64ª Udienza del Processo 60SA in Vaticano. Quarto giorno di requisitoria, forte sole di parole offensive, in mancanza di prove

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 25.07.2023 – Ivo Pincara] – Oggi 25 luglio 2023, nella 64ª Udienza del processo penale per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, sono intervenuto i Promotori di Giustizia Alessandro Diddi, Gianluca Perone e Roberto Zannotti, per la quarta parte di requisitoria in riferimento all’affare del palazzo di lusso al numero 60 di Sloane Avenue a Londra.

Nella requisitoria di oggi sono state ricostruite le circostanze per le quali il Direttore Generale dell’Istituto per le Opere di Religione, Gian Franco Mammì, negò il finanziamento alla Segretaria di Stato, definita “una richiesta al buio”.

Il protagonista della requisitoria di oggi è stato Mons. Mauro Carlino. già Segretario particolare del Sostituto per gli affari generali, prima del Cardinale Angelo Becciu poi dell’Arcivescovo Edgar Peña Parra.

Diddi ha parlato di un vero e proprio “paradosso”, con un “piano ufficiale, rappresentato nelle carte”, e uno “sottostante”, “un piano di realtà parallelo fatto di mail, chat e conversazioni”. Secondo Diddi Mons. Mauro Carlino era “un pubblico ufficiale”, che “aveva il dovere di chiamare l’autorità giudiziaria”: “Quei 15 milioni si potevano bloccare”. Il sacerdote leccese, dunque, pur ripetendo “in maniera ossessiva” di aver sempre agito secondo “obbedienza, fedeltà e riservatezza”, per il Promotore di Giustizia in realtà avrebbe “contribuito a un’estorsione”.

Sul Faro di Roma, Sante Cavalleri – osservando che nella sua requisitoria (definita “delirante”) il Promotore di Giustizia motiva la colpevolezza di Mons. Mauro Carlino perché avrebbe dovuto disobbedire – scrive che secondo Diddi «non doveva obbedire a quanto gli veniva richiesto, cioè di pianificare un pagamento (deciso da Peña Parra e non certamente dal sacerdote leccese) a favore di Gianluigi Torzi. (…) Basta questa affermazione a qualificare come totalmente assurda l’intera inchiesta condotta dall’Ufficio del Promotore di Giustizia sugli investimenti della Segreteria di Stato. Ma c’è dell’altro. Al processo abbiamo avuto conferma del fatto che per Diddi, evidentemente, ci sono in Vaticano personaggi al di sopra di ogni sospetto e altri che sono colpevoli comunque. Così a Carlino si rimprovera anche di aver trasmesso alla Gendarmeria la richiesta del suo superiore Peña Parra (non imputato) di verifiche sul Direttore Generale dello IOR che si era messo di traverso per bloccare il famoso mutuo per il palazzo di Londra da cui è nato tutto questo pandemonio. Per la Segreteria di Stato non erano chiare infatti le motivazioni per le quali il Direttore Generale dell’Istituto per le Opere di Religione negò il finanziamento (…). Ebbene si può discutere tutto, ad esempio se i superiori della Segreteria di Stato, all’epoca pienamente responsabile della gestione finanziaria dei fondi che gli erano affidati, avessero o meno il diritto di vederci chiaro sul “no” dello IOR e su possibili motivazioni nascoste (che non c’erano, sembra di capire) di tale decisione, ma non certo rimproverare a un “officiale”, ovvero a un funzionario sostanzialmente esecutivo, come Carlino, di aver trasmesso un ordine che arrivava dal suo capo».

Il Promotore di Giustizia si è anche soffermato sul reato di pubblicazione di documenti riservati, di cui è accusato Tommaso Di Ruzza, già Direttore dell’allora Autorità d’Informazione Finanziaria, oggi Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria, in riferimento a quanto era uscito su L’Espresso. Al riguardo, Cavalleri sul Faro di Roma obietta «che erano chiaramente dirette a rovinare l’immagine del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, al quale era stata promessa tremenda vendetta (dopo una condanna del Tribunale vaticano per il medesimo reato di divulgazione di documenti riservati) da chi ha poi manipolato l’accusatore Perlasca, come è stato accertato nel processo».

Come abbiamo riferito [QUI], nella 47ª Udienza del 22 febbraio 2023, alla domanda se avesse svelato la sua fonte alla Chaouqui, Emiliano Fittipaldi ha spiegato che conosce la pierre dal 2014, ma non ricorda di averle parlato del documento che aveva pubblicato su L’Espresso.

