Il fondamento evangelico della giurisdizione ecclesiastica: distinzione fra foro interno e foro esterno’

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Come sempre ho operato nelle catechesi svolte alle nostre 25 coppie (fedeli separati, divorziati, risposati o conviventi da noi seguiti dal 2013 durante il percorso canonico pastorale da noi realizzato in base ai Documenti magisteriali di Papa Francesco che al n. 300 di Amoris Laetitia contempla il discernimento in foro interno ed agli articoli 3 e segg. delle Regole Procedurali del M.P. MIDI disciplina l’indagine pregiudiziale al foro esterno riguardante la giurisdizione sulle cause di nullità matrimoniale, cfr. KORAZYM.ORG) inizio la tematica individuando le specifiche pericopi della Sacra Scrittura, fonte (congiuntamente alla Tradizione ed al Magistero) principale della “Rivelazione”, in cui viene attribuita, in buona sostanza, la ‘iurisdictio’ ai primari Ministri di Dio, perpetuati fino ai nostri giorni (Can. 129 CIC – §1. Sono abili alla potestà di governo, che propriamente è nella Chiesa per istituzione divina e viene denominata anche potestà di giurisdizione, coloro che sono insigniti dell’ordine sacro, a norma delle disposizioni del diritto) nei confronti del Vicario di Cristo (Pontefice) e dei discendenti degli apostoli (Vescovi), cioè la primigenia impronta sacrale della giurisdizione della Chiesa fondata sulla valutazione della rettitudine dei comportamenti dei cristiani nei confronti del Signore, sulla base della propria coscienza (foro interno) e delle norme dell’ordinamento ecclesiastico (foro esterno):

MT 16,19: Disse Gesù a Pietro “ A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Vangelo di domenica 3/9/2023); Mt 18,20 ”In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:In verità io vi dico

che tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete

sulla terra sarà sciolto in cielo” (Vangelo del 10/9/2023).

Non tutti, chierici e laici, riescono con facilità a cogliere l’insegnamento estrinseco (diremmo oggi

“ de iure condendo”, programmatico, da attualizzare) contenuto in ogni “Parola” di Cristo, ritengo

che occorra fare sempre riferimento ai noti principi, elaborati dal nostri dottori della Chiesa ed oggi

approfonditi comparativamente da molti studiosi, di “Fides quae et Fides Quaerens Intellectum”

(alle cui trattazioni si rinvia ‘Cardinale Carlo Caffarra’ https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2a hUKEwjdx-bjq6BAxWJ_bsIHfbzALU4ChAWegQIAhAB&url=http%3A%2F%2Fwww.caffarra.it%2Ffr181199.php&usg=AOvVaw1M5SOAMTiFQXN61l5Ib5T0&opi=89978449 ) per la cui dinamica cognitiva ed intellettiva la fede sgorga anche dallo studio dei testi magisteriali in quanto consentono di comprendere meglio la “Sapienza” insita nei documenti che si occupano delle varie tematiche teologiche e canonistiche (per esempio foro interno e foro esterno) ancorate a tempi antichissimi su cui ha fatto perno l’ autore di un originale testo che cercherò, integrandolo con alcuni miei commenti, di citare brevemente.

Tuttavia, per guidare il neofita in modo agevole anticipo che oggi il massimo ‘tribunale’ del foro interno si identifica con la Penitenzieria apostolica (alla quale è preposto un Cardinale, formata soltanto da presbiteri di vari livelli), il foro esterno è costituito dagli organi della giustizia

ecclesiastica (il supremo tribunale della Segnatura, la Rota romana, i tribunali territoriali di primo

e secondo grado, sia chierici che laici ed i tribunali ordinari con competenze peculiari analoghe a

quelle di altri ordinamenti statuali, come delineato dal Presidente emerito della Corte di

Cassazione del Vaticano Card. Pietro Palazzini in ordine al giudizio della Chiesa sui peccati e

sui reati commessi anche dai chierici

(https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fgloria.tv%2Fpost%2F8WTi7XQgAziZ2

dEL6jqZni9h1%3Ffbclid%3DIwAR3F3KJINroRMeOzl-).

