebbe notato la stessa cosa. E aggiunge: «Quel santegidiano di Zuppi imparerà che con noi si fa sul serio». Casarini ribatte: «Siamo gesuiti», Don Mattia non ci sta: «Io sono Mediterranea e basta». Casarini rilancia: «Ormai siamo arruolati». Don Mattia: «Tu più che altro nel discorso di oggi sei stato il ghost writer del Papa».

Casarini è realista: «Tu pensi che abbiamo arruolato noi loro, o il contrario Fratello mio?». Don Mattia: «Siamo noi che abbiamo arruolato loro». Poi fa un passo indietro. «È Gesù di Nazareth che ci ha arruolati tutti».

Passano un paio di mesi, e un altro indagato, Giuseppe Caccia sembra infastidito di essere trattato come un amante da tenere nascosto: «Posso dire che i nostri amici vescovi bergogliani sono un po’ dei coglioni a decidere di non gestirsi pubblicamente alla grande il rapporto con noi?». Anche in questo frangente Casarini invita alla pazienza: «Tempo al tempo. Vedrai che Czerny non si lascia sfuggire la cosa e la giocherà dal basso».

Nel febbraio 2020 Casarini & C. partecipano a un convegno dei vescovi a Bari, che don Mattia lo definisce «una ciofeca».

Caccia chiede: «Quando abbiamo appuntamento privato con i “nostri” vescovi?».

Don Mattia avverte: «Zuppi mi ha garantito che a Bari ci farà salutare il Papa. Questa volta ci sono le macchine fotografiche e le telecamere». Non devono più nascondersi. Il cappellano è di ottimo umore: «Non dimenticherò mai Bassetti che ci confonde con Tirrenia e la cena in cui ci siamo imbucati tra vescovi. E i vescovi che vengono a riverire Casarini. E l’ausiliare di Messina che dice: “Grazie, mi avete edificato”.

E Lorefice che quando gliel’ho riferito, ha detto: “A me lo dici? A me Luca Casarini mi ha evangelizzato. Che poi è quello che dico sempre io: voi mi evangelizzate sempre». Casarini cita solo con le sigle il loro «squadrone»: «Z, P, C, K, M, L, H».

Ovvero i cardinali Zuppi, Czerny, Konrad Krajewski, Lorefice e Jean-Claude Hollerich e i monsignori Domenico Mogavero (sempre che M non stia per il cardinale Francesco Montenegro) e Michele Pennisi.

«L mi ha detto che è pronto ad andare a parlare con il Papa. Anche P l’ho visto determinato. H bisogna informarlo di tutto, anche C».

La diffidenza del Vaticano sta per essere definitivamente superata, anche se con un po’ di fatica: «Krajewski gli ha ribadito (a Zuppi, ndr): “Io a loro (cioè a noi) non gli do niente direttamente. Voi fatemi una richiesta scritta in cui è chiarissimo che io i soldi li do a voi e non a loro”. Domani Zuppi chiama Lorefice, Mogavero e Montenegro per procedere con la richiesta scritta».

Arriva il 19 marzo e don Mattia scrive a Caccia e Casarini: «E nel giorno della festa del papà, auguri ai miei due papà politici».

Caccia non è d’accordo: «Festa del papà? Oggi è San Giuseppe!».

L’11 aprile, il giornale dei vescovi, Avvenire, pubblica una lettera del Pontefice, di risposta a quella di Casarini, che si era lamentato per tutti gli ostacoli incontrati per «poter salvare dalla morte i nostri fratelli e sorelle migranti»: «Luca, caro fratello […] grazie per tutto quello che fate» aveva scritto Francesco. Anticipando il futuro aiuto: «Vorrei dirvi che sono a disposizione per dare una mano sempre. Contate su di me» [QUI].

La banda prende la palla al balzo e usa questo viatico per fare il giro delle sette chiese, nel vero senso della parola.

Dopo un po’ di tempo Casarini ha uno scontro con il leghista Igor Gelarda.

I due si scambiano querele e l’ex no global scrive: «Questo, dal video che ha fatto, mi pare davvero un coglione, tra l’altro. Su tema oratorio suggerisco di produrre lettera del Papa a me». Poi ci pensa: «Sarà ora che me ne faccia scrivere un’altra… quella ormai ce la siamo venduta in ogni dove». Un interlocutore ricorda l’incipit: «Luca, caro fratello» e Casarini rilancia: «Per la seconda lavoriamo su “Luca, figliolo prediletto” e “Benedico quei santi avvocati che ti proteggono”».

