Biden da Zelensky ad un anno dall’invasione di Putin

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Biden è volato segretamente in Polonia, a Rzeszow. Poi da lì, riporta il New York Times, ha compiuto un «viaggio di 10 ore in treno». La Casa Bianca non conferma i dettagli, che verranno resi noti «nei prossimi giorni». È stato però riferito che «poche ore prima» del viaggio, Washington ha avvertito Mosca che il Presidente si stava recando nella capitale ucraina. Quindi, Biden è andato a Kiev con l’OK di Putin, unico messo a conoscenza del viaggio. Biden ha trascorso a Kiev oltre cinque ore, nelle quali si è consultato con Zelensky sui prossimi passi e reso omaggio ai caduti ucraini. «Ucraina, resistenza eroica», ha detto Biden, ma solo Zelensky ha parlato di vittoria. Gli Stati Uniti vogliono che finisca in parità.

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 21.02.2023 – Renato Farina] – Mattinata di luce e ghiaccio a Kiev. Sotto un cielo azzurrissimo e un sole che inonda di gelo le cupole d’oro del monastero di San Michele, alle 11.30 i due capi di Stato – uno alto col cappotto scuro, l’altro basso con un giubbotto militare kaki – camminano sereni, come se la guerra fosse su un altro pianeta. Suona l’allarme. Vuol dire: accidenti, missili. Invece, imperturbabili loro, sorridenti le scorte che evitano di portarseli via in un bunker come nei film. Intanto sopra volano un paio di aerei della Air Force (che ci fanno qui?). Abbraccio finale, e l’ospite se ne va alla stazione del treno per Varsavia come se fosse quella di Rogoredo.

Della visita di Biden a Kiev non lo sapeva nessuno tra gli alleati. Sono troppi, e la Casa Bianca nutre una sana diffidenza verso le cancellerie europee e i servizi segreti che non siano i suoi. Così l’unico interlocutore informato è stato il Cremlino. Washington ha chiesto a Mosca garanzie di sicurezza. Concesse. Uno dice: e ci mancherebbe rispondesse di no o peggio ancora tacesse. La notizia non comincia con il sì di Putin al viaggio, ma lo precede. E sta nel fatto che la Casa Bianca ha domandato all’arci-nemico delle democrazie una specie di visto, e ci si è fidati delle sue assicurazioni formali (anche se le parole precise sono state tenute segrete).

È questo il segnale più importante, l’unico davvero nuovo che è arrivato ieri dalla capitale ucraina, con la visita tenuta segreta fino all’ultimo del Presidente americano a Zelensky: Putin non ha alcuna intenzione di arrivare a uno scontro diretto e totale con Biden. Non sappiamo se sia perché non vuole o perché non può. In realtà nessuno né a Est né a Ovest può permetterselo. Non sarebbe una battaglia coi cuscini ma con ogive nucleari.

Traduzione dal linguaggio dei segni: faticosamente i leader dei due schieramenti – che pure si detestano personalmente, senza neppure avvolgere nel velo di un formalismo ipocrita il reciproco rancore (si sono dati tranquillamente dell’«assassino») – stanno fissando i confini del campo di tiro e della potenza mortifera degli armamenti. La guerra sta falciando centinaia di migliaia di vite giovani e meno giovani, e resta comunque una follia da fermare al più presto, ma entrambi i leader appaiono consapevoli che nessuna delle forze in campo la vincerà. Perché non può vincerla salvo il precipitare in un abisso dove sarebbe difficile contendere il bottino a Belzebù.

Guardiamo dal nostro punto di vista. Importante per tutto l’Occidente e per il destino delle democrazie è che l’Ucraina non perda la guerra. La sua capitolazione sarebbe una sciagura. Al punto in cui si sono messe le cose, la sconfitta sarebbe una ferita durissima da ricucire. Se dovesse mai garrire la bandiera russa a Maydan, la sciagura sarebbe nostra, ma – come impone la teoria dei giochi – esigerebbe una contromossa devastante.

Joe Biden sta facendo con Volodymyr Zelensky, in modo più plateale, quel che a specchio Xi Jinping fa con Vladimir Putin. Ti sostengo, ti do armi, ma non esagerare, ricordati chi è il più forte. Sono due, uno per parte: USA e Cina Tocca a loro trattare per la pace. Non è vero che la decisione spetti solo a Zelensky come dice lo sciagurato Manfred Weber (il capo del PPE): nel momento in cui noi forniamo armi a iosa, diventa una nostra responsabilità l’uso che ne fa Volodymyr. La Cina sta cercando, in cambio di aiuti in armi e del suo ruolo di sentinella orientale, di spingere Vladimir a trovare spiragli decorosi per un compromesso tollerabile.

Lo stesso comportamento a doppio registro, senza voler paragonare democrazia e turbo-comunismo, tenuto da Biden e il suo segretario di Stato Blinker. Ha sancito un’alleanza «indistruttibile» con l’Ucraina cui continuerà ad assicurare il flusso costante di armi tecnologicamente formidabili sì ma (come ha fatto notare Volodymyr con una punta di malizia) «da prima linea». Insomma, concede a Zelensky una sovranità strategica limitata. La scelta delle parole è importante, e Biden non improvvisa, perché altrimenti combina guai, legge gli appunti dal quaderno. Per cui mai ha detto «vittoria». L’interlocutore in kaki ha espresso questo concetto almeno cinque volte. C’è una logica in questo: deve tenere alto il morale del suo popolo, non può certo impugnare lo stendardo e gridare avanti-che-non-perdiamo. Ma è bene che qualcuno ricordi il costo umano di questa guerra, che non si rimedia con i complimenti ricevuti per «l’eroica resistenza» di militari e popolo tributato da Biden.

A interpretare il senso e l’obiettivo che la Casa Bianca si era riproposta con questo blitz di cinque ore a Kiev di fatto concordato con Mosca, è toccato al Consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan. Si è collegato da Kiev con un gruppo di giornalisti che sono stati scaricati a Varsavia ed erano piuttosto furenti. «Il Presidente non voleva soltanto dire ma mostrare al mondo che è al fianco di Zelensky in una Kiev libera», qualcosa su cui un anno fa nessuno avrebbe scommesso. I temi del «lungo colloquio» a tu per tu? Quello di cui avrà bisogno l’Ucraina «nei prossimi mesi di guerra» per «difendersi dall’aggressione russa», e come avviare il processo «per una pace giusta e duratura». Insomma, l’America vuole che la guerra si chiuda tra pochi mesi. La Russia capirà che non può vincere, e si tratterà. Intanto altre montagne di cadaveri costelleranno il paesaggio di questa follia.

Questo articolo è stato pubblicato oggi su Libero Quotidiano.

Foto di copertina: Joe Biden assieme a Volodymyr Zelensky nella visita a sorpresa di ieri nella capitale ucraina, in cui il leader americano ha fatto tappa dopo un viaggio in treno dalla Polonia. Riserbo totale sul viaggio anche con gli Alleati. Solo Mosca era stata avvisata, per evitare che il prezioso viaggiatore finisse vittima di qualche bombardamento. E la Russia ha dato il suo via libera al viaggio presidenziale (Foto di Evan Vucci /AP).

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