230° giorno del #ArtsakhBlockade – Continuazione. Cronaca dal campo di concentramento della soluzione finale di Aliyev in Artsakh. Sequestrato un malato in custodia della Croce Rossa

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.07.2023 – Vik van Brantegem] – Oggi l’Azerbajgian ha fatto un altro passo verso la soluzione finale in Artsakh. Un cittadino di 68 anni del Nagorno Karabakh, che veniva trasportato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (che concorda tutti i trasferimenti con l’Azerbajgian) per cure salva vita in Armenia, è stato fermato dalle guardie di frontiera dell’Azerbajgian al posto di blocco azero illegale sul ponte Hakari e trasferito in un altro luogo. Al momento che scriviamo, il rappresentante della Croce Rossa è con il cittadino della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, ma le trattative non hanno dato ancora alcun risultato. Questo è un atto inimmaginabile di sequestro di una persona protetta dalla Croce Rossa. Ciò è particolarmente orribile, soprattutto perché gli Armeni a cui viene concesso il rarissimo permesso di attraversare il Corridoio di Berdzor (Lachin) con la Croce Rossa – per Baku l’unico uso concesso per il corridoio – sono generalmente gravemente malati.

++++ AGGIORNAMENTO ORE 13.30 ++++ In questo momento nessun rappresentante delle forze di mantenimento della pace russe o del Comitato Internazionale della Croce Rossa è con il paziente e il luogo della sua detenzione è sconosciuta.
La Croce Rossa ha annullato il ritorno dei cittadini della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh che avrebbero dovuto essere riaccompagnati a Stepanakert dopo aver ricevuto le necessarie cure mediche in Armenia. ++++

AGGIORNAMENTO ORE 13.45 ++++ «Oggi l’Azerbajgian ha arrestato un cittadino dell’Artsakh di 68 anni che era stato trasferito per cure mediche in Armenia con l’assistenza del Comitato Internazionale della Croce Rossa. L’uomo è stato portato dal posto di blocco in un luogo sconosciuto. Questo atto di rapimento, coinvolgendo anche il CICR, è profondamente preoccupante. Serve come ulteriore prova che l’Azerbaijgian ignora qualsiasi accordo, anche quelli raggiunti con l’assistenza internazionale. I colloqui di pace sembrano futili e insinceri quando l’Azerbajgian agisce impunemente.
Riesci a immaginare le potenziali conseguenze se accettiamo gli “aiuti umanitari” da Aghdam? Potrebbe portare a una catena di rapimenti e uccisioni. La leadership di Baku dimostra continuamente le sue intenzioni dannose nei confronti del popolo armeno. L’Azerbajgian deve rilasciare urgentemente il cittadino dell’Artsakh e la comunità internazionale deve intraprendere azioni decisive per impedire che questa politica di genocidio persista. Il posto di blocco illegale sul Corridoio di Lachin deve essere demolito immediatamente» (Ruben Vardanyan, già Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh).

Il Presidente degli USA ha le capacità e i mezzi per togliere di mezzo il posto di blocco azero illegale e di liberare il Corridoio di Berdzor (Lachin) dai nomadi Tartari che ci campano illegalmente. Gli eroi azeri di Aliyev sono molto bravi nel combattere anziani, donne incinte, bambini e soldati armeni nel loro sonno. Non pensiamo che lo saranno altrettante nei confronti dei marines di Biden.

«La comunità internazionale dovrebbe considerare la questione dello smantellamento dello Stato azero. L’Azerbajgian è il peggiore di tutti i Paesi artificiali attualmente esistenti. Questo è un Paese specializzato in terrorismo di Stato, rapimenti, omicidi e rapine. Solo il completo smantellamento dell’Azerbajgian può influenzare positivamente l’instaurazione della pace regionale e della sicurezza internazionale» (Ararat Petrosyan, Vice Direttore di Armenpress).

