Dal Libano un appello di pace per il Medio Oriente

Condividi su...

Nei giorni scorsi il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme ha condannato un bombardamento israeliano contro la chiesa di San Porfirio, a Gaza City, nel quartiere di Al-Zaytoun, che ha causato almeno otto morti e decine di feriti:

“Prendere di mira le chiese e le istituzioni ad esse affiliate costituisce un crimine di guerra che non può essere ignorato, ha affermato in una nota. Questi edifici offrono rifugio a cittadini innocenti, soprattutto bambini e donne, che hanno perso la casa a causa del bombardamento israeliano delle zone residenziali negli ultimi giorni”.

Fonti locali hanno confermato che le bombe hanno causato il crollo totale dell’edificio del Consiglio degli Amministratori, che ospitava diverse famiglie palestinesi, sia cristiane che musulmane rifugiate. La Chiesa di San Porfirio è considerata la terza più antica del mondo, poiché la sua costruzione originaria risale all’anno 425 d.C., anche se venne ristrutturata nel 1856.

Anche il presidente della Commissione portoghese Giustizia e Pace (CNJP) ha espresso la ‘veemente condanna del terrorismo’ nel conflitto tra Israele e Palestina, così come la ‘reazione che va oltre l’autodifesa’:

“Sia da un punto di vista morale che da un punto di vista giuridico, dal diritto internazionale, ci sono regole che devono essere rispettate e riguardano la difesa di persone innocenti, estranee al conflitto, che non sono aggressori”, ha affermato Pedro Vaz Patto, in un’intervista all’Agenzia ‘Ecclesia’.

Il giudice ha ricordato che il Vaticano e le Nazioni Unite hanno già messo in guardia sul blocco delle forniture di acqua ed elettricità nella Striscia di Gaza, da parte dello Stato di Israele, che ‘colpisce popolazioni civili estranee al terrorismo’.

Inoltre il presidente ha sottolineato che Hamas non liberando gli ostaggi israeliani e potendo usare queste persone come scudi umani, “strumentalizza le persone secondo una strategia politica ed è ingiusto, amorale; reagire a ciò, in un altro modo di ricatto, è anche cadere nello stesso errore di strumentalizzazione”.

Ed ha concluso affermando che “ci sarà veramente pace in Terra Santa solo quando saranno soddisfatti i diritti legittimi sia del popolo israeliano che del popolo palestinese… La pace si fonda sulla giustizia.

Anche se sembra distante, e sempre più distante, perché tutti questi avvenimenti sembrano rendere più distante la prospettiva di due popoli riconosciuti nei loro diritti, con due Stati che vivono in pace e sicurezza: questo deve essere l’orizzonte della nostra prospettiva”.

Mentre i patriarchi libanese hanno rivolto un appello alla comunità internazionale per la pace nel Paese dei cedri: “Abbiamo iniziato esprimendo la nostra gratitudine a Sua Santità Papa Francesco, che ha a cuore il Libano e desidera ‘trovare una soluzione degna della storia e dei valori del popolo libanese’, ed ai Paesi del Medio Oriente, soprattutto dopo lo scoppio della guerra tra palestinesi e israeliani.

Con Sua Santità esprimiamo la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime, pregando per loro e per tutti coloro che stanno vivendo ore di terrore e dolore, implorando il Signore della Pace di far regnare la Pace nella terra che ha santificato con la realizzazione del piano di salvezza”.

Rivolgendosi ai libanesi i patriarchi hanno sottolineato le difficoltà vissute dal popolo: “E’ vero che il Libano, la nostra patria, sta affrontando sfide gravi e pericolose, che rischiano di fargli perdere la sua identità, la sua vocazione, la sua missione di Paese messaggio e il suo ruolo nel concerto delle nazioni.

Soffre del collasso economico, monetario e sociale che ha portato al deterioramento della situazione dei nostri cittadini, spingendoli alla povertà, e all’emigrazione, in particolare dei nostri giovani, dei nostri intellettuali e di intere famiglie verso nuovi orizzonti; soffre anche della migrazione dei rifugiati che arrivano in massa e costituiscono un peso economico, sociale e demografico che non può sopportare”.

La soluzione a tale crisi è politica: “Per porre rimedio a questa perdurante crisi, riteniamo che il primo passo debba essere l’elezione di un Presidente della Repubblica che garantisca il ritorno al buon funzionamento delle istituzioni costituzionali e l’attuazione delle riforme necessarie.

Per questo chiediamo al Presidente della Camera di aprire le porte del Parlamento e di convocare al più presto i deputati per le successive sessioni elettorali. Esortiamo inoltre i membri del Parlamento a compiere il loro dovere parlamentare e nazionale e a eleggere il Presidente in conformità con le disposizioni della Costituzione”.

E’ un invito soprattutto ai giovani: “Siamo consapevoli che la nostra Chiesa in Libano ha il dovere di promuovere il dialogo tra i cristiani da un lato e tra i libanesi dall’altro, per la purificazione della memoria, la conversione e la riconciliazione nazionale…

Per ripristinare il Libano come ‘Terra del Messaggio’, dobbiamo fare affidamento su di voi giovani che portano con sé la speranza del futuro e il sogno di un Paese che realizzi le vostre aspirazioni di costruire uno Stato di diritto che stabilisca la cittadinanza e l’uguaglianza di fronte alla legge al di là di ogni divisione religiosa, confessionale e politica.

Sapete bene quanto noi che i politici e i capi delle milizie che hanno fatto la guerra e si sono impadroniti del potere e se ne sono impossessati per scopi personali non possono ripristinare la pace, la libertà e la democrazia. Per questo vi chiediamo, cari giovani, di approfondire la vostra formazione nazionale e politica e di prepararvi a partecipare alla vita democratica della Nazione”.

Consapevoli che la situazione libanese dipende da quella del Medio Oriente i patriarchi hanno fatto un appello a papa Francesco: “Per questo chiediamo a Sua Santità Papa Francesco di usare tutta la sua influenza per negoziare con i Paesi amici del Libano e le Grandi Potenze per salvare il Libano affinché possa riprendere la sua missione e svolgere il suo ruolo di punto di riferimento nel concerto delle nazioni”.

Infine hanno rivolto un appello all’ONU per il rispetto delle risoluzioni stabilite: “Chiediamo inoltre alle Nazioni Unite ed agli amici del Libano di aiutarci a frenare l’ingerenza dei Paesi stranieri, a riconoscere la neutralità positiva del Libano, ad attuare le risoluzioni 1559, 1680 e 1701 delle Nazioni Unite ed a risolvere il conflitto israelo-palestinese”.

Anche questa è testimonianza di fede cristiana: “Di fronte a tutte queste sfide e a tanti motivi di speranza, ci impegniamo a vivere la nostra sinodalità con i nostri fedeli e il nostro popolo, a camminare insieme nell’ascolto, nel dialogo e nel discernimento per promuovere i valori cristiani e testimoniare il Vangelo nella carità tra noi e con i nostri vicini, e nella speranza in Colui che non delude… La nostra Chiesa è e rimarrà la Chiesa della speranza!”

151.11.48.50