Gli incontri con i giornalisti come forma di governo papale

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 11.09.2023 – Andrea Gagliarducci] – Gli incontro di Papa Francesco con i giornalisti ammessi al Volo Papale vanno sempre seguite con attenzione. Parlando in modo spontaneo e senza filtri, Papa Francesco si mostra con franchezza, spiega le sue ragioni ed evidenzia ciò che intende fare. Papa Francesco ha sempre detto che non gli piace parlare con i giornalisti e che lo faceva raramente quando era Arcivescovo di Buenos Aires. È vero. Ma il modo in cui usa la comunicazione negli incontri fa pensare che il Papa prima abbia rilasciato poche interviste per prudenza, e non tanto perché non sappia come relazionarsi con i giornalisti.

L’incontro sul volo di ritorno dalla Mongolia ne è un esempio. Papa Francesco è arrivato in Mongolia con tutto il bagaglio delle polemiche che avevano seguito le sue dichiarazioni ai giovani Russi del 25 agosto [QUI]. In sintesi: il Papa ha tenuto una videoconferenza con i giovani Russi, ha coinvolto il gruppo in domande e risposte e, alla fine, ha detto loro di non dimenticare la loro identità, quella della Madre Russia, di Pietro il Grande e di Caterina II.

Le parole del Papa si collocano nel contesto dell’aggressione russa su larga scala contro l’Ucraina. Per gli Ucraini, Pietro il Grande e Caterina II hanno sempre rappresentato coloro che volevano la distruzione dell’Ucraina, avendo lanciato e sviluppato il concetto di imperialismo russo. Anche Sua Beatitudine Lubomyr Husar, l’ultimo Arcivescovo Maggiore della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ad essere creato cardinale [QUI], ha affermato in un’intervista che non poteva sentirsi come il fratello di Caterina e Pietro che volevano sradicare l’Ucraina [QUI].

Era evidente, che le parole del Papa suscitassero polemiche. Era altrettanto ovvio che il governo ucraino ne avrebbe fatto una lettura politica e avrebbe protestato. La Santa Sede ha risposto con un breve comunicato della Sala Stampa della Sante Sede e una nota della Nunziatura Apostolica [QUI]. Si attendeva, però, la spiegazione del Papa.

Papa Francesco, nella sua risposta, non si è scusato. Ha ammesso un piccolo errore, dicendo che forse la sua scelta delle parole era stata “errata”. Il Papa ha anche spiegato il suo pensiero. Voleva dire ai giovani di non perdere il contatto con l’eredità dei loro nonni. Un esempio culturale è venuto in mente. Si ricordò i suoi anni scolastici e di ciò che gli era stato insegnato su Pietro il Grande e Caterina II. Le loro azioni, ha aggiunto, dovranno essere giudicate dagli storici. Stava solo ricordando le lezioni di storia dei suoi anni scolastici. In questo modo Papa Francesco ha smorzato le polemiche.

Nello stesso incontro, il Papa ha fornito altre due pezzi di informazione critici.

Il primo è che, per la nomina dei vescovi in Cina, esiste una commissione bilaterale tra Cina e Santa Sede presieduta dal Cardinale Parolin. È la prima volta che il Papa ci permette di sbirciare nell’accordo segreto per la nomina dei vescovi stipulato con la Cina nel 2018.

Il secondo è che il Papa sta valutando se fare un altro viaggio in Europa (dovrebbe essere in Kosovo) perché non è più facile come all’inizio e quindi ogni viaggio è complicato.

La prima notizia è una concessione. In un momento delicato con la Cina, mentre è prevista a breve la visita del Cardinal Zuppi a Pechino e allo stesso tempo ci sono tensioni sull’interpretazione dell’accordo da parte di Pechino, il Papa si rivolge ai Cinesi, chiede loro di essere buoni cittadini e spiega un po’ come l’accordo con Pechino funziona. È una rassicurazione per i cattolici fatta anche rassicurando la Cina.

La seconda notizia sembra essere più un’esca. Non è la prima volta che il Papa dice che per lui è sempre più difficile viaggiare e il dato è addirittura scontato alla sua età, e dopo aver subito due interventi chirurgici nell’arco di tre anni. Ogni volta che lo dice, però, Papa Francesco mostra invece di voler distogliere l’attenzione da ciò che sta progettando.

