Papa Francesco invita i giovani ad essere ‘lieti nella speranza’

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Dopo la Giornata mondiale della Gioventù, svoltasi a Lisbona nello scorso agosto, oggi. festa di Cristo Re, si celebra nelle diocesi la XXXVIII Giornata Mondiale della Gioventù sul tema ‘Lieti nella speranza’, secondo l’espressione di san Paolo, messaggio in cui papa Francesco invita i giovani a sperare nel Signore, camminando senza stancarsi, come ha scritto il profeta Isaia, in vista dell’anno giubilare del 2025:

“Voi giovani, infatti, siete la gioiosa speranza di una Chiesa e di un’umanità sempre in cammino. Vorrei prendervi per mano e percorrere insieme a voi la via della speranza. Vorrei parlare con voi delle nostre gioie e speranze, ma anche delle tristezze e angosce dei nostri cuori e dell’umanità che soffre. In questi due anni di preparazione al Giubileo mediteremo prima sull’espressione paolina ‘Lieti nella speranza’ (Romani 12,12), per poi approfondire quella del profeta Isaia: ‘Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi’ (Isaia 40,31)”.

Ed ha spiegato da dove viene la gioia: “Lieti nella speranza è un’esortazione di san Paolo alla comunità di Roma, che si trova in un periodo di forte persecuzione. E in realtà la ‘gioia nella speranza’, predicata dall’Apostolo, scaturisce dal mistero pasquale di Cristo, dalla forza della sua risurrezione. Non è il frutto dell’impegno umano, dell’ingegno o dell’arte. E’ la gioia che deriva dall’incontro con Cristo. La gioia cristiana viene da Dio stesso, dal sapersi amati da Lui”.

E dopo una citazione sulla gioia di papa Benedetto XVI il papa chiede ai giovani dove risiede la loro speranza: “La giovinezza è un tempo pieno di speranze e di sogni, alimentati dalle belle realtà che arricchiscono la nostra vita:

lo splendore del creato, le relazioni con i nostri cari e con gli amici, le esperienze artistiche e culturali, le conoscenze scientifiche e tecniche, le iniziative che promuovono la pace, la giustizia e la fraternità, e così via. Viviamo, però, in un tempo in cui per molti, anche giovani, la speranza sembra essere la grande assente.

Purtroppo tanti vostri coetanei, che vivono esperienze di guerra, violenza, bullismo e varie forme di disagio, sono afflitti dalla disperazione, dalla paura e dalla depressione. Si sentono come rinchiusi in una prigione buia, incapaci di vedere i raggi del sole. Lo dimostra drammaticamente l’alto tasso di suicidi tra i giovani in diversi Paesi. In un contesto simile, come sperimentare la gioia e la speranza di cui parla San Paolo?”

E con una citazione del film ‘La vita è bella’ di Roberto Benigni il papa, di fronte al male che ci circonda, invita a scoprire la gioia dei santi come amore di Dio: “Davanti ai drammi dell’umanità, soprattutto alla sofferenza degli innocenti, anche noi, come preghiamo in alcuni Salmi, domandiamo al Signore:

Perché? Ebbene, noi possiamo essere parte della risposta di Dio. Noi, creati da Lui a sua immagine e somiglianza, possiamo essere espressione del suo amore che fa nascere la gioia e la speranza anche dove sembra impossibile…

Ma non sono solo storie inventate! E’ quello che vediamo nella vita di tanti santi, i quali sono stati testimoni di speranza pur in mezzo alle più crudeli cattiverie umane. Pensiamo a san Massimiliano Maria Kolbe, a santa Giuseppina Bakhita, o ai beati coniugi Józef e Wiktoria Ulma con i loro sette figli”.

Il poeta Charles Péguy ha definito la speranza ‘piccola’ ma capace di brillare nella notte: “Nella tradizione cristiana del Triduo pasquale, il Sabato Santo è il giorno della speranza. Tra il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua, è come una terra di mezzo tra la disperazione dei discepoli e la loro gioia pasquale.

