Papa Francesco: dignità sul lavoro ed accoglienza pilastri della società civile

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Giornata intensa quella di oggi di papa Francesco incentrata sull’accoglienza e sul lavoro dignitoso, binomio che non va disgiunto per non dare ‘spazio’alla cultura dello ‘scarto’, come ha sottolineato ricevendo le partecipanti al convegno formativo della ‘Cattedra dell’Accoglienza’ promossa dalla Fraterna Domus, in corso fino a domani a Sacrofano, nel rinnovare l’appello a ‘pensare e generare un mondo aperto’, come ha scritto nell’enciclica ‘Fratelli Tutti’:

“L’Enciclica è un appello a ‘pensare e generare un mondo aperto’ (contro la chiusura ‘da sagrestia’, che a volte abbiamo noi!); e voi rispondete a questo appello: lo fate con il lavoro che portate avanti ogni giorno, senza clamori, senza accendere riflettori, e lo fate anche con questi incontri formativi. Infatti, per poter operare, per poter generare accoglienza, bisogna anche pensare l’accoglienza.

Ecco il grande valore di momenti come questo che state vivendo, nei quali insieme approfondite i diversi aspetti: antropologico, etico, religioso, storico, e così via. Ma la vostra ‘Cattedra’ non è un laboratorio asettico in cui si elaborano formule astratte: è un momento di riflessione inseparabile dal lavoro sul campo, vanno insieme. Mentre ascoltate e studiate, voi tenete presenti i volti, le storie, i problemi concreti e li condividete con i relatori e nei gruppi di confronto. E questo è tanto importante”.

Il primo spunto è preso dal capitolo terzo dell’enciclica e riguarda l’accoglienza: “L’accoglienza è un’espressione dell’amore, di quel dinamismo di apertura che ci spinge a porre l’attenzione sull’altro, a cercare il meglio per la sua vita e che nella sua purezza è la carità infusa da Dio.

Nella misura in cui viene permeata da questo atteggiamento di apertura e di accoglienza, una società diventa capace di integrare tutti i suoi membri, anche quelli che per vari motivi sono ‘stranieri esistenziali’, o ‘esiliati occulti’, come a volte, ad esempio, si trovano ad essere le persone con disabilità, o gli anziani. Su questo aspetto dell’amore il riferimento fondamentale è la prima enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est”.

Il secondo spunto è preso dal quarto capitolo e riguarda la gratuità: “L’aspetto della gratuità è essenziale per generare fraternità e amicizia sociale… L’accoglienza gratuita. Spesso si parla dell’apporto che i migranti danno o possono dare alle società che li accolgono.

Questo è vero ed è importante. Ma il criterio fondamentale non sta nell’utilità della persona, bensì nel valore in sé che essa rappresenta. L’altro merita di essere accolto non tanto per quello che ha, o che può avere, o che può dare, ma per quello che è”.

Accoglienza e gratuità sono gesti che nella Bibbia hanno grande valore: “Mi ha sempre colpito, nell’Antico Testamento, la ricorrenza (nei Profeti, nei Libri storici) delle tre persone per le quali si deve avere una speciale attenzione: la vedova, l’orfano e il migrante. E si ripete nel Deuteronomio, nell’Esodo… nel Levitico, si ripete questo: l’attenzione, la cura per le vedove, per i migranti, per gli orfani.

E’ ricorrente… Sempre c’è questo. E’ importante riprendere questa tradizione dell’accoglienza, del modo di accogliere coloro che non hanno o che vivono una situazione difficile”.

E di dignità nel lavoro il papa ha parlato con il personale dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), facendo riferimento all’enciclica ‘Fratelli tutti’: “La cura per la qualità del lavoro, come pure per i luoghi e per i trasporti, è fondamentale se si vuole promuovere la centralità della persona; quando si degrada il lavoro, si impoverisce la democrazia e si allentano i legami sociali.

E’ importante fare in modo che siano rispettate le normative sulla sicurezza: non possono mai essere viste come un peso o un fardello inutile. Come sempre accade, ci rendiamo conto del valore della salute solo quando viene a mancare. Un aiuto può venire anche dal ricorso alla tecnologia”.

Ed ha chiesto di non separare il lavoro dalla famiglia: “La netta separazione tra luoghi di vita familiare e ambienti lavorativi ha avuto conseguenze negative non solo sulla famiglia, ma anche sulla cultura del lavoro. Ha avvalorato l’idea secondo cui la famiglia sarebbe il luogo del consumo e l’impresa quello della produzione.

Questo è troppo semplicistico. Ha fatto pensare che la cura sia fatto esclusivo della famiglia e non c’entri con il lavoro. Ha rischiato di far crescere la mentalità secondo la quale le persone valgono per quel che producono, per cui fuori dal mondo produttivo perdono valore, identificato in modo esclusivo con il denaro. Questo è un pensiero abituale, un pensiero direi non del tutto conscio, ma subliminale”.

E’un invito alla tenerezza: “La compassione e la tenerezza sono atteggiamenti che riflettono lo stile di Dio. Se noi ci domandiamo qual è lo stile di Dio, tre parole lo indicano: vicinanza, Dio sempre è vicino, non si nasconde; misericordia, è misericordioso, ha compassione e per questo è misericordioso; e terzo, è tenero, ha tenerezza. Vicinanza, misericordia compassionevole e tenerezza. Questo è lo stile di Dio e su questa strada dobbiamo andare.

Pensiamo alla vicinanza, alla prossimità: colmare le distanze e collocarsi sullo stesso piano di fragilità condivisa. Quanto più uno avverte di essere fragile, tanto più merita vicinanza. In questo modo, si abbattono le barriere per trovare un comune piano di comunicazione che è la nostra umanità”.

(Foto: Santa Sede)

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