«Dopo il rapimento arbitrario di un Armeno del Nagorno-Karabakh sotto la sorveglianza del CICR dal posto di blocco illegale nel Corridoio di Lachin, è difficile immaginare quali “aiuti umanitari” gli Armeni possano ricevere dall’Azerbaigian attraverso Aghdam. Baku fa del suo meglio per “integrazione” e creare fiducia» (Anush Ghavalyan, giornalista).

L’Azerbajgian mantiene la sua promessa di concedere agli Armeni del Nagorno-Karabakh gli stessi diritti e le stesse libertà che concede agli Azeri in Azerbajgian. ++++

++++ AGGIORNAMENTO ORE 15.00 ++++ Il Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, Gurgen Nersisyan, ha scritto sulla sua pagina Facebook: «È interessante notare che l’Azerbajgian ha sempre cercato in ogni modo possibile di ostacolare il processo di trasferimento dei pazienti in Armenia anche attraverso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e ha presentato ogni volta nuove condizioni al CICR, e questo è stato un altro passo per creare paura tra le persone per passare attraverso il Corridoio di Lachin per le cure. Queste sono le conseguenze quotidiane del riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Azerbajgian e del chiamare l’Artsakh Azerbajgian, dell’insufficiente condanna da parte delle autorità della Repubblica di Armenia dei crimini commessi da mesi contro il popolo dell’Artsakh e del comportamento della comunità internazionale che mostra quasi inazione. Queste [conseguenze] devono essere prevenute ad ogni costo».

Nel frattempo, Baku annuncia ancora una volta che «assicura il passaggio dei residenti, del Comitato Internazionale della Croce Rossa e delle truppe di mantenimento della pace russe attraverso il posto di blocco sul confine». ++++

++++ AGGIORNAMENTO ORE 15.30 ++++ «Sul fatto del rapimento del cittadino dell’Artsakh, Vagif Khachatryan, l’ufficio del procuratore azero ha rilasciato un comunicato dal quale emerge chiaramente che quanto sta accadendo è un crimine ben pianificato. L’ufficio del procuratore dell’Azerbaigian è impegnato in veri e propri rapimenti di persone a un posto di blocco criminale» (Ararat Petrosyan, Vicedirettore di Armenpress).

Vagif Khachaturyan, rapito oggi alla presenza di sua figlia e di un rappresentante del CICR, è nato nel 1955 ad Artsakh e risiede nel villaggio di Patara. L’Azerbajgian lo accusa di aver preso parte a “gruppi criminali” che avrebbero commesso crimini contro gli Azeri il 22 dicembre 1991. Come tutti i maschi dell’Artsakh, anche lui ha protetto la sua patria nella guerra del 1991-94. Quindi, tutti quanti nelle sue condizioni sono sulle liste azere per essere arrestati per “crimini di guerra”. Comunque, a prescindere dalla questione di fondo, in concreto l’accusa è falsa, perché nel villaggio di Meshali non c’è stato un crimine come detto dal procuratore azero.

«Questa vicenda in realtà tocca un punto delicato: il motivo per cui alcuni residenti di etnia armena di Nagorno-Karabakh non si sentono più sicuri a transitare al posto di blocco anche per evacuazioni con il CICR è dovuto al fatto che molti erano coscritti e hanno partecipato alla guerra degli anni ’90 o del 2020, sono stati indirettamente avvertito che potrebbero essere trattenuti al checkpoint dell’Azerbajgian allestito lungo il Corridoio di Lachin il 23 aprile di quest’anno, e processati a Baku, analogamente alla sorte di numerosi Armeni attualmente sotto processo da parte delle autorità azere» (Nagorno Karabakh Observer).

