La Chiesa (e il mondo) dopo Benedetto XVI

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.01.2023 – Miguel Cuartero] – Con la morte di Papa Benedetto XVI si chiude una pagina unica e irripetibile della storia della Chiesa moderna. Non solo perché ci lascia l’ultimo Papa del Concilio Vaticano II, evento che plasmò nel bene e nel male la Chiesa che oggi conosciamo, ma anche perché, dopo dieci anni, si conclude l’anomala convivenza di due Papi in Vaticano.

Ora non si potrà più parlare di due Papi, uno “emerito” (con una sorta di ministero contemplativo) e l’altro “regnante” (con un ministero attivo), restando solo al comando Papa Francesco (come lo è da dieci anni, ma ora senza la pesante e ingombrante ombra del predecessore).

La fase anomala della convivenza tra due Papi ha creato non solo grande confusione tra i fedeli, ma ha anche innescato una grande quantità di studi e approfondimenti (così come anche alcune strampalate e fantasiose ipotesi) dai quali non emergono una lettura e un’interpretazione univoca e chiara della situazione, lasciando un velo di mistero sulla faccenda delle dimissioni e del successivo periodo di convivenza dei due Papi. “Il mistero resta”, scrive Mons. Georg Gänswein nella prefazione al libro del vaticanista Orazio La Rocca Ratzinger, la scelta. Non sono scappato (San Paolo 2023). Così anche il Professor Roberto Regoli che, nel suo intervento sulla figura del Papa emerito nel libro Papa, non più papa. La rinuncia pontificia nella storia e nel diritto canonico (Viella 2023), scrive: “Rimangono comunque molte domande […] che dovranno nel tempo e nello studio trovare una risposta”.

A questo proposito c’è chi preannuncia eventi drammatici e scenari inquietanti per la Chiesa, identificando Papa Benedetto XVI con il katechon annunciato da San Paolo nella seconda Lettera ai Tessalonicesi (incentrata sul tema dell’escatologia). L’apostolo si riferisce infatti ad una enigmatica figura che, con la sua presenza, avrà il compito di trattenere il dilagare dell’iniquità e ritardare l’avvento dell’anticristo, che precederà la seconda venuta di Cristo. Un passo indecifrabile sul quale le interpretazioni esegetiche divergono senza che i biblisti abbiano raggiunto una soluzione chiara e condivisa.

Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi (2Tes 2,6-10).

In questo senso “Benedetto XVI – scriveva il giornalista Antonio Socci nel suo libro Il segreto di Benedetto XVI pubblicato prima della sua clamorosa e repentina svolta  – ha rappresentato, in questi anni, il vero, grande ostacolo silenzioso alla «rivoluzione» che si intendeva (e ancora si intenderebbe) realizzare nella Chiesa”. Una rivoluzione – commenta il giornalista Luca dal Pozzo – spinta non solo dall’esterno ma anche dall’interno della Chiesa, ossia da quei precisi ambienti ecclesiali che fin dalla seconda metà del secolo scorso passando per il Concilio e il post-Concilio spingevano (spingono) per una decisa apertura in tema di ecclesiologia, liturgia, morale sessuale e famigliare, accesso al sacramento dell’ordine ecc. Ambienti conosciuti come il “Gruppo di San Gallo” che spinsero per l’elezione di Bergoglio al Soglio di Pietro (si veda il recente libro di Julia Meloni, “La mafia di San Gallo”, Fede e cultura 2022).

Al di là delle profezie e delle interpretazioni, se non avverranno eventi drammatici sicuramente ne avverranno di importanti. Il precario stato di salute del papa regnante, la sua reiterata volontà di ritirarsi in caso di malattia, la necessità – finora impedita, questa sì, dalla presenza di Benedetto XVI – di legiferare sulla figura del “Pontefice emerito”, fanno quantomeno presagire la possibilità di importanti novità a breve termine.

