Il Meeting di Rimini ‘alla ricerca dell’essenziale’

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‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’: è il titolo della 45^ edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli si terrà dal 20 al 25 agosto 2024 nella Fiera di Rimini, tratto dal romanzo ‘Il passeggero’ del romanziere statunitense Cormac McCarthy.

Nella conferenza stampa conclusiva di un’ultima giornata molto impegnativa Bernhard Scholz, presidente del Meeting, ha espresso gratitudine per questa edizione: “La visita del Presidente Mattarella che si è appena conclusa con un grande applauso pieno di gratitudine, il bellissimo messaggio del Santo Padre all’inizio del Meeting, e il prezioso incontro con il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi sono per noi un grande onore e un forte incoraggiamento al nostro impegno per il dialogo, nella costruzione di amicizie fra le persone e fra le culture e nella ricerca di vie per la pace…

Siamo grati di aver potuto dialogare in questo Meeting sulle tante sfide che siamo chiamati ad affrontare nella prospettiva di quella ‘amicizia inesauribile’ che il papa ha definito ‘un tema audace’, perché va nettamente controtendenza, in un tempo segnato da individualismo e indifferenza, che generano solitudine e tante forme di scarto”.

Ecco che la 44^ edizione del Meeting ha registrato un afflusso di pubblico che ha superato anche l’affluenza pre-pandemia: “L’ampliamento delle superfici, portato da 105.000 a 120.000 metri quadrati, i cento convegni con circa 400 relatori italiani e internazionali, le 15 mostre e i 17 spettacoli, il Villaggio ragazzi con centinaia di eventi e l’area sportiva, hanno raggiunto oltre 800.000 prenotazioni, sempre grazie all’apporto dei 3.000 volontari, più della metà con un’età inferiore ai 30 anni, ed alla collaborazione di 140 aziende partner e di istituzioni”.

Nell’intervento il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha ricordato il valore dell’amicizia sociale: “L’amicizia, come è evidente, non è una questione intimista. Nasce, anzitutto, dal riconoscere l’altro, nella sua diversità, uguale a noi stessi.

Ecco, ancora una volta, perché il sentimento dell’amicizia supera la qualità, che sovente gli viene attribuita, di mera terapia contro la solitudine, di edulcorante dell’esistenza, e riconferma il suo valore di scelta sociale e politica su cui fondare la società, su cui fondare il rapporto con gli altri popoli nella dimensione della comune appartenenza all’unica famiglia umana e nella dimensione dell’incontro”.

Un’amicizia sociale, a cui non vennero meno i cattolici, quando delinearono nel 1943 la vita democratica in Italia: “A Camaldoli provarono, nella temperie più drammatica, a disegnare una democrazia, un ordinamento pluralista; fondato sull’inviolabile primato della persona e sulla preesistenza delle comunità rispetto allo Stato. Perché il bene comune è responsabilità di tutti.

Come, poc’anzi ricordavo, in Italia abbiamo la fortuna di una Costituzione orientata al rispetto della dignità di ogni persona; alle sue possibilità di realizzazione personale; e, quindi, al perseguimento della felicità di ciascuno, nel rispetto del bene comune”.

Ed ha sottolineato che il ‘Codice di Camaldoli’ ha evidenziato il binomio ‘persona-comunità’, che a distanza di 80 anni non perso il suo valore: “E’ il binomio persona-comunità a sorreggere un ordinamento che non deve essere intrusivo, ma diretto a valorizzare pluralità e libertà…

Un rinnovato umanesimo nel tempo dell’innovazione, in cui avanzano le neuroscienze, la robotica, l’intelligenza artificiale, l’ingegneria genetica, le frontiere della medicina, le tecnologie digitali.

L’amicizia sociale è una dimensione che lega la comunità, nell’affrontare le sfide della storia. Favorire la dimensione sociale dell’amicizia è un impegno a cui sono chiamate, tutte, le pubbliche istituzioni; ma, con esse, anche le forze sociali, economiche, le energie civili”.

Per il Presidente della Repubblica il valore della Patria si fonda su ‘identità plurali: “Le identità plurali delle nostre comunità sono il frutto del convergere delle identità di ciascuno di coloro che le abitano, le rinnovano, le vivificano. Nel succedersi delle generazioni e delle svolte della storia.

E’ la somma dei tanti ‘tu’, uniti a ciascun ‘io’, interpellati dal valore della fraternità, o, quanto meno, del rispetto e della reciproca considerazione. E’ il valore della nostra Patria, del nostro straordinario popolo (tanto apprezzato e amato nel mondo) frutto, nel succedersi della storia, dell’incontro di più etnie, consuetudini, esperienze, religioni; di apporto di diversi idiomi per la nostra splendida lingua; e nella direzione del bene comune.

Amicizia, per definizione, è contrapposizione alla violenza. Parte dalla conoscenza e dal dialogo. Anche in questo, l’amicizia assume valore di indicazione politica. Non mancano, mai, i pretesti per alimentare i contrasti. Siano la invocazione di contrapposizioni ideologiche; la invocazione di caratteri etnici; di ingannevoli, lotte di classe; o la pretesa di resuscitare anacronistici nazionalismi”.

Un intervento concluso con l’appello alla pace: “Non vogliamo rinunciare, oggi, alla speranza della pace in Europa. L’Europa, che conosciamo, è nata da un reciproco impegno di pace che i popoli e gli Stati si sono scambiati, dopo l’abisso della seconda guerra mondiale.

Su quella pace sono stati edificati i nostri ordinamenti di libertà, di democrazia, di diritto eguale. Su quella pace è cresciuta la civiltà degli europei. Non ci stancheremo di lavorare per fermare la guerra.

E’ contro lo strumento della guerra che siamo impegnati per impedire una deriva di aggressioni del più forte contro il più debole. Per costruire una pace giusta. Una pace giusta non può dimenticare il dramma dei profughi”.

Amicizia sociale narrata dal prof. Agostino Giovagnoli, docente di Storia contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ricordando l’amicizia dello statista Aldo Moro con i giovani: “Quando avevano una trentina d’anni ha dato un contributo fondamentale per la Costituente e si rapportava direttamente a figure che avevano una grande esperienza politica come Togliatti, La Pira, Nenni, Calamandrei; aveva una capacità di sintetizzare le posizioni più diverse, di trovare i punti di convergenza, con fatica.

Riusciva a costruire dei ‘ponti’ dal punto di vista giuridico e politico e per questo serviva una ‘umanità’, quella che avvicina gli esseri umani. Gli altri riconoscevano questa profonda autorevolezza”.

All’incontro è intervenuta anche la figlia Agnese Moro: “Ho guardato questo uomo da figlia, giovane. Era una persona stranissima, un uomo sempre ‘fuori posto’… Mi colpiva tanto la sua dedizione al lavoro, anche di domenica e nei giorni di festa aveva sempre migliaia di pagine e di carte da esaminare. Non mi ricordo un solo giorno di festa in cui non ci sia stato anche lavoro.

Questo per me è sempre stato un mistero: come si fa a essere dediti tutti i giorni della tua vita? Come si possono fare giornate come le sue? Non era una dedizione ‘bacchettona’, c’era qualcosa di più.

La risposta secondo me si trova in tre aspetti che lui viveva profondamente: l’eredità di una speranza, un debito verso i più giovani e l’affetto per le persone; la condivisione di questa speranza; la capacità di vedere la speranza anche in un disastro”.

(Foto: Meeting dell’Amicizia tra i Popoli)

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