Quarantesimo giorno del #ArtsakhBlockade. Արցախը 40 օր պաշարման մեջ է

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.01.2023 – Vik van Brantegem] – Gli Armeni dell’Artsakh parlano armeno da millenni e quindi lo dicono in armeno, come riportato nel titolo: L’Artsakh è sotto assedio da 40 giorni. L’assedio criminale azero dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh equivale a condannare il popolo armeno dell’Artsakh a una lenta morte, mentre l’Italia stringe accordi militari con Baku e i potenti balordi del mondo a Davos stringono la mano e fanno la foto con il dittatore azero Ilham Aliyev. Tutto per il gas azero (ovvero, russo riciclato). Nel frattempo, il traffico (di persone e merce) da e per la parte ancora libera della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh rimane interrotto dal 12 dicembre 2022. Passano solo veicoli delle forze di pace russi e del Comitato Internazionale della Croce Rossa. La #StradaDellaVita, lungo il segmento di Shushi dell’autostrada interstatale Stepanakert-Goris, è chiuso da sedicenti “eco-attivisti” organizzati e pagati dal regime autoritario dell’Azerbajgian, sostenuti dalla polizia azera e sotto l’occhio vigile delle forze armate azere.

L’assedio di Artsakh è seguito anche in Giappone: アゼルバイジャンが今、やってる事。Cosa sta facendo ora l’Azerbajgian?

Una madre armena anni fa disse qualcosa che riassume la questione dell’Artsakh: «Con vicini come la Turchia e l’Azerbaigian, cresciamo i nostri figli in un rifugio antiaereo, per poi mandarli in trincea quando crescono. Nessuno dovrebbe vivere così». Che Toivo Klaar, Ursula von der Leyen e tutti i loro compagni di balordi che ci “governano” riuniti a Davos, ascoltino.

L’Azerbajgian è uno stato terrorista gestito da un dittatore guerrafondaio e genocida. L’Azerbajgian è una dittatura che nella classifica della libertà di Freedom House sta più in basso dell’Afghanistan. La Russia possiede quote significative nei suoi giacimenti petroliferi e l’Azerbajgian ricicla il gas russo per la rivendita in Europa, con cui finanzia le sue guerre contro gli Armeni Cristiani. È colpevole di crimini di guerra, attualmente impegnato nella pulizia etnica con il #ArtsakhBlockade, con la sicurezza dell’impunità.

«Non stare zitto oggi… perché domani potrebbe essere troppo tardi… 120.000 persone sono a rischio estinzione #ArtsakhBlockade» (Alina Bagdasaryan).

L’Azerbajgian ha commesso il peggior genocidio culturale del XXI secolo: ha distrutto tra il 1964 e il 1987 nel Nakhichevan 89 chiese armene, 5.840 khachkar e 22.000 lapidi. E questo è solo un esempio del genocidio culturale in un territorio sotto controllo azero. Come può uno Stato che non rispetta i monumenti dei morti rispettare i vivi?

L’Azerbajgian pro capite è tra i peggiori inquinatori e i maggiori contributori al riscaldamento globale del pianeta. Aggiungete a questa vasta distruzione ecologica lungo la costa e l’enorme quantità di tossine che scarica nel Mar Caspio, il più grande specchio d’acqua interno del mondo. Ma ai finti “eco-attivisti” azeri che tengono bloccato per “preoccupazioni ambientali” l’unica strada verso il Nagorno-Karabakh, se ne fregano dei 120.000 Armeni che tengono sotto assedio. Non protestano mai contro la distruzione ecologica nel proprio Paese, come farebbero se fossero dei veri ambientalisti [ritorniamo poi sulla questione].

Da oggi i generi alimentari sono razionati con un sistema di tagliandi.

Mentre il resto del mondo chiede allo stato terrorista dell’Azerbajgian di porre fine all’assedio dell’Artsakh, solo l’esercito dell’Azerbajgian con l’aiuto delle cosiddette forze di mantenimento della pace russe mantengono in piedi il #ArtsakhBloccade con l’aggiunta del sabotaggio della fornitura di gas e elettricità dall’Armenia all’Artsakh. L’Azerbajgian, sfruttando la vulnerabilità dell’infrastruttura critica dell’Artsakh, interrompe intenzionalmente la fornitura di gas e elettricità per causare più sofferenze alla popolazione civile dell’Artsakh.