Papa Francesco ha già detto di voler visitare il Kosovo e sta pensando di tornare in Argentina l’anno prossimo. Probabilmente, entrambe le opzioni sono ancora sul tavolo. Il Papa, però, non vuole dirlo esplicitamente; mantiene uno spazio per poter annullare un viaggio e farne un altro, e questo dipende sia dalle particolari condizioni del Kosovo (Stato non riconosciuto dalla Santa Sede) sia dal fatto che il viaggio in Argentina potrebbe essere vincolato alle prossime elezioni lì.

Questi esempi dimostrano come il Papa non sia sprovveduto negli incontri. Gestisce l’informazione, condivide alcune notizie invece di altre e a volte inganna con affermazioni che poi si rivelano false – come quando ha fornito tre possibili date per visitare i luoghi del terremoto che ha colpito l’Italia centrale nel 2016, ma nessuna era quello vero, ovvero tre giorni dopo il suo ritorno dal viaggio.

Possiamo dire, quindi, che gli incontri del Papa con i giornalisti ammessi al Volo Papale sono metodi di governo? In un certo senso sì. Così come sono metodi di governo anche le interviste, che il Papa concede personalmente, spesso (quasi sempre) senza passare per il filtro della Sala Stampa della Santa Sede. Il Papa comunica non solo per spiegare se stesso, ma per incidere sull’opinione pubblica. Gestisce le narrazioni ed entra nelle narrazioni. Lo ha fatto anche quando ha saputo che due giornalisti stavano scrivendo una biografia sui suoi anni a Cordoba: li ha contattati. Inoltre, ha risposto alle loro domande e curiosità, ma in cambio ha voluto vedere il testo prima della pubblicazione.

In questo senso, Papa Francesco è un Papa moderno, intelligente con i media, capace di mentire abbastanza per raggiungere i suoi obiettivi. C’è però l’altro lato della medaglia. Cioè, il rischio che un pontificato che dia molto peso all’opinione pubblica rischi di essere un pontificato della opinione pubblica soltanto.

In molti casi, Papa Francesco ha cavalcato l’onda del dibattito comune: dalla promulgazione della Laudato sì agli attacchi al mondo tradizionalista, dal rifiuto di dare risposte chiare su questioni dottrinali alla spinta per il dialogo interreligioso a tutti i costi, dalle sue parole contro la corruzione alla lotta alla pedofilia con lo spettacolare vertice antiabusi del febbraio 2019.

In breve, molte delle decisioni del Papa sono reazioni piuttosto che azioni politiche, reazioni necessarie, in alcuni casi. Ma c’è da chiedersi quante di queste reazioni proteggano la Chiesa e quante proteggano lui.

Eppure queste reazioni rischiano di essere sempre troppo limitate. Ora c’è il dibattito sinodale, che è una risposta alla richiesta di maggiore partecipazione della Chiesa ma considera anche alcuni temi proposti dal Synodaler Weg [Cammino sinodale] tedesco [QUI, QUI, QUI e QUI].

Cosa accadrà se il Sinodo non dovesse soddisfare le aspettative? E, soprattutto, che peso ha il Sinodo mentre il Synodaler Weg continua il suo cammino? A un certo punto, il Papa dovrà assumersi la responsabilità di decidere. Potrebbe delineare la narrativa, spiegando che lo ha fatto perché il popolo di Dio voleva un dibattito, ma come Papa deve garantire l’unità della Chiesa. Tuttavia, le sue azioni alimenterebbero solo una narrazione.

E così, gli incontri con i giornalisti ammessi al Volo Papale e le dichiarazioni pubbliche di Papa Francesco sono davvero una forma di governo. Ma questa forma di governo rischia di restare solo una narrazione e di lasciarci senza risposte. In definitiva, Papa Francesco ha l’idea di mantenere i processi sempre aperti. Comunque, alla fine, è sempre e solo lui a prendere le decisioni.

Questo articolo è stato pubblicato oggi dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].

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