II caso dei calciatori francesi. Se l’omofobo è un islamico tutto va bene

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.05.2023 – Renato Farina] – È vietatissimo, è arci-proibito manifestare pubblicamente dissenso all’ideologia arcobaleno, e rifiutarsi di scendere in campo indossando i colori del gender. Ma la scampi dal marchio di omofobo e dalla conseguente denuncia in Procura a una condizione: essere musulmano e proclamarlo. In quel caso puoi sfoggiare l”‘esimente Allah”. E ti viene riconosciuta – incredibile ma vero! – la libertà di pensiero e di dissenso dal pensiero unico. il quale – ma l’avevamo già capito – tollera solo una eccezione alla propria dittatura: un’altra dittatura, quella musulmana. Non è una teoria, è cronaca francese. Mi spiego.

Il 17 maggio è la giornata mondiale contro la omotransfobia. Ideona. Come accaduto per il movimento Black Lives Matter (Le Vite Nere Contano) il calcio funziona da formidabile vetrina e i suoi campioni vi si espongono come testimonial delle cause che vantino l’appoggio delle crème culturali e delle élite sociali newyorchesi e parigine. Volenti o nolenti, lo fanno sempre. È una sorta di ricatto per essere ammessi nel circolo dei presentabili, anche se terzini spaccaossa, tutto è perdonato, se ti genufletti o metti la fascetta. Ricordate il lazzaretto morale nel quale era minacciato di essere rinchiuso chiunque avesse manifestato dubbi sul teatrino, che serviva da paravento a manifestazioni di violenza nelle periferie americane e francesi? Come ha scritto Michel Houellebecq: sottomissione. Idem stavolta. In Francia la locale federazione ha deciso di anticipare alla scorsa domenica di campionato la celebrazione della giornata, fatta passare per manifestazione di solidarietà alla comunità LGBTQIA+, ma dovunque espressione di propaganda ideologica eticamente obbligatoria per l’educazione gender. Una iniezione subliminale per “colonizzare”, come dice Papa Francesco a proposito di questo tsunami ideologico, la coscienza dei ragazzini, che salterebbero nel pozzo se glielo chiedesse quel loro eroe con il numero 10, e che adesso è fasciato tutto di arcobaleno.

Con il titolo «Homo ou hétéro, on porte tous le même maillot» (omo o etero, portiamo tutti la stessa maglia), le squadre hanno giocato con l’obbligo per tutti – la famosa liberté – di mettersi una fascia arcobaleno al braccio e di portare sulla casacca il rispettivo numero colorato dei sette colori sventolati al Gay Pride. Nessuno di quelli che hanno calpestato il prato ha eccepito: unanimità, tutti contro la discriminazione dei gay, ed è abbastanza ovvio, ma perché c’è chi si arroga il diritto di pensare al posto mio persino il modo di manifestarlo? E dunque sono 8 i musulmani che non si presentano in campo.

Ah la fraternité! Spettacolo di concordia, bisogna evitare di far presente il rifiuto dei calciatori idoli delle banlieue musulmane. Poi però un allenatore si arrabbia. È l’allenatore dei Brest, Eric Roy: «Ognuno ha le sue opinioni, io le rispetto, eccome. Ma qui non è che i giocatori assenti hanno discriminato la comunità gay, ma la mia squadra. Hanno favorito il Nantes, che è nostro rivale nella lotta per evitare la retrocessione in Ligue 2. Non bisognava organizzare questa giornata proprio nelle ultime partite di campionato». Roy non sa che è l’ONU ad aver scelto la data e non un collega di Platini. Ma a questo punto l’affare esplode. E incredibilmente rivela l’omertoso placet degli omosessuali ufficiali.

Non possono attaccare i calciatori beniamini degli islamici di Francia, perché questi non sono come i cattolici che protestano contro il gender e la libertà di dissentire dall’imposizione di una visione di Stato della sessualità e del genere, ma si oppongono in ogni modo a qualsiasi discriminazione. Ma i musulmani spaventano un po’. Tolleranti con gli intolleranti, questa è la regola del sottobanco politico. C’è del marcio nella Danimarca omo.

