Un’opera straordinaria di grande valore storico ed artistico di Botticelli recuperata nel Napoletano dopo più di mezzo secolo

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Ieri martedì 28 novembre 2023, a Gragnano nell’area metropolitana di Napoli, è stata recuperata un’opera straordinaria di grande valore storico ed artistico, attribuita dagli esperti al pittore rinascimentale Sandro Botticelli, dopo essere stata celata al pubblico per più di cinquant’anni, La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (ABAP) per l’area metropolitana di Napoli, insieme ai Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Napoli, hanno preso in custodia il dipinto per essere sottoposto ad interventi conservativi ritenuti urgenti.

Si tratta di una tavola a tempera di circa 58×80 cm compresa la bordatura, corrosa dal tempo, che rappresenta una Madonna delle Grazie, assisa su un grande trono, che poggia sulle ginocchia il bambino Gesù. La Vergine ha i capelli biondi coperti da un velo e indossa una veste pieghettata, color cinabro. Il bambino, paffuto e con i capelli ricci, è avvolto un leggero panno viola.

L’opera, sotto vincolo con decreto del 1931, confermato nel 1941 e poi nel 1968, versa in pessime condizioni conservative. Detenuta nella collezione privata della famiglia Somma, mostra infatti distacchi della pellicola pittorica, cadute di colore, abrasioni ed alterazioni cromatiche dovute sia a ridipinture che all’ossidazione di vernici protettive soprammesse. L’analisi a luce radente della superficie cromatica ha evidenziato criticità diffuse, mentre l’analisi ai raggi UV ha mostrato ampie ridipinture e manomissioni, ragioni che hanno indotto al ritiro del dipinti dalla Soprintendenza, ai sensi dell’art. 43 del Codice dei beni culturali al fine di custodirla, nonché per garantirne la sicurezza e assicurarne la conservazione.

Nella giornata di ieri 28 novembre, l’opera è stata affidata in consegna al Soprintendente Mariano Nuzzo, atto conclusivo di un percorso che ha visto coinvolto il Nucleo dei Carabinieri TPC di Napoli, guidati dal Capitano Massimiliano Croce. Hanno preso parte alle operazioni anche il Funzionario storico dell’arte della Soprintendenza, Dott.ssa Marianna Merolle, per una prima valutazione sullo stato conservativo dell’opera, e il Sindaco di Gragnano, Dott. Nello D’Auria, per la delicata fase di mediazione con i privati detentori del bene. Il Soprintendente ha ritirato il prezioso dipinto custodito con riserbo dalla famiglia Somma ed ha dichiarato che «l’opera sarà affidata alle cure di un Istituto del Ministero della Cultura specializzato nel settore del restauro delle opere d’arte al fine di avviare un percorso di studio e valorizzazione del dipinto».

Alcuni dettagli del trono su cui è assisa la Vergine, l’abbigliamento delle figure, l’impostazione e l’armonia delle linee e dei ricchi panneggi, fanno ricordare le opere coeve del Botticelli (la Fortezza, la Madonna con San Giovannino, la Madonna del Roseto, la Madonna in Gloria di Serafini, ecc.).
Sono stati questi elementi, in particolare, a dare agli esperti, in primo luogo il Soprintendente alle Gallerie della Campania, Prof. Raffaello Causa, negli anni sessanta, la certezza ai fini della attribuzione dell’opera a Sandro Botticelli, con probabile intervento della alacre bottega del maestro, datandola nel periodo della giovinezza dell’artista, intorno al 1470. Comunque, è necessario avviare analisi e indagini approfondite per stabilire l’effettiva attribuzione alla scuola del Botticelli dell’opera, rimasta fino ad oggi ai margini degli studi di settore, in quanto non visibile al pubblico.

“Madonna delle Grazie” – Tavola di Sandro Botticelli. Foto Archivio Ziino.

Il 13 marzo 2021, Antonio Ziino ha scritto su Liberoricercatore.it [QUI] in un articolo Una stupenda Madonna del Botticelli in un casolare dell’Agro Stabiese, che l’importante quadro si trovava ben custodito in una masseria alla periferia di Castellammare di Stabia, lungo l’antica via Nuceria, alla periferia della città.

