Benedetto XVI profeta di salvezza e di bellezza

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 04.01.2023 – Vik van Brantegem] – «Benedetto XVI è stato profeta di salvezza e dunque profeta di bellezza perché tutta la sua vita e tutta la sua opera ha trovato significato, centro, motivo in Gesù Cristo Salvatore». L’ha scritto oggi in un post su Twitter Mons. Guido Marini, Vescovo di Tortona.

Martedì sera 3 gennaio nella cattedrale di Santa Maria Assunta e San Lorenzo, ha presieduto una celebrazione eucaristica in suffragio del Papa emerito Benedetto XVI, a cui per sette anni e mezzo è stato al fianco come Maestro delle Celebrazioni Pontificie nominato il 1° ottobre 2007. Lo ha definito un pastore grande, nobile e moderno. “Mi piace pensare a lui come ad un profeta di salvezza e di bellezza”, ha detto, passando in rassegna i punti cardini della sua eredità. Papa Benedetto, spiega Mons. Marini, ha insegnato la bellezza della fede, di un Dio amico e alleato: estrometterlo è il grande dramma dell’uomo di oggi. Ha insegnato la bellezza della ragione che si apre alla fede. Ha insegnato la bellezza della verità, che è Gesù, unico vero protagonista della nostra vita. E, infine, in modo mite e dolcissimo, con quei suoi occhi luminosissimi e profondi ha insegnato la speranza e la libertà, ha detto Mons. Marini.

Un mondo superficiale e disinformato nonostante i mezzi che ha a disposizione come mai nella storia, non aveva contezza della grandezza di un uomo dalla grande intelligenza e fede sincera, di un sacerdote e teologo dalla profonda spiritualità. Questo mondo distratto non era capace di comprendere una tra le tante cose che rendono unico e grande Benedetto XVI. Dopo che la Messa in rito antico, mai abrogata, era stata di fatto messo in soffitto, ha permesso che venisse di nuovo celebrata con libertà e ne ha incoraggiato la diffusione, favorendo la conversione e il ritorno di innumerevoli giovani e famiglie alla Chiesa. Nel suo articolo Il paradosso di Benedetto XVI, che abbiamo riportato il 2 gennaio [QUI], Andrea Gagliarducci ha osservato: «L’obiettivo di Benedetto XVI, infatti, era creare concordia, non contrapposizione. Lo si vede in tante decisioni di governo, anche quelle meno comprese, di Benedetto XVI da Papa. Come nella liberalizzazione della celebrazione del rito antico, fatta per creare unità e non divisione, superare le contrapposizioni e cercare l’armonia tra due posizioni diverse». Si può quindi comprendere l’affermazione del suo Segretario particolare, l’Arcivescovo Georg Gänswein [QUI], che la Traditionis custodes, la Lettera apostolica a forma di Motu proprio del 16 luglio 2021 di Papa Francesco, che ha disposto la fine della celebrazione dell’antico rito della Messa, ha “spezzato il cuore” di Papa Benedetto XVI.

In questo contesto, riportiamo di seguito due interventi:

  • Tutto (o quasi) ciò che i media hanno detto di Ratzinger è falso di Giuliano Guzzo [QUI].
  • I frutti del pontificato di Benedetto e le scelte di Francesco, stralci tratti da un articolo di Silere non possum [QUI]. Al riguardo va tenuto presente un fatto di cronaca, che è un segno del trattamento riservato al Papa merito. In occasione delle esequie solenni del Papa emerito Benedetto XVI, la Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana ha disposto per il 5 gennaio 2023 l’imbandieramento a mezz’asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici dell’intero territorio nazionale. Invece, il Sommo Pontefice Francesco non ha disposto ciò per lo Stato della Città del Vaticano, per gli uffici della Santa Sede e delle istituzioni collegati. Inoltre, non ha dichiarato il lutto per il giorno di domani.

Tutto (o quasi) ciò che i media hanno detto di Ratzinger è falso

Per capire fino in fondo chi è stato, ma anche cosa è stato Benedetto XVI per la Chiesa – e per il mondo intero – occorrerà parecchio tempo. Probabilmente anni, forse perfino molti, come si conviene per una figura la cui eredità sconfina oltre la teologia e la stessa sfera cattolica. Tuttavia, un aspetto pare difficile da confutare: tutto (o quasi) ciò che i grandi media, in questi anni, hanno detto di e sul grande uomo di Chiesa morto oggi è falso, cucendogli addosso un’immagine cupa, di “Grande Inquisitore”, del tutto smentita dai fatti. Prova ne sia il sintetico elenco sottostante.

Anacronistico? È stato il primo Papa ad intervenire sui social, pubblicando un post su Twitter alle 11:28 del 12 dicembre 2012.

Conservatore? Ha compiuto l’atto più rivoluzionario da secoli, per un Papa: quello di dimettersi.