A rivelare che il re è nudo provvede una militante non inquadrata nella nomenklatura LGBT. Scrive in un tweet Mehdi Ma, dell’Amicale des jeunes du Refuge. “@Mehdi_Aifa_AJR Il grande assente di questa polemica sull’omofobia nel calcio sono, non a caso, le associazioni LGBT. Hanno il telefono al polso, l’indignazione veloce, i comunicati stampa che annunciano una denuncia pronta ad essere tirata addosso a chicchessia, ma ecco, stavolta silenzio radio”. Continua. Queste organizzazioni non vogliono essere accusate di «stigmatizzare» i musulmani omofobi. Il tacere sta diventando la norma. «Che rumore avremmo sentito se si fosse trattato di un Griezmann. Qui è come l’omofobia in periferia, non toccate Mostafa o Zakaria». Hanno detto di no a viso aperto alla fascia arcobaleno, in nome delle loro convinzioni.

Personalmente credo che sia un diritto dire di no. Il fatto è che aver avuto di fatto il placet dei capi omosex puzza. Significa che la considerazione della forza e della capacità di violenza di certo islamismo prevale sui presunti ideali.

Denuncia Aifa: «In generale, la comunità musulmana o meglio la popolazione musulmana rifiuta l’omosessualità e trova normale punire, a volte con la pena di morte, gli omosessuali. In Francia, un sondaggio IFOP riportato dalla rivista Marianne mostra che i160% dei musulmani condivide l’opinione che l’omosessualità sia una malattia o una perversione sessuale. Esiste quindi un rifiuto massiccio dell’omosessualità anche altrove, come in Francia, che si riflette in Francia con attacchi omofobi, troppo spesso da parte di persone di origine immigrata e musulmana. l a stampa ne parla regolarmente».

In Francia le organizzazioni che dirigono il gran ballo dei Gay Pride hanno fornito sottobanco agli islamici la patente per guidare i Tir contromano, basta che non suonino il clacson. A questo equivale il silenzio.

Perché questa eccezione verso il rifiuto alla solidarietà degli islamici? Perché sì. Ufficialmente a causa di uno squisito cortocircuito giuridico che bloccherebbe l’indignazione gay. Infatti se accusi un credente coranico di propagandare la discriminazione, scivoli a tua volta nel crimine di islamofobia. E siccome non è ancora chiaro quale tra le due fobie sia la più criminale, le parti si accontentano del pareggio e della reciproca non belligeranza. In realtà questo busillis che, come bugia, ha persino la sua eleganza, nasconde ben altro. La forza intimidatoria della comunità islamica in Francia C’è la deroga Allah. Questa esimente non vale per i cristiani, sarebbero spellati vivi, i portoni delle chiese tappezzati di manifesti con Gesù raffigurato en travesti, contornato di apostoli gay. Vade retro.

Questo articolo è stato pubblicato ieri su Libero Quotidiano.

Foto di copertina: Zakaria Aboukhlal, Marocchino del Tolosa è stato sospeso, ma non per aver rifiutato di indossare la maglia arcobaleno. Domenica Aboukhlal ha scelto di non partecipare alla gara con il Nantes per non dover portare la maglia con il numero con i colori dell’arcobaleno LGBTQIA+. Come lui, altri due compagni di squadra, ma l’attaccante ha voluto spiegare la sua scelta via social, pretendendo rispetto in nome dei suoi principi religiosi. Però, Aboukhlal è stato sospeso per altre ragioni. Durante i festeggiamenti della coppa di Francia, meritatamente vinta contro il Nantes con il suo sigillo finale (5-0), c’è stato infatti un diverbio con l’Assessore allo sport e Vice-sindaco della città, Laurence Arribagé, che chiedeva un po’ di silenzio ai giocatori. Secondo la ricostruzione fatta da RmcSport, Aboukhlal avrebbe replicato pretendendo scuse e dicendo: “A casa mia le donne non parlano così agli uomini”. Il club ha aperta un’indagine interna e sospeso il giocatore.

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