71ª Udienza del Processo 60SA in Vaticano. La mistica del senno di poi. Difesa di Tirabassi: per ragion di Stato si cercano capri espiatori con un’indagine distopica, ma non c’è illecito

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 19.10.2023 – Ivo Pincara] – Sono proseguiti giovedì 19 ottobre 2023 al Tribunale vaticano gli interventi conclusivi degli avvocati delle difese nel Procedimento 45/19 R.G.P. sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. È intervenuto l’Avv. Cataldo Intrieri, uno dei legali di Fabrizio Tirabassi, ex funzionario dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato e dottore commercialista. ANSA ricorda che Tirabassi è tra i principali imputati, sempre partecipe nella gestione degli investimenti, rinviato a giudizio per il suo ruolo nella compravendita dell’ex magazzino Harrod’s al numero 60 di Sloane Avenue a Londra, con l’accusa di peculato, abuso d’ufficio, corruzione, riciclaggio-autoriciclaggio, truffa ed estorsione.

Il secondo legale di Tirabassi, l’Avv. Massimo Bassi, interverrà il prossimo 6 dicembre. L’agenda delle udienze del processo vede per oggi l’intervento della difesa dell’Avv. Nicola Squillace, imputato per truffa aggravata, appropriazione indebita aggravata, riciclaggio ed autoriciclaggio.

Il difensore di Tirabassi ha risposto alle parti civili, innanzitutto la Prof.ssa Paola Severino per la Segreteria di Stato, «ha definito questo processo “profondamente morale”. Io direi anche simbolico, di quella svolta di trasparenza finanziaria intrapresa dalla Santa Sede. Ma il limite dei processi simbolici, da Norimberga a “Mani pulite”, è che spesso e volentieri diviene lo strumento del processo che forza inevitabilmente le ragioni del diritto è che anche l’imputato diventa un simbolo. E il pericolo è che si creino dei capri espiatori». E che il «simbolo» in questo genere di processi «diventa anche l’imputato», ha rimarcato l’Avv. Intrieri

«In questo processo, che è stato di notevole difficoltà, a volte il pregiudizio ha prevalso. Il Promotore di Giustizia sarebbe pagato per portarci delle prove, e non è che in quest’occasione abbia “scialato”», ha rimarcato l’Avv. Intrieri, smontando le procedure d’indagine del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi. Quelli in ballo, ha contestualizzato, «erano soldi del Papa, custoditi dalla Segreteria di Stato», e «nessuno ci ha guadagnato un euro». Districandosi in quella che ha definito una «proliferazione dei capi di imputazione», il difensore di Tirabassi ha ricordato che «un investimento sbagliato non è un illecito» e che «commettere reato vuol dire agire con dolo».

L’Avv. Intrieri ha richiamato la struttura organizzativa della sezione Affari Generali e «l’ampia autonomia» di cui godeva la Segreteria di Stato all’epoca dei fatti e «col senno di poi siamo tutti bravi, ma non si valutano le responsabilità penali». Ha aggiunto che «è sorprendente che un’organizzazione complessa quale quella dello Stato vaticano debba far dipendere situazioni complesse da piccole strutture, forse sottodimensionate, forse non del tutto preparate a un certo tipo di interventi». Ha concluso: «Siamo di fronte a questioni di colpa, che non si può scaricare sul sottoposto incapace per continuare a tirare avanti».

Per l’Avv. Intrieri, le accuse sulla presunta estorsione del broker Gianluigi Torzi – considerato da principio un «cavaliere bianco» per aver fatto uscire di scena Raffaele Mincione – per uscire definitivamente dalla proprietà dell’immobile di Sloane Avenue ricordano addirittura il processo sulla trattativa Stato-Mafia: «I funzionari e consulenti vaticani vengono incaricati di riportare a casa il “tesoro”, lo fanno, e finiscono tutti sotto processo».

L’Avv. Intrieri ha rimarcato che nel procedimento penale in esame ci sono «capri espiratori» e «miracolati», e come, non di rado, «il pregiudizio abbia prevalso». Citando un professore di sociologia ha detto: «Quando un sistema entra in crisi, perché manca di capacità autocritica e non riesce a gestire i conflitti che si producono al suo interno, la scelta di una vittima sacrificale è la soluzione più spiccia per ristabilire l’equilibrio perduto».

L’Avv. Intrieri ha cercato di «offrire un controcampo critico» rispetto alla versione del Promotore di Giustizia vaticano. Si è lungamente soffermato sulla denuncia fatta dall’Istituto per le opere di religione il 2 luglio 2019, che ha dato il via al procedimento in corso dal luglio 2021, ricordando che il suo assistito già nel dicembre 2018 scrisse una nota per l’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, riconoscendo di «essere stato ingannato». Ha osservato: «Da novembre 2018 c’è una frenetica attività, derivante dalle fibrillazioni della trattiva con Torzi. Fibrillano tutti: fibrilla la Segretaria di Stato, fibrilla il Sostituto, fibrillano le autorità di vigilanza. L’unico che non fibrilla è l’Ufficio del Promotore di Giustizia e la Gendarmeria. In un territorio di 46 ettari il Promotore non si accorge di nulla, è l’unico che non sa».

Un’estorsione presunta, «di cui all’epoca non si accorge nessuno», non certo l’Ufficio del Promotore di Giustizia. Servirà la «denuncia striminzita, di due paginette tardive», del Direttore Generale dello IOR, Gianfranco Mammì, che l’Avv. Intrieri ha ricordato anche per il prestito di 150 milioni di euro che la Segretaria di Stato richiese per rinegoziare il mutuo che gravava sul palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra. Ha sottolineato: «Da qui succede la guerra civile delle istituzioni vaticane, perché questo è successo, contro ogni forma di collaborazione istituzionale».

Secondo il legale di Tirabassi, «su questa indagine aleggia la “ragion di Stato”» e si tratta di «un’indagine distopica, che inquadra la vicenda del palazzo di Londra in un colossale complotto, una colossale sceneggiata, di cui Tirabassi sarebbe stato partecipe. Anzi, Tirabassi ed Enrico Crasso sarebbero stati il Gatto e la Volpe, che avrebbero consegnato Mons. Perlasca al Lucignolo Raffaele Mincione». Ma secondo l’Avv. Intrieri, «tutto frana al vaglio dibattimentale, e si concluderà come si deve concludere». Siamo «oltre le responsabilità indicate», ha aggiunto, assimilabili soprattutto alla «malagestione».

L’Avv. Intrieri ha parlato anche della questione delle monete, le commissioni ricevute da Tirabassi per le operazioni finanziarie effettuate per la Segreteria di Stato, secondo accordi leciti «autorizzate dai suoi superiori».

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