Antonio Ziino osservava che la storia della vicenda è molto lunga. Il dipinto in origine era collocato nella cappella gentilizia di Santa Maria delle Grazie nel fondo di ex proprietà Bisaccia, nel comune di Santa Maria la Carità. Il fondo Bisaccia venne acquistato nel 1902 da diverse persone e nella vendita fu compresa la cappella nella quale era custodito il dipinto. Qualche tempo dopo un incendio minacciò la cappella e un certo Ludovico Elefante, contadino, a stenti riuscì a salvare la preziosa tavola strappandola a viva forza dalla pesante cornice a forma di tronetto che la conteneva. Successivamente fu affidata alla famiglia Somma.

Naturalmente non mancano altri episodi storici di un certo interesse religioso in riferimento alla cappella di Santa Maria delle Grazie, osserva Antonio Ziino. Si narra che presso l’unico altare della cappella gentilizia, Papa Gregorio VII, di passaggio per l’antica via Nuceria per recarsi a Salerno, vi celebrò la Santa Messa. Nel marzo del 1074 – raccontano i cittadini della zona le notizie che si sono tramandate da padre in figlio con grande devozione – Papa Gregorio VII convocò a Roma il suo primo Concilio, nel quale ottenne la sottomissione dell’Imperatore Enrico IV, di Roberto il Guiscardo e del Re di Francia Filippo I. Contro il primo specialmente fu dura la lotta, quando costui respinse l’ingerenza papale nella nomina dei vescovi tedeschi, finendo con l’essere scomunicato. Nel 1077 Enrico, a Canossa, si sottomise alla volontà del Papa, mentre i Tedeschi nominavano Re Rodolfo di Svezia. Enrico, una volta sconfitto il rivale, si oppose nuovamente a Gregorio VII e, nonostante venisse ancora colpito dalla scomunica, faceva deporre il Papa dai vescovi tedeschi e, raggiunta Roma, insediava l’Antipapa Clemente III. Assediato in Castel Sant’Angelo, Gregorio VII fu liberato da Roberto il Guiscardo col quale si era riconciliato a prezzo di gravi concessioni. A causa della pressione dei Tedeschi e delle ostilità del popolo romano, provato dalle continue lotte, fu poi costretto a seguire Roberto a Salerno, dove la morte lo raggiunse nel 1085. Fu proprio in tale viaggio – narrano i contadini, ma trovando conferma nei dati storici – che Papa Gregorio VII, transitando per l’unica strada breve che a quei tempi collegava Castellammare con Salerno, ebbe occasione di celebrare nella cappella gentilizia.

Sulla presenza del dipinto di Botticelli, però, scarseggiano le notizie, prosegue Antonio Ziino. È probabile che il pittore eseguì l’opera per conto della corte di Napoli e che qualche gentiluomo lo portò nella cappella di sua proprietà dove certamente doveva possedere dei terreni e delle case dove trascorrere i periodi di riposo. Nel 1443 faceva il suo ingresso a Napoli Alfonso d’Aragona. Gli abitanti della zona nel riconoscerlo loro re gli prestarono giuramento di sudditanza. Il d’Aragona, per ricompensare il suo fedele consigliere Mirobello, mercante napoletano, gli vendette molte terre tra cui anche quelle della zona agricola stabiese e gragnanese.

La concessione era ereditaria, per cui non si sa, o per meglio dire il segreto dell’opera è ben serbato, dai proprietari discendenti dai vecchi proprietari, osserva Antonio Ziino, che conclude: «Sarebbe interessante, ma la proposta l’abbiamo già fatta alle competenti autorità, organizzare l’esposizione dell’opera, in un ambiente istituzionale protetto, o anche nella chiesa parrocchiale del rione, per far conoscere, certamente ai cittadini dei Paesi confinanti, la straordinaria opera di grande valore storico ed artistico».

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