«Quotidianamente, l’Azerbajgian si sta dimettendo dalle false narrazioni che ha creato sulla sua volontà di vivere in convivenza con il popolo del Nagorno-Karabakh.
Oggi Vagif Khachaturyan, 68 anni, che veniva trasportato dal Nagorno-Karabakh all’Armenia per cure mediche, accompagnato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, è stato rapito dai rappresentanti del servizio di guardia di frontiera dell’Azerbajgian e portato in un luogo sconosciuto. Né i parenti di Khachaturyan, né i rappresentanti il CICR o le forze di mantenimento della pace russe sono a conoscenza del luogo in cui si trova Vagif Khachaturyan. Il suo destino è sconosciuto al momento della stesura di questo testo» (Edmon Marukyan, Ambasciatore con incarichi speciali della Repubblica di Armenia). ++++

++++ AGGIORNAMENTO ORE 16.00 ++++ La notizia data dall’agenzia stampa statale azero Azertac:
«Una delle persone ricercate a livello internazionale in relazione al genocidio di Meshali è stato arrestato
Baku, 29 luglio, AZERTAC – Continuano le indagini sul procedimento penale avviato dall’ufficio del pubblico ministero sulla base degli articoli pertinenti del codice penale della Repubblica di Azerbajgian sui fatti di genocidio, deportazione di persone di nazionalità azera, distruzione e danneggiamento di numerosi beni appartenenti agli abitanti del villaggio e proprietà dello Stato da parte dei membri delle forze armate armene illegali il 22 dicembre 1991 nel villaggio di Meshali del distretto di Khojaly.
AZERTAC è stato informato dal servizio stampa dell’ufficio del procuratore generale, che alla data indicata dall’indagine, Vagif Cherkezovich Khachaturyan, nato nel 1955, cittadino della Repubblica di Azerbajgian, che viveva nel villaggio di Badara del distretto di Askaran, lavorava come autista dell’impresa di trasporto automobilistico della città di Khankendi, insieme ad altre persone di nazionalità armena, ha fatto un’incursione distruttiva armata contro gli Azeri che vivevano nel villaggio di Meshali. Il gruppo nel suo insieme, utilizzando varie armi, comprese armi da fuoco e veicoli da combattimento della fanteria, ha ucciso 25 persone di nazionalità azera, ferito 14 persone in vari modi. 358 Azeri sono sfrattati dai loro luoghi di residenza legale in violazione del diritto internazionale e le leggi dell’Azerbajgian.
Inoltre, Vagif Cherkazovich Khachaturian ha continuato le sue azioni criminali insieme ai suoi complici e ha distrutto e danneggiato proprietà appartenenti allo Stato e agli abitanti del villaggio, causando un totale di 5 milioni 496 mila e 900 manat di danni materiali.
A causa del fatto che sono sorti sufficienti sospetti ragionevoli riguardo al procedimento penale, ed è stato deciso di trattenere Vagif Cherkezovich Khachaturyan come persona accusata ai sensi degli articoli 103 (genocidio) e 107 (deportazione o trasferimento forzato della popolazione) del codice penale della Repubblica di Azerbajgian, ma le indagini non avevano permesso di sapere dove si trovava e il 12 novembre 2013 è stata emesso un mandato di cattura internazionale.
A seguito delle ricerche condotte, il 29 luglio 2023 Vagif Khachaturyan è stato arrestato dal personale militare del servizio di frontiera di Stato al valico di frontiera di Lachin sul confine di stato Azerbajgian-Armenia, mentre cercava di recarsi nella Repubblica di Armenia con la scusa di ricevere cure mediche attraverso la mediazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Sarà assicurato che Vagif Khachaturyan verrà collocato in una struttura medica a Baku, con la necessaria assistenza medica e saranno fornite le condizioni per i rappresentanti del CICR a fargli visita.
Allo stato attuale proseguono le necessarie misure operative e investigative per assicurare alla giustizia gli altri imputati nel procedimento penale». ++++

++++ AGGIORNAMENTO ORE 17.00 ++++ Qualsiasi maschio Armeno di età superiore ai 18 anni in Artsakh rischia di essere accusato di crimini di guerra dall’Azerbajgian. L’Azerbajgian ha utilizzato le stesse accuse infondate per giustificare gli omicidi e i rapimenti di anziani civili nell’Artsakh durante la guerra. Nessun Armeno sarebbe al sicuro a vivere sotto il dominio dell’Azerbajgian.