Tutto questo per dire che l’autodeterminazione degli Armeni dell’Artsakh non è solo un diritto, ma anche questione di sopravvivenza.

La Commissione Permanente per gli Esteri del Parlamento canadese ha adottato all’unanimità una mozione, “che, ai sensi dell’ordine permanente 108(2) la Commissione si impegna a tenere un massimo di tre riunioni per studiare l’attuale situazione del blocco del Corridoio di Lachin, isolando di fatto la regione del Nagorno-Karabakh; che il Ministro degli Esteri del Canada, l’Ambasciatore dell’Armenia, l’Incaricato d’Affari dell’Azerbajgian, i rappresentanti delle due comunità in Canada, il Rappresentante Permanente della Repubblica di Nagorno-Karabakh negli Stati Uniti e in Canada e Gegham Stepanyan, il Difensore dei diritti umani del Nagorno-Karabakh siano invitato a testimoniare entro venerdì 3 febbraio 2023”.

“Questa è una mossa storica che darà ufficialmente l’opportunità ai rappresentanti della Repubblica di Artsakh di parlare davanti al parlamento canadese”, ha affermato il Comitato Nazionale Armeno del Canada.

“Nelle condizioni di blocco totale dell’Artsakh da parte dell’Azerbajgian e del suo isolamento dal mondo esterno, questa decisione è di natura eccezionale non solo perché la commissione parlamentare canadese utilizza la dicitura Repubblica di Nagorno-Karabakh, ma invita anche i rappresentanti della Repubblica di Artsakh a una discussione. Questa è una nuova manifestazione di elevazione della soggettività internazionale dell’Artsakh, su cui la rete globale delle commissioni e degli uffici della Federazione Rivoluzionaria Armena sta lavorando da molto tempo”, si legge in una nota.

Gli “eco-attivisti” dell’Azerbajgian si prendono una pausa dal blocco del Corridoio di Lachin nel comfort di un hotel: “Abbiamo bevuto il nostro tè, ora torniamo al nostro posto!”.

Invece, la popolazione dell’Artsakh per colpo loro:
«Ho bisogno di medicine per una donna incinta
Ho bisogno di legno
Ho bisogno di una stufa a legna
Ho bisogno di una bombola di gas ricaricabile
Ho bisogno di latte
Ho bisogno di un litro di benzina
Ho bisogno di Huggies
Ho bisogno di Nutella per il mio bambino
Ho bisogno di sciroppo antipiretico
Senza fine…»
(Marut Vanyan, giornalista freelance a Stepanakert).

«Sono Sofia. Vivo ad Artsakh, ma sono sotto blocco da più di un mese.. Voglio vivere sotto un cielo sereno, e vivere ad Artsakh. Voglio la pace. Siamo circondati da un Paese nemico che vuole sterminarci. Non tacere».

Parlando dei residenti più vulnerabili di Artsakh, i bambini.

«Generazione della guerra․.. In Artsakh, i bambini capiscono perché la strada è chiusa, perché gli adulti devono spiegare perché Babbo Natale non ha portato i regali, perché i loro dolci preferiti, le banane e così via mancano. Di recente mio nipote mi ha chiesto se c’è un aeroporto in Artsakh e ho detto di sì. Mi ha chiesto se è possibile che i suoi regali arrivino in aereo e non gli ho spiegato perché l’aeroporto non funziona, ma lui sa già da tempo perché la strada è chiusa… Il figlio del mio amico ha un carro armato giocattolo e dice che libererà Shushi con esso. Questi sono i nostri figli, crescono come noi nell’Artsakh del dopoguerra. Questi bambini hanno giochi, sogni e morali diversi. Si rallegrano quando si accende la luce, sognano una patria libera e la pace» (Goga Baghdasaryan, 18 gennaio 2023).

Papa Francesco incontra il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, e il Primo Vicepresidente, nonché sua moglie, Mehriban Aliyeva, durante un’udienza privata in Vaticano, 6 marzo 2015 (Foto di Vatican Media/Catholic Press Photo).

