Attenti. In questo “mondo al contrario” il fascino dei generali potrebbe diventare irresistibile

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 24.08.2023 – Vik van Brantegem] – Ritorniamo sul caso Vannacci con delle considerazioni di Mario Adinolfi, che conclude con l’avvertimento a cui riferisce il titolo di questo articolo, e di Marcello Veneziani, che osserva: «Vannacci, come si è poi dimostrato dal consenso ricevuto, ha detto quel che il senso comune generale pensava e diceva fino a qualche anno fa; e che molti pensano ma non dicono nel presente, per non incorrere nella scomunica pubblica. Se lo ha detto con un linguaggio da caserma è perché lui è un soldato, usa un linguaggio diretto e non mediato culturalmente».

Adinolfi e Veneziani riflettano – dalle loro diversi posizioni – sulla questione democratica nel nostro Paese, la sostituzione o almeno la sconfessione di Crosetto da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri e i “tradimenti” del governo Meloni. Marco Tosatti, offrendo all’attenzione dei lettori di Stilum Curiae [QUI] le considerazioni su La questione democratica in 5 punti, che Mario Adinolfi ha pubblicato su Facebook, osserva: «Sembrano meritevoli di lettura; anche tenendo presente che Adinolfi è personaggi politico, e quindi è normale e naturale che parli pro domo sua. Il tema è il caso del Generale Vannacci, e della reazione del Ministro della Difesa Crosetto. Che, come ha ben scritto il Generale Piero Laporta [QUI], dovrebbe essere sostituito alla guida di quel dicastero [in passato l’abbiamo scritto anche, e con ancora maggiore ragione, in riferimento alla cooperazione militare, in violazione della Costituzione e della legge italiana, con l’Azerbajgian, in guerra con l’Armenia e l’Artsakh. VvB]. Anche se non lo sarà, se, come ci dicono in realtà Crosetto è il master mind di Fratelli d’Italia, l’uomo che guidava, e forse ancora guida (anche se le tutele finiscono, a un certo punto della vita…) la sbaciucchiatrice di presidenti guerrafondai e autocrati sorosiani dittatoriali. Strana gente, ha presentato a Mattarella Giorgia Meloni. Vero?»

Anche Marcello Veneziani in La norma generale e i ministri mainstream è arrivato «ai ministri che si adeguano al mainstream o al minestrone» e “da realista” li invita a porsi qualche domanda: «Per quanto tempo e fino a quando, la gente che vi ha mandato al governo sarà disposta ad accettare questo vostro “astuto” conformarvi al politically correct che fino a ieri avete criticato. (…) Già la politica incide poco e decide poco, e la destra per restare al governo sta accettando grossi compromessi che vediamo tutti. Se cede pure sulle questioni di principio, sui temi sensibili, se si adegua ai pregiudizi altrui, cedendo sui propri o su quelli di sempre, allora chiedetevi perché la gente dovrebbe continuare a sostenervi. Ricordatevi che il ciclo del consenso si è già accorciato di suo, voi così lo accelerate, svendete il consenso ricevuto per ricevere l’assenso del mainstream, che mai avrete in pieno».

Generale scompiglio e normale diversità
di Marcello Veneziani
Facebook, 18 agosto 2023

Il mostro della settimana è il generale Roberto Vannacci, ex comandante della Folgore, col suo libro “Il mondo al contrario” che ha subito scalato le classifiche su Amazon. Linciato a mezzo stampa, con il nullaosta del ministro della difesa Crosetto, per aver scritto quel che il senso comune generale pensava e diceva fino a qualche anno fa. E che molti pensano ma non dicono nel presente, per non incorrere nella scomunica dell’episcopato multisex.

Il peggio che si può dire del suo libro è che usa un linguaggio da caserma. Per forza, lui è un militare (benché trilaureato). Mi limito solo a far notare che la parola chiave che ha suscitato la condanna, “normale”, non ha un connotato morale o valutativo: è la constatazione di fatto che il mondo sin dalle sue origini, si fonda sull’unione tra un uomo e una donna, che costituisce dunque la “regola” generale da sempre. Poi ci sono le diversità, da riconoscere e rispettare.  Infine ci sono gli abusi di chi passa dal diritto alla diversità all’orgoglio esibito fino alla prevaricazione e al divieto di esprimere opinioni difformi in materia. Chi non la pensa come noi ha tutto il diritto di esprimersi, ma non ha il diritto di imporre il suo modo di pensare a noi. Dovrebbe essere normale e invece…

La norma generale e i ministri mainstream
di Marcello Veneziani
La Verità, 20 agosto 2023


C’è stata una novità nella rubrica “Il mostro della settimana” che puntualmente addita al pubblico disprezzo e alla gogna mediatica l’orco del momento: stavolta per il generale Roberto Vannacci è arrivata la sanzione del governo, col ministro della difesa Guido Crosetto che ha rimosso dall’incarico l’ex comandante della Folgore, mentre il suo libro epicamente e rapidamente scalava e capeggiava le classifiche. Non dirò nulla del libro che ho ricevuto, guardato qua e là ma non letto; e se un libro non lo leggi non puoi giudicarlo. Dirò invece qualche cosa sul contesto.