Insieme a Francesca Immacolata Chaouqui e al collega Gianluigi Nuzzi, tra il 2015 e il 2016 Fittipaldi è stato tra gli imputati del processo Vatileaks 2 (la prima udienza si svolse il 24 novembre 2015 e il processo si concluse il 7 luglio 2016 con l’assoluzione di Nicola Maio con formula piena, il proscioglimento dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, le condanne per Monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda e per Francesca Immacolata Chaouqui rispettivamente a 18 e 10 mesi di reclusione, con pena sospesa per la Chaouqui).

Nel interrogatorio in aula del 22 febbraio 2023, Fittipaldi ha detto di aver letto le dichiarazioni spontanee rilasciate dalla Chaouqui alla Gendarmeria vaticana un mese dopo il suo articolo, nelle quali la pierre spiegava di possedere le prove che la fonte di Fittipaldi fossero interna all’AIF. “Ma io non rilevo mai le mie fonti – ha aggiunto – e a chi me le chiede mento e faccio schiuma per confondere le acque”. Subito dopo però, Fittipaldi ha detto di poter rivelare da chi ha ricevuto il contratto, perché “la fonte mi ha autorizzato a farlo”: “Il contratto me lo diede il Dottor Massimo Massinelli, un collaboratore di Mincione, che me lo ha mandato in formato digitale.

Poi, Fittipaldi ha negato categoricamente di avere avuto le carte da Tommaso Di Ruzza, come ha negato anche che il documento gli fosse arrivato da qualcun altro all’interno del Vaticano, escludendo pure che Di Ruzza potesse aver avuto qualche ruolo nella consegna.

Poi, il Promotore di Giustizia applicato, Professore Avv. Gianluca Perone (esperto di diritto commerciale), si è occupato di dare chiarimenti rispetto ad alcuni capi di accusa che pendono su Enrico Crasso, nella sua attività di gestione e consulenza finanziaria per la Segretaria di Stato, mentre il Promotore di Giustizia aggiunto (sezione per i reati in materia economico-finanziaria), il Professore Avv. Roberto Zannotti, si è soffermato su altri reati, riferibili ad altri imputati.

I legali del Cardinal Becciu: “Accusa fabbrica racconto forte solo di parole offensive”

“Anche oggi abbiamo assistito a un susseguirsi di suggestioni che poco ha a che fare con la ricerca della verità ed il bilancio delle prove, teoremi lontani dalla realtà dei fatti e da quanto dimostrato. Siamo certi che i toni, i modi, il linguaggio di questo Promotore di Giustizia non siano condivisi nella Santa Sede, che le espressioni ripugnanti utilizzate dal Prof. Diddi non possano trovare approvazione da parte di Papa Francesco e di Sua Eminenza il Cardinale di Stato Pietro Parolin. Il Cardinale è innocente, lo abbiamo dimostrato e non è alzando i toni e usando epiteti offensivi che si può cambiare la realtà. Non ci faremo spaventare dalle urla e dalla veemenza espressa in aula e continueremo a proclamare la sua innocenza, ormai resa evidente a tutti dall’istruttoria dibattimentale”. È quanto dichiarano gli Avvocati Maria Concetta Marzo e Fabio Viglione, difensori del Cardinale Angelo Becciu.
“Il Promotore di Giustizia persevera nel tentativo di fabbricare un racconto mediaticamente forte ma concretamente privo di alcuna logica e, soprattutto, di prove che lo dimostrino, nel quale si confondono continuamente i piani tra il diritto penale e il diritto canonico”, proseguono i legali.
“Al rappresentante dell’accusa sembra non importare assolutamente il fatto che, anche tramite la Signora Marogna, il Cardinale si attivò per la liberazione di una suora rapita, e quindi per salvare una vita umana. Un’operazione che Monsignor Becciu condusse in maniera riservata su diretto mandato del Papa, tanto è vero che il Santo Padre autorizzò il successore di Monsignor Becciu, Peña Parra, a continuare nei pagamenti nell’ambito dell’operazione per liberare la suora”.
“Con la sua requisitoria sventola un drappo rosso che copre le debolezze dell’impianto accusatorio e in maniera non diversa continua a celare numerosi elementi cruciali dietro un omissis, come polvere sotto al tappeto”, concludono gli Avvocati Viglione e Marzo.