L’Azerbajgian ha “acquistato” con la diplomazia del caviale anche il silenzio del Vaticano e di Papa Francesco sull’invasione dell’Armenia e dell’Artsakh [QUI, QUI e QUI]? Il celebre scrittore francese Sylvain Tesson lancia la provocazione e fa calare il mistero dopo la sua esperienza personale, quando ha chiesto al Papa e al Segretario per le Relazione con gli Stati della Santa Sede, l’Arcivescovo Paul Richard Gallagher perché non si esprimevano su ciò che accade in Armenia e Artsakh.

Il finanziamento di alcuni restauri archeologici a Roma da parte di Baku fa calare il dubbio sulla libertà di parola del Papa e della Santa Sede in materia di aggressione dell’Azerbajgian all’Armenia e all’Artsakh.

Ne parla La Vie in un articolo a firma di Pierre Jova e Marie-Lucile Kubacki del 18 gennaio 2023 (nostra traduzione italiana dal francese [QUI]): «”Sono rimasto molto deluso dalla reazione del Vaticano”. Durante una tavola rotonda online organizzata dal Fondo armeno di Francia, il 18 novembre 2022, Sylvain Tesson rivela di aver accompagnato Emmanuel Macron durante la sua ultima visita in Vaticano, qualche settimana prima. Lo scrittore di viaggi, che in Éloge de l’énergie vagabonde (Pocket 2009) ha raccontato i suoi viaggi nel Caucaso, non fa mistero della sua amicizia per gli Armeni. Ha quindi colto l’occasione per chiedere a Papa Francesco e a Paul Gallagher, Ministro degli Esteri della Santa Sede, perché il Vaticano non si è impegnato più pubblicamente con l’Armenia, il primo stato cristiano al mondo, nel conflitto tra essa e l’Azerbajgian. “L’uno mi si è opposto con un’aria di totale costernazione, e l’altro un licenziamento estremamente brutale, in nome del fatto che non spettava al Vaticano occuparsi di denunciare gli aggressori”, si stupisce Sylvain Tesson, mentre ironicamente aggiunge: “ Ho avuto davvero l’impressione di chiedere se potevo fare la pipì sul tabernacolo… Forse non ero istruito nelle sottigliezze della diplomazia vaticana!”.

Lingua papale in tempo di guerra

Lo scrittore riporta a Roma un persistente rimprovero all’interno della diaspora armena in Occidente. Durante l’invasione del Nagorno-Karabakh da parte delle forze di Baku il 27 settembre 2020, Papa Francesco si è limitato ad augurare il ritorno alla pace, in termini neutri, propri del linguaggio pontificio in situazione di guerra: “Prego per la pace nel Caucaso e invito le parti in conflitto a compiere gesti concreti di buona volontà e fratellanza che possano portare alla risoluzione dei problemi (…) attraverso il dialogo e il negoziato”. Durante tutto il conflitto, si è astenuto dal nominare l’Azerbajgian come l’aggressore, dando l’impressione di mandare le due parti schiena contro schiena. (…)».

Il dittatore dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, ha incontrato il Presidente del World Economic Forum, Prof. Klaus Schwab, a Davos. Prof. Klaus Schwab lo trova etico e morale stare accanto a un criminale genocida e sorride, consapevole che sta stringendo la mano a un criminale di guerra e armenofobico, che vuole far morire di fame 120.000 Armeni, nello stesso momento in cui è stata scattata questa foto. Questi che sono i valori che si sostengono a Davos. Mentre Aliyev continua con i suoi crimini con il #ArtsakhBlockade, Schwab collabora a nascondere i suoi crimini. È complice della politica genocida dell’Azerbajgian.

«Grazie @presidentaz per l’incontro piacevole, aperto e costruttivo di questa mattina durante il #wef23 a #Davos. L’@Azerbajgian è un partner importante per @BERS e rimaniamo impegnati a sostenervi nei vostri sforzi per riformare il paese e diversificare e rendere più ecologica l’economia!»

Jurgen Rigterink, Primo Vicepresidente della EBRD è complice della genocida #ArtsakhBlockade dell’Azerbajgian.