«”Oggi mio fratello, domani potrebbe essere chiunque di noi”: il fratello di Vagif» (Marut Vanyan).

Qui chiudiamo per oggi gli aggiornamenti sul caso del rapimento Vagif Khachaturian dalle forze armate azeri al posto di blocco illegale sul Corridoio di Berdzor (Lachin), mentre i 20 camion con 400 tonnellate di aiuti umanitari stanno ancora fermi a Kornidzor. ++++

Oggi siamo entrati nel giorno 230 della pulizia etnica in Artsakh/Nagorno-Karabakh e come parte della sua politica di fame durante il blocco illegale che ha imposto dal 12 dicembre 2022, l’Azerbaigian continua a violare il cessate il fuoco per interrompere il lavoro degli agricoltori armeni in Artsakh sparando contro di loro ed impedire i raccolti, anche se sono attenuate man mano che la crisi umanitaria continua ad aggravarsi e l’attenzione internazionale sulla situazione è aumentata. L’uso della fame dei civili come metodo di guerra è proibito dal diritto internazionale.

Al posto di blocco illegale dei finti “eco-attivisti” al posto di blocco vicino a Shushi, i militari azeri intimidavano i giovani Armeni che tornavano a casa, accompagnati dalle forze di mantenimento della pace russe e sfregiavano con un pugnale la bandiera dell’Artsakh sull’autobus. Si può immaginare cosa succederà, se l’Artsakh venga “integrato” in Azerbajgian, secondo la legislazione azera, se un Armeno “integrato” esponesse la bandiera dell’Artsakh.

Il Corridoio di Berdzor (Lachin) non serve solo a ricevere cibo e medicine dall’Armenia, che secondo l’opinione unilaterale dell’Azerbajgian dovrebbe essere sostituito con la strada da Aghdam, nella parte dell’Artsakh occupata dalle forze armate azere. Si tratta di preservare l’identità nazionale degli Armeni del Nagorno-Karabakh. L’alternativa al Corridoio di Lachin, riconosciuta internazionalmente (con la firma dell’Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev) è la pulizia etnica. È tutto. O come dice l’Assistente di Aliyev, Hikmet Hajiyev: “Game over!”, il gioco è finito, fino della corsa.

Gli Armeni dell’Artsakh sono prigionieri in un campo di concentramento all’aperto sulla propria terra da quasi 8 mesi. Aliyev, l’autocrate dell’Azerbajgian, ha condannato 120.000 Armeni di cui 30.000 bambini a morte, rendendo totale il suo blocco contro di loro nonostante l’ordine della Corte Internazionale di Giustizia. La politica di appeasement, di passività nei confronti di questo criminale psicopatico deve finire: l’inerzia rende la comunità internazionale complice di crimini contro l’umanità.
Delle reali intenzioni dell’Azerbajgian in relazione al Nagorno-Karabakh ha parlato Sossi Tatikyan in un’analisi “Integrazione” degli armeni del Nagorno-Karabakh: uno strumento per la sottomissione e la pulizia etnica dell’Azerbaigian, pubblicata ieri da EVN Report [QUI], presentando una serie di scenari simili, dall’evacuazione della Carelia finlandese durante la Seconda Guerra Mondiale all’integrazione come mezzo per soggiogare il popolo dell’Artsakh. De seguito presentiamo l’incipit dell’articolo, nella nostra traduzione italiana dall’inglese.