Quando don Mattia riesce a portare i suoi strani compagni di viaggio davanti al Papa confessa quale sia stato il vero motivo dell’incontro: «Ragazzi devo ancora riprendermi da questi giorni e soprattutto dallo sforzo fisico che ho fatto per avere la faccia da c… per dire al Papa di mettere i soldi». In un altro messaggio si era vantato: «Come sai so essere un ottimo rompic…».

Per lui le diocesi sono un bancomat: «La Chiesa cattolica sta diventando il nostro Soros». Ovvero il filantropo George che da decenni finanzia Ong in tutto il mondo.

Ma i fondi stentano ad arrivare e don Mattia inizia a perdere la pazienza. A suo giudizio Zuppi è troppo «prudente» e «vuole la botte piena e la moglie ubriaca»: «Per quanto sia un grande a me con ‘ste lentezze ha un po’ rotto i coglioni». Casarini ha un’idea: «Scrivigli che l’hai visto (in tv, ndr) e che era bello e così gli chiedi». Per Caccia «importante è per noi non restare con coglioni schiacciati in mezzo alla porta mentre vescovi e Krajewski tirano da una parte all’altra».

Don Mattia ha le sue idee sui rallentamenti del cardinale elemosiniere: «Il punto di fondo è questo: appena Francesco saprà che sta bloccando tutto perché crede alle balle della Lamorgese (Luciana, ex ministro dell’Interno, ndr), farà procedere». Ma anche ha l’asso nella manica: «Poi al massimo abbiamo l’ultima carta, quella che ti ha detto Lorefice, facciamo parlare Lorefice con il Papa».

Accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Luca Casarini: “Solo diffamazione, mi risarciranno e userò i soldi per salvare altra gente in mare”
Il 6 dicembre l’udienza preliminare per il titolare dell’ong Mediterranea Saving Humans. Aveva utilizzato le donazioni dei fedeli per finanziare il salvataggio dei migranti
di Flavia Amabile
La Stampa, 29 novembre 2023


I soldi dei fedeli per finanziare il salvataggio in mare dei migranti da parte di Luca Casarini e la sua ong Mediterranea Saving Humans. L’inchiesta in corso da parte della procura di Ragusa per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione del codice della navigazione si arricchisce di un nuovo capitolo secondo quanto risulta dalle notizie pubblicate dalla stampa di destra ma Luca Casarini smentisce in modo categorico le cifre che emergono dalle indiscrezioni. Il 6 dicembre ci sarà l’udienza preliminare e lui si dice certo di poter contestare tutte le accuse. «Solo un’operazione di diffamazione. Vinceremo e il piacere più grande sarà usare tutti i soldi del risarcimento per salvare persone in mare», spiega.

Soldi raccolti dalle diocesi per finanziare il salvataggio dei migranti in mare. Che cosa c’è di vero in questa accusa?
«Abbiamo già dato mandato di procedere legalmente per denunciare i responsabili innanzi alle componenti giudiziarie».

Però ci sono le intercettazioni in cui ammette, per esempio, di aver pagato l’affitto con quei soldi.
«Vi sono apparati nel nostro Paese che hanno accesso a intercettazioni di conversazioni e mail personali i cui contenuti sono tutelati dal segreto di indagine, se parte di inchiesta della magistratura. Alcune frasi riportate dal dossieraggio sono copia e incolla di intercettazioni tolte dal contesto, e volutamente manipolate. Altre sono inventate come le cifre, del tutto fantasiose. Io sono da tutta la vita nel mirino, una volta per una cosa, una volta per un’altra, di inquisitori e apparati di ogni genere. Perché non mi arrestano se sono così criminale? Perché, nonostante anni e anni di intercettazioni, pedinamenti, inchieste, processi a mezzo stampa, non sono riusciti a mettermi le manette? Se mi fossi così arricchito da attività illecite dovrebbero procedere. Invece sono state scritte menzogne e falsità come dimostreremo in sede di processo. Sono state tirate in ballo persone a noi molto care come Papa Francesco che non ci ha mai abbandonato in questi anni in cui abbiamo osato disobbedire all’odio e all’indifferenza».