La prima è sull’uso della parola “normale” che è stata la chiave del linciaggio mediatico e politico. Normale/Anormale non è una valutazione morale, etica ma una constatazione di fatto. Per anni, gli stessi movimenti omosessuali si appellavano ai diritti dei “diversi”, presupponendo che gli altri fossero i “normali”. Da sempre l’umanità, ma anche il regno animale, si riproduce e si perpetua con l’accoppiamento tra un maschio e una femmina; è la regola, normale e naturale e non c’è nessun sottinteso elogiativo o spregiativo nel dirlo. È la vita, la realtà e fa parte del senso comune; magari col tempo i numeri e i rapporti saranno invertiti. Normale/Diverso si applica poi a vari contesti: io per esempio sono un diverso perché mancino, e nonostante la cattiva fama dei sinistri che usano la mano del diavolo, non ho difficoltà a definirmi anormale, che non vuole dire abnorme, subnormale, malato, ma semplicemente diverso dalla norma. Inquietante, invece, è l’uso politico della normalizzazione applicata dai regimi totalitari e in uso presso l’Unione europea: serviva a sopprimere scelte e idee non allineate al potere dominante. Non è un caso che alla classica contrapposizione tra paese reale e paese legale, usata soprattutto in ambito nazional-conservatore, la sinistra ha opposto al paese reale “un paese normale”, cioè adeguato al suo standard ideologico e non alla realtà sociale e all’esperienza storica. Qui “normale” è un retaggio inquietante della mentalità totalitaria.

Le diversità sono da riconoscere e da rispettare quando non abusano delle vite e dei diritti altrui (come è il caso di pedofili e stupratori, verso cui legittimamente il gen. Vannacci esprime la sua avversione). Un conto è criticare l’esibizionismo, la supremazia, il lobbismo gay, un altro è condannare una libera scelta privata.

Due, c’è una bella differenza tra chi constata un fatto, seppur sgradevole a taluni; chi esprime un’opinione controversa, da confutare ma da rispettare, o almeno da tollerare; chi narra fatti infondati e spara giudizi cattivi che va sconfessato e spubblicato; e chi infine offende, diffama, dice il falso, che va punito, con un provvedimento penale o disciplinare. La gogna vigente, invece, funziona sin dal primo gradino e reclama punizioni e censure.

Tre, Vannacci, come si è poi dimostrato dal consenso ricevuto, ha detto quel che il senso comune generale pensava e diceva fino a qualche anno fa; e che molti pensano ma non dicono nel presente, per non incorrere nella scomunica pubblica. Se lo ha detto con un linguaggio da caserma è perché lui è un soldato, usa un linguaggio diretto e non mediato culturalmente.

Quattro, prima di condannare e cacciare un uomo, un soldato, guardate al contesto della sua vita professionale e al suo comportamento generale. Vannacci è un militare leale, con un curriculum di valore al servizio della Patria e dello Stato, non può essere con leggerezza rimosso perché in un libro e non in un discorso ufficiale “ha dato voce ai pregiudizi” (che sono per il pensiero conservatore la base del pensare comune, lo dico al ministro di un governo di conservatori; legga Vico, Burke, persino Gadamer, fino al venerato Scruton).

Infine vengo ai ministri che si adeguano al mainstream o al minestrone. Serpeggia in molti ministri e in qualche governatore di centro-destra l’ego-ansia di essere al passo della gogna mediatica, di compiacere i “pregiudizi” discesi dalla “cappa” e non dal sentire comune e dalla tradizione, e di adeguarsi ai codici imposti dalla sinistra ideologica, mediatica e giudiziaria in tema di ambiente, storia, educazione, migranti, sessi. Frasi compiacenti, inchini melliflui, mimiche fino al pianto, ora persino decisioni prone al mainstream. Ponetevi però una domanda: per quanto tempo e fino a quando, la gente che vi ha mandato al governo sarà disposta ad accettare questo vostro “astuto” conformarvi al politically correct che fino a ieri avete criticato?

