Fondazione Migrantes: gli stranieri in Italia non sono in aumento

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Martedì 17 ottobre è stato presentato il XXXII Rapporto sull’immigrazione, ‘Liberi di scegliere se migrare o restare’, curato dalla Fondazione Migrantes, organismo della Conferenza episcopale italiana che si occupa della pastorale dei migranti, in cui si è evidenzia che il numero degli stranieri in Italia è stabile, confermando che la vera emergenza in Italia è informativa e culturale, come ha commentato il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi:

“Dietro a questi numeri ci sono tantissimi italiani che si mettono a disposizione e aiutano gli immigrati. Il problema è saper orientare questa disponibilità in un progetto politico lungimirante, capace di pensare ad un futuro insieme, che sia una opportunità di crescita per tutti… Sulla libertà di scegliere se emigrare o restare, il Papa ha citato il progetto della Cei ‘Liberi di restare, liberi di partire’, che vede la messa a disposizione di molti milioni.

Liberi significa essere riscattati dalla necessità di partire a causa della guerra, dei cambiamenti climatici, di discriminazioni o di povertà: questa vera libertà si conquista solo se si è in grado di assumerci una responsabilità lungimirante, per la riconciliazione di fenomeni di conflitto, per la salvaguardia della dignità dell’uomo in tutto il mondo e per lo sviluppo dei popoli”.

Nel rapporto risalta evidente che all’inizio del 2023 i cittadini stranieri residenti in Italia erano 5.050.257, 20.000 in più dell’anno precedente, di cui la maggioranza vive nel Nord Italia e si tratta di rumeni, marocchini e albanesi, mentre calano le presenze dei cinesi e dei filippini e crescono coloro che provengono da Bangladesh e Pakistan.

La Lombardia si conferma la regione più attrattiva: da sola conta il 23,1% della popolazione straniera residente in Italia; in seconda posizione si trova il Lazio (12,2%) e, di seguito, l’Emilia Romagna (10,9%), il Veneto (9,8%) e il Piemonte (8,2%).

Quanto alle principali nazionalità, oltre alla consolidata prima posizione dei cittadini rumeni, che rappresentano 1 straniero su 5 fra i residenti in Italia, ed alle successive seconda e terza posizione dei cittadini marocchini ed albanesi (che si attestano all’8,4% e all’8,3% del totale), si nota sempre più un avvicendamento delle provenienze asiatiche (del Sud Est, in particolare) rispetto a quelle africane, come la tunisina, la senegalese, la nigeriana, non più presenti nella graduatoria dei primi dieci Paesi.

Inoltre, anche fra le provenienze asiatiche, quelle di più storica presenza (come Cina e Filippine), sono in decremento, mentre quelle di più recente arrivo (come Bangladesh e Pakistan) stanno consolidando sempre più il loro percorso migratorio in Italia. I nuovi nati stranieri dal 2012 al 2021 sono diminuiti del 28,7%, passando da quasi 80.000 a meno di 57.000.

Dopo i picchi di crescita registrati nel primo decennio del 2000 (+45,2% fra il 2003 e il 2004, +22,3% fra il 1999 e il 2000) è ormai da un decennio che il numero di nuovi nati stranieri diminuisce costantemente e sempre più (-5% negli ultimi due anni).

Il maggior numero di nuovi nati è rumeno (19,4%), seguito da marocchini (13,3%) e albanesi (11,8%). Le acquisizioni di cittadinanza, pur avendo raggiunto la soglia del 1.000.000 negli ultimi 6 anni, sono in progressiva diminuzione, e solo fra il 2020 e il 2021 sono scese del 7,5%. Un’acquisizione su cinque è appannaggio dell’Albania, seguita dal Marocco.

Inoltre In Italia, secondo l’Istat, vivono in uno stato di povertà assoluta 1.600.000 stranieri residenti, per un totale di oltre 614.000 nuclei familiari. Le famiglie immigrate in povertà costituiscono circa un terzo delle famiglie povere presenti in Italia, pur rappresentando solo il 9% di quelle residenti. La percentuale di chi non ha accesso a un livello di vita dignitoso risulta essere tra gli stranieri cinque volte superiore di quella registrata tra i nuclei di italiani.