Inoltre c’è la spinta progressista interna alla Chiesa, sostenuta e fomentata dalla corte creatasi attorno a Papa Francesco, che dal 2013 attende invano svolte epocali. Stravolgimenti che non sono avvenuti, o per lo meno non nella forma e nella misura in cui molti si auspicavano.

Se è chiaro e manifesto il cambiamento di stile tra i due pontificati, meno eclatante è il cambiamento nella dottrina (picconata sì, negli ultimi anni, ma non rivoltata nell’essenza). Forse più che per fedeltà al depositum fidei, per presenza dell’Emerito che più o meno esplicitamente si è manifestato come un ostacolo alle svolte annunciate o auspicate.

Su temi come il celibato sacerdotale, il sacerdozio femminile, la comunione ai divorziati, gli assoluti morali, l’omosessualità, il pluralismo religioso, tanto il decostruzionismo teorico (spesso pompato a pressione dai media laici ma anche cattolici), qualche nota a piè di pagina (v. Amoris Laetitia) e qualche nomina strategica (v. Mons. Paglia e il clamoroso affaire dell’Istituto Giovanni Paolo II) ma pochi i passi concreti. Tutto ciò ha deluso la platea festosa che nel 2013 ha applaudito l’avvento di papa Bergoglio come la grande svolta per una Chiesa al passo coi tempi e meno “arroccata” su se stessa e la propria fede. Da qualche anno i malumori per la mancata revolución non restano sussurri di corridoio. E la pazienza inizia a scarseggiare.

Papa Francesco ha spesso parlato di preferire l’innescare di processi piuttosto che ribaltare il tavolo con decisioni eclatanti che provocherebbero rotture e dunque malumori (“altrimenti questi non sai che casino ci combinano”, avrebbe affermato a Mons Bruno Forte in una conversazione privata sul Sinodo della famiglia); eppure molti hanno visto in Benedetto XVI un serio impedimento per il sereno svolgimento del “progetto San Gallo”. Se non avverranno gli eventi “drammatici” e il dilagare dell’iniquità che qualcuno annuncia, è plausibile che la morte di Benedetto XVI porti dunque a nuove aspettative e nuovi passi avanti in questo senso.

Allo stesso tempo, col passare degli anni, la tensione, l’attenzione e l’aspettativa verso Francesco si sono allentate e il fronte progressista si guarda attorno per cercare un candidato giovane e coraggioso che porti avanti i processi innescati. Il collegio episcopale è stato plasmato da Francesco ed è quasi completamente composto da “suoi” uomini. Ma a nessuno di loro il Papa ha concesso un ruolo di primo piano come Wojtyła ha fatto con Ratzinger, indicandolo de facto come suo successore ideale. Nel 2019 il Cardinale filippino Luis Antonio Tagle, per molti il candidato ideale, è stato chiamato da Francesco a Roma da Manila, dove era Arcivescovo dal 2011, ben voluto e pastoralmente molto attivo, a Roma per ricoprire il ruolo di Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (posto lasciato dopo la recente riforma della Curia con l’entrata in vigore di Praedicate Evangelium) senza che la sua presenza in Curia si imponesse in alcun modo. Fin’ora Presidente della Caritas Internazionale, il prelato filippino è stato recentemente esautorato con il commissariamento dell’organismo vaticano voluto da Papa Francesco per presunte “carenze gestionali”. Cadono così, per la mossa di quello che sembrava il suo più grande estimatore, le “quotazioni” per un suo possibile ruolo di primo piano nel prossimo Conclave. Un’altra testa mozzata, si mormora in Vaticano, dopo quelle dei Cardinali Pell, Müller (dalla Congregazioni per la Dottrina della Fede alle aule magne delle università), Sarah e Becciu.

Si sa che Papa Francesco non ama i protagonismi dei singoli e questo, unito al timore dei cardinali prefetti di apparire troppo esuberanti e guadagnarsi qualche rimprovero o venir disciplinati, crea di fatto una situazione in cui nessun cardinale appare così vicino a Francesco o così carismatico da poter venire ipotizzato come suo ideale successore.

