E se il Sinodo rispondesse al rischio di scisma?

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 27.11.2023 – Andrea Gagliarducci] – La risposta a quattro ex delegate del Cammino sinodale tedesco [*] ha evidenziato ancora una volta la preoccupazione di Papa Francesco riguardo alla via intrapresa dalla Chiesa Cattolica di Germania. Una preoccupazione condivisa alla Santa Sede, tanto che spesso si parla del rischio di scisma. Da un certo punto di vista, però, la risposta di Papa Francesco, unita ai diversi interventi riguardanti il Cammino sinodale tedesca, lascia una questione aperta: e se Papa Francesco avesse voluto mettere la Chiesa Cattolica in stato di Sinodo permanente proprio per evitare lo scisma?

La questione va oltre le presunte possibili concessioni dottrinali di Papa Francesco; agisce in modo pragmatico e cerca sempre di evitare gli scontri frontali, fedele all’idea che “il tempo è superiore allo spazio”. Il Cammino sinodale tedesco, nella sua caparbietà, sarebbe potuto sembrare una sfida pericolosa se affrontato frontalmente. Allora Papa Francesco avrebbe cercato di trovare un modo per aggirare l’ostacolo.

Si tratta di tornare indietro nel tempo e capire come ha agito Papa Francesco, per trovare qualche conferma a questa teoria. Innanzitutto la sua Lettera al Popolo di Dio che è in cammino in Germania, pubblicata il 29 giugno 2019. È una lettera che incoraggia il confronto aperto, ma sottolinea che le decisioni dottrinali appartengono solo a Roma e chiede di non cadere in derive funzionaliste e ideologiche.

In quel periodo, il Cardinale Jean-Claude Hollerich lanciò l’idea di un Assemblea sinodale europea, insieme ad una serie di Assemblee sinodali continentali [QUI], che potessero permettere di discutere insieme e superare globalmente le diverse crisi innescate nelle Chiese locali. Papa Francesco deve decidere un tema per il Sinodo dei Vescovi, che si celebrerà nel 2023. Il Papa stesso afferma che al primo posto tra le richieste c’era quella di discutere nell’Assemblea sinodale del ruolo del sacerdote. La sinodalità è stato il secondo tema preferito. Papa Francesco, però, sceglie la sinodalità. E sembra che ci sia anche l’idea di fondo di assorbire la tempesta che sta scoppiando in Germania in un dibattito più ampio. Su alcune questioni è già in corso un dibattito.

Il Cardinal Hollerich è nominato Relatore Generale dell’Assemblea sinodale. Ospiterà nella sua Arcidiocesi di Lussemburgo un incontro tra il Cardinal Grech e Mons. Bätzing, Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, per favorire la costituzione di un gruppo di lavoro che riconcili il Cammino sinodale tedesco con la Chiesa universale [QUI]. Ed è sempre Hollerich a farsi portavoce di alcuni dei temi più popolari nella discussione dell’Assemblea sinodale, dal ruolo delle donne al cambiamento nella dottrina riguardo alle unioni omosessuali. Alcune posizioni attorno all’Assemblea sinodale sembrano avere l’obiettivo finale di mettere a tacere ogni possibile controversia, gettare un ramoscello d’ulivo all’ala progressista, e riassorbire il tutto in un nuovo equilibrio.

Resta una domanda: se il Papa è preoccupato per la deriva del Cammino sinodale tedesco, perché alcune sue posizioni sembrano ancora strizzare l’occhio a quelle tedesche? La domanda è legittima e la risposta potrebbe risiedere nello stesso modo pragmatico di fare le cose di Papa Francesco.

Per quanto riguarda le questioni dottrinali, Papa Francesco resta formalmente ancorato al deposito della fede. Accetta però che ci possano essere delle deviazioni e non vuole che la dottrina ostacoli la misericordia di Dio. Ad esempio, non c’è alcuna apertura alle unioni omosessuali, mentre c’è un’apertura all’accoglienza degli omosessuali. Non c’è apertura per il sacerdozio femminile né per il diaconato femminile. C’è la volontà di discuterne, tuttavia, e forse anche di assegnare alle donne ruoli di governo, ma non c’è nemmeno il minimo accenno di un imminente cambiamento nella dottrina o nella disciplina a questo riguardo.

La situazione della Chiesa Cattolica in Germania, però, non sembra preoccupare per le pressioni sui cambiamenti dottrinali, ma piuttosto per il modo in cui queste pressioni vengono applicate. Papa Francesco tende a decidere attraverso documenti leggeri o soluzioni pratiche; la Chiesa Cattolica in Germania ha istituito una struttura panzer composta da commissioni, sottocommissioni e documenti per riforme dettagliate, che vanno contro il principio del Papa. Papa Francesco ha il principio di gestire i cambiamenti ma non di farlo istituzionalmente.

Le misure da lui adottate generalmente, erano dirette contro alcuni gruppi che non andavano nella direzione da lui sperata, come i gruppi tradizionalisti. D’altro canto, la Chiesa Cattolica in Germania porta avanti alcuni temi sui quali il Papa potrebbe essere d’accordo in linea di principio, ma sui quali non può essere d’accordo per il modo in cui vengono portati avanti. Alla fine, la Chiesa è una “santa madre gerarchica” per il Papa, e l’autorità del Papa è sacrosanta.