«Il WEF funziona come una corte medievale ad alta tecnologia. La maggior parte dei presenti svolge il ruolo di cortigiani in competizione per l’accesso» (Fernand Keuleneer).

Mentre Aliyev viene corteggiato a Davos per le sue forniture energetiche, Baku priva 120.000 Armeni del riscaldamento in pieno inverno. Niente gas da tre giorni. L’Azerbajgian sta cercando di far morire di fame e di congelamento, forzando gli Armeni fuori dalla loro patria. Si chiama pulizia etnica, genocidio.

La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS o, nell’acronimo inglese, EBRD) è un organismo finanziario internazionale che opera nei paesi dell’Europa centrale ed orientale e dell’Asia centrale e che viene, generalmente, ricompreso tra le banche multilaterali di sviluppo regionale, categoria nella quale, oltre alla Banca asiatica di sviluppo, alla Banca Interamericana di Sviluppo ed alla Banca africana di sviluppo, sono annoverate anche la Banca europea degli investimenti e la stessa Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (nota anche come Banca Mondiale). La BERS è stata costituita il 15 gennaio 1990 a Parigi.

Rispetto a queste istituzioni, la BERS presenta delle caratteristiche peculiari che rappresentano l’evoluzione di questa tipologia di organismi internazionali. La BERS presenta, infatti, una forte accentuazione politica del proprio mandato: secondo lo statuto della banca questa può, infatti, operare esclusivamente in quei paesi dell’Europa centrale ed orientale e dell’Asia centrale che stiano attuando la transizione da un sistema monopartitico ed un’economia centralizzata ad un sistema basato sull’economia di mercato, la democrazia pluripartitica ed il pluralismo, favorendo a tal fine il necessario sviluppo del settore privato. Il fine istituzionale della BERS si distingue quindi marcatamente da quello delle altre banche internazionali regionali, cui compete, genericamente, di favorire il progresso e la ricostruzione economica nella rispettiva area di intervento.

Non è tempo di festa: serve una svolta per i diritti umani dopo 30 anni di BERS
Bankwatch.org, 21 giugno 2021


La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) si distingue tra le banche multilaterali di sviluppo per l’impegno dei suoi Paesi azionisti nei confronti dei principi fondamentali della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Poiché la BERS celebra il suo 30° anniversario, è un momento perfetto per riflettere sulle attività della Banca, sul quadro politico in materia di diritti umani e sull’approccio operativo. La Banca ha adottato le misure necessarie per affrontare le sfide emergenti legate alla transizione democratica e al rispetto dei diritti umani nelle regioni in cui opera? Quali progressi sono stati compiuti negli ultimi tre decenni e quali lacune restano da colmare per un sistema solido che prevenga le violazioni e promuova i diritti?

Questa relazione rileva che la BERS dispone di un sistema ben sviluppato ma inefficace per valutare i rischi politici e salvaguardare i diritti umani. Descrive la situazione in sei paesi in cui opera (Bielorussia, Uzbekistan, Turkmenistan, Turchia, Egitto e Ucraina) e le sfide pratiche relative ai diritti umani in tali paesi. La selezione tenta di presentare il problema in diverse regioni operative e di collegarlo alle esperienze della società civile con le operazioni della BERS e il dialogo politico. Sulla base di queste esperienze, il rapporto formula raccomandazioni costruttive su misure specifiche che la BERS dovrebbe adottare per migliorare il proprio approccio al fine di garantire il rispetto dei diritti umani e sostenere il processo decisionale democratico per lo sviluppo nei paesi in cui opera.

Rapporto di Bankwatch completo QUI.

È un fatto assodato che, per quanto riguarda le libertà civili e politiche, l’Azerbajgian mantiene uno dei posti più bassi al mondo nelle classifiche internazionali, con una comprovata esperienza di repressione e con decine di prigionieri politici detenuti per aver partecipato a manifestazioni. Quindi, l’idea che in Azerbajgian potrebbero esserci attivisti della società civile in grado di lanciare una campagna di simili dimensioni, senza istruzioni dirette delle autorità statali è, a dir poco, non plausibile.
Inoltre, gli Azeri in abiti civili, presentandosi come “eco-attivisti”, che sotto false preoccupazioni ambientali hanno bloccato il Corridoio di Berdzor (Lachin), successivamente sono stati raggiunti da poliziotti e personale militare azero.

