Papa Francesco: in economia prevalga il bene comune

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Il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano ha aperto in Vaticano due giorni di incontro della Fondazione ‘Centesimus Annus Pro Pontifice’, che celebra il trentennale: l’amicizia sociale e la cultura dell’incontro sono valori inclusivi, che sanno promuovere realmente uno sviluppo delle società e dei singoli nel segno della coesione, evitando la tentazione di rifugiarsi ‘nella sfera del privato’. Esistono due fattori che possono indirizzare verso una coesione e una integrazione maggiori, sui quali il papa insiste molto: l’ ‘amicizia sociale’ e la ‘cultura dell’incontro’.

Il card. Pietro Parolin ha imperniato su questi due valori il discorso di apertura dell’incontro organizzata dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice per i 30 anni della sua nascita, intervenendo sul termine ‘comunità’, contenuto nel titolo dell’incontro ‘La memoria per costruire il futuro: Pensare ed agire in termini di comunità’: “Ormai è chiaro a tutti che i problemi, la ricerca di soluzioni e le aspettative di molti nostri fratelli e sorelle hanno una dimensione globale e richiedono risposte altrettanto globali”.

Se nell’enciclica ‘Centesimus Annus’ di san Giovanni Paolo II, pubblicata nel 1991, il magistero attribuiva in quel momento storico ‘grande importanza a valori come la democrazia e la libertà’, oggi lo scenario attuale trova eco nella riflessione sviluppata da papa Francesco nell’enciclica ‘Fratelli tutti’, in cui si asserisce che parole come democrazia, libertà, giustizia o unità ‘sono state piegate e modellate per servire come strumenti di dominio, come etichette prive di significato’, buone per qualsiasi azione. L’indebolimento del “complesso di valori” con i quali oggi deve misurarsi chi prende decisioni politiche o economiche richiede ‘un attento discernimento per salvaguardare gli interessi generali’.

Mentre nell’udienza papa Francesco ha incentrato l’intervento sulla centralità della persona: “La centralità della persona, il bene comune, la solidarietà e la sussidiarietà, in questi trent’anni per voi si sono trasformate in azioni concrete e hanno contagiato il cuore e le azioni di tante persone. Sono grato alla Fondazione e a tutti voi per il prezioso lavoro che avete compiuto; in particolare, per quanto operato negli ultimi dieci anni attraverso la recezione e il rilancio dei contributi che ho cercato di dare allo sviluppo della Dottrina sociale”.

Ed ha ripercorso i passi salienti del suo magistero: “Nell’Esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’ ho voluto mettere in guardia dal pericolo di vivere l’economia in modo malsano… Molti di voi operano nel campo economico: sapete bene quanto può essere di giovamento per tutti un modo di immaginare la realtà che ponga al centro la persona, che non sminuisca il lavoratore e che cerchi di creare il bene per tutti.

L’Enciclica ‘Laudato sì’ ha messo in luce il danno dovuto al paradigma tecnocratico dominante e ha proposto la logica dell’ecologia integrale, dove ‘tutto è connesso’, ‘tutto è in relazione’ e la questione ambientale è inscindibile dalla questione sociale, vanno insieme. La cura dell’ambiente e l’attenzione ai poveri stanno o cadono insieme. In fondo, nessuno si salva da solo e la riscoperta della fraternità e dell’amicizia sociale è decisiva per non scadere in un individualismo che fa perdere la gioia di vivere. E fa perdere anche la vita”.

E citando due italiani, recentemente scomparsi, Paolo Grossi e Giampiero Neri, papa Francesco ha sottolineato il bisogno di comunità: “Forse, affinché la comunità diventi davvero un luogo dove il debole e chi non ha voce possa sentirsi accolto e ascoltato, serve da parte di tutti quell’esercizio che potremmo chiamare del ‘fare spazio’. Ognuno ritrae un po’ il proprio ‘io’ e questo permette all’altro di esistere. Ma per questo bisogna che il fondamento della comunità sia l’etica del dono e non quella dello scambio…

Cari fratelli e sorelle, pensare e agire in termini di comunità è dunque fare spazio agli altri, è immaginare e lavorare per un futuro dove ciascuno possa trovare il suo posto e avere il suo spazio nel mondo. Una comunità che sa dar voce a chi non ha voce è ciò di cui tutti abbiamo bisogno”.

(Foto: Santa Sede)

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