Il Cardinal Becciu: “Dipinto in modo deformante, sfregiato come uomo e prete”

“Sono addolorato dalle parole del Promotore di Giustizia. La mia ricostruzione dei fatti documentata e puntuale in aula ha dimostrato che ho sempre lavorato per il bene della Chiesa e per essa ho speso la mia vita”. A dichiararlo, in merito al processo che lo vede coinvolto, il Cardinale Angelo Becciu.
“Sono innocente e non mi stancherò di ripeterlo! Sono innocente non soltanto perché non ho mai rubato un soldo né mi sono arricchito né ho arricchito i miei familiari. Le approfondite verifiche degli inquirenti sui nostri conti bancari lo hanno dimostrato!”
“Queste sono alcune delle ragioni per le quali mantengo ferma la fiducia nell’imparziale giudizio del Tribunale, che si tratti delle vicende relative al Palazzo di Londra o alle ragioni umanitarie che hanno spinto a esperire tutti i tentativi possibili per salvare la vita di una suora missionaria o, ancora, al sostegno legittimo alle iniziative caritatevoli della Diocesi di Ozieri che ha la sola colpa di essere legata alle mie origini e di una cooperativa che lavora con la Caritas presieduta da una persona che ha la sola colpa di essere uno dei miei fratelli”, prosegue il Cardinal Becciu.
“Ciò che mi ha più ferito è stato che il Promotore di Giustizia non ha portato uno straccio di prova per suffragare le sue accuse, ma mi ha descritto in modo assolutamente deformante, finendo per sfregiare la mia figura di uomo e di prete”.
“Respingo con sdegno e ribrezzo le frasi insinuanti e offensive sulla mia vita sacerdotale e di servitore del Papa! Non può un uomo che si vanta di operare a nome del Papa cadere in simili bassezze!”, evidenzia il Cardinale.
“È una pagina dolorosa non solo per me e la mia famiglia, coinvolta ingiustamente, ma per la stessa Chiesa: a essere traditi sono l’intento con il quale si è dato avvio a questo procedimento e il modo con cui i Sacri Canoni definiscono il ruolo del Promotore di Giustizia, ovvero ricercare effettivamente la verità e la giustizia, rallegrandosi anche quando si trova evidenza dell’innocenza dell’imputato”, spiega Becciu.
“Sono dolente di doverlo affermare, ma questo non è avvenuto! Non so davvero come sia stato possibile tentare di stampellare iniziali accuse di colpevolezza dopo tutto quello che il processo ha dimostrato”.
“Spero che tutta questa sofferenza finirà presto”, conclude il Cardinal Becciu.

La requisitoria sembra scritta tre anni fa

Come l’abbiamo già osservato e, come in una lucida e documentata esposizione dei fatti che sono oggetto della requisitoria del Promotore di Giustizia vatcano ha osservatore Andrea Gagliarducci nel suo articolo del 22 luglio 2023 Processo 60SA in Vaticano. Cosa c’è e cosa non c’è nella prima parte di requisitoria [QUI], «la requisitoria di Prof. Avv. Alessandro Diddi sembra davvero scritta tre anni fa: non tiene conto che i fatti emersi al processo lo smentiscono dall’inizio alla fine. A meno che sia stata scritta già tre anni fa anche la sentenza…», osserva l’attento osservatore Andrea Paganini.

