Cecilia Turbitosi: creato e missione richiedono pace e giustizia

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“Per noi che lavoriamo per la Chiesa ‘nel terreno’, il Tempo del Creato è un’opportunità meravigliosa per promuovere e vivere l’ecologia integrale… Molto importante la collaborazione, da noi come in tantissime diocesi italiane, con gli uffici ‘ecumenismo e dialogo interreligioso’ e ‘problemi sociali e il lavoro’, coordinati dagli uffici nazionali della Conferenza Episcopale Italiana che promuovono il Tempo del Creato.

Il cammino insieme ha un’unica missione: prendersi cura della nostra ‘Casa Comune’, al servizio e in comunione con la Chiesa, in un percorso di conversione ecologica integrale. Ognuno di noi è chiamato a vivere in armonia e a prendersi cura della vita in tutte le sue forme, perché siamo tutti custodi responsabili dell’Oikos”.

Lo aveva detto nel maggio scorso Cecilia Turbitosi, animatrice del Circolo ‘Laudato sì’ della parrocchia ‘Sacro Cuore di Gesù’ di Ladispoli e volontaria del Centro Missionario della diocesi di  Porto-Santa Rufina. Così a conclusione del mese missionario instauriamo con lei un dialogo sul bisogno della cura: nel messaggio per la giornata di preghiera per la cura del creato papa Francesco afferma che giustizia e pace non possono essere disgiunte dalle sorti del pianeta: per quale motivo?

“Tutto è in relazione, tutto è connesso. Non ci può essere pace senza una giustizia. Ogni atteggiamento di rispetto verso il prossimo, è un ‘mattoncino’ che ci aiuta ad essere concretamente costruttori di pace”.

In quale modo è possibile ‘stare a fianco’ delle vittime dell’ingiustizia ambientale?

“Reputo che sia possibile ‘stare a fianco’ delle vittime dell’ingiustizia ambientale attraverso la conversione ecologica integrale, che passa attraverso il cambiamento degli stili di vita, individuali e poi comunitari. Si tratta di attenzioni di cura verso il prossimo, verso se stessi e verso il Creato, che nel loro piccolo sono ‘goccia in un oceano’ fino a diventare grandi affluenti di un fiume possente.

Questo può essere attuato se in primis si adotta uno stile missionario, il ‘tutto è connesso’ reputo si realizzi ogni istante della nostra vita se suggelliamo il matrimonio tra missione e conversione ecologica integrale, è importante tenere accesa la fiamma missionaria attraverso la messa in pratica di quanto papa Francesco ci propone nella Laudato Sì.

Sappiamo tutti che la crisi climatica provocata dai paesi industrializzati impatta gravemente sui paesi del terzo mondo! Solo un cambiamento del paradigma può dare il suo prezioso contributo per una nuova direzione che abbia profumo di speranza”.

E’ possibile la ‘conversione ecologica’, a cui invita papa Francesco, che riprende un pensiero di san Giovanni Paolo II?

“E’ possibile, ma soprattutto è necessaria: la conversione ecologica è la chiave per permettere al nostro Pianeta di guarire da questa febbre. Avere una conversione ecologica vuole dire riempirsi il cuore di Spirito Santo e aprire gli occhi, tirarsi su le maniche ed diventare i veri protagonisti della nostra vita… collaboratori per la nostra comunità e soprattutto con la nostra comunità.

La conversione ecologica integrale è possibile attraverso una presa di coscienza individuale, dobbiamo essere consapevoli che possiamo fare la differenza… e che insieme davvero possiamo dare un contributo importante per le future generazioni.

Per promuovere la cura della nostra casa comune, dobbiamo impegnarci, insieme, proponendo progetti nelle scuole, un ‘catechismo Laudato Sì’, mettendoci in gioco personalmente nei contesti educativi e casalinghi.

Ognuno di noi può dare il suo piccolo contributo con una preziosa goccia, ma sono certa che grazie all’illuminazione dello Spirito Santo, che ci guida verso l’infinito amore per il Creato e ci fa comprendere che ogni cosa è un dono del Signore, possiamo diventare travolgenti affluenti del fiume possente portatore di pace e giustizia!”

Come trasformare gli stili di vita?

“Per trasformare gli stili di vita si deve iniziare da azioni quotidiane semplici e entrare a far parte di una comunità , perché insieme si è più forti e più motivati. Per esempio è importante entrare a far parte dei Circoli ‘Laudato Sì’, perché oltre all’azione, ci sono momenti di preghiera e confronto che aiutano a crescere nello spirito e ad organizzare proposte concrete che a loro volta coinvolgono altre persone, per sensibilizzare sempre più chi ci sta vicino”.

Attraverso quali gesti è possibile prendersi cura della ‘casa comune’?

“Come Circolo ‘Laudato Sì Sacro Cuore’ di Ladispoli abbiamo proposto azioni concrete che possono essere attuate nel quotidiano: riscoprire che abbiamo bisogno gli uni degli altri e riallacciare le relazioni, imparare a condividere, avere uno sguardo contemplativo, lasciarsi coinvolgere dalla bellezza del creato, vivere con più sobrietà, riparare, riutilizzare, rivalorizzare, riciclare, ridurre gli sprechi (in particolare dell’acqua), digiunare dalla plastica e dal gioco di azzardo, usare in modo intelligente la tecnologia”.

Perché il tempo del creato può essere definito un’esperienza di sinodalità?

“In particolare come diocesi Porto Santa Rufina abbiamo lanciato la seconda edizioni di ‘Alzati& Pedala’, ciclo-staffetta ecologica per annunciare in tutte le Parrocchie il messaggio e il dinamismo pastorale della ‘Laudato Sì’. Si tratta di una vera e propria missione, perché questa Chiesa in uscita sulle strade e sul territorio della diocesi, ha aperto un cammino di gioia e condivisione, ha creato un gruppo di lavoro inter-parrocchiale eterogeneo, che cerca l’unità nella diversità per trasmettere un messaggio di pace, fraternità e sinodalità.

Quest’anno anche la diocesi ‘Civitavecchia-Tarquinia’ ha lanciato la prima edizione di ‘Alzati&Pedala’. Abbiamo vissuto insieme un ‘Tempo del Creato’ caratterizzato dalla gioia: siamo stati insieme, abbiamo creato momenti di dialogo, accoglienza e condivisione, abbiamo creato rete, abbiamo pregato insieme e cantato, abbiamo pedalato uniti verso un unico obiettivo: sensibilizzare le comunità alla cura della nostra casa comune”.

La cura del Creato non può essere disgiunta dalla missione, come ha invitato il papa nel messaggio per la giornata missionaria ad avere ‘cuori ardenti, piedi in cammino’: può esistere un nesso?

“Certamente, in quanto cura del creato è anche cura delle persone e cura delle persone è cura del creato. La missione, per il papa, non è azione solitaria di qualche ‘appassionato’ missionario ma è un cammino sinodale, che coinvolge diocesi e parrocchie.

Come scrive papa Francesco, per la missione, sia ‘ad extra’ sia ‘ad intra’, è necessario mettersi in cammino per portare testimonianza di un nuovo stile di vita, che è quello evangelico. La missione nasce da un ‘fuoco’ che consente di vivere la cura della persona e quella del creato”. 

(Foto: facebook)

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