Sono realista, la cautela è una virtù ma non bastava già il silenzio, elegante ed eloquente, perché avrebbe detto che il governo non scende nella bagarre polemica tra pro e contro? Il silenzio avrebbe scontentato tutti, ma in parti uguali e ridotte, senza compromettere nulla. Ma vorrei osservare una cosa. Già la politica incide poco e decide poco, e la destra per restare al governo sta accettando grossi compromessi che vediamo tutti. Se cede pure sulle questioni di principio, sui temi sensibili, se si adegua ai pregiudizi altrui, cedendo sui propri o su quelli di sempre, allora chiedetevi perché la gente dovrebbe continuare a sostenervi. Ricordatevi che il ciclo del consenso si è già accorciato di suo, voi così lo accelerate, svendete il consenso ricevuto per ricevere l’assenso del mainstream, che mai avrete in pieno.

Il problema è saper dosare audacia e prudenza, e capire quando è il tempo dell’una e quando dell’altra, e saper coltivare anche la terza via; che non è la furbizia di lanciare la palla in tribuna o parlar d’altro, ma saper spiazzare assumendo un punto di vista meno prevedibile e più originale. Per farlo non ci vuole astuzia tattica ma un’intelligenza politica e non solo, che è merce rara in politica e non solo… Consiglio finale gratuito alla Meloni; lasci passare la buriana, poi senza smentire il suo ministro, reintegri Vannacci nel suo incarico dicendo che per un militare il fare conta più del dire, e la dimostrazione di lealtà alla patria e alle istituzioni vale più di una dissertazione su temi che esulano dalla sua competenza. Non è il massimo ma sarebbe almeno un decoroso paracadute…

La questione democratica in 5 punti
di Mario Adinolfi
Facebook, 19 agosto 2023


Il problema non è che il ministro Crosetto sia applaudito da Alessandro Zan sulla questione del generale rimosso in 24 ore dal suo incarico per aver espresso opinioni che infastidiscono la lobby Lgbt, con una rapidità da processo sommario che persino un ministro del Pd avrebbe avuto remora ad adottare. Il problema a questo punto non è neanche la palese subalternità culturale che il ministro e il governo tutto dimostrano nei confronti delle impalcature ideologiche della sinistra, visto che non sono dotati di un impianto ideale decente e a ogni parola mostrano balbettio e insicurezza, vedi Sangiuliano al premio Strega, La Russa che nasconde il busto del Duce e vuole fare l’antifascista, più o meno tutta Fratelli d’Italia sulla strage di Bologna e i rapporti coi Nar. Il problema è un altro e a questo punto è un problema di democrazia.

Ammetterete che avevamo previsto tutto, tanto da chiedervi il 25 settembre 2022 come Popolo della Famiglia di dare forza a una Alternativa per l’Italia piuttosto che cadere nella trappola della falsa alternativa. Ma gli italiani hanno scelto Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni (e Crosetto e La Russa ecc) perché erano stati i soli a battersi contro il governo del Pd, di Conte, di Mario Draghi. In quel governo c’erano anche gli attuali alleati della Meloni, è vero, ma sempre malsopportati: era chiaro che l’impianto ideologico era retto dal Pd. Contro quell’impianto gli italiani hanno votato a valanga issando la Meloni a Palazzo Chigi.

A meno di un anno da quelle elezioni il bilancio è chiaro ed è figlio di una serie di impegni pubblicamente assunti da Giorgia Meloni con atti e dichiarazioni in contrasto con le ragioni per cui ha ottenuto un mandato così pieno dal popolo italiano.

1. Gli italiani hanno sostenuto un governo che a parole ha messo la famiglia, la vita e la natalità al primo posto della sua azione, tanto addirittura da coniare un ministero nuovo ad hoc a cui è stata chiamata la pro-life Eugenia Roccella. Nel giro di poche settimane la Meloni e la stessa Roccella, mentre ad esempio negli Stati Usa guidati dai conservatori venivano votate leggi finalmente antiabortiste, si piegavano a dichiarare che mai avrebbero toccato la legge 194 (con tanto di voto unanime a una mozione parlamentare Pd che definiva l’aborto “un diritto”), proponevano la sanatoria per “i figli delle famiglie arcobaleno”, subivano la proposta dell’Aifa per una contraccezione giovanile gratuita di massa, rinunciavano a qualsiasi proposta di reddito di maternità pur sostenuta in campagna elettorale confermando invece il fallimentare assegno unico voluto da Draghi e dal Pd. Sul fronte del fine vita ampie aree della maggioranza, da Forza Italia al leghista Zaia, esprimevano sostegno alla linea di Marco Cappato su suicidio assistito e eutanasia, tanto che i due suicidi assistiti finora avvenuti in Italia sono stati autorizzati nelle Marche (regione guidata da Fratelli d’Italia) e in Veneto (regione guidata da Zaia, appunto, che ha apertamente rivendicato il suo sostegno).

