Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo: a Lui solo il potere, la gloria e la maestà negli infiniti secoli dei secoli

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 26.11.2023 – Vik van Brantegem] – Nella ricorrenza della odierna solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo, contempliamo un monumento della civiltà europea: la corona con cui gli Imperatori dell’Alto Medioevo documentavano la loro pretesa di sovranità. Affermavano in modo dimostrativo la continuità con le tradizioni occidentali. Adornando la loro corona con un arco cercavano di raffigurarsi come successori dei generali romani o dell’Imperatore Costantino, pronti a sconfiggere i nemici dell’Impero sotto il segno della Croce.

La Corona Imperiale del Sacro Romano Impero fu associata dal XIV secolo a Carlo Magno. Proviene dalla Germania occidentale dalla seconda metà del X secolo, l’arco e la Croce dal XI secolo e il berretto in velluto dal XVIII secolo. È conservata nel Tesoro Imperiale dell’Hofburg a Vienna.

I motivi che decorano la corona collocavano inoltre gli Imperatori in una linea di discendenza dai re dell’Antico Testamento. Coloro che portavano la corona sottolineavano di essere stati scelti per governare per volontà divina: sul frontalino, le parole per me reges regnant, una citazione biblica tratta dai Proverbi 8,15): «Per me Reges regnant et legum conditores iusta decernunt» (Per mezzo mio regnano i re e i magistrati emettono giusti decreti). Questo versetto è visto come riferito a Gesù. E in Isaia 32,1 leggiamo: «Ecco, un re regnerà secondo giustizia e i principi governeranno secondo il diritto».

Ma questi versetti non si riferiscono soltanto ai re di questo mondo, ma ad ogni Cristiano che, nel suo cammino di perfezione, giunge alla maturità della sua statura. I re di questo mondo, infatti, non sempre sono illuminati dalla sapienza. È emblematica sotto questo punto di vista, la figura di Erode: egli possiede le insegne della regalità, la corona e lo scettro, ma in realtà è un uomo meschino, dominato dalle sue passioni personali e posto in trappola nel giorno del suo compleanno, dalla impudenza dei suoi gesti e del suo linguaggio (cfr. Mc 6,21-29). Il Nuovo Testamento, e in particolare l’insegnamento di Gesù, recupererà in pieno la caratteristica della sapienza come virtù di governo e di dominio, e la sapienza come sorgente di tutti i beni, per applicarle all’esperienza del discepolato.

Portando le insegne del Sacro Romano Impero, impugnando saldamente la spada e la sfera, portando la corona, l’imponente imperatore guarda lo spettatore, quasi come Dio Padre. Questo ritratto idealizzante, una delle numerose copie dell’originale dipinto nel 1512/13 da Albrecht Dürer (1471–1528), eseguita a Nürnberg, intorno al 1600 non aspira ad essere un’immagine fedele di Carlo Magno (742? –814). La rappresentazione intende invece sottolineare il suo immenso significato storico.

Fu Re dei Franchi dal 768, Re dei Longobardi dal 774 e il giorno di Natale dell’800 nell’antica basilica di San Pietro in Vaticano incoronato da Papa Leone III Imperator Augustus, titolo che all’epoca designava l’imperatore dei Romani. Con l’incoronazione a imperatore si ha la fondazione ufficiale dell’Impero carolingio che è considerato la prima fase nella storia del Sacro Romano Impero. Il primo a portare la corona imperiale e le vesti dell’incoronazione, Carlo Magno cercò di portare unità e pace nel suo impero – i cui confini corrispondevano all’incirca a quella che oggi è l’Europa centrale – che fu fondato attraverso crociate e politiche guidate dagli interessi.

Durante il suo regno si assistette alla fine nella storia dell’Europa occidentale del modello giuridico-formale dei Regni romano-germanici in favore di un nuovo modello di Impero. Inoltre, col suo governo diede impulso alla Rinascita carolingia, un periodo di rinascita degli studi politici, teologici e umanistici nell’Europa continentale. La portata delle riforme apportate da Carlo Magno, così come la valenza sacrale della sua persona, influenzarono radicalmente tutta la vita e la politica del continente europeo nei secoli successivi. Per questo motivo, alcuni storici lo definiscono Rex Pater Europae (re padre dell’Europa), come viene ricordato ogni anno ad Aachen con l’assegnazione del Premio Internazionale Carlo Magno della città.

Carlo Magno, com’è noto, non sapeva scrivere, eppure utilizzava un bellissimo monogramma con cui autografava e sigillava i documenti e gli atti imperiali. Il monogramma è molto elegante ed è costituito da una sintesi grafica del nome KAROLUS, basata in modo evidente sulla forma della Croce e non poteva essere altrimenti per il fondatore del Sacro Romano Impero: i quattro bracci corrispondono alle consonanti K, R, S, L e al centro si trovano aggregate le vocali A, O, U.

L’introduzione della solennità nel calendario liturgico

La solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo, non a caso coincidendo con l’ultima domenica dell’anno liturgico, indica che Cristo Redentore è il Signore della storia e del tempo, a cui tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti, come recita l’Apocalisse: «Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine; a chi ha sete io darò in dono della fonte dell’acqua della vita» (cfr. Ap 21, 6).

La solennità della regalità di Cristo fu introdotta da Papa Pio XI con l’Enciclica Quas primas dell’11 dicembre 1925 [QUI], a coronamento del “Giubileo della pace” di quell’anno, dopo la Prima Guerra Mondiale, e il “Papa missionario” ne parlò ogni giorno ai pellegrini. Nel sottolineare come i mali del mondo fossero il risultato dell’allontanamento della famiglia, della società e della vita stessa da Cristo e dalla sua legge, Papa Pio XI sosteneva che non potevano esserci speranze di pace duratura fra i popoli, finché le persone e le nazioni avrebbero continuato a negare e rigettare l’Impero di Cristo Salvatore. Ritenne quindi necessaria ed indispensabile, per il magistero della Chiesa, la restaurazione del Regno di Nostro Signore Gesù Cristo e la Sua proclamazione quale Re dell’Universo.

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