«Il blocco dei circa 120.000 Armeni in Nagorno-Karabakh (nome armeno Artsakh) imposto dall’Azerbajgian dal 12 dicembre 2022, si è sempre più approfondito e intensificato nonostante l’ordinanza giuridicamente vincolante del 22 febbraio 2023 della Corte Internazionale di Giustizia per garantire il movimento senza ostacoli di persone, veicoli e merci lungo il Corridoio di Lachin in entrambe le direzioni. Il blocco è iniziato con pseudo eco-proteste da parte di attivisti sponsorizzati dallo Stato, si è evoluto nell’istituzione di un posto di blocco da parte dei servizi di frontiera azerbajgiani ad aprile e, infine, nel divieto prima alle forze di mantenimento della pace russe e poi al Comitato Internazionale della Croce Rossa di fornire aiuti umanitari dall’Armenia al Nagorno -Karabakh tra maggio e luglio. Dopo aver affermato senza alcuna prova per mesi che l’Armenia stava trasportando armi, mine, munizioni e personale militare attraverso il corridoio bloccato, le autorità azere hanno sequestrato dagli autisti a contratto del CICR “contrabbando” di sigarette, carburante e telefoni cellulari e ha vietato loro di trasportare qualsiasi materiale umanitario; anche le evacuazioni mediche regolari sono diventate rare, una volta alla settimana o due settimane. Parallelamente, le forze armate azere hanno continuato a sparare sistematicamente sui civili che cercavano di raccogliere i loro raccolti, hanno lanciato attacchi militari su piccola scala con conseguenti vittime e hanno minacciato di condurre una nuova operazione militare (Vendetta-3) per eliminare la capacità di autodifesa del Nagorno-Karabakh.
Infine, il blocco ha raggiunto la sua fase critica a luglio: le autorità di fatto del Nagorno-Karabakh hanno dichiarato di aver esaurito il carburante, molti prodotti alimentari e medicine. La maggior parte delle donne incinte soffre di malnutrizione, una di loro ha perso i suoi due figli e molte hanno abortito a causa delle circostanze causate dal blocco. Il 25 luglio, il CICR ha annunciato ufficialmente che per settimane non è stato in grado di consegnare aiuti umanitari che erano l’ancora di salvezza della popolazione della zona e ha espresso preoccupazione per l’impatto sui gruppi più vulnerabili. Il 26 luglio, l’Armenia ha inviato 19 camion di aiuti umanitari come cibo, latte artificiale e medicinali alla presenza degli ambasciatori accreditati in Armenia e della missione dell’Unione Europea in Armenia. L’Azerbajgian, tuttavia, ne ha bloccato l’ingresso denunciandolo come una provocazione contro la sua integrità e sovranità territoriale e ha affermato che è stato concordato a Brussel che la strada di Aghdam dovrebbe diventare un’alternativa alla strada di Lachin.
Il giorno successivo, l’Unione Europea ha fatto riferimento in modo inequivocabile agli ordini della Corte Internazionale di Giustizia e ha esortato Baku a “garantire la sicurezza e la libertà di movimento lungo il Corridoio di Lachin a breve e a non permettere che la crisi si aggravi ulteriormente”. In risposta, Hikmet Hajiyev, Assistente del Presidente dell’Azerbajgian, ha accusato l’Armenia di manipolazione politica e l’ha esortata a fermare “le rivendicazioni territoriali contro l’Azerbajgian, ritirare elementi delle sue forze armate dalla regione del Karabakh dell’Azerbajgian e cessare di finanziare il regime fantoccio illegale”. Ha continuato chiedendo il “disarmo di tutte le forze illegali”, “la reintegrazione degli abitanti Armeni del Karabakh in Azerbajgian” e ha annunciato che “il gioco è finito”.
Quali sono le reali intenzioni dell’Azerbaigian in relazione al Nagorno-Karabakh?
Trasformando il Nagorno-Karabakh in un grande campo di concentramento, l’Azerbajgian sta sostanzialmente sottintendendo che soggiogare o pulire etnicamente 120.000 Armeni, attraverso la fame, lo spopolamento o una nuova offensiva militare, è un diritto sovrano dell’Azerbajgian e impedirgli di esercitarlo liberamente è un intervento negli affari interni dell’Azerbajgian da parte dell’Armenia e della comunità internazionale. Questo accade nonostante il riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Azerbajgian, incluso il Nagorno-Karabakh come parte di esso, fatto dal Primo Ministro dell’Armenia il 22 maggio, oltrepassando una linea rossa da molto tempo per la società armena, e usandola persino per giustificare il suo comportamento. In realtà, il riconoscimento da parte dell’Armenia del Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbajgian non dà a Baku il diritto di esercitare l’assoggettamento e la pulizia etnica, ma la obbliga a fornire garanzie di sicurezza e diritti umani al Nagorno-Karabakh in linea con gli standard internazionali. La situazione attuale ha inoltre accresciuto la responsabilità della comunità internazionale per la sicurezza ei diritti della popolazione armena del Nagorno-Karabakh.
La fase critica del blocco dimostra chiaramente le mega-intenzioni a lungo sospettate dell’Azerbajgian. Alcune di queste intenzioni sono legate al Nagorno-Karabakh e altre alla sovranità armena. In questo articolo mi occuperò solo delle intenzioni dell’Azerbajgian in relazione al Nagorno-Karabakh.
L’Azerbajgian sta cercando di realizzare uno dei seguenti scenari per gli Armeni del Nagorno-Karabakh o una combinazione dei loro elementi:
1. Lo scenario dell’evacuazione della Carelia finlandese nel 1940-1944.
2. L’integrazione come mezzo di sottomissione:
a. Tagliare il legame con l’Armenia per privare l’identità etnica.
b. Sottomissione sotto la copertura dell’“integrazione”.
c. Negazione dell’autodeterminazione non solo esterna ma anche interna.
3. Assedio tipo Sarajevo in corso.
4. Grande carestia/fame: scenario Holodomor.
5. Uno scenario che combina elementi del massacro di Srebrenica o della guerra del Kosovo.
Esaminiamo ciascuno di questi scenari in dettaglio» [continua a leggere [QUI]].