Quindi il 7% degli occupati in Italia vive in una condizione di povertà assoluta, percentuale che sale al 13,3% tra i lavoratori meno qualificati, come gli operai o assimilati; e se a svolgere tali occupazioni sono persone di cittadinanza straniera il dato schizza al 31,1% (tra gli italiani è al 7,9%).

Un ultimo elemento di criticità è infine quello legato ai minori: si contano 1.400.000 bambini poveri e un indigente su quattro è un minore. Se si considerano le famiglie di stranieri con minorenni i dati appaiono davvero drammatici: tra loro l’incidenza della povertà raggiunge il 36,2%, più di 4 volte la media delle famiglie italiane con minori (8,3%).

Comunque nel dibattito pubblico il binomio immigrazione-sicurezza rimane di stringente attualità, generando un diffuso clima di paura e di intolleranza. Nel 2022 la componente straniera è rimasta sostanzialmente in linea con il dato dell’ultimo anno, con 17.683 detenuti stranieri su 56.196, pari al 31,4% della popolazione carceraria complessiva. Di questi 16.961 sono uomini e 722 donne.

La presenza estera è decisamente giovane, considerato che una grossa fetta dei reclusi ha un’età compresa tra i 30 e i 39 anni. Il continente africano si conferma il più rappresentato in carcere, con un numero di detenuti (9.510) superiore alla metà dei ristretti stranieri (53%).

In particolare, sono i detenuti nordafricani a ingrossare le fila dell’area geografica in questione, con i carcerati provenienti dal Marocco (3.577) e dalla Tunisia (1.797) che rappresentano da soli il 56% della componente africana. Segue poi il continente europeo, con 5.801 detenuti, pari al 32% dei detenuti stranieri.

In linea con il dato generale, i reati contro il patrimonio (8.951 detenuti) e quelli contro la persona (7.609) rappresentano i principali motivi di detenzione per i detenuti stranieri. A seguire, i reati in materia di stupefacenti (5.811) e quelli contro la pubblica amministrazione (3.466). Tra i reati più contestati agli stranieri rientrano, poi, quelli in materia di immigrazione (1.428). Il reato di associazione di associazione di stampo mafioso, invece, se è il sesto per numero di contestazioni tra i detenuti italiani, tra gli stranieri incide ancora in maniera modesta (277).

Gli stranieri danno conto di una prevalenza di reati contro il patrimonio. In particolare, nel 2021, gli stranieri hanno denunciato di avere subito furti (60.417 furti, 11.789 furti con destrezza e 1.455 furti con strappo), danneggiamenti (11.199), oltre ad essere stati vittima di truffe e frodi informatiche (16.431). Seguono, tra i reati contro la persona, le denunce per lesioni dolose (10.471) e le minacce (7.633), senza trascurare le 967 denunce presentate dalle donne straniere per violenza sessuale.

Infine secondo i dati forniti nel Rapporto i cristiani stranieri confermano la propria posizione di maggioranza assoluta: sono il 53,5% (erano il 53 nel 2022). La componente ortodossa da sola rappresenta il 29,9% del fenomeno migratorio in Italia (era il 28,9% ad inizio 2022). Al contrario, i cattolici scendono al 16,8% ad inizio 2023, contro il 17,2% del 1° gennaio 2022.

Tra le altre confessioni religiose, aumentano i musulmani (il 29,8% al 1° gennaio 2023, a fronte del 29,5% nel 2022). Vi sono poi 156.000 buddisti, 136.000 evangelici, 126.000 cristiani ‘altri’ (non ortodossi né cattolici né evangelici né copti), 104.000 induisti, 85.000 sikh, 81.000 copti e 20.000 fedeli di altre religioni, oltre a 478.000 atei o agnostici.

Le guerre, le violenze e le persecuzioni in Medio Oriente sono state le ragioni principali di un esodo che ha visto centinaia di migliaia di cristiani in fuga dalla propria terra d’origine. A partire dal 2003, i cambiamenti politici e il diffondersi di progetti religiosi estremisti hanno reso molto critiche le relazioni tra musulmani e cristiani in Medio Oriente e hanno portato a un’esposizione pericolosa dei cristiani e di altri gruppi minoritari.

(Foto: Fondazione Migrantes)

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