800 anni delle ‘Sorelle povere di santa Chiara’ a San Severino Marche

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“Attraversando la Marca d’Ancona, in compagnia di frate Paolo, frate Francesco incontrò nella campagna un pastore che pascolava il suo gregge di montoni e di capre. In mezzo al numeroso branco c’era una sola pecorella che, tutta quieta e umile, brucava l’erba. Francesco disse al frate che lo accompagnava:

‘Vedi quella pecorella sola e mite tra i caproni? Il Signore nostro Gesù Cristo, proprio così doveva sembrare, mite e umile, circondato dai farisei’. Francesco ne ebbe compassione e, grazie alla generosità di un mercante di passaggio, riscattò la pecorella.

Dopo aver visitato il vescovo di Osimo e aver ricevuto la sua benedizione, riprese il cammino e affidò la pecorella alle claustrali di San Severino, che l’accolsero con grande gioia, come un dono di Dio; ne ebbero amorosa cura per lungo tempo e poi, con la sua lana, tesserono una tonaca che mandarono a Francesco, mentre stava alla Porziuncola. Il santo l’accolse con devozione e festosamente, stringendo la tonaca al cuore, la baciava, invitando tutti i fratelli ad allietarsi con lui”.

Così narra Tommaso da Celano, che fa risalire la presenza delle clarisse a San Severino Marche, in provincia di Macerata, al passaggio del santo assisate che, di ritorno dal viaggio in Terra Santa, dopo essere sbarcato ad Ancona, percorre la regione marchigiana per raggiungere Assisi e si ferma al convento di Colpersito. Lì vivevano alcune donne consacrate che, dopo aver conosciuto Francesco, nel 1223 chiedono di essere ‘fratelli’ di Francesco.

Questo anniversario degli 800 anni della nascita della loro comunità a Colpersito dove si registrò anche la presenza, in almeno tre occasioni, di san Francesco d’Assisi, è stato ricordato nella città maceratese nel mese di giugno con un importante convegno, nel quale il prof. Giammario Borri, docente all’Università di Macerata, ha spiegato le radici di questa presenza attraverso il documento più antico di Colpersito, datato 16 giugno 1223 e conservato nell’archivio diocesano di Camerino, ed altre quattro pergamene di quel periodo in cui si fa menzione delle Sorelle di Colpersito e del passaggio di san Francesco nella piccola comunità femminile dell’epoca.

Al convegno sono intervenuti anche p. Pietro Maranesi, storico del francescanesimo, sul tema ‘Frate Francesco a Colpersito’ e fra Lorenzo Turchi su ‘Le pergamene di Colpersito: 1223-1292’ e suor Chiara Francesca Raggi, madre abbadessa del monastero di San Severino Marche, che ha illustrato la ‘vita’ delle ‘Sorelle di Colpersito’.

A suor Chiara Francesca abbiamo chiesto di raccontare l’occasione per cui le clarisse si stabilirono nella città: “L’inizio della nostra presenza a San Severino Marche è legato al passaggio di san Francesco d’Assisi al convento di Colpersito, nel quale dimorava una comunità di donne penitenti che accoglie Francesco, si lascia interpellare dalla sua testimonianza evangelica fino a diventarne ‘pianticella’, sulla scorta dell’esperienza di san Damiano.

Il 16 giugno 1223 la comunità di Colpersito ottenne dal vescovo diocesano il permesso di avere come visitatori e correttori i frati scelti da Francesco o dai suoi successori. Negli anni successivi, poi, la comunità abbracciò la forma di vita vissuta a san Damiano da Chiara e dalle sue sorelle”.

Per quale motivo san Francesco passava per San Severino Marche?

“San Francesco probabilmente passò più volte a San Severino Marche. Le Fonti Francescane riportano due episodi: quando donò l’agnellino alle sorelle (FF 456) e quando tenne una predica che ascoltò Guglielmo da Lisciano che poi si convertì diventando fra Pacifico, ‘re dei versi’ (FF 693)”.

Per quale motivo è avvento il passaggio da ‘Mulieres Deo dicate’ (prima dicitura di queste donne laiche a servizio di Dio), a ‘Sorelle Povere di Santa Chiara’?

“L’incontro e l’amicizia con Frate Francesco fu per le donne di Colpersito l’incontro con un carisma e una vocazione affascinanti e innescò nella comunità il desiderio di essere legata al movimento che stava nascendo intorno a Francesco e a Chiara.

Le donne di Colpersito vengono trasformate dall’incontro con Francesco fino a volerne seguire le orme nella sequela di Gesù povero ed umile, in un’appartenenza e in un legame non più solo fraterno e spirituale, ma anche giuridico, come testimoniato dalla bolla del 1223 di cui ricorre l’ottavo centenario”.

Santa Chiara: quale è stato il suo apporto da donna nella Chiesa?

“Chiara d’Assisi è stata, nella storia della Chiesa, la prima donna a scrivere una Regola che riceve l’approvazione papale. Nella regola emergono i tratti fondamentali del suo carisma e della novità di vita che immette nella Chiesa: lo stare insieme come sorelle (una vita comune plasmata dal Vangelo e scelta per divina ispirazione) povere in un’identità che si assume per amore del Cristo povero e della sua Madre, si esprime nella santissima e altissima povertà da custodire e da vivere nel non appropriarsi di nulla, nella condivisione della condizione dei poveri, nel lavoro delle proprie mani e di comune utilità, nel ricorrere con fiducia all’elemosina;

nell’incessante ricerca di una perfetta concordia che si alimenta alle fonti vive della Parola (accolta grazie alla predicazione), della liturgia (lontana da ogni ricercatezza), della preghiera (una preghiera non intellettuale, ma semplice, che nasce da un vangelo interiorizzato e da un rapporto profondo con tutta la creazione), nel silenzio della vita contemplativa, nella scambievole carità (fatta di sollecitudine, di misericordia, di servizio, di perdono) e nell’umiltà di un’autorità vissuta come  servizio e di un’obbedienza vissuta per amore; ai piedi della Chiesa, sulle orme di Francesco, sostenute dalla cura diligente e dalla sollecitudine speciale dei frati”.

Quanto è importante un ramo femminile negli ordini ecclesiastici della Chiesa?

“Il femminile esprime in maniera concreta il volto della Chiesa sposa e madre. In ogni ordine o congregazione, può arricchire e completare il carisma, in una differenza che diventa reciprocità, aiuto vicendevole, comunione fraterna e, di conseguenza, testimonianza evangelica”.

Dopo 800 anni come annunciare il Vangelo?

“Vivendolo, fedeli al carisma ricevuto e creativi a rinnovarlo nell’oggi per riconsegnarlo vivo ed attuale alle generazioni future”.

(Tratto da Aci Stampa)

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