Come viene puntualizzato nell’articolo pubblicato nel sito “La Penitenzieria Apostolica svolge un

servizio esclusivamente spirituale, collegato immediatamente con lo scopo ultimo dell’intera

esistenza ecclesiale: la salus animarum. Scopo della Penitenzieria è quello di agevolare il più

possibile i fedeli nel cammino di riconciliazione con Dio e con la Chiesa.

La Penitenzieria Apostolica si configura ecclesiasticamente come un Tribunale, poiché in essa si è

chiamati a ‘giudicare’ i singoli casi di coscienza. Tuttavia, essa ha specifiche caratteristiche, che

ne determinano la differenza rispetto agli altri Tribunali della Chiesa (Segnatura Apostolica, Rota

Romana, ecc.). Tali caratteristiche sinteticamente sono: la riservatezza, l’assenza di contenzioso e la

celerità. La Penitenzieria svolge le sue funzioni normalmente tramite i confessori. In tal senso tratta

materie della massima riservatezza.

Ciò non vieta ad alcun fedele la possibilità di ricorrere alla Penitenzieria in modo diretto. Secondo una definizione classica, il foro interno è il complesso dei rapporti tra il fedele e Dio, nei quali interviene la mediazione della Chiesa, non per regolare direttamente le conseguenze sociali di tali rapporti, ma per provvedere al bene soprannaturale del fedele, in ordine alla sua amicizia con Dio, cioè allo stato di grazia e, quindi, in ordine alla vita eterna.

Oltre al foro interno sacramentale esiste anche un foro interno non sacramentale (esercitato nel nostro gruppo pastorale dal parroco in base al n. 300 A.L. * Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto* ), che è dato dalla manifestazione della coscienza del fedele alla Chiesa al di fuori della Confessione… La competenza della Penitenzieria Apostolica è stabilita dagli articoli 190-193 (es. SANAZIONE IN RADICE DI UN MATRIMONIO invalidamente contratto quando, per motivi giustificati, sia conveniente farlo in foro interno) della Costituzione apostolica Praedicate Evangelium di Papa Francesco, (19 marzo 2022).

La Penitenzieria Apostolica, per svolgere le funzioni di sua competenza nel foro interno, ha

tutte le facoltà necessarie ad eccezione di quelle che il Sommo Pontefice abbia dichiarato al

Cardinale Penitenziere di voler riservare a se stesso. L’eventuale efficacia di questi atti nel foro

esterno è regolata dal can. 130 CIC. (sito

https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&v

ed=2ahUKEwjly-6wgKBAxVNgP0HHXZKBvUQFnoECBgQAQ&

url=http%3A%2F%2Fwww.penitenzieria.va).

Pertanto il Codice di Diritto canonico dispone: “Can. 135 – §1. La potestà di governo si distingue in legislativa, esecutiva e giudiziale. §2. La potestà legislativa si deve esercitare nel modo stabilito dal diritto, e quella di cui gode nella Chiesa il legislatore al di sotto dell’autorità suprema, non può essere validamente delegata, se non è disposto esplicitamente altro dal diritto; da parte del legislatore inferiore non può essere data validamente una legge contraria al diritto superiore.

§3. La potestà giudiziale (foro esterno), di cui godono i giudici e i collegi giudiziari

(confermata dal recentissimo testo “ Novità processuali in materia di nullità matrimoniale

e giurisdizione canonica” di Marta Tigano , Mariangela Galluccio in Rivista telematica –

www.statoechiese.it n. 13 del 2019 ISSN 1971- 8543) è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto (cfr.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motuproprio_

20150815_mitis-iudex-dominus-iesus.html ) e non può essere delegata, se non per eseguire gli atti preparatori di un qualsiasi decreto o sentenza (da noi elaborati con il documento pre-struttorio, unico in dottrina, citato sporadicamente dalla giurisprudenza ecclesiastica, descrittivo della dinamica del “ foro esterno previo foro interno ‘da me creato su base ermeneutica per formalizzare l’indagine pastorale di accertamento dei vizi matrimoniali, pregiudiziale al libello, atto di attivazione del foro esterno, citato dall’avv. Canonista Sergio Bellafiore che in un articolo di Simone Baroncia del 23/9/2022 in Korazym.org spiega la nullità matrimoniale nelle coppie seguite dal citato gruppo diocesano creato nel 2013 da me e mia moglie Marcella Varia