2. Gli italiani hanno votato per una discontinuità rispetto alla linea Draghi europeista e atlantista, in particolare in riferimento al sostegno armato all’Ucraina. La Meloni si è dimostrata più draghiana di Draghi, moltiplicando i decreti per la fornitura di armi a Zelensky, armi che hanno provocato mezzo milione di vittime e una tragica crisi economica nel nostro Paese che soffre più di altri l’inflazione e ha visto impennarsi le rate dei mutui per via della scellerata politica di innalzamento dei tassi della Bce, contro la quale il mutismo italiano è stato persino imbarazzante. Sotto elezioni per la Casa Bianca forse la Meloni cambierà idea quando la cambierà il dem Joe Biden. Non sarà un buon segno.

3. Gli italiani hanno votato una Giorgia Meloni nota per i suoi legami politici con Marine Le Pen, con Viktor Orbán, con Donald Trump tramite Steve Bannon, con gli spagnoli di Vox ai quali regalò una splendida orazione contro l’ideologia gender. Ora i compagni di strada preferiti sembrano essere il dem Joe Biden, Zelensky e la von der Leyen. Una virata di cui bisognava avvertire gli elettori prima del 25 settembre scorso. È vero che la Meloni così facendo ha incassato l’applauso convinto di Mario Monti, ma forse il suo elettorato se avesse saputo che voleva piacere a Monti avrebbe fatto scelte diverse.

4. Gli italiani hanno votato per un deciso cambio di passo nella scuola, con la costruzione di una rivoluzione come quella avviata dal centrodestra in Lombardia con il buono scuola. Invece ci ritroviamo con i ministri che si commuovono per l’eco-ansia di strambe studentesse seguaci di Greta Thunberg e con le carriere alias per adolescenti che si atteggiano a transgender e tutta la paccottiglia Lgbt legittimata senza colpo ferire.

5. Gli italiani chiedevano e chiedono una stretta sull’immigrazione clandestina, questo governo è riuscito a fare molto peggio dei governi del Pd: siamo ad agosto e siamo già oltre i centomila sbarchi con oltre duemila morti in mare; quando il “cattivo” Salvini guidò il ministero dell’Interno furono 23.370 nel 2018 e 11.471 nel 2019, con proporzionale riduzione dei morti in mare. La Meloni si era presentata per anni e in campagna elettorale come quella del blocco navale. Che bisogna trarre come conclusione? Che si tratta di una persona che parla tanto per parlare, priva di concreta capacità di governo dei fenomeni?

Questi 5 punti (natalità e vita, guerra e conseguente crisi economica, orizzonte politico internazionale, scuola e formazione valoriale dei giovani, immigrazione) dovevano segnare la forte discontinuità di un governo che finalmente si svincolava dalle impalcature ideologiche del Pd. Invece la verità è che non c’è un solo provvedimento di questo governo che non potrebbe tranquillamente essere votato anche dal Pd. Tranne l’occupazione della Rai, quella è stata fatta semplicemente ricalcando il modello offerto dal Pd. Ma gli italiani non intendevano come discontinuità il passaggio dell’Eredità da Flavio Insinna a Pino Insegno.

La vicenda di Crosetto e dell’immediata punizione del generale non è grave per la modalità truce con cui ci si è inginocchiati alla logica di Alessandro Zan (parlamentare Pd) e della lobby Lgbt, ma perché esemplifica anche con la tempistica come sia priva di sostanza la proposta politica e culturale complessiva di Fratelli d’Italia. Noi lo sapevamo già. Ma gli italiani hanno creduto che la Meloni fosse il cambiamento. I 5 punti dimostrano che non solo il cambiamento non c’è stato, ma che rischia di incancrenirsi un modo di governare totalmente svincolato dai bisogni espressi dall’elettorato. Si apre, insomma, una questione democratica. Perché il messaggio che arriva agli italiani è che votare non serve a niente, che “rossi e neri sono tutti uguali”. Questa è la fine della democrazia. E allora, attenti, che il fascino dei generali potrebbe diventare irresistibile.

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È un “mondo al contrario”. E il libro del Generale Vannacci ce lo conferma (due volte) – 20 agosto 2023

Foto di copertina: Guido Crosetto e Giorgia Meloni. Dove può portare il clamore mediatico, e ora politico, nato intorno al caso dell’estate? Mentre il governo prova a mettere fine alle polemiche – il 22 agosto il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, ha sentito il Ministro della Difesa Guido Crosetto – tiene banco il dibattito sul futuro del Generale Roberto Vannacci.

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