Quante sovvenzioni hanno ricevuto dal governo azero gli “eco-attivisti” del Corridoio di Lachin?
Mikroskop Media [*], 19 gennaio 2023

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Perché nessuno crede che l’azione [il blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin)] sia opera di eco-attivisti?

La televisione di stato dell’Azerbajgian e le agenzie di stampa ufficiali, così come i media filogovernativi, affermano che i partecipanti a questa azione sono eco-attivisti e ONG specializzate nel campo dell’ecologia.

Dall’inizio dell’azione, solo la televisione di Stato ha trasmesso più di 50 servizi e trasmissioni in diretta. Mikroskop Media ha monitorato quelle trasmissioni e, sulla base del monitoraggio, è emerso chiaramente che la stragrande maggioranza delle persone e delle ONG che partecipavano all’azione non era coinvolta nell’ecologia, ma in aree completamente diverse: protezione dei diritti delle donne, sport, sostegno alle famiglie dei soldati, eccetera.

Allo stesso tempo, la maggior parte di queste organizzazioni risulta tra i 400 vincitori del bando indetto pochi mesi fa dall’Agenzia di Stato per il Sostegno alle Organizzazioni non Governative, Questioni di scienza, istruzione e cultura e propagazione dell’idea dell’Azerbajgian, i cui risultati sono stati annunciati nel luglio del 2022.

Nota: ci sono solo due ONG specializzate nel campo dell’ecologia nel rapporto citato e nelle trasmissioni in diretta. Entrambi hanno ricevuto una sovvenzione dal governo:

  • per il progetto di attuazione pratica della campagna per i villaggi ecologici (SEMA- Unione eco pubblica di sostegno allo sviluppo economico sociale)
  • per il progetto di monitoraggio per lo smaltimento dei rifiuti domestici (Unione pubblica di educazione ambientale e monitoraggio).

Altre ONG e i loro progetti vincitori:

  • Centro di ricerca scientifica di processi pubblico-politici e relazioni internazionali – per l’organizzazione di eventi a tema “Shusha-270 Anni”
  • Sostegno per i sfollati di Khankendi – per le riprese di un film documentario intitolato “Guerra-In cerca di una famiglia”
  • Sostegno per le famiglie dei soldati – per la realizzazione di un documento televisivo e sito web a tema “incontri sulla tutela dei diritti delle famiglie dei martiri e dei veterani”
  • Unione pubblica di ricerche sociali Hilal – per la promozione tra i giovani dei simboli dello stato e della vittoria nella guerra
  • Associazione di avvocati femminili – per l’organizzazione di incontri sul tema della lotta alla violenza domestica
  • Sostegno all’illuminazione innovativa di donne e bambini – per l’organizzazione di incontri sul tema dell’eradicazione della violenza contro le donne
  • Promozione della verità sul genocidio – per l’illuminazione dei giovani sulla Convenzione “sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio”
  • Centro di municipalità, risorse e formazione – per la questione dei matrimoni precoci nello sviluppo della società
  • Unione pubblico per il dialogo e il progresso – per la tutela dei valori nazionali nell’era della globalizzazione
  • Sostegno per le persone con disabilità e quelle bisognose – per l’illuminazione dei disabili su come utilizzare correttamente le protesi e altri dispositivi di supporto

Anche altre persone e organizzazioni che partecipano all’azione non sono specializzate nel campo dell’ecologia. Tra loro ci sono rappresentanti delle sezioni regionali del Partito Nuovo Azerbaigian al potere:

  • Unione pubblica per l’illuminazione dei cittadini
  • Società di cura per le famiglie dei martiri di Goychay
  • Unione mondiale dei giovani scrittori turchi
  • Unione pubblica dell’associazione mondiale delle donne d’affari
  • Unione pubblica per lo sviluppo scientifico e culturale della gioventù
  • Organizzazione per l’integrazione dei giovani azeri in Europa
  • Unione pubblica dei giovani intervistatori
  • Fuad Heydarli, istruttore dell’organizzazione distrettuale NAP Sabail
  • Volontari per lo sviluppo agrario
  • Unione delle organizzazioni di volontariato dell’Azerbaigian
  • Onorato operatore sanitario, Jamila Mammadova
  • Volontari dell’Università Statale di Baku
  • Volontari per la migrazione