Sessuofobico? Ha dedicato la prima enciclica, Deus Caritas Est, all’amore, prendendo peraltro di petto le critiche alla Chiesa di pensatori tutt’altro che cattolici, tipo un certo Nietzsche.

Incapace di dialogare col mondo laico? Sì è confrontato con colui che è forse il massimo filosofo vivente, l’ateo Jürgen Habermas, il quale ha avuto parole di ammirazione per lui.

Teologo stimato solo “dai suoi”? Ecco cos’ha detto di lui un grande critico del cristianesimo e delle religioni, il matematico non credente Piergiorgio Odifreddi: «Devo confessare avevo molti pregiudizi, come spesso si ha prima di conoscere, quando poi ho letto il suo libro “Introduzione al cristianesimo”, mi sono ricreduto. Effettivamente penso che Ratzinger fosse, almeno dal mio punto di vista, un grande teologo».

Poco attento all’orrore della pedofilia nella Chiesa? Giusto pochi giorni prima che il New York Times, nel 2010, scatenasse una polemica (anche) contro di lui per presunte omissioni, furono intellettuali progressisti come Alberto Melloni a dargli il merito, nel combattere tale piaga attraverso delle norme e disposizioni ad hoc, di «aver voltato pagina» (Corriere della Sera, 17.02.2010, p.38).

Poco seguito dai fedeli? Nel corso del suo pontificato, alle udienze in Vaticano non si sono registrati affatto cali di fedeli, tutt’altro: nell’ultimo anno di san Giovanni Paolo II (2004, morì nel 2005) le presenze alle udienze furono di 2.231.800 tra fedeli e pellegrini, nell’ultimo di Benedetto XVI (2012, nel 2013 si dimise), 2.351.200.

La domanda a questo punto è solo una: come mai tante calunnie, da parte dei grandi media ma non son solo, verso Benedetto XVI?  Rispondendo a tale quesito, probabilmente, si possono comprendere tanti problemi che affliggono ancora oggi, purtroppo, anche la Chiesa.

Giuliano Guzzo

I frutti del pontificato di Benedetto e le scelte di Francesco

Sono tantissimi i sacerdoti e i vescovi che da ogni parte del mondo stanno accorrendo a Roma. Moltissimi gli accrediti per concelebrare. Benedetto XVI è stato decisivo per la vita di moltissimi di loro. “La mia vocazione la devo a lui. Mi ha fatto innamorare di Gesù Cristo, questo mi ha portato a dire: lascio tutto ed entro in seminario”, ci ha raccontato un sacerdote francese in Piazza San Pietro ieri mattina.

Oggi, infatti, ci mettiamo spesso a ridere quando un sacerdote ordinato nel 2008-2009 viene ancora definito “sacerdote giovane”. Certo, ci si adatta un po’ alla situazione ma è emblematico. Negli anni dal 2005 al 2012, però, le vocazioni sacerdotali e alla vita religiosa sono state molte e se si guarda a questi presbiteri si ha la chiara consapevolezza che è stato fatto un buon lavoro. Si tratta di quei preti che il vergognoso documento dei Superiori e delle Superiore Generali, criticano. Si tratta di persone formate, che hanno chiaro chi è il prete e non cosa deve fare il prete. Il prete non fa, il prete è.

Sono quei sacerdoti che vengono tanto criticati dalla schiera dei martiri sessantottini. La scena è la seguente: il prete sessantottino seduto al tavolo con la pancia che poggia sul tavolo e una polo smanicata lercia, e il prete ordinato nel 2010/2011 che è vestito con la talare, sistemato. Il primo critica l’altro dicendo che guarda troppo alla forma e sembra di essere tornati al 200. Alle Messe celebrate dal primo non va più nessuno, a quelle del secondo la gente accorre. “Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,16).

Un religioso molto commosso ci ha detto: “Al termine dell’anno sacerdotale ebbi un incontro con lui, mi trasmise serenità e mi disse che se avessi scelto la vita religiosa il Signore mi avrebbe ricompensato. Io avevo paura perché avevo molti progetti in ballo… scelsi di fare una esperienza e poi, giorno dopo giorno, pensando sempre alle sue parole ho trovato la forza e sono andato avanti. Oggi sono felice e faccio esperienza di quella Gioia (scherza imitando l’accento tedesco del Papa) di cui lui sempre ci ha parlato”.

Molte famiglie si sono messe in fila fin dall’alba. Alcune accompagnate dai loro parroci. Quando abbiamo chiesto ad un bambino se ricordava Papa Benedetto XVI, lui con estrema semplicità ha risposto: “No, ma mamma mi ha detto che è un santo”.

