Kennedy: 60 anni e se ne parla ancora

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Erano le 12.30 del 22 Novembre 1963 quando J.F.Kennedy 35° Presidente degli USA veniva colpito da proiettili mentre era seduto con sua moglie Jacqueline nella Lincoln presidenziale nella Houston Street a Dallas in Texas dove cinque minuti dopo avrebbe pronunciato un discorso della campagna elettorale per l’elezione del secondo mandato. Le uniche parole ascoltate: ‘santo cielo, sono ferito’.

Mezz’ora dopo all’incirca alle 13.00 il presidente Kennedy chiudeva per sempre i suoi occhi di sognatore nel Parkland memorial Hospital.

Sono passati 60 anni da questo assassinio dell’uomo che viene considerato ad oggi dalla moltitudine il miglior presidente nella storia degli Stati Uniti. Ripercorriamo chi è stato. ‘Un giovane che ha troppa fretta di arrivare’, così lo ricordava il suo amico e collaboratore Schleinger.

Arriva all’Università di Harvard una tra le più prestigiose del mondo, arriva al Congresso, arriva al Senato ed arrivare nel 1960 alla Casa Bianca come il presidente più giovane nella storia e il primo presidente cattolico degli USA.

A suo merito va il sogno di un mondo migliore e più giusto a partire dalla riduzione dei missili e ed esperimenti nucleari. A suo merito va la conquista delle esplorazioni nello spazio ad opera degli americani.

A suo merito va la politica anche se non compiuta a favore dei neri e la riuscita dell’ammissione di un nero all’università di Oxford che era riservata solo ai bianchi lottando contro ogni discriminazione etnica.

A suo merito va certamente la fine della tensione con Krushev. A suo merito va l’essere stato un uomo di grande coraggio in grado di poter decidere sapientemente su qualunque emergenza. A suo merito va la volontà di perseguire sulla terra la pace mondiale ed in sintonia con l’enciclica di san Giovanni XXIII ‘Pacem in Terris’.

A suo demerito certamente va la sua infedeltà nel matrimonio con relazioni extraconiugali con diverse donne ed icone dello spettacolo e la sua attività compulsiva sessuale. Così certamente alle malattie e ai dolori violenti alla schiena tanto che amava rilassarsi sulla sedia a dondolo nello Studio Ovale.

La gente lo amava e lo ammirava. Certamente nessuna esperienza nella vita può preparare sufficientemente un uomo a diventare Presidente degli USA, ma dopo 60 anni dalla sua tragica morte almeno la sua voce non è per niente mutata, anzi è sempre più forte soprattutto in questi ultimi tempi dominati da guerre continue: ‘Se l’umanità non pone fine alle guerre, le guerre porranno fine all’umanità’.

Oggi lo ricordiamo non per i suoi molti traguardi raggiunti, ma piuttosto per ciò che ha significato e per ciò che significa ancora per noi: una nuova generazione di uomini coraggiosi, protagonisti del presente e del futuro.

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