Per quanto dovesse ancora servire, aggiungiamo il commento della nostra attenta lettrice F. P.: «Mi preme sottolineare, in riferimento alla competenza professionale del Promotore di Giustizia vaticano, che al di qua del Tevere (in Italia) esercita attività professionale come avvocato penalista a difesa di “soggetti” che sono risultati essere dei “criminali”; mentre al di là del Tevere (in Vaticano) come Promotore di Giustizia si prodiga, a mio parere con relativa incompetenza, come paladino di Ingiustizia-ad accusare un innocente, che così risulta essere, sino a prova contraria.
Ma intanto il Cardinal Becciu è stato sottoposto ad una persecuzione, causa una condanna già inflitta prima di essere giudicato.
 A mio modo di vedere “del tutto personale”, con intento di dare credibilità alla sua azione giudiziaria, il Promotore di Giustizia vaticano si presenta se stesso come vittima, dichiarando di essere stato “oggetto” di una campagna diffamatoria da parte del Cardinal Becciu. Nel merito di tale ridicola affermazione, non si rende neppure conto, che avrebbe dovuto e potuto aggiungere un altro capo di imputazione, uno in più o uno in meno, non fa la differenza.
Tutto ciò la dice alla grande della sua competenza tecnico/legale/giuridica.
Nel ricollegare quanto detto dal Cardinal Becciu, con la sua dichiarazione spontanea nella 63ª Udienza, in raffronto a quanto sinora esposto in requisitoria dal Promotore di Giustizia e da quanto riferito dalle deposizioni dei testi, che hanno avuto parte e/o conoscenza su come sono avvenuti i FATTI, che sono oggetto dell’accusa. MAI viene citato, dai testi, il nome del Cardinal Becciu come responsabile di ALCUNCHÉ. Mentre sono stati fatti dei nomi, per i quali viene lasciato la valutazione alla Corte, che invece appartiene al compito del Promotore di Giustizia.
Altro aspetto rilevante da sottolineare è il fatto che l’accusa considera come unico colpevole soltanto il Cardinal Becciu, che pure nelle operazioni “speculativa” ha avuto solo un ruolo marginale, rispetto ad altri nella Segreteria di Stato. Perché viene considerato reato, ciò che era una consuetudine, fare azione speculativa, che in quanto tale comporta dei rischi “insiti e congeniti”, e che possono dare guadagno come pure perdita.
Nella requisitoria in corso di svolgimento, con cui il Professore Avv. Diddi formula in pubblico processo le sue determinazioni contro i chiamati in giudizio, afferma che il processo viene svolto a seguito di due denunce: una da parte dell’Ufficio del Revisione dei Conti e un’altra da parte dell’Istituto per le Opere di Religione.
Avendo seguito codesto processo sin dall’inizio, esprimo ora il mio dubbio su questa affermazione del Promotore di Giustizia, che le denunce possano essere solo due.
Che cosa è stata l’interloquizione intercorsa tra la Ciferri ed Diddi, in un numero totale di 126 chat? Che tra l’altro in 120 sono state omissate, insabbiate, occultate e/o sotterrate- con la motivazione che era stato aperto un nuovo fascicolo processuale.
Dalla lettura delle escussioni dei testi Perlasca, Ciferri e Chaouqui si può desumere con relativa approssimazione, che la Ciferri denuncia o segnala al Promotore di Giustizia che la Chaouqui abbia interferito con o manipolato la deposizione di Perlasca. Nelle chat si è parlato per caso di simulazione di un suicidio? Per caso si è parlato di un incontro-tranello al ristorante, per fare cadere nell’esca il Cardinale? Per caso si parla nelle chat di un concorso della Gendarmeria?
Tutti questi interrogativi, pur essendo emersi in fase di escussione dei testi sopracitati, sono destinati a rimanere senza risposta. Poiché pure essendo depositati agli atti processuali e conosciuti dalla Corte e dal Promotore di Giustizia. Non sono consultabili e tantomeno utilizzabili dalle difese, con grande disprezzo dei diritti delle difese, valore riconosciuto in un qualsiasi paese civile.
Ora, entrando nel tema del resoconto della 63ª udienza, intendo sottolineare la puntuale ed incontrovertibile memoria depositata dal Cardinal Becciu, nella quale precisa il periodo temporale con cui aveva incarico come Sostituto alla Segreteria di Stato, che non coincidono con i capi di accusa che gli vengono contestati. Come non coincide la responsabilità oggettiva che ricade sul firmatario, e cioè sul Perlasca, secondo il Promotore di Giustizia persona fragile, manipolato e condizionabile. Ma soprattutto-non viene definito pentito, anzi, la sua posizione è stata archiviata. Ci si chiede come mai gli sono stati sequestrati il conto bancario? Ad un’innocente?
Concludo per sottolineare il pastrocchio combinato dal Promotore di Giustizia Diddi: come mai non sono stati chiamati in giudizio TUTTI coloro che hanno avuto una responsabilità oggettiva nell’acquisto del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra, come per altro precisato nel memoriale e deposizione testimoniale, del Sostituto della Segreteria di Stato attualmente in carica, Mons. Peña Parra.
Nel susseguirsi dei fatti, il Professore Avv. Diddi si comporta come il contadino distratto, che v’a nell’orto a zappare, ma invece si dà la zappa ai piedi. Addirittura potrebbe avere coinvolto tutti i più grandi capi del Vaticano, nessuno escluso, con responsabilità pari se non superiori a quelle imputate al Cardinal Becciu. Peraltro, sono coloro che gli pagano lo stipendio, con le offerte date dai poveri e dai fedeli di Santa Romana Chiesa.

Indice – Caso 60SA [QUI]

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