Questa Chiesa giovane, che si respira, è la testimonianza che Cristo non abbandona la sua Sposa e le pecore cercano l’odore del buon pastore. Abbiamo spesso sentito parlare di pastori che devono avere l’odore delle pecore, noi in queste ore abbiamo avuto la sensazione che le pecore vogliano sentire il profumo del bello, della santità. La gente cerca, oggi più che mai, punti fermi, terra sicura. La fede, oltre ad essere una ricerca, per loro deve essere un baluardo e Benedetto XVI ha dimostrato di aver seminato tutto questo.

“Hanno sempre detto che parlava complicato, che era troppo teologo, io partecipai a molte udienze generali dove lui parlava dei santi. Quelle udienze sono magnifiche, vanno rilette. Era semplicissimo. Spiegava ai semplici chi erano i santi. Dov’è la complessità?”, dice un frate francescano mentre usciamo dall’arco delle campane.

Oggi, quindi, abbiamo la più grande testimonianza che, i giornalisti prima e i commentatori ideologizzati poi, in questi anni hanno fatto terra bruciata a Benedetto XVI. Le persone hanno scelto ben altra via. Si tratta di fedeli semplici che hanno sempre compreso che Joseph Ratzinger ad un certo momento ha scelto di rinunciare al ministero petrino e di ritirarsi a vita privata. Arrivato Papa Francesco lo hanno accolto come hanno fatto con tutti i Pontefici della storia e a lui oggi danno obbedienza.

Allo stesso tempo ne riconoscono limiti e pregi, riconoscono che fra i due pontefici vi erano delle divergenze: di tipo caratteriale, preparazione teologica, visione ecclesiale e quant’altro. Nella più totale libertà lo riconoscono e non ne fanno un dramma perché sono certi che “Dio non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa la sua consolazione, la sua luce, il suo amore” (cfr. Ultima Udienza Generale di Benedetto XVI). (…)

Se è vero che c’è chi ha fatto una vera e propria guerra contro Benedetto XVI, è anche vero che c’è chi lo ha strumentalizzato a suo uso e consumo. Fra questi troviamo i “non canonisti” dell’ultima ora e che disquisiscono sulla validità o invalidità dell’elezione, della rinuncia e altre idiozie varie. Del resto, se esistono corsi di laurea in una materia un motivo ci sarà. (…) Appurato che il Papa regnante è validamente eletto e serenamente regna, bisogna dire che Bergoglio si gioca tutto in queste e nelle prossime ore. Per “si gioca tutto” intendiamo che quell’unità dipende molto dai suoi movimenti.

La scelta di fare l’udienza generale oggi, nonostante ci sia la salma di Benedetto XVI in Basilica, non è certo la migliore che potesse fare. Come al solito Papa Francesco si muove come un elefante in una cristalleria e dimentica che su un terreno pieno di mine, ovunque metti i piedi rischi di saltare in aria. Visto che siamo consapevoli che molte persone hanno addirittura scelto di uscire dall’ovile di Cristo pur di rinnegare il suo pontificato, ha senso mettere in atto delle scelte che dividono piuttosto che unire? Se si pensa alla salus animarum, no. Se si pensa al proprio ego personale, sì. Il problema è che il giudizio di Dio sarà sulla prima e non sulla seconda. (…)

Grande attenzione è rivolta all’omelia di Papa Francesco per le esequie del Santo Padre Emerito Benedetto XVI. In questi anni, infatti, Bergoglio ha citato poco e mal volentieri Benedetto XVI nonostante la portata dei suoi scritti. Lo ha sempre definito: “Nonno nella fede” e quant’altro. Termini e appellativi che se non suonano offensivi sono almeno riduttivi di un uomo che ha segnato la storia, la teologia e la filosofia del Novecento. Anche questa mattina le uniche cose che Francesco ha saputo dire sul predecessore sono: “È stato un grande maestro di catechesi”. Domenica durante l’Angelus ha fatto pubblicità ad un programma televisivo, piuttosto che parlare del Papa. Si è limitato a dire: “Preghiamo per lui”.

Se nell’omelia di giovedì 5 gennaio, Francesco non si farà aiutare da qualcuno per tratteggiare il profilo di un uomo che è stato un martire della Verità, martire della Chiesa, un fine maestro e dottore, il rischio di uno scisma, di una fuoriuscita di massa, sarà davvero molto alto.

Silere non possum

Inoltre, segnaliamo:

Di esperienza in esperienza. Annunciare Cristo secondo Joseph Ratzinger di Gianni Valente – Agenzia Fides, 3 gennaio 2023
«Proclamare la presenza viva di Cristo». Tratti del Magistero missionario di Benedetto XVIAgenzia Fides, 31 dicembre 2022
Come un bel giorno di sole. La «vita buona» di Joseph Ratzinger di Gianni Valente – Agenzia Fides, 31 dicembre 2022

Indice – La morte di Benedetto XVI [QUI]

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