I pericoli di ritorno dell’ideologia

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 14.10.2023 – Aurelio Porfiri] – A volte, nel parlare comune, si sentono frasi del tipo “quel tizio è troppo ideologizzato”. Sono quel tipo di frasi a volte usate semplicemente per denigrare qualcuno che la pensa diversamente. Questo non vuole certamente negare che i pericoli a cui si va incontro quando ci si radica in una certa ideologia senza mantenere la necessaria apertura al confronto, al dialogo che, non bisognerebbe mai dimenticarlo, sono mezzi ad un fine e non un fine in sé stesso.

Papa Francesco ha sempre denunciato i pericoli portati dagli “ideologi”. Ad esempio in una udienza generale del 22 febbraio 2023 osservava: «Potremmo dire che la storica decisione del primo Concilio, di cui beneficiamo anche noi, fu mossa da un principio, il principio dell’annuncio: nella Chiesa tutto va conformato alle esigenze dell’annuncio del Vangelo; non alle opinioni dei conservatori o dei progressisti, ma al fatto che Gesù raggiunga la vita della gente. Perciò ogni scelta, ogni uso, ogni struttura ogni tradizione sono da valutare nella misura in cui favoriscono l’annuncio di Cristo. Quando si trovano decisioni nella Chiesa, per esempio divisioni ideologiche: “Io sono conservatore perché… io sono progressista perché…”. Ma dove c’è lo Spirito Santo? State attenti che il Vangelo non è un’idea, il Vangelo non è una ideologia: il Vangelo è un annuncio che tocca il cuore e ti fa cambiare il cuore, ma se tu ti rifugi in un’idea, in un’ideologia sia di destra sia di sinistra sia di centro, tu stai facendo del Vangelo un partito politico, una ideologia, un club di gente. Il Vangelo sempre ti dà questa libertà dello Spirito che agisce in te e ti porta avanti. E quanto è necessario oggi prendere in mano la libertà del Vangelo e lasciarci portare avanti dallo Spirito».

Penso sia ragionevole dire tutto questo, specialmente quando si riconosce che lo scopo primario della Chiesa è portare Gesù alle persone e fare in modo che esse camminino sulla via della salvezza.

Però non credo bisogna confondere l’essere ideologizzato al voler difendere proprio quelle verità e quei diritti che derivano dal Vangelo e dalla santa Tradizione. Purtroppo ci troviamo immersi in una atmosfera di relativismo che sembra rendere tutti i valori quasi intercambiabili, cosa che in realtà non sono.

In un libro pubblicato in Italiano dalle edizioni Cantagalli, Fede, verità, tolleranza l’allora Cardinale Joseph Ratzinger osservava: «Questo relativismo, che oggi, quale sentimento base della persona “illuminata”, si spinge ampiamente fin dentro la teologia, è il problema più grande della nostra epoca. Questo è anche il motivo per cui oggi la verità è surrogata dalla prassi e il fulcro delle religioni è spostato. Noi non sappiamo ciò che è vero, ma sappiamo quel che dobbiamo fare».

È il trionfo dell’ortoprassi sull’ortodossia.

Ma attenzione: coloro che combattono, sull’esempio del Santo Padre, coloro che sono “ideologizzati”, sono immuni essi stessi dal pericolo che affrontano? Perché a me sembra che a volte questa furia anti ideologica (molto selettiva verso ideologie specifiche) a sua volta divenga una ideologia, andando ad alimentare quello che si pretende combattere.

L’inclusione deve essere inclusiva e non guardare da una parte sola.

Questa riflessione è stata pubblicata oggi dall’autore sul suo sito Traditio, per conoscere tutto su tradizione e tradizionalismo [QUI].

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