72ª Udienza del Processo 60SA in Vaticano. Per la difesa dell’Avv. Squillace il Promotore di Giustizia non ha in alcun modo documentato le accuse

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 21.10.2023 – Ivo Pincara] – È proseguiti venerdì 20 ottobre 2023 al Tribunale vaticano la face processuale degli interventi conclusivi degli avvocati delle difese nel Procedimento 45/19 R.G.P. sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. È intervenuto l’Avv. Lorenzo Bertacco, legale dell’Avv. Nicola Squillace, accusato di truffa, riciclaggio e appropriazione indebita, che ha chiesto l’assoluzione da tutte le imputazioni a carico del suo assistito.

L’Avv. Bertacco ha sostenuto che i contratti relativi alla compravendita del palazzo al numero 40 di Sloane Avenue di Londra “non sono ingannevoli, non sono fraudolenti” e quindi “l’accusa di truffa è insostenibile”. Come socio dello studio legale Libonato-Jaeger, che ha assistito il finanziere Torzi e la società Gutt, ma anche la Segreteria di Stato, nella trattativa sul palazzo di Londra, con il broker Mincione e per l’ingresso della Santa Sede nella società Gutt, l’Avv. Squillace “ha fatto solo il suo lavoro di avvocato”, ha sostenuto il suo difensore. Il Promotore di Giustizia non ha documentato in alcun modo le accuse, ha sostenuto l’Avv. Bertacco e, quindi, “ci sono tutte le condizioni per l’assoluzione piena di Squillace da tutte le imputazioni contestate”.

Le difese continuano a rimettere in discussione l’operato dell’accusa. Dopo il cambio di narrativa, fino ad oggi imposto dalle difese degli ex vertici dell’Autorità di Informazione Finanziaria, René Brülhart e Tommaso Di Ruzza, dell’ex officiale dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi, e dell’Avv. Nicola Squillace, si delinea sempre più chiaro un quadro opposto da quello designato dal Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, che nella sua requisitoria è rimasto saldamente ancorato alla sua originaria ricostruzione dei fatti pre-dibattimentale, senza tener minimamente conto di quanto è avvenuti durante le Udienze in Aula.

Al termine dell’Udienza, il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, ha dato il seguente calendario delle prossime Udienze: l’8 e il 21 novembre interverrà la difesa di Gianluigi Torzi, il 9 e 10 novembre sarà la volta della difesa di Enrico Crasso, il 20 novembre della difesa di Mons. Carlino, il 22 novembre della difesa del Cardinal Becciu e eventualmente il 6 dicembre, insieme con la seconda parte dell’arringa della difesa di Fabrizio Tirabassi, è infine il 4 e il 5 dicembre interverrà la difesa di Raffaele Mincione.

Nel suo intervento, l’Avv. Bertacco ha sostenuto che non c’è prova, che Squillace abbia truffato la Segreteria di Stato. Inoltre, ha ricordato che non era nemmeno l’avvocato della Segreteria di Stato, perché non era stato mai incaricato ufficialmente di assisterla, anche perché “Mons. Perlasca [allora Capo dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato] l’incarico non glielo voleva dare, non potendolo pagare”.

L’accusa contesta a Squillace di aver scritto il documento con tutte le risposte ai dubbi del Sostituto della Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Edgar Peña Parra sui contratti con i quali il controllo del palazzo di Londra passava, tra il 20 e il 22 novembre 2018, dal fondo Athena del finanziere Raffaele Mincione alla società Gutt del finanziere Gianluigi Torzi. Ma il suo legale ha rilevato che non c’è nessun atto a firma di Squillace, o su sua carta intestata, né altra prova che possa attribuire a lui il documento “Questions and Answers”, che Fabrizio Tirabassi, l’ex funzionario dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, ha consegnato “su tre paginette di word senza firma” a Peña Parra.

Tutta la responsabilità dell’Avv. Squillace, ha rilevato il suo difensore, “deriva da un messaggio in cui dice a Torzi, sono stato tre ore al telefono con Tirabassi e domani arriva la procura”, anche se non ne era sicuro.

Si è anche parlato di “truffa contrattuale”, ma Squillace ha redatto, ricorda l’Avv. Bertacco, solo il Framework Agreement, che definiva l’uscita della Segreteria di Stato dal fondo Athena di Raffaele Mincione per entrare, per la gestione del palazzo di Londra, nella società Gutt con Gianluigi Torzi. Invece, altri hanno redatto o supervisionato lo Share Purchase Agreement, che lasciava a Torzi mille azioni con diritto di voto della società Gutt, che per sei mesi ha controllato il Palazzo di Sloane Avenue, lasciando alla Segreteria di Stato 30 mila azioni senza diritto di voto e senza controllo dell’immobile. Entrambi i contratti, comunque, “non sono ingannevoli né fraudolenti. Le mille azioni contestate sono in una clausola, che qualsiasi universitario che abbia sostenuto l’esame di diritto commerciale poteva capire”, ha sostenuto l’Avv. Bertacco. Inoltre, ha sostenuto che l’esistenza e le implicazioni di tali azioni erano stati adeguatamente spiegate dall’Avv, Squillace ai rappresentanti della Segreteria di Stato nel corso delle relative riunioni, “senza che nessuno allora rilevasse, chiedesse o contestasse nulla”. “Se tutti erano informati, dal Sostituto Peña Parra, al Segretario di Stato Parolin, ai funzionari dell’Ufficio Amministrativo, bastava chiedere spiegazioni al legale, che invece alla fine è stato accusato di aver ingannato”, ha sostenuto il difensore dell’Avv. Squillace.

Non c’è traccia, per il legale dell’Avv, Squillace, di mail o messaggi di Perlasca o Tirabassi per richiesta di chiarimenti o contestazioni sul Framework Agreement e lo Share Purchase Agreement, eppure entrambi si giustificano con Peña Parra dicendo: “L’avvocato ci ha ingannato”. Inoltre l’Avv. Intendente (il legale di Torzi) presente nella trattativa di Londra, ha dichiarato, ha rilevato l’Avv. Bertacco, che l’Avv. Squillace, al telefono, aveva chiarito i dubbi di Perlasca.

Insomma, ha detto l’Avv. Bertacco, “la Segreteria di Stato non ha tratto alcun pregiudizio economico dalla condotta di Squillace”.

L’Avv. Bertacco ha sostenuto che Squillace, come legale che nella vicenda ha assistito il finanziere Torzi, non è responsabile nemmeno della presunta estorsione del suo cliente alla Segreteria di Stato, per i 15 milioni da questa versati a Torzi per riprendere il controllo del palazzo di Londra, perché “non ne sapeva niente, e di questo non si è occupato”.

Nemmeno per l’imputazione di appropriazione indebita e successivo riciclaggio, di circa 619 mila euro, non ci sarebbe prova, perché quella cifra “è il totale dei trasferimenti da un conto di Squillace ad un altro, frutto di parcelle per rapporti professionali precedenti e successivi alla vicenda” del palazzo di Londra. Poi, ha ricordato l’Avv. Bertacco, la parcella di 350.000 euro richiesta alla Segreteria di Stato non è mai stata pagata.

Indice – Caso 60SA [QUI]

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