E’ il luogo in cui nasce la speranza. La Chiesa, in quel giorno, commemora in silenzio la discesa di Cristo negli inferi. Possiamo vederlo rappresentato in forma pittorica in molte icone. Ci mostrano Cristo sfolgorante di luce che scende nelle tenebre più profonde e le attraversa.

E’ così: Dio non si limita a guardare con compassione le nostre zone di morte o a chiamarci da lontano, ma entra nelle nostre esperienze degli inferi come luce che splende nelle tenebre e le vince”.  

E’ stata la speranza che ha alimentato la fede della Madonna sotto la croce sul Calvario: “Sul Calvario, ‘salda nella speranza contro ogni speranza’, non ha lasciato spegnere nel suo cuore la certezza della Risurrezione annunciata dal suo Figlio.

E’ lei che riempie il silenzio del Sabato Santo con una amorosa attesa piena di speranza, infondendo nei discepoli la certezza che Gesù avrebbe vinto la morte e che il male non sarebbe stata l’ultima parola.

La speranza cristiana non è facile ottimismo e non è un placebo per i creduloni: è la certezza, radicata nell’amore e nella fede, che Dio non ci lascia mai soli e mantiene la sua promessa…

La speranza cristiana non è negazione del dolore e della morte, è celebrazione dell’amore di Cristo Risorto che è sempre con noi, anche quando ci sembra lontano”.

Però la speranza si alimenta con la preghiera: “La speranza è alimentata dalla preghiera. Pregando si custodisce e si rinnova la speranza. Pregando teniamo accesa la scintilla della speranza…

Pregare è come salire in alta quota: quando siamo a terra, spesso non riusciamo a vedere il sole perché il cielo è coperto di nuvole. Ma se saliamo al di sopra delle nubi la luce e il calore del sole ci avvolgono; in questa esperienza ritroviamo la certezza che il sole è sempre presente, anche quando tutto appare grigio”.

Al contempo si deve alimentare ogni giorno la speranza: “La speranza è alimentata dalle nostre scelte quotidiane. L’invito a gioire nella speranza, che san Paolo rivolge ai cristiani di Roma, richiede scelte molto concrete nella vita di ogni giorno. Perciò vi esorto a scegliere uno stile di vita basato sulla speranza.

Faccio un esempio: sui social media sembra più facile condividere cattive notizie che notizie di speranza. Pertanto, vi faccio una proposta concreta: provate a condividere ogni giorno una parola di speranza. Diventate seminatori di speranza nella vita dei vostri amici e di tutti quelli che vi circondano”.

Quindi non bisogno rimanere sempre sul ‘monte’: “Anche ognuno di voi può esserlo, nella misura in cui la sua fede si fa concreta, aderente alla realtà e alle storie dei fratelli e delle sorelle. Pensiamo ai discepoli di Gesù, che un giorno, su un alto monte, lo videro risplendere di luce gloriosa.

Se fossero rimasti lassù, sarebbe stato un momento bellissimo per loro, ma gli altri sarebbero rimasti esclusi. Era necessario che scendessero. Non dobbiamo fuggire dal mondo, ma amare il nostro tempo, nel quale Dio ci ha posto non senza motivo. Si può essere felici solo condividendo la grazia ricevuta con i fratelli e le sorelle che il Signore ci dona giorno per giorno”.

Il messaggio del papa è, quindi, un invito a condividere la speranza del Risorto: “Cari giovani, non abbiate timore di condividere con tutti la speranza e la gioia di Cristo Risorto! La scintilla che si è accesa in voi, custoditela, ma nello stesso tempo donatela: vi accorgerete che crescerà!

Non possiamo tenere la speranza cristiana per noi, come un bel sentimento, perché è destinata a tutti. State vicino in particolare a quei vostri amici che magari in apparenza sorridono, ma che dentro piangono, poveri di speranza.

Non lasciatevi contagiare dall’indifferenza e dall’individualismo: rimanete aperti, come canali in cui la speranza di Gesù possa scorrere e diffondersi negli ambienti dove vivete”.

(Foto: Santa Sede)

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