(https://pastoralefamiliare.chiesadipalermo.it/wordpress6/il-buon-pastore/ ) presso la Parrocchia ‘Annunciazione del Signore’ di Palermo con la guida spirituale del discernimento in foro interno extrasacramentale e sacramentale per eventuale confessione nei casi di ricezione eucaristica, Padre parroco Don Cesare Rattoballi, collaborato liturgicamente dall’accolito Diego Talluto; gruppo supportato dal noto psicoterapeuta Prof. Padre Giovanni  Salonia, tutti nostri membri (cfr.

https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F82310%2Fil-dotttrombetta-illustra-alcuni-casi-riguardanti-la-nullita-matrimoniale%2F%3Ffbcli).

A tal proposito desidero sottolineare che il matrimonio, sul piano giuridico e teologico, non

sempre è stato qualificato come Sacramento ( cfr. KORAZYM) e disciplinato dal Codice di

Diritto canonico (sottolineo che anche il divorzio, scioglimento del matrimonio ad opera del

giudice statale, entrò nel nostro ordinamento civilistico soltanto il 18/12/1970, con la Legge n. 898).

Infatti fu recepita la sua sacralità soltanto nell’anno 1215 quando Papa Innocenzo III convocò a

Roma il Concilio Lateranense IV, poca curiosità venne catalizzata da un aspetto che, prendendo

forma nel corso di quel Concilio, era destinato a tracciare un segno indelebile nella storia della

nostra civiltà.

Si trattò, appunto, dell’arcaica regolamentazione liturgica e giuridica del matrimonio. Innocenzo III decise di disciplinarlo a livello embrionale ma di collocarlo in un dignitoso orizzonte sacramentale , finanche menzionarlo nel diritto canonico e rendendolo una cerimonia religiosa. Fino ad allora, il matrimonio ricalcava la tradizione romana: era un patto privato, un mero contratto stipulato tra gli interessati e le rispettive famiglie, che poi in un secondo momento poteva essere benedetto da un sacerdote. Il Concilio Lateranense IV provvide invece a fissare una serie di paletti fondamentali.

Soltanto più tardi, tuttavia, il matrimonio venne espressamente dichiarato un sacramento, l’occasione fu un altro Concilio , quello di Firenze, una pietra miliare, tesa a ristabilire la verità cristiana riguardo i temi della famiglia e del matrimonio. l’Arcanum Divinae, quarta enciclica scritta da papa Leone XIII, documento pubblicato nel febbraio 1880, infine esaltò la dignità del matrimonio a tutti gli effetti quale sacramento (Osea 2,18; Ef 5,21-32; Mt 19,8) elevato da Gesù, vengono riaffermati gli scopi e la disciplina giuridica completa del matrimonio cristiano, viene sancito l’esclusivo potere legislativo e giudiziario della Chiesa (foro esterno) in tale materia.

Focalizzando il concetto, forse poco noto ai laici del mondo cattolico, ‘foro interno’, concordo

pienamente, come si evince dalle mie precedenti puntualizzazioni, con il brillante autore del libro

(Abstract http://eprints.bice.rm.cnr.it/20891/ ricercatore di Diritto Canonico presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Roma Tre Costantino-M. Fabris ‘Foro interno:genesi ed evoluzione dell’istituto canonistico’, consentite la consultazione e la condivisione, in “Un’anima per il diritto: andare più in alto Collana diretta dai Professori Giuseppe Dalla Torre e Geraldina Boni, testo tratto da Aleksandr Solženicyn, Discorso alla Harvard University, Cambridge – MA 8 giugno 1978, in Id., ‘Il respiro della coscienza’, per il quale esprimo il mio plauso professionale) di cui evidenzio testualmente alcuni parti collegate alla tematica.

(Fine prima parte)

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