Qual è la sua risposta a questo attacco?
«Nessuna e nessuno di noi si è mai arricchito, anzi, ma questo è facile da riscontrare: i bilanci della nostra associazione sono pubblici e consultabili. Il 90 per cento di ogni singolo centesimo raccolto va alle missioni in mare e in Ucraina non a persone. Il rimanente dieci per cento serve a far funzionare un’associazione che ha migliaia di associati e oltre 40 nodi territoriali. La Chiesa e alcune diocesi contribuiscono alle missioni come tantissimi altri, per fortuna. Io vivo in una vecchia casa in affitto, non ho proprietà di sorta, ho un’auto che ha 23 anni, più dei miei due figli. Sono contento così perché ricevo solo quello che mi serve per vivere, ed è poco. Cinque anni fa, con la nascita di Mediterranea, ho deciso di dedicarmi a tempo pieno a questa missione. Sono stato accusato più volte di favorire l’immigrazione clandestina ma per me nessun essere umano può essere clandestino. Comunque se le cifre riportate nel dossieraggio sono totalmente inventare la cifra che chiederemo a quei signori, invece, sarà molto concreto. E di un certo peso».

Quanto?
«Milioni di euro, mi pare ovvio! E il piacere più grande sarà usarli tutti per salvare persone in mare».

Luca Casarini e un gruppo di attivisti dell’Ong Mediterranea sono stati ricevuti il 21 marzo 2023 in Udienza da Papa Francesco con i Cardinali Michael Czerny, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e Francesco Montenegro, Arcivescovo emerito di Agrigento, gli Arcivescovi metropoliti di Napoli e Palermo Domenico Battaglia e Corrado Lorefice, e Don Mattia Ferrari. Al termine è stato donato al Santo Padre un’opera del street artist di Palermo, Igor Scalisi Palminteri. Del gruppo facevano inoltre parte, tra gli altri, la Presidente Vanessa Guidi, Alessandro Metz, Giuseppe Caccia, il comandante della nave Mare Jonio, Giovanni Buscema, la Capomissione Sheila Melosu, la Capomissione in Ucraina, Laura Marmorale e il giornalista di Avvenire, Nello Scavo. Al termine è stato donato al Santo padre un’opera di Igor Scalisi Palminteri, “pittore di quartiere” a Palermo. È raffigurato Sant’Erasmo, pescatore di uomini, che indossa un giubbetto di salvataggio e due remi.

Incontro tra Papa Francesco e l’Ong Mediterranea in Vaticano
Bergoglio riceve i “pirati” in Vaticano
di Luca Casarini
Il Riformista, 24 marzo 2023


L’incontro con Papa Francesco non è stato per noi di Mediterranea, una semplice occasione di ribalta. Per carità, se è utile a far vedere con altri occhi e a descrivere con altre parole la vita, troppo spesso la morte, alla quale sono condannati migliaia e migliaia di altri esseri umani che tentano di attraversare il mare per raggiungere l’Europa, ben vengano anche i riflettori. Ma con il Papa, con la Chiesa che lui rappresenta, non abbiamo mai cercato questo. Stiamo percorrendo un cammino, per qualche osservatore strumentale, per altri “eretico”, che ha al centro il mettersi insieme “tra donne e uomini di buona volontà” nel praticare un altro mondo possibile, nel continuare a cercare una “Terra Promessa”.

Quando abbiamo posto le basi di Mediterranea, abbiamo deciso che non avremmo chiesto a nessuno, che volesse unirsi a noi, “da dove veniva”. Non avremmo fatto gli “esami del sangue” di purezza rivoluzionaria o umanitaria, a chi incontravamo, mentre facevamo quello che sentivamo di dover fare. Abbiamo deciso di mostrarci inadeguati e non sufficienti da subito, con nessuna verità in tasca e bisognosi noi di aiuto, più che dispensatori di soccorso. Ce lo siamo proprio detti tra noi quando, quel 3 ottobre del 2018, siamo usciti per la prima volta in mare con la nostra vecchia, cara Mare Jonio, che da rimorchiatore del ‘72 era stata trasformata in nave del soccorso civile. La tragedia del Mediterraneo, ma in fondo tutte le aberrazioni che questo mondo “civilizzato” coltiva ai bordi dei suoi giardini ben curati, ha come prima causa la nostra incapacità di trasformare l’indignazione in azione.

