Assunzione al cielo della Vergine: ‘un segno grandioso’ di speranza

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La solennità della Vergine Maria, assunta in cielo in anima e corpo, infonde speranza e ci incita a guardare il cielo, vera patria dell’uomo redento da Cristo Gesù. Maria indica la meta ultima del nostro pellegrinaggio terreno; ci  ricorda che tutto il nostro essere: anima e corpo, è destinato non a marcire in una fossa ma a risplendere nel regno dei cieli; questo è  il vero ‘tesoro nascosto o la perla preziosa’ per la quale Gesù esorta a trascurare tutto per entrarne in possesso.

Gli antichi romani oggi celebravano le ‘feriae Augusti’, termine tradotto in italiano ‘ferragosto’; la Chiesa di Oriente celebra la solennità della ‘dormitio’ della beata Vergine Maria, l’evento che precedette il suo passaggio dalla terra al cielo in anima e corpo. Fa eco la Chiesa Cattolica che il 1° novembre 1950 il Pontefice Pio XII, alla presenza del collegio cardinalizio, di oltre 700 Vescovi e di una folla immensa ha definito come dogma di Fede che “l’Immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”, verità professata e testimoniata sin dagli inizi del cristianesimo.

Il Concilio Vaticano II ne ha confermata la dottrina ed ha aggiunto che Maria, madre di Gesù, è immagine ed inizio della Chiesa, che avrà il suo compimento nell’età futura: nella risurrezione della carne. L’Assunta diventa così il paradigma dell’essere umano.

La festa di oggi ci invita ad alzare il capo e a guardare il cielo, ultima meta del pellegrinaggio terreno. Tale festa non solo rafforza la nostra fede nella Risurrezione del nostro corpo mortale ma è stimolo a rispettare sempre l’uomo (anima e corpo) e la vita umana destinata al cielo.

Maria è infatti la primizia dell’umanità nuova; la creatura nella quale il mistero di Cristo ha avuto pieno effetto riscattando la beata Vergine Maria dalla morte e trasferendola (anima e corpo)  nel Regno dei cieli, regno della vita immortale. Maria diventa la nuova Eva, che ha seguito Cristo Gesù, nuovo Adamo, nella passione e nella gioia eterna.

L’uomo, creato da Dio con un’anima spirituale ed immortale, redento da Cristo Gesù, come ogni  assetato corre alla fonte per dissetarsi così ogni anima umana aspira a vivere, a godere la luce che non tramonta mai. Maria è stata associata alla vittoria di Cristo anche con il suo corpo perché Immacolata, concepita per grazia di Dio senza macchia di peccato originale; a sua tempo anche per ciascuno di noi si avrà una identica vittoria: ‘Tu non hai voluto, o Padre, si legge nel prefazio della Messa, che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato l’autore della vita’.

L’Assunzione della Vergine al cielo è forza per noi, nel nostro pellegrinaggio terreno; è segno di sicura speranza: preservata dal peccato originale per la sua missione di essere tempio dello Spirito Santo, madre del Salvatore, Maria è segno grandioso per l’uomo di ieri e di oggi, segno che illumina il destino di ogni essere umano. In Maria infatti si sono realizzate le promesse salvifiche: la liberazione del peccato e la vittoria sulla morte.

Maria così ci accompagna soprattutto nelle prove più ardue e complesse; noi, valutando il mistero dell’Assunzione impariamo a valutare nella giusta dimensione le realtà terrene. Gesù ci dice: ‘Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e l’osservano’ (Lc. 11,28),

Maria ci sprona ogni giorno a non attardarci negli affanni dell’ora presente, ma a sollevare lo sguardo per lasciarlo spaziare negli sconfinati orizzonti dove è Cristo, assiso alla destra del Padre. Per l’uomo moderno , spesso inquieto ed attonito di fronte all’enigma del dolore e della morte, Maria assunta al cielo è una gioiosa speranza; Essa ci esorta a sollevare lo sguardo. Questa festa è uno stimolo provvidenziale a meditare sulla vera dignità dell’uomo redento da Cristo.

Questa celebrazione ci fa pregustare la preziosità del nostro corpo: l’uomo è una unità sostanziale di anima e  di corpo, sintesi mirabile di spirito e materia; non siamo anima racchiusa in  un corpo, per cui dirà l’apostolo paolo: ‘Glorificate Dio nel vostro corpo’ ( 1 Cor. 6,20). Pensiamo per un istante al corpo di Maria che portò per nove mesi il Figlio di Dio nel suo seno; Maria che andò a visitare la cugina Elisabetta; che fu accanto a Gesù ai piedi della croce dove Gesù ce l’ha consegnata come madre.

‘Donna, ecco tuo figlio!, Giovanni, ecco tua madre!’: noi oggi la invochiamo: rivolgi a noi, madre, gli occhi tuoi misericordiosi. Maria da parte sua inneggia a Dio: ‘L’anima mia magnifica il Signore; ha fatto cose grandi in me colui che è potente’.  Gesù, come sai, è un amico esigente ed indica mete alte, chiede di uscire da se stessi, andargli incontro affidando a Lui tutta la vita : ‘Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà’!

E’ bello avere un ideale da raggiungere, abbattere le barriere della superficialità e della paura per realizzare il nostro vero ruolo. Siamo figli di Dio? viviamo da figli e realizzeremo la meta.               

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