Video.

«Il blocco imposto dall’Azerbajgian da quasi otto mesi, dimostra chiaramente la sua mancanza di intenzione di stabilire la pace in Artsakh. Invece, il Paese lavora attivamente per privare gli Armeni dell’opportunità di vivere nella loro patria con dignità in pace. Questa terribile situazione è peggiorata nell’ultimo mese, con l’Azerbajgian che ha vietato l’importazione di beni umanitari cruciali nell’Artsakh, lasciandoci in urgente bisogno. La comunità internazionale è testimone di queste azioni, rendendo essenziale l’intensificazione della pressione internazionale sull’Azerbajgian. Questa pressione può aiutare a contrastare la politica di pulizia etnica e di sfollamento forzato che l’Azerbajgian ha imposto nell’Artsakh. Nonostante le azioni dell’Azerbajgian, rimaniamo fermi nella nostra ricerca di una vita libera e dignitosa sulla nostra terra. La nostra determinazione a raggiungere questo obiettivo rimane incrollabile» (Ruben Vardanyan).

Dalla Turchia (con l’Azerbajgian due Stati, un fascismo: l’alleato affidabile dell’Italia nella NATO con il partner affidabile dell’Unione Europea per il gas azero riciclato russo): «In Turchia la Legge antiterrorismo viene regolarmente usata per ridurre al silenzio le voci critiche. L’ultimo caso, avvenuto il 25 luglio, riguarda 5 giornalisti: Sibel Yükler (Direttore di T24), Delal Akyüz e Fırat Can Arslan (Redattori della Mezopotamya Agency), Evrim Kepenek (Direttore di Bianet) e del freelance Evrim Deniz. Quattro su cinque sono stati scarcerati con la condizionale. Secondo il Sindacato turco dei giornalisti, alla data del 12 luglio erano 20 i giornalisti in carcere nel Paese» (Amnesty International Italia).

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

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