Indignarsi certo, continua ad essere esercizio di cultura e sfoggio di solide basi morali: le nostre radici cristiane o illuministe si mostrano orgogliose, nel giudicare e rimanere “seriamente scossi” dalle violazioni dei diritti umani, ma più alziamo i toni e misuriamo con sguardo severo la nostra “distanza” dall’orrore, più ci siamo assuefatti ad esso e a non reagire. L’indignazione è diventata un sentimento addomesticato, senza corpo né viscere che si contorcono. Che si esterna da seduti, davanti a uno schermo. Tutto è relativo, e a tutto ci si abitua. Anche le persone che facciamo morire in mare, perché è chiaro che siamo noi a costringerli a questa roulette russa, con le nostre scelte politiche di destra e di “sinistra”, piano piano scompaiono. Non sono più persone, donne, uomini e bambini, ma numeri, notizie, e poi nemmeno quelle.

Ho detto a Papa Francesco, durante l’incontro, che mi aveva colpito l’uso, mentre il mare restituiva i morti, della frase “ho la coscienza pulita”. Ecco che l’indignazione cambia verso e anche natura: da impulso che non ti permetterebbe di stare tranquillo con te stesso, che disturba dentro a tal punto da farti vergognare per quello che sei costretto a vedere, fa una giravolta e diventa indignazione verso chi osa dire, o solo alludere, che possa essere anche colpa tua, per quell’orrore. E si trasforma in un alibi per non fare o lasciar fare. Mediterranea è nata perché abbiamo permesso alla nostra indignazione di uscire libera, di crescere, di farsi carne e volontà. Tutte cose che secondo me interessano molto al Papa e a questa Chiesa che si interroga, continuamente, in un esercizio che qualche esperto bolla invece come “incertezza”. E quindi il Papa ci ha accolto, a noi che siamo tra i “peggiori”, per ascoltarci. Ascoltare tutti i nostri dubbi e anche la nostra rabbia, ascoltare il nostro sogno, la descrizione dei nostri piani per poter continuare a sfidare ciò che sembra immutabile.

Prima di andare da lui, sono stato invitato alla Gregoriana, l’Università Pontificia. Durante un corso sul rapporto tra “Chiesa e Diritti Umani”, l’autorevole docente mi ha chiesto di dire due parole. Davanti avevo una classe di giovani preti e suore di tutti i colori e da tutto il mondo. Una suorina giovanissima e dagli occhi accesi, mi ha avvicinato alla fine, per raccontarmi della sua attività al confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Per aiutare i migranti che anche lì, sono classificati dal paese più civile e democratico del mondo: “clandestini”. E ammazzati, feriti, calpestati, incarcerati. Respinti, come qui. Un prete studente, africano, parlava invece di George Floyd e di Black Lives Matter, per portare un esempio di come la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo”, sottoscritta dal mondo occidentale e base ispiratrice per le costituzioni del dopoguerra, “regni ma non governi”.

Il giorno dopo l’incontro con il Papa sono stato dai Francescani, che avevano riunito il loro “coordinamento del Mediterraneo”. Vivono in missioni che sono proprio in quell’altra sponda del nostro mare, e tutti i giorni si confrontano con quelli che “partono”. Una suora che sta in Turchia, in un campo profughi di quelli che Erdogan gestisce pagato dall’Europa per trattenere i migranti afghani e siriani, raccontava con le lacrime agli occhi di come le bambine si prostituivano per poter raccogliere i soldi per comprare il viaggio per arrivare dall’altra parte, in Grecia. Un frate più anziano invece, descriveva la pratica dell’accoglienza per i “senza documenti”.

Ho conosciuto anche, in questi giorni, una comunità di gesuiti, che mi ha ospitato. Con loro ho condiviso le mie storie e loro mi hanno raccontato delle loro: in Ciad, in Albania, in America Latina. Mediterranea è questa cosa qua. In navigazione, per costruire una rete, grande, di persone che condividono delle pratiche concrete, anche se non sono gradite al potere. Ognuno, attraverso quello che vive, può dare delle risposte al suo bisogno di fede o ai suoi ideali laici. Ma intanto, aspettando le risposte, ci si muove. Si vive. Ci si sporca le mani. Don Mattia Ferrari, il nostro cappellano di bordo, è il capomissione di questo viaggio dentro questa Chiesa per gli ultimi. E così è potuto succedere che anche uno come me, che non se lo merita assolutamente, abbia potuto ricevere un abbraccio dal Papa.

151.11.48.50