Il Papa è un uomo di governo, e il fatto che la Chiesa Cattolica in Germania, attraverso le sue azioni, metta in discussione la autorità del Papa, è per lui problematico da gestire. La risposta di Papa Francesco è stata quella di allargare il dibattito, sperando che i Tedeschi riformulassero il Cammino sinodale. Ciò non è accaduto. I Tedeschi, infatti, hanno preparato prima dell’Assemblea sinodale un dossier di 59 pagine, distribuito ai Presidenti delle Conferenze Episcopali in tutta Europa, in cui hanno dettagliato alcune delle decisioni prese nel Cammino sinodale e hanno sottolineato che queste misure erano già obbligatorie in Germania. Invece, sulle questioni che avrebbero dovuto avere l’approvazione della Sede Apostolica, i capi dei vescovi si sarebbero occupati di trattare direttamente con la Santa Sede.

Non solo. La maggioranza dei sinodali ha fatto una scelta diversa, ha evitato deviazioni significative nel documento di sintesi dell’Assemblea sinodale (emendato 1215 volte), e ha mostrato una particolare attitudine ad introdurre cambiamenti senza voler stravolgere tutto. Il fatto che nella conferenza stampa finale dell’Assemblea sinodale, si sia parlato di resistenza e che il Cardinal Hollerich, in un’intervista, abbia detto esplicitamente, che alcuni cambiamenti non sarebbero stati fatti, «avremo mentito alla gente», dà l’idea che c’era bisogno di rispondere ad alcune aspettative [QUI].

Nella risposta alla lettera delle quattro studiose, Papa Francesco risponde che, sì, anche lui è preoccupato «per gli ormai numerosi passi concreti con cui grandi porzioni di questa Chiesa locale continuano a minacciare di allontanarsi sempre più dal cammino comune della Chiesa universale». A preoccupare, in particolare, le quattro firmatarie della lettera è l’idea di istituire un comitato sinodale «teso a preparare l’introduzione di un consiglio direttivo e decisionale». Papa Francesco ha affermato che un organismo del genere «nella forma delineata nel relativo testo della decisione, non può essere armonizzato con la struttura sacramentale della Chiesa cattolica» e che, infatti, l’istituzione di un tale organismo «è stata interdetta dalla Santa Sede con lettera del 16 gennaio 2023, da me approvata in forma specifica».

Il Papa nella lettera alle quattro donne sottolinea: «Invece di cercare la “salvezza” in comitati sempre nuovi e, con una certa autoreferenzialità, di discutere sempre degli stessi temi, nella mia Lettera al Popolo di Dio che è in cammino in Germania ho voluto ricordare la necessità della preghiera, della penitenza e dell’adorazione e invitare ad aprirsi e ad uscire per andare incontro ai nostri fratelli, soprattutto a quelli che sono abbandonati sulla soglia delle nostre chiese, in strada, in carceri e ospedali, piazze e città».

È una frase che esprime la visione del Papa. Questa visione si basa sulla fede, ma in ultima analisi guarda alla fede immersa nelle cose concrete. Il problema tedesco, in fondo, non è un problema di cambiamento dottrinale. Il problema è come si realizza il cambiamento dottrinale. E così il Papa cerca di fermarlo – e va ricordato che lo scorso novembre i vescovi tedeschi hanno visto pubblicati i testi dei loro rapporti ad limina, compreso quello del Cardinal Ouellet, che chiedeva una moratoria sul Cammino sinodale tedesco.

Papa Francesco, però, non cerca scontri frontali. Non va uno contro uno. Soprattutto non vuole creare una divisione, e non vuole essere lui a provocare, per rigidità, uno scisma. Secondo Papa Francesco, il Sinodo della Chiesa universale può allora, infatti, essere l’antidoto alle pressioni scismatiche. La storia dirà se così sia stato.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].

[*] Papa Francesco mette nero su bianco la sua apprensione, già espressa in altre precedenti occasioni, in una lettera a sua firma, datata 10 novembre 2023, indirizzata alla teologa morale Katharina Westerhorstmann, alla teologa Marianne Schlosser, alla filosofa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz e alla pubblicista Dorothea Schmidt. Le quatto studiose avevano indirizzato una missiva al Pontefice lo scorso 6 novembre per esprimere dubbi e timori circa i risultati del Cammino sinodale tedesco concluso nei mesi scorsi. Un percorso che ha coinvolto 230 delegati, tra vescovi, sacerdoti, laici e laiche, divisi in gruppi di lavoro e concentrati a discutere di tematiche e problematiche quali benedizione alle coppie dello stesso sesso, cambiamenti nella morale sessuale, celibato sacerdotale, potere clericale, contrasto del male degli abusi, ruolo delle donne, con una particolare attenzione al diaconato femminile e alla possibilità dell’ordinazione sacerdotale delle donne. Tutti temi confluiti nei quattro documenti presentati a marzo.

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