Papa Francesco non è più quello del 2013. Il suo stato fisico non è ottimale (si è visto al funerale di Benedetto XVI, incapace di celebrare in piedi e sostituito dal Card. Re) e più volte ha parlato della possibilità di dimettersi in caso di malattia. Tutto fa presagire che non sarà un pontificato lungo. Tempo di legiferare (è necessario che si faccia con urgenza ma non sarà facile) sul “papato emerito”. Inoltre c’è il caso Rupnik, gravissimo quasi quanto il caso Maciel (la differenza è che ora i media hanno deciso di non occuparsene). Sia per i crimini in questione (c’è stata una scomunica immediata) sia per la gestione (la scomunica è stata tolta da Francesco) ma soprattutto per il ruolo del Papa che ha dovuto gestire la doloroso e delicato caso di un confratello gesuita di fama mondiale acclamato nelle diocesi d’Italia e, in particolare a Roma. Dopo numerosi interventi (alcuni contraddittori, altri lacunosi, altri ancora vaghi e garantisti oltre il verosimile) tutti attendono la versione di Francesco, in prima fila quando si tratta di onorare le vittime e punire i colpevoli: basti pensare al Card. Pell che da Francesco fu inviato in patria per difendersi e lasciato solo “affinché la giustizia facesse il suo corso”. Si fece invece ingiustizia, e Pell passò diversi mesi in prigione fino alla dichiarazione di innocenza da parte delle autorità australiane. Sul caso Rupnik invece solo un imbarazzante silenzio, sia dal Papa che dai media. La morte di Papa Benedetto ha momentaneamente distratto l’opinione pubblica da questo caso che resta un macigno sulla Compagnia di Gesù, sulla Diocesi di Roma e sul suo Vescovo.

Cosa succederà ora? Sono in molti a domandarselo. L’azzardata (e criticata) decisione di tenere l’Udienza generale del mercoledì nell’Aula Paolo VI mentre la salma di Benedetto XVI era esposta in Basilica per l’ultimo saluto ai fedeli è segno che Papa Francesco vuole andare avanti e voltare pagina senza troppi ragionamenti.

Dall’altra parte la vecchia guardia wojtyłiana-ratzingeriana è ridotta a poche unità all’interno del collegio e cerca un candidato forte che – come ha affermato uno di loro in una conversazione privata – “rimetta le cose apposto”. Se non si troverà, dovrà trovarsi una soluzione di compromesso, il più indolore possibile, che alcuni già identificano nel Card. Matteo Zuppi.

Non solo la Chiesa, ma anche per il mondo si apre una nuova pagina dopo la morte di Benedetto XVI. Con lui se ne va un profeta che (come è scritto sul suo rogito) ha messo al centro della sua predicazione Dio e la fede come antidoto al relativismo e all’ateismo del mondo moderno. Con Benedetto scompare quella voce scomoda che ha più volte messo in guardia l’Occidente (e in particolare l’Europa) dall’eclisse di Dio che è l’eclisse della ragione e che porta l’uomo al buio della cieca autoreferenzialità. Basti pensare ai grandi discorsi pronunciati al mondo della cultura (al College des Bernardins) o quello politico (Ratisbona 2006, Westminster Hall di Londra 2010, Bundenstag di Berlino 2011).

Il mondo con Benedetto XVI perde un padre del quale non si sentirà più la voce ma che lascia un’eredità che si è liberi di accogliere o di rifiutare, in particolare ai cattolici ai quali nel suo testamento spirituale [*] lascia un invito che è un programma per i tempi più bui: «Rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere!»; e ancora: «Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita — e la Chiesa, con tutte le sue insufficienze, è veramente il Suo corpo».

Questo articolo è stato pubblicato il 7 gennaio 2023 dall’autore sul suo blog Testa del Serpente [QUI].