Kalbajar, che è stata riconquistata dall’Azerbajgian a seguito della guerra dei 44 giorni nel settembre-novembre 2020, ha ricchezze sotterranee e depositi di minerali. Secondo l’ordine esecutivo firmato da Ilham Aliyev il 29 maggio 2021, i depositi di minerale di Gashgachay, Elbeydash e Agduzdag sono stati dati in affitto a società turche per un periodo di 30 anni, per scopi di studio, ricerca, esplorazione, sviluppo e sfruttamento: il primo alla società Qashgachay Eti Bakir AS e gli altri due alla società Artvin Maden AS.

[*] Microskop Media è stata fondata il 6 febbraio 2018 da Javid Abdullayev e Fatima Karimova con sede a Riga, Lettonia.

Se la strada non fosse bloccata
la Croce Rossa non sarebbe operativa lì

Abbiamo avuto occasione già di ammirare le performance geniali di un propagandista al soldo dello Stato dell’Azerbajgian. Continua ogni giorno senza vergogna a diffondere i suoi video amatoriali tramite Twitter, ripetendo le affermazioni diffuse dalle autorità azere secondo cui l’Azerbajgian non avrebbe posto alcuna restrizione al Corridoio di Berdzor (Lachin), che sono semplicemente false e riflettono il consueto approccio di quel Paese di incolpare la vittima, nel tentativo di negare la propria responsabilità per le gravi violazioni degli obblighi internazionali.

Se la strada non fosse bloccata, la Croce Rossa non sarebbe operativa lì.

Il blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin) – che viene utilizzato, contrariamente a quanto sostiene l’Azerbajgian, solo per il passaggio di persone e per merci destinate alla popolazione civile del Nagorno-Karabakh – costituisce un blocco ai danni dell’intera popolazione del Nagorno-Karabakh di 120.000 persone. Il blocco del Corridoio, anche per un breve periodo di tempo, è irto di conseguenze umanitarie irreversibili e catastrofiche. Attualmente, la popolazione del Nagorno-Karabakh è completamente privata delle forniture di beni essenziali e di prodotti alimentari, inclusi grano, farina, verdura, frutta, ecc. Anche le forniture mediche ed energetiche al Nagorno-Karabakh sono completamente interrotte.

Il videoamatore quotidiano si presenta sui social come un imprenditore di pubbliche relazioni, ma spende il suo tempo al posto di blocco degli “eco-attivisti” sotto Sushi. Perciò, è legittimo supporre che presta la sua “opera” non a gratis.

Alla fine, il genio delle pubbliche relazioni con i suoi video conferma soltanto quanto è sotto gli occhi di tutti, che è consentita, e solo con mezzi delle forze di mantenimento della pace russe e del Comitato Internazionale della Croce Rosse:

  • l’uscita dall’Artsakh, con il contagocce;
  • l’approvvigionamento, appena sufficiente per evitare che la popolazione muoia di fame e freddo troppo in fretta.

Quindi, con i suo video amatoriali conferma che il #ArtsakhBloccade c’è.

Inoltre, la leadership azera, presentando i veicoli del Comitato Internazionale della Croce Rossa che attraversano il Corridoio bloccato come un atto di umanità, conferma che l’Artsakh si trova in una profonda crisi umanitaria.

Il blocco dell’unica strada con cui si può entrare uscire dal Nagorno-Karabakh ha generato una grave crisi sanitaria per il sistema sanitario dell’Artsakh, provocando gravi situazioni di pericolo per la vita e sofferenze umane. È diventato impossibile il trasferimento negli ospedali Armeni dei pazienti per cure urgenti (con l’eccezione di alcuni trasferimenti a cura del CICR, il che ha già provocato la morte di un paziente in condizioni critiche. Anche in tempo di guerra, secondo il diritto umanitario internazionale, deve essere garantito il libero passaggio per le forniture mediche e ospedaliere alla popolazione civile. Il blocco del Corridoio costituisce una manifesta violazione della Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]