[*] Il testamento spirituale di Papa Benedetto XVI

29 agosto 2006

Il mio testamento spirituale

Se in quest’ora tarda della mia vita guardo indietro ai decenni che ho percorso, per prima cosa vedo quante ragioni abbia per ringraziare. Ringrazio prima di ogni altro Dio stesso, il dispensatore di ogni buon dono, che mi ha donato la vita e mi ha guidato attraverso vari momenti di confusione; rialzandomi sempre ogni volta che incominciavo a scivolare e donandomi sempre di nuovo la luce del suo volto. Retrospettivamente vedo e capisco che anche i tratti bui e faticosi di questo cammino sono stati per la mia salvezza e che proprio in essi Egli mi ha guidato bene.

Ringrazio i miei genitori, che mi hanno donato la vita in un tempo difficile e che, a costo di grandi sacrifici, con il loro amore mi hanno preparato una magnifica dimora che, come chiara luce, illumina tutti i miei giorni fino a oggi. La lucida fede di mio padre ha insegnato a noi figli a credere, e come segnavia è stata sempre salda in mezzo a tutte le mie acquisizioni scientifiche; la profonda devozione e la grande bontà di mia madre rappresentano un’eredità per la quale non potrò mai ringraziare abbastanza. Mia sorella mi ha assistito per decenni disinteressatamente e con affettuosa premura; mio fratello, con la lucidità dei suoi giudizi, la sua vigorosa risolutezza e la serenità del cuore, mi ha sempre spianato il cammino; senza questo suo continuo precedermi e accompagnarmi non avrei potuto trovare la via giusta.

Di cuore ringrazio Dio per i tanti amici, uomini e donne, che Egli mi ha sempre posto a fianco; per i collaboratori in tutte le tappe del mio cammino; per i maestri e gli allievi che Egli mi ha dato. Tutti li affido grato alla Sua bontà. E voglio ringraziare il Signore per la mia bella patria nelle Prealpi bavaresi, nella quale sempre ho visto trasparire lo splendore del Creatore stesso. Ringrazio la gente della mia patria perché in loro ho potuto sempre di nuovo sperimentare la bellezza della fede. Prego affinché la nostra terra resti una terra di fede e vi prego, cari compatrioti: non lasciatevi distogliere dalla fede. E finalmente ringrazio Dio per tutto il bello che ho potuto sperimentare in tutte le tappe del mio cammino, specialmente però a Roma e in Italia che è diventata la mia seconda patria.

A tutti quelli a cui abbia in qualche modo fatto torto, chiedo di cuore perdono.

Quello che prima ho detto ai miei compatrioti, lo dico ora a tutti quelli che nella Chiesa sono stati affidati al mio servizio: rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere! Spesso sembra che la scienza — le scienze naturali da un lato e la ricerca storica (in particolare l’esegesi della Sacra Scrittura) dall’altro — siano in grado di offrire risultati inconfutabili in contrasto con la fede cattolica. Ho vissuto le trasformazioni delle scienze naturali sin da tempi lontani e ho potuto constatare come, al contrario, siano svanite apparenti certezze contro la fede, dimostrandosi essere non scienza, ma interpretazioni filosofiche solo apparentemente spettanti alla scienza; così come, d’altronde, è nel dialogo con le scienze naturali che anche la fede ha imparato a comprendere meglio il limite della portata delle sue affermazioni, e dunque la sua specificità. Sono ormai sessant’anni che accompagno il cammino della Teologia, in particolare delle Scienze bibliche, e con il susseguirsi delle diverse generazioni ho visto crollare tesi che sembravano incrollabili, dimostrandosi essere semplici ipotesi: la generazione liberale (Harnack, Jülicher ecc.), la generazione esistenzialista (Bultmann ecc.), la generazione marxista. Ho visto e vedo come dal groviglio delle ipotesi sia emersa ed emerga nuovamente la ragionevolezza della fede. Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita — e la Chiesa, con tutte le sue insufficienze, è veramente il Suo corpo.

Infine, chiedo umilmente: pregate per me, così che il Signore, nonostante tutti i miei peccati e insufficienze, mi accolga nelle dimore eterne. A tutti quelli che mi sono affidati, giorno per giorno va di cuore la mia preghiera.

Benedictus PP XVI

Indice – La